Se vogliamo che il Terzo Settore cresca, dobbiamo investire in modo attento e scrupoloso su due elementi chiave: uno personale, la formazione, e uno gestionale, l’organizzazione del lavoro all’interno dell’ente.

Sia che lo si faccia in modo volontario, sia che si sia retribuiti, non si può prescindere da questi aspetti. Il resto rientra, a mio modo di vedere, nella sfera dell’improvvisazione (e del buon senso naturalmente).

FORMAZIONE

Un pallino fisso! Su questo aspetto non si fanno sconti. Che tu sia un volontario o un dipendente, formati e informati. Se ne vedono troppe di cause mosse dal buon cuore ma poco produttive in termini di raggiungimento degli obiettivi. La buona volontà non è sufficiente. Sul come, puoi farlo in modi diversi:

  • con un buon libro. E’ un buon inizio. Compralo, fattelo regalare o chiedi alla tua ONP di organizzare una piccola biblioteca sul nonprofit. Non c’è nulla di meglio e di più efficace dell’alimentare il proprio cervello con un buon vecchio tomo. I soldi spesi per i libri non sono mai soldi spesi invano. Sono tanti gli editori che scrivono di nonprofit ora come ora: da Franco Angeli a Maggioli; da Laterza, a Il Mulino e a Ed. Phylanthropy. Suddividili per argomento. E se proprio la tua organizzazione non ci sente, organizzatela in proprio: un buon fundraiser non può non avere una libreria alla quale attingere di tanto in tanto, per trovare aiuto o nuove idee. Consiglio anche qualche buon libro in inglese: sbirciare quel che fanno al di là delle Alpi fa bene! In questo caso, Bol.it è nostro amico.
  • iscriviti a un corso di formazione o di aggiornamento.Nel nostro ambito ce ne sono parecchi e ne nascono sempre di nuovi: nella formula week-end o, comunque, di breve periodo. A mio modo di vedere, la validità è data non tanto dall’ente erogante (il nome non è tutto) bensì dalla reputazione e dall’abilità del corpo docente. Il panorama è ampio. Informati con i tuoi colleghi prima di scegliere. Esistono anche enti di formazione che erogano corsi già finanziati. Chiedi alla tua ONP di accedere ai fondi allocati. In questo modo, ti formi a costo 0 e a guadagnarne è, nel contempo, la tua associazione. Ecco alcune delle Scuole più note in ambito di erogazione di corsi rivolti alla nostra professione. Le cito in ordine sparso:
  • scegli la formazione di lungo periodo: scegli l’Università e le Scuole di Alta Formazione. In questo caso l’investimento, sia in termini di impegno economico che di tempo, è di altra natura. Come sopra, l’offerta nel settore è sempre più ampia, così come l’investimento del resto. Una borsa di studio può, in alcuni casi, aiutare nella scelta. Anche in questo caso, ne propongo alcuni e li cito in ordine sparso:
  • scegli un corso, ma che sia creativo! Cake Design, cucina, taglio&cucito, pittura, chitarra, botanica… Ce ne sono moltissimi e tutti molto belli! Si avvicina l’estate e non c’è niente di meglio dell’imparare cose nuove, magari all’aperto. Fare qualcosa di diverso ci aiuterà a decomprimere e favorirà il processo creativo. Provare, per credere!

ORGANIZZAZIONE INTERNA

Eccoci a un punto caldo, anzi caldissimo. L’organizzazione interna del lavoro. Togliamoci dalla testa che lavorare nel nonprofit significhi fare quello che ci pare. Ci sono due aspetti in particolare che desidero trattare:

  • l’impegno volontario del volontario e l’impegno dipendente del dipendente. La gratuità non è un buon motivo per non sottostare alle regole. Se manca l’organizzazione vige il caos! Per organizzazione intendo anche la suddivisione dei compiti o, per dirla in gergo, del “chi fa che cosa”. Quindi, se tra i vostri compiti vi è quello di organizzare le attività, ebbene: pianificate in modo scrupoloso. In particolare, senza entrare troppo nel merito anche se potrebbe essere un buon aspetto da sviscerare, è opportuno organizzare bene gli equilibri tra volontari e personale dipendente. Banalità? Affatto. Mi è capitato più volte di confrontarmi con dipendenti interni delle ONP che si lamentavano di quanto il loro lavoro venisse ridimensionato e svilito in rapporto a quanto svolto da un volontario. A loro volta, questi ultimi confrontavano il loro lavoro “non retribuito” con i compiti svolti dal personale in forze. A lungo andare, questi rapporti snervano e fanno male alla salute dell’organizzazione. Pensiamoci prima che sia tardi: diritti e doveri devono andare di pari passo.
  • la democraticità strutturale. Tutti possono fare tutto. Falso! Sfatiamo un mito: per democraticità strutturale si intende la possibilità da parte di chiunque di poter dire la propria attraverso il voto e di accedere a ruoli direttivi (a patto che se ne abbiano le capacità naturalmente). Nulla a che vedere, quindi, con la tipologia di impegno all’interno dell’organizzazione. Questa incredibile caratteristica del nonprofit diventa un limite se utilizzata in modo improprio. Il rischio reale è la non crescita. Nei casi limite, l’implosione. Nel 1990, il sociologo tedesco W. Seibel, basandosi sulla teoria organizzativa moderna – ovvero sugli studi relativi alle relazioni che si instaurano tra organizzazione sociale e ambiente – afferma che le uniche strutture in grado di raggiungere il fine dell’efficacia (intesa come la capacità di un’azienda di raggiungere gli obiettivi prefissati in sede di programmazione) e dell’efficienza (intesa come corretta gestione economica data dal rapporto tra i risultati conseguiti e i mezzi impiegati) siano le strutture basate su una rigidità organizzativa sia verticale che orizzontale, inquadrate nella suddivisione in ruoli e compiti, riscontrabili nel settore pubblico (organizzazione burocratica) e in quello privato for profit (organizzazione gerarchica). In sintesi, per Seibel, lo Stato e il Mercato sono le uniche forme organizzative in grado di raggiungere l’efficienza allocativa, di ridurre i costi di transazione e di offrire strutture flessibili e affidabili alla collettività. Il Terzo Settore apparirebbe quindi come ‘forma deviante’, né efficace né efficiente, destinato ad adattarsi, e quindi a omologarsi, o diversamente, a scomparire. Pensiamoci un attimo: non a caso, le organizzazione maggiormente capaci in termini di risultati raggiunti sono quelle con un’organigramma definito. Ne sono un esempio le Fondazioni, per loro natura più complesse e sicuramente meno democratiche.

Il prossimo 7 giugno, interverrò come relatrice a un incontro organizzato da PGA, azienda che eroga formazione finanziata e che da qualche tempo ha aperto al Terzo Settore. La particolarità dell’incontro è data dal fatto che verranno descritti i modi e le opportunità di accesso ai fondi per la formazione destinati al nonprofit. Un’opportunità davvero interessante per le organizzazioni che hanno voglia di crescere e far crescere le proprie risorse. In quell’occasione, parlerò, per l’appunto, di questi due aspetti specifici. Porterò naturalmente il mio punto di vista e la mia esperienza. Ma vorrei arricchire l’intervento di esperienze diverse. Così mi piacerebbe conoscere la tua opinione a tal proposito. In particolare:

  • condividi quanto ho scritto e che idea ti sei fatto?
  • qual è la tua esperienza di vita sul campo?
  • quali sono gli aspetti sui quali faresti leva per garantire la crescita del Terzo Settore?
  • hai un caso particolare da raccontare?

Raccontalo qui.