Social media policy. Prima della democrazia, difendi il tuo buon nome

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Pochi giorni fa, su queste pagine promuovevo il Manifesto Parole O_Stili contro l’uso delirante della tastiera da parte di qualcuno per dar sfogo a personali frustrazioni. Username e password sembrano mettere al riparo da tutto e nella condizione di dire tutto ma la verità è che, come avviene alla guida, possono tirare fuori il peggio, salvo poi farti rimpiangere di averlo fatto.

«La tv aveva promosso lo scemo del villaggio rispetto al quale lo spettatore si sentiva superiore. Il dramma di Internet è che ha promosso lo scemo del villaggio a portatore di verità». (fonte)

Con queste parole, l’amatissimo e compianto Umberto Eco concludeva il suo discorso in occasione del riconoscimento della laurea honoris causa in “Comunicazione e Cultura dei media” all’Università di Torino. Continuava:

«I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli». (fonte)

La buona causa non è immune e non preserva dalle cattiverie, anzi, mi verrebbe da dire, a volte ne amplifica la portata. Alcuni commenti mi amareggiano; altri mi atterriscono. Diventiamo particolarmente vulnerabili nelle campagne sponsorizzate. Nessuno è al riparo e non c’è profilazione che tenga. Il maleducato è lì in attesa e ti attende al varco.

Ciò che sei, la tua identità e la percezione di questa da parte del tuo utente o del tuo donatore, sono aspetti che vanno curati e monitorati in modo costante e non sottovalutati.

A tutela dell’integrità dell’organizzazione, può essere utile, anzi vivamente consigliata, l’adozione di un codice comportamentale, una social media policy, che da una parte regoli il rapporto che l’utenza può instaurare con noi sul web e dall’altra regolamenti l’uso della rete da parte di dipendenti, collaboratori e volontari quando agiscono in nome e per conto della nostra Onp.

Una social media policy può essere interna o esterna:

  • INTERNA. Detta le regole d’uso dei social media aziendali. Fissa gli orari di utilizzo, le modalità e i tempi di pubblicazione, i modi in cui moderare i commenti e via di seguito. Allo stesso tempo, definisce come gli stakeholder interni possono gestire il social, come devono commentare ed eventualmente, in caso di rapporto di lavoro subordinato, come loro stessi devono porsi sul social network. A questo link trovi un vero e proprio database delle social media policy di brand internazionali, inclusi marchi sociali, a cui ispirarti.
  • ESTERNA. Facilita il tuo lavoro aiutandoti a filtrare le comunicazioni in entrata. E’ buona norma rispettare la cosa altrui e gli altrui spazi. Se hai qualche remora ricorda che non tutto è lecito e commenti inopportuni e volgari possono essere anche cancellati e gli autori segnalati, nulla di male: solo educazione e a casa tua le leggi le detti tu!

Se la social media policy interna regola i rapporti di lavoro in seno all’organizzazione e può anche provocare ripercussioni legali, dotarsi di una social media policy esterna è relativamente più semplice e si applica con facilità nei diversi social network. Come? Basta seguire queste quattro azioni e avrai già fatto gran parte del lavoro:

  1. In apertura, spiega perché hai adottato una social media policy e gli obiettivi specifici.
  2. Presenta chi sono gli amministratori e chi ha il compito di intervenire qualora se ne presenti la necessità;
  3. Scrivi con chiarezza cosa è possibile pubblicare e cosa eventualmente no: punti di vista diversi che animano lo spirito dialettico sono i benvenuti, la maleducazione, invece, è fuori questione.
  4. Scrivi con chiarezza che cosa non verrà tollerato e le relative conseguenze: dal richiamo al blocco dell’utente, alla segnalazione.

Dove pubblicare la social media policy ?

  • Nella descrizione del gruppo o nelle informazioni della pagina;
  • In un post fissato in alto;
  • Nei documenti condivisi.

Nel caso si trattasse di canali di messaggistica – Telegram, WhatsApp, Messenger, ad esempio -, possiamo eventualmente usare un messaggio iniziale in cui elencare un breve e semplice codice di condotta.

Poi, naturalmente, bisogna fare in modo che le regole vengano rispettate.

Qualche approfondimento molto pratico lo trovi nei post di Noetica (ma che bravi!) e di Rosa Giuffrè. #consiglio!

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