Una mappa per prevedere l’efficacia di una campagna di Fundraising

Il fundrasing è una tecnica. Se applicata in modo corretto, con metodo e strategia, dà risultati interessanti e di lungo periodo. Le performance risulteranno essere tanto più importanti quanto più ambizioso è l’obiettivo che si pone il fundraiser e il conseguente investimento professionale. Così, se è vero che stiamo parlando di un modo razionale di intendere una serie di attività finalizzate alla raccolta fondi, allora è pur vero che sia possibile prevedere da subito se una campagna sarà efficace e in che misura.

Dallo studio della semiotica all’Università, in particolar modo applicata alla pubblicità, prendo a prestito gli insegnamenti del professor Andrea Semprini, rielaborando il modello di mapping proposto in chiave social marketing, sostituendo ai concetti critico, ludico, utopico e pratico sulle assi delle ascisse e delle ordinate quelli di relazione, analisi, opportunismo e improvvisazione.

MATRICE DEL BUON FUNDRAISING (EZ 0212)

Nei diversi quadranti, ecco rappresentati i risultati che verosimilmente si otterranno nel mettere in pratica le relazioni proposte:

  • CATTIVO FUNDRAISING. I risultati peggiori – o, comunque, di più scarsa entità – si ottengono se siamo in presenza dell’elemento improvvisazione legato all’opportunismo. Questo approccio è deleterio non solo per l’onp che lo applica ma, a lungo andare, per il settore nel suo complesso. I due termini potrebbero anche essere sostituiti con intuito e opportunità. La lettura, o l’interpretazione, si addolcisce ma la sostanza non cambia.
  • FUNDRAISING AMATORIALE. Nasce dalla commistione di improvvisazione + relazione personale. Può portare a dei benefici immediati ma che si consumano con altrettanta velocità. E’ un fundraising faticoso perché presuppone un lavoro costante basato sulle doti caratteriali di pochi. Spesso del management. Un’organizzazione che fonda le sue aspettative su queste basi ha vita breve.
  • FUNDRAISING RELAZIONALE. E’ l’approccio più produttivo oltre che quello auspicato. E’ la giusta sommatoria di due attività: la costruzione della relazione e l’analisi dei dati/dei processi. E’ un approccio strategico che favorisce la crescita dell’organizzazione e del mercato del nonprofit. Produce effetti positivi come la fiducia del donatore, la notorietà del brand e la reputazione del settore.
  • FUNDRAISING AGGRESSIVO. E’ il risultato che nasce dall’analisi dei dati e dallo studio sistematico dei processi sommati al comportamento opportunistico. E’ la donazione a ogni costo. E’ il donatore considerato alla stregua del “bancomat”. Funziona nel breve ma nel lungo periodo ha ripercussioni gravi e destrutturanti sull’intero sistema.

Prevedere l’efficacia di una campagna di raccolta fondi come, del resto, di una politica direttiva risulta semplice se mappata. Prima ancora di metterla in pratica. Questo strumento è un buon aiuto ma la sua efficacia è nulla senza l’ingrediente prìncipe a monte di ogni buona idea: la voglia di farlo bene.

There are 2 Comments

  • Thomas says:

    Complimenti, davvero un’ottima elaborazione. L’associazione di idee è considerato oggi il miglior driver dell’innovazione: una qualità che certo non ti manca. Peccato per la chiusura “buonista” che rende il pezzo un po’ meno incisivo.

  • Grazie Thomas e wow! la critica mi piace! Terrò ben presente il tuo consiglio nella stesura dei miei pezzi e, laddove risulterà utile, lo metterò in pratica senza remore.

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