Il fundraising ha un fortissimo impatto sulle funzioni organizzative. Ciò deve stimolare l’ente a riservare una particolare attenzione al suo sviluppo perché da ciò dipendono sia il raggiungimento degli obiettivi sociali che la sopravvivenza stessa dell’ente perché, come sono solita dire:

la buona volontà è gran cosa ma per costruire gli ospedali ci vogliono le risorse.

Questi giorni di riposo, così come li definii ormai 10 anni fa in un post su queste pagine, possiamo dunque dedicarli in parte a rigenerare le energie pensando, a bocce ferme, a come poter affrontare al meglio il nuovo anno che sta per aprirsi, alimentandolo da subito di nuova linfa vitale, per partire carichi come si deve, consapevoli che il 2022 non sarà, in generale, un anno semplice (ancora, ahimè!).

Impariamo dunque a organizzare da oggi le nostre attività in modo da dare un ordine all’impegno che ci attende.

Ecco dunque sette piccoli consigli che spero utili, in particolare per quelle organizzazioni che ancora non hanno una struttura di raccolta fondi interna ben definita. Ma anche un utile recap per chi, invece, già si muove più agevolmente nel settore.

  1. Individua oggi, se ancora non lo hai fatto, gli obiettivi annuali e datti degli indicatori ex ante che ti consentano di tenere monitorati i risultati nei mesi. Studiali con attenzione perché successivamente dovrai mantenerli costanti pena l’inattendibilità della lettura dei dati nel tempo. Un esempio:
    • valore del raccolto;
    • numero donatori (magari segmentato, che si rifaccia, cioè alla propria piramide del dono);
    • entità media del dono;
    • follower sui social media (sito istituzionale, followers sui social network);
    • accessi al sito.
  2. Partendo da una base dati pregressa, qualora ci fosse, individua gli obiettivi (economici ma non solo) al 31/12. Individua al suo interno un intervallo di tempo che sia in linea con la mole di lavoro che vuoi darti: nel corso dell’anno, raccogli dunque i dati e trascrivili sulla tabella con i dati di cui al punto 1. Ricorda di individuare un momento ideale che manterrai valido sempre. Più sarai preciso e più le previsioni di raccolta che farai a partire dall’anno 2 saranno attendibili.
  3. Individua da 1 a 3 progetti da realizzare nel corso dell’anno da suddividere, eventualmente, in microprogetti per stimolare i tuoi potenziali donatori in modo diversificato e con campagne mirate. Ogni microprogetto deve prevedere un obiettivo specifico con azioni di comunicazione mirate e multicanale. A questo proposito, tempo addietro avevo realizzato uno strumento che permetteva con molta facilità di individuare le azioni e imputare i dati. Ci sto mettendo mano. Presto lo rimetterò online #staytuned 😉
  4. Analizza periodicamente le statistiche e i risultati delle diverse azioni di comunicazione avviate, sia online che offline. Ciò ti permetterà di aggiustare il tiro se i risultati di medio periodo non sono quelli auspicati.
  5. Rivedi la comunicazione ai sostenitori in modo da non ripeterti. Sembra una banalità ma, credimi, non lo è. A volte la pigrizia prevale e si pensa che una buona lettera valga sempre. Insieme al messaggio, rinfresca i riconoscimenti.
  6. Sempre riguardo i meccanismi di risposta, pianifica i ringraziamenti in periodi definiti in modo da organizzare il lavoro e, al tempo stesso, abituare il donatore a ricevere comunicazioni regolari in tempi determinati.
  7. Al termine di ogni campagna, di ogni evento, di ogni azione, quando la cosa è ancora calda, non dimenticare di passare all’ultima fase, quella di checking (o di debriefing), per capire cosa è andato bene e cosa no. Imparare dall’esperienza è essenziale per ricominciare ed essere ancora più efficaci la prossima volta.

Questi sono piccoli consigli per partire carichi in questo 2022. Poi, se hai bisogno di me, di un sostegno, di un consiglio o di un affiancamento per un po’, parliamone 😉

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