iStock_000002923156XSmallC’è una linea sottile che unisce i fundraiser di tutto il mondo?

A quanto pare sì se solo un giorno dopo il mio post sui 7 peccati capitali del nonprofit, Future Fundraising Now pubblica i 7 vizi del fundraising. Ok. Non mi illudo che lo spunto arrivi dal mio blog ma certo è che la cosa è quanto meno curiosa.

Ecco come Jeff Brooks, blogger autorevole dell’altrettanto autorevole testata, descrive i 7 vizi capitali che rendono fallimentare l’attività di fundraising e che, se perpetrati, influiscono in modo importante sull’onorabilità dell’ente.

1. SUPERBIA. E’ bene tenere presente che i risultati d’impresa sono la sommatoria di una serie di elementi a cui concorrono in egual misura diversi attori: onp, donatore, beneficiario. Quindi: altolà all’autoreferenzialità!

2. AVARIZIA. Condividi e rendi partecipe dei tuoi successi il donatore. Rendere conto è l’unico modo per garantirsi fedeltà, fiducia e lealtà. Il resto è chiacchiera.

3. LUSSURIA. Avere come unico obiettivo il dono porta l’attività di fundraising al fallimento perché produce relazioni deboli, faticose e insoddisfacenti. Affinché una strategia sia efficace è opportuno creare rapporti da coltivare e far crescere nel tempo.

4. IRA. Se una campagna non funziona l’errore sta alla fonte. Serve a poco tacciare il donatore di poca attenzione. L’esperienza comunque insegna e gli errori, il più delle volte, insegnano più dei successi.

5. GOLA. Il grande patrimonio di una onp è dato dalle relazioni esistenti, relazioni che vanno coltivate con attenzione e cura crescente, in modo amorevole e dedicato. Più semplicemente: paga di più guardare a quello che si ha piuttosto che aver fame di novità.

6. INVIDIA. Ogni realtà è una realtà a sé e deve necessariamente costruire le proprie attività sulla base delle proprie opportunità e caratteristiche. La differenza la fa guardare agli altrui risultati con spirito critico e non di critica. La differenza è tanto sottile quanto sostanziale.

7. ACCIDIA. Non smettere di studiare. Guardati attorno. Sii attento e adeguati ai cambiamenti. Bandisci la pigrizia. Tenta. Assapora. Innova e rinnova. Sperimenta. Osa! Il fundraising vuole e vive di novità. Il resto è inerzia.

Contrapposte, ecco elencate le 7 virtù cardinali che, al contrario, influiscono positivamente sui risultati di una campagna di raccolta fondi nel breve mentre, nel lungo periodo, concorrono a consolidare credibilità e reputazione dell’organizzazione nella sua complessità:

1. CASTITA’. Rendi la tua organizzazione un fedele beneficiario coltivando con attenzione il tuo donatore.

2. TEMPERANZA. Intesa come moderazione e sobrietà delle iniziative che, se eccessive, sfociano nella sregolatezza.

3. CARITA’. E’ una necessità ineluttabile e domina il senso del dare. La condivisione di ciò che si contribuisce a realizzare non è un aspetto secondario. Ne va dato il giusto peso.

4. DILIGENZA. Abbi la consapevolezza che hai tutto da perdere.

5. PAZIENZA. La raccolta fondi richiede pazienza, ricerca. In una parola, richiede tempo. Conceditelo.

6. GENTILEZZA. Usa un tono di comunicazione garbato. Sii educato: rispondi al tuo donatore/interlocutore in modo tempestivo e preciso.

7. UMILTA’. Poniti in una posizione di ascolto, l’unica possibile per dare la giusta attenzione e importanza alle cose. Quindi, ancora una volta, altolà all’autoreferenzialità!

Manca, a mio modo di vedere, una virtù importante che è quella del CORAGGIO – che se accompagnato dalla temperanza tutto può – che Brooks dimentica preferendogli qualità quali gentilezza e umiltà. In compenso, apre e chiude con un monito importante all’autoreferenzialità, peccato di presunzione che, a quanto pare, sembra affliggere il nonprofit d’Oltreoceano. Un aspetto, questo, che nel Belpaese sembra ancora molto lontano. O no… (?)

(ndr. descrizioni liberamente articolate).