Come è cambiato l’uso dei social network nell’ultimo anno? Qual è il ruolo di questi canali di cui non possiamo più fare a meno e sui quali abbiamo riversato buona parte della nostra vita sociale e professionale? Sono i social network a essere cambiati o lo siamo noi? Se lo domanda e ce ne parla in questo post Rosy Battaglia, attivista e giornalista sociale, che ha analizzato da vicino il cambiamento. Buona lettura.


Un anno fa proprio dalle pagine di questo blog, erano i primi di febbraio, definivamo i Social Network come un “male” necessario per il Non profit. Dopo un anno di pandemia l’utilizzo delle piattaforme sociali online, i sistemi di instant messaging come Whatsapp e Telegram sono diventati “pane quotidiano”. Ce lo hanno mostrato i nostri figli e nipoti che nel giro di poche settimane hanno dovuto accedere alla didattica a distanza per poter proseguire la frequenza scolastica. O gli psicologi che, a distanza, hanno iniziato a dialogare con i loro pazienti. O i nostri anziani isolati con cui abbiamo potuto comunicare attraverso le video chiamate.

In un momento cruciale per la storia dell’umanità abbiamo compreso come essere cittadini digitali e consapevoli sia indispensabile, ora più che mai. La maggior parte di noi, volente o nolente, si è trovato a partecipare, organizzare, condividere un evento online su Zoom, Streamyard, Facebook, Youtube. O chiamare un amico in  videochiamata su whatsapp. O mandare un video messaggio su Telegram. Anche vedere un balletto su TikTok. Ha cominciato ad ascoltare in podcast la trasmissione radiofonica preferita. O guardare un film su una delle piattaforme on demand a cui attingere infiniti film e series. Abbiamo ascoltato dibattiti, concerti, appelli.

Complice l’isolamento a cui tutti siamo stati costretti, abbiamo scoperto o riscoperto che il bene e la solidarietà viaggiano attraverso il web ora più che mai. Campagne sui Social, raccolte fondi e petizioni online. La nostra stessa vita, in alcuni momenti è stata regolata dall’attesa di una diretta su Facebook. Una cosa è certa: la crisi sociale e sanitaria innescata dal Covid-19 ha almeno avuto un effetto positivo: accelerare il processo di digitalizzazione del nostro Paese.

Un fenomeno mondiale. Nel 2020, secondo il Global Digital Report di We Are Social nel mondo si sono registrati mezzo miliardo di nuovi utenti delle piattaforme social. Sono stati spesi 1,3 miliardi di anni online. Già a luglio l’agenzia aveva rilevato come dall’inizio delle rilevazioni siano state, in Italia e nel mondo, più persone che utilizzano i social media rispetto a persone che non li usano.

Ma, in questo scenario, si parla ancora poco di come questi strumenti siano realmente usati dai singoli e dalle comunità. Di come possano essere fondamentali per ogni associazione e Ong, se usati al meglio. Al tempo delle restrizioni e del confinamento, web e social network sono ormai indispensabili per comunicare con i propri simpatizzanti e sostenitori. O per raggiungere nuovi utenti e nuove community.

Senza dimenticare, poi, che l’uso sapiente dei Social Network è anche strettamente collegato alle piattaforme online dedicate al crowdfunding. Secondo un’indagine di EconomyUp, ce ne sono oltre 105 attive di cui almeno 25 dedicate espressamente alle donazioni e alla raccolta fondi per il non-profit.

Il fantomatico World Wide Web non è migliore o peggiore del mondo reale. Riflette il nostro mondo, come la crisi politica americana e l’intervento delle stesse piattaforme come Twitter e Facebook, ci ha mostrato. Anche per questo servono regole certe a tutela dei cittadini. Per fare ciò occorre acquisire conoscenza dei meccanismi di interazione, degli algoritmi. Serve formarsi alla piena consapevolezza dei rischi e dei vantaggi della comunicazione sociale online.

Ora più che mai.

(Photo by Sticker Mule on Unsplash)


Rosy Battaglia è titolare del modulo di 6 ore online “Social network e digital PR” organizzato dalla Fundraising Academy i prossimi 5 e 12 marzo.

SOCIAL NETWORK E DIGITAL PR

OTTIMIZZARE L’USO DEI SOCIAL NETWORK NEL NONPROFIT
COME COINVOLGERE E ATTIVARE IL PROPRIO PUBBLICO