Come in tutte le cose, sono convinta che la discriminante tra fare bene e fare male sia solo una: il tipo di approccio.

Così, anche in un momento di crisi come quello attuale, l’unico modo per fare un buon fundraising e riuscire a ottenere dei risultati costanti di crescita in termini di fondi raccolti è quello di continuare a lavorare come sempre. Senza esitazione e senza perdersi d’animo.

Qui di seguito, vi segnalo quelli che a mio parere sono i 3 elementi chiave che distinguono un fundraising efficace da un fundraising con performance di media o bassa entità:

  • ASSERTIVITA’: credere nella causa per cui si lavora è indispensabile.
  • INVESTIRE (non spendere!): passione, tempo e budget. I momenti difficili sono quelli che richiedono più sacrifici. Paradossalmente, non significa spegnere i motori!
  • CHIEDERE: non smettere mai di chiedere perché le persone non smetteranno mai di donare; nonostante tutto. Un donatore non smette di esserlo. Semmai, ridimensiona l’entità del dono ma continuerà a farlo.

Banale? Certo che sì. Ma è nella semplicità che si trovano le soluzioni migliori. Non credete anche voi?