Terzo Settore: Fundraising e Orientamento Strutturale

A mio modo di vedere, ci sono due modi di intendere il nonprofit:

  1. SUSSIDIARIO: ovvero accessorio, ausiliario, di sostegno.
  2. SISTEMATICO: ovvero strutturato, metodico, coerente.

Entrambi sono sani, corretti e funzionali alla causa per cui nascono. Ma i due sono, tra loro, divergenti nelle modalità e per forma mentis. Profondamente diversi, hanno anche ambizioni e opportunità completamente diverse. Secondo questo approccio, che definirei di Orientamento Strutturale (Teoria dell’), non esiste dunque un unico modo di essere nonprofit.

DUE MODI. DUE MONDI

  • Il primo, sussidiario, è quello più largamente diffuso nel nostro Paese. Quello, per intenderci, che riguarda la maggior parte delle organizzazioni presenti, in particolare le non riconosciute. Di dimensione circoscritta in termini strutturali, spesse volte è gestita da poche persone. Si basa su lavoro volontario e democraticità strutturale. Molte volte è il frutto dell’impulso di singole persone e su queste si riconoscono (personalizzazione del nonprofit); risponde a singole esigenze. Non parte da un’analisi e non ha strategie specifiche da mettere a frutto. Non si preoccupa o non è orientata al futuro, se non di breve/medio periodo. Si occupa del presente.
  • il secondo, sistematico, ha una visione di matrice aziendalista. Nasce strutturato. Con una visione e un’impostazione strategiche. Dall’analisi di un bisogno non soddisfatto. Più gerarchico che democratico, è orientato al Mercato. Un’organizzazione con una visione simile ha un organigramma e lavoro dipendente. Si confronta. Partecipa. Promuove. Anticipa necessità. Innova. Investe.

Nel Belpaese, le ONP con orientamento strutturale di tipo sistematico sono solo una piccola parte delle oltre 400mila presenti.

IL BIVIO: SUSSIDIARIETA’ O SISTEMATICITA’?

Per rispondere a questa domanda, propongo una similitudine molto banale, ma al contempo immediata, in modo da spiegare qual è il mio pensiero circa l’evoluzione del processo di crescita (o meno) di una ONP, e che sta alla base della teoria dell’orientamento strutturale. Prendo a prestito la Teoria dell’Innamoramento e Amore e del concetto di Stato Nascente di Francesco Alberoni (spero che il professore non me ne voglia…). Riporto fedelmente:

Le persone si innamorano quando sono pronte a mutare, ad iniziare una nuova vita.
L’innamoramento, secondo Alberoni, si compone di un rapido processo di destrutturazione-ristrutturazione chiamato stato nascente. Nello stato nascente l’individuo diventa capace di fondersi con un’altra persona e creare una nuova collettività ad altissima solidarietà. Di qui la definizione: l’innamoramento è lo stato nascente di un movimento collettivo formato da due sole persone. (…) il soggetto si sottopone a delle prove di verità e, per scoprire se è ricambiato, sottopone la persona amata alle prove di reciprocità. Il processo incandescente dello stato nascente attraverso queste prove da luogo a delle certezze e produce un amore stabile. (fonte: Wikipedia)

Il parallelismo nei sistemi sociali complessi è presto fatto:

Un’organizzazione nasce per impulso di una o più persone. E’ il sogno. La vision. Nel suo primo periodo è passione, slancio. Arriva, prima o poi, il momento in cui è necessario il cambiamento. E allora la scelta è obbligata:

  • o si capitalizza e ci si struttura
  • o ci si accontenta
  • o si implode

Sistematici lo si nasce e, se non lo si è, lo si diventa. L’approccio sistematico è quindi l’evoluzione virtuosa di quello sussidiario.

DUE MONDI. DUE VELOCITA’

Come scrivevo più sopra, l’obiettivo è lo scopo sociale. La buona causa. Se questo è il fine e i mezzi sono sani e condivisi, è evidente che entrambi concorrano uniformemente a formare quel patrimonio sociale che rende ricco, vitale, produttivo e virtuoso il nostro stato sociale. Ma è altrettanto evidente che i due approcci permettano di correre a velocità distinte e raggiungano traguardi differenti. E in un orientamento strutturale di tipo sistematico, rientra, in primis, l’adozione di strategie di Fundraising e, di conseguenza, l’apertura alla professionalità del fundraiser.

FUNDRAISING: VISIONE STRATEGICA DI LUNGO PERIODO

Fundraising significa letteralmente far crescere le risorse. E’ una disciplina che rientra nella branca del marketing e trova la sua naturale applicazione nelle organizzazioni nonprofit. Di matrice e impiego prevalentemente anglosassone, solo da qualche anno è entrata a far parte delle scelte strategiche delle organizzazioni del Terzo Settore italiane più all’avanguardia o, comunque, più strutturate. Obiettivo delle attività di Fundraising è garantire la sostenibilità dell’ente attraverso l’attuazione di strategie per il reperimento di fondi e la costruzione di processi relazionali complessi. Per metterle in atto, c’è bisogno di un fundraiser.

Il fundraiser è un professionista preparato ed eclettico con competenze nel marketing, nella comunicazione, in economia. All’interno dell’ONP ricopre un ruolo importante e ha una funzione strategica finalizzata a rendere autonoma e autosufficiente l’organizzazione. I suoi compiti sono l’individuazione degli strumenti e dei canali adatti a sollecitare la donazione da parte di pubblici diversi, pianificando tempi, budgetizzando, valutando possibili redemption e prevedendone i ROI. La scelta di costituire un’area di raccolta fondi all’interno dell’organizzazione va necessariamente inquadrata come investimento di lungo periodo perché i ritorni tendono a crescere in modo direttamente proporzionale al crescere dell’attività dedicata.

Quella del fundraiser non è una figura necessaria. Lo diventa nel momento in cui l’organizzazione ragiona e si orienta ai risultati in modo sistematico, pianificato e di lungo periodo, senza lasciare nulla al caso o, nel caso, per fare in modo che il caso diventi opportunità. Un fundraiser è un fundraiser e non fa il fundraiser. La differenza c’è. Tanto sottile quanto sostanziale.

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There are 2 Comments

  • La conclusione mi sembra condivisibile. Ho qualche dubbio sull’uso dell’opposizione relazione vs. struttura come approccio argomentativo.
    Queste coppie di opposti sono molto comode. Ritagliano realtà chiare e condivisibili. In alcuni casi, delineano organizzazioni esistenti, ma nello stesso modo rischiano di semplificare troppo la realtà. Costruiscono alternative da cui pare impossibile uscire.
    Invece io credo che esistano molte organizzazioni “ibride”, per quanto non maggioritarie, che escono da questa alternativa. Soluzioni meticce. Compiono scelte strutturate senza perdere la personalizzazione oppure si strutturano perdendo capacità di innovazione o partecipazione.
    Nel passato è stato facile illudersi che l’unico modo per superare “il modo sussidiario” fosse quello figlio di “una visione di matrice aziendalista”. Credo che ora, insieme, potremmo continuare a sperimentare/esplorare queste possibilità sincretiche.

    PS. Mi rendo conto non sia molto elegante, ma ho cercato di approfondire questo stesso tema – in rapporto alla comunicazione non allo specifico del fundraising – in un testo che posso consigliare a chi fosse interessata/o per capire meglio cosa intendo con qualche dato in più:
    http://w3.uniroma1.it/marcobinotto/index.php/2010/07/comunicazione-sociale-20/
    :-)

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