Terzo Settore. Lobbying e RP, the Next Step

Passaggio obbligato. Che lo si voglia o meno, il futuro del Terzo Settore passa anche da qui. Tramontano le relazioni amicali per lasciare il posto a quelle professionali. Una sterilità per il Settore? Non credo. Più che altro, parlerei di maturità e arricchimento.

Quello dello scorso 17 luglio è stato davvero un incontro interessante. Organizzato da Assif Gruppo Territoriale della Lombardia, l’incontro tra i fundraiser del territorio aperto dal saluto del presidente Luciano Zanin, ha toccato due temi poco trattati ma comunque cari al Terzo Settore: lobbying e relazioni pubbliche. A parlarcene, Pablo Turini della Cattaneo Zanetto & Co. e Rossella Sobrero, docente di Comunicazione Pubblica e Sociale all’Università degli Studi di Milano, presidente di Koinètica oltre che firma nota su queste pagine. A me il privilegio di condurlo e di confrontarmi direttamente e attivamente con professionisti capaci di fare la differenza.

Con questo post, desidero ripercorrere alcuni aspetti di cui ho preso nota perché hanno solleticato la mia attenzione. Li riporto qui per punti, sempre certa che al lettore attento non potrà sfuggire la portata delle implicazioni per il Settore: argomenti aperti e tutti in divenire su cui vale la pena soffermarsi e su cui porsi delle domande.

La promessa che, non appena disponibile, pubblicherò il video integrale che, al momento, è in fase di editing.

RELAZIONI PUBBLICHE: QUAL E’ IL RAPPORTO CON IL NONPROFIT?

Con il termine relazioni pubbliche si intende la messa in campo di tutte quelle attività di comunicazione rivolte ai diversi pubblici – enti, istituzioni, individui/consumatori, imprese -.

L’analisi della Sobrero:

  • purtroppo molte organizzazioni del Terzo Settore hanno una conoscenza parziale dello strumento Relazioni Pubbliche. Questo porta a un loro utilizzo non ottimale perché non vengono sfruttatre tutte le opportunità che le RP offrono
  • molte campagne sociali soffrono del problema della “marginalità”, ovvero sono scarsamente visibili sui media. Il rischio reale è di non raggiungere gli obiettivi che l’organizzazione si pone
  • in alcuni casi ci troviamo di fronte a campagne inefficaci perché la strategia generale  non è chiara, manca un approccio crossmediale alla comunicazione,  la call to action è molto debole
  • in questo momento storico, con la trasformazione del sistema della comunicazione, le organizzazioni del Terzo Settore possono, grazie alla Rete e almeno in parte, superare il gap esistente con la comunicazione commerciale
  • oggi si parla molto di digital PR: il digitale attraversa in modo trasversale tutte le tecniche e i canali di comunicazione. Insomma: occorre pensare alla comunicazione in modo integrato, sfruttando tutte le opportunità che questa offre grazie anche alle nuove tecnologie (a questo proposito, rimando la concetto di New Deal per il Terzo Settore ipotizzato dalla Sobrero in un precedente post).

Obiettivo della figura del relatore pubblico è quello di immaginare, cogliere e poi gestire, le relazioni conseguenti al fine di garantire una corretta comunicazione a salvaguardia della reputazione dell’organizzazione. In questi termini, il ruolo è del relatore è fondamentale nell’assicurare che la percezione da parte del pubblico si consolidi.

LOBBYING E TERZO SETTORE: RAPPORTO DAVVERO NECESSARIO?

Sembrerebbe di sì, almeno stando alle riflessioni di Turini e agli ultimi accadimenti in materia di 5xmille e di Tariffe Postali. Un’azione di lobby, per dirla molto più semplicemente e al netto delle elucubrazioni fantasiose e oscure a cui la parola rimanda, è l’attività di negoziazione che si instaura con le isituzioni, messa in pratica da persone (o gruppi di persone in rappresentanza) capaci di individuare e interloquire con i giusti destinatari, al fine di facilitare l’attenzione e la presa di posizione verso un interesse individuato (e, si spera, comune, ndr).

Succede spesso – rileva Turini – che il popolo del Terzo Settore si lamenti perché non viene ascoltato e che le decisioni prese al suo riguardo, il più delle volte non tengano conto delle specifiche necessità. Se chi decide e fa le leggi – continua – non ne conosce le problematiche e le implicazioni, è perché nessuno gliele ha raccontate. Quindi, il problema è alla fonte, è solo nostro ed è solo uno: manca la rappresentanza.

Ma mi domando: fino a qualche mese fa a rappresentarci non c’era l’Agenzia per il Terzo Settore? Forse non era sufficientemente credibile? Forse non sufficientemente efficace? Forse non sufficientemente rappresentativa? Non so e non sono nella posizione di dare una risposta a tali propositi. Persone più autorevoli di me hanno preso posizione in questo senso e ripetersi non serve alla causa.

Per superare questo stato di stagnazione, fare la giusta “pressione” e sedersi ai “tavoli di discussione”, discriminante potrebbe essere la figura del lobbista che, attraverso quello che Turini definisce modello delle 4 i (issues, institutions, interests, information), valuta qual è la migliore strategia, le condizioni più indicate, gli interlocutori più opportuni e i tempi migliori da adottare e coinvolgere a seconda dei desiderata. Questo aspetto, che può essere interpretato come opportunismo fine a sé, assume altre connotazioni se visto sotto un altro aspetto: ovvero, l‘opportunismo di un attore del Mercato diventa opportunità per tutti.

CONCLUSIONI

Punti di debolezza e minacce possono diventare occasioni importanti di crescita per l’intero Settore. Ecco cosa mi sono portata a casa:

  • Il Terzo Settore vive un problema di rappresentanza non indifferente;
  • Incapacità di fare Network;
  • Incapacità far conoscere quali sono i nostri bisogni e i nostri desideri;
  • Distorsione della percezione di sé (qualche tempo fa, avevo parlato di Visione NONPROFIT-CENTRICA del professionista del sociale, rimando al post per completezza);
  • Si riscontra un’assenza quasi totale sui media;
  • Incapacità, nella maggior parte dei casi, di comunicare in modo efficace;
  • Grandi opportunità derivanti dalle nuove tecnologie con accessi a costo quasi nullo;
  • Occorre ripensare a un linguaggio del nonprofit, più maturo e competente.

Lo stato dell’arte non è poi così drammatico. Cominiciare a parlarne è già parte della soluzione. Il nonprofit non può che giovarne, non sei d’accordo?

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MATERIALI

Tweet #assiflombardia: scarica il report Tweet-report-Assif-Lombardia-17lug12-3 elaborato da Giampaolo Pizzighella e seguilo su Twitter @SuperTyler08. Ancora ti consiglio: @GiovannaBonora, organizzatrice dell’incontro e responsabile del Gruppo Territoriale della Lombardia, e @RossellaSobrero, presidente Koinètica.

Foto in sala: Txs to @SuperTyler08 e Diego Maria Ierna (‏@DiegoMI82)

Il video: Txs to Davide Moro (@orom1985)

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There are 10 Comments

  • Dialogo e confronto, condivisione di interessi comuni, collaborazione tra gli operatori di settore che trovano minimi comuni denominatori nelle problematiche del lavoro quotidiano, una buona attività di networking: questi sono elementi che devono sfociare nell’organizzarsi in gruppi di pressione per una risoluzione di problematiche di comune interesse.

    Solo attraverso questo processo a mio avviso la voce di questa categoria può essere ascoltata e se ci si organizza munendosi dei mezzi legali per poter agire in maniera legittima ed efficace (faccio riferimento proprio agli strumenti che Pablo ci enunciava, dal diritto amministrativo a quello civile).
    A mio avviso è questa una sana attività di lobbying che si deve generare per il fundraisng e per l’intero Terzo Settore, che in fondo è qualcosa di più attivo rispetto alla mera rappresentanza.

    Credo che, in questo, Assif possa essere un punto di riferimento per il terzo settore e debba puntare non solo a rappresentare i fundraisers come riconoscimento professionale della categoria ma anche a giocare un ruolo attivo, col sostegno di associazioni ed individui del settore (ma tanti!), nella rappresentanza e messa in pratica di azioni atte alla affermazione dell’interesse motore.

    Brava Elena…mi sembra che non ti sia scappato proprio nulla.
    Complimenti al coordinamento Lombardo di Assif e a Giovanna Bonora per averci portato dinnanzi a certe tematiche a mio avviso importanti e sulle quali iniziare un dialogo costruttivo.

  • Grazie Elena per la preziosa sintesi. Il lavoro mi ha tenuto lontano dalla possibilità di esserci ma il tuo resoconto mi conferma alcune delle cose che avvertivo già a partire dalla proposta, condivisa con Giovanna, di mettere a tema di questo incontro il lobbying e la rappresentanza del Terzo Settore e del Fundraising in particolare.
    Ora credo che il passo successivo possa e debba essere quello di focalizzarci sui prossimi step: capire noi stessi e programmare quali possano essere le doverose azioni per incrementare il peso delle nostre istanze. Definire al nostro interno specifici gruppi o persone che possano svolgere un concreto monitoraggio del contesto, la presentazione di documenti, dati e analisi tecniche sulla base delle quali costruire una presa di posizione, chiedere concretamente – laddove possibile – audizioni mirate presso le sedi istituzionali e non.
    Attuare una costante attività di interventi stampa (sulla nostra e/o altrove), essere presenti e/o organizzare convegni e manifestazioni culturali con il coinvolgimento di personale qualificato indipendente, campagne-stampa, studi e relative campagne di divulgazione dei contenuti, alleanze che diano slancio alle iniziative del martoriato settore cui apparteniamo. Io credo che la consapevolezza rispetto a tutto ciò si sia definitivamente alzata (anche se non basta) e qualche recente esempio di “mobilitazione” condivisa me lo suggerisce.
    E’ chiaro che tutto ciò andrà fatto nella consapevolezza di dover stanziare un poco di denaro (che troveremo) e sottrarre un po’ di tempo al nostro impegno professionale per orientarlo ad uno più “di categoria”. Trainandoci dietro i nostri major (Presidenti, Segretari o Direttori generali che siano).

    • Il tuo, caro Stefano, è un programma politico. Di matrice sana. Che mi piace e mi trova pronta. Se mai ci fosse ancora bisogno di dirlo 😉

  • Decisamente interessante, Elena! Non ho potuto prendere parte all’incontro ma trovo il tema stimolante per una riflessione su quello che siamo/quello che dovremmo essere.
    Colmare il gap existent tra comunicazione commerciale e sociale, fare lobbying, ripensare – come scrivi nelle conclusioni – a un linguaggio e ad una comunicazione più coerente con quello che il nonprofit è e/o mira ad essere, è davvero la sfida a cui non possiamo sottrarci se vogliamo che tutti coloro che, con professionalità diverse ma complementari, si occupano di Terzo Settore, abbiano delle chances di riconoscibilità e autorevolezza anche al di fuori del proprio habitat professionale.
    Sono d’accordo con quanto scrive Stefano qui sopra: occorre fare il punto sugli step da affrontare, e mi sembra che su questo Assif sia già orientata nel senso di soggetto attivo di promozione di queste istanze. E’ chiaro che occorre un’azione a tutto tondo – di Assif e di ciascuno di noi – ma è questo il momento in cui possiamo “scegliere” che direzione prenderà il Terzo Settore e contare come professionisti della categoria (grazie Stefano!).

  • Se può essere utile segnalo questa … startup experience: Promuoviamo lo studio e la pratica di strategie filantropiche efficaci e misurabili per lo sviluppo del Settore Non Profit in Italia.
    http://www.linkedin.com/groups/FILANTROPIA-STRATEGICA-idea-Lorenzo-Fondazione-4436264.S.138825578?view=&gid=4436264&type=member&item=138825578&trk=NUS_DISC_Q-ttle

  • Chiara says:

    Ciao Elena, post molto interessante (come sempre!). Il problema, mi pare di capire, è sempre una comunicazione poco efficace e mirata. Penso che per rafforzare il proprio network, per fare rete, sia necessario aprirsi all’altro, spezzare le “nicchie” (come scrivevo tempo fa sul mio blog), ascoltare tutti i pareri, nessuno escluso. Non è semplice, ma credo che fino a quando i vertici non dialogheranno con gli operatori ci saranno sempre incomprensioni, realtà distorte e scarsa conoscenza delle problematiche. Un po’ come accade nei nostri Comuni: spesso l’amministrazione non ha la più pallida idea di cosa accade nei quartieri. Anche in questi casi una figura “di raccordo”, un “rappresentante”, può essere davvero una valida soluzione.

  • Grazie Simona, Bruno, Chiara. Questo dibattito sta prendendo corpo e questa piazza virtuale, vivace e attenta, sempre più dimostra di quanto gli operatori che vivono il Terzo Settore siano competenti, preparati e, non ultimo, maturi e pronti a fare la differenza. Credo che il prossimo futuro si prospetti davvero interessante e ricco di novità per (e nel) Terzo Settore. Non credete?

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