Le 10 inibizioni del fundraiser. Come liberarsene presto e bene

mismatched shoesTrovo tutto quel che ha a che fare con il processo creativo estremamente affascinante. Sono incuriosita e attratta dal comprendere come funziona il meccanismo di nascita delle idee e di come questo abbia impatto, in termini di entusiasmo, nel nostro modo di vivere la vita e le opportunità che ci propone. Un rilascio di endorfine capace di coglierci sorpresi e con cui è bello fare i conti.

Come il più delle volte capita, nel momento in cui l’attenzione è rivolta a un argomento specifico, sembra che il mondo intorno a te non parli di altro. Che tutti stiano vivendo i tuoi stessi sentimenti; le tue stesse emozioni. Ti confronti e conforti leggendo post di altre persone, qui e Oltreoceano. Ti imbatti in pezzi interessanti, come quello che ti propongo qui. Rifletti e ti rifletti. Ci pensi e butti giù un’idea, certa che tutto sia molto comune e che le difficoltà e le insicurezze siano trasversali e facilmente riscontrabili in settori solo apparentemente distanti.

Ecco così i 10 motivi che Lifehack presenta come probabili fonti inibitorie alla creatività. Li ripropongo in versione nonprofit, adattati all’approccio del fundraiser verso nuovi progetti e potenziali rischi annessi, e rimando alla versione originale per un confronto.

Superarli è la chiave per riuscire a ottenere di più, prima e meglio.

Da qui si parte ma certo è che tutto (o molta parte del tutto) dipende da noi. Poi, a pensarci bene, creativi – anche se insolitamente – lo siamo, non ti pare?

  1. Non sono un esperto e preferisco non rischiare. La buona notizia? Non è necessario essere esperti per avere buone idee. Quel che serve è un punto di vista unico, concreto e corretto. Così, lasciati andare: sei già abbastanza esperto.
  2. Non ho fiducia in me. La cosa più importante che devi fare è proprio quella di avere fiducia nelle tue possibilità. Se vuoi che gli altri credano in te, il primo a farlo devi essere tu. La buona notizia? Guardati allo specchio: come sopra, tu sei uno e unico. La tua organizzazione è una e unica. Se il progetto c’è e vale allora vai e vedrai che varrà anche agli occhi degli altri.
  3. Forse non è ancora il momento giusto e non so quando lo sarà. La buona notizia? Non è mai il momento giusto. Quindi, basta aspettare. Se non ci sono impedimenti seri, occorre mettersi sotto. Prima si comincia e prima si capisce quando agire e come. E’ tutta una questione di volontà.
  4. Temo che le cose non funzioneranno. Finché non provi, non puoi sapere. Occorre credere in se stessi e in ciò che si fa: che tu abbia successo o no. La buona notizia? La vita è tutta una ricerca di grandi esperienze e provare a realizzare qualcosa è già di per sé un’esperienza grande.
  5. Penso ai fallimenti del passato e questo mi frena. Se sei fermo al passato, sarà ben difficile fare la prima mossa. La buona notizia? Impara dal passato e dai tuoi fallimenti: entrambi ti hanno insegnato lezioni importanti e ne devi fare tesoro. Vivi, però, il presente.
  6. Penso di non avere talento e che gli altri siano più capaci. Il confronto può essere pericoloso. Di solito si prendono in considerazione solo i meriti più grandi degli altri, i risultati migliori che sono solo una parte di tutto il lavoro. La buona notizia? Ogni persona fa errori e vive fallimenti nella propria vita. Nessuno è infallibile. Tutto e tutti sono migliorabili. Quindi: forza e coraggio.
  7. Famiglia e amici giudicano male me e le mie idee. Sono le persone più complesse da prendere in considerazione: a volte hanno le migliori intenzioni del mondo, ma possono usare parole diffiicili. Il più delle volte lo fanno per incompetenza. La buona notizia? La cosa migliore, è usare parole semplici e allineate alla loro comprensione. E se continuassero? Be’, la soluzione è ignorare.
  8. Se comincio ora, ho la sensazione che farò molti errori. La buona notizia? Tutti fanno errori. Gli errori sono inevitabili e fanno parte della vita. La cosa importante è cominciare e scommetto che – se agirai a fin di bene – farai un mare di errori meravigliosi.
  9. Mi sento in colpa se faccio cose creative perché non sono produttive. Sicuro? Io, personalmente, penso il contrario. Una creatività ben canalizzata è molto più che produttiva. Quindi: la buona notizia? Non lasciare che la ricerca della produttività ti governi. Comincia a fare ciò che ami e a mettere passione in ciò che fai. I risultati arriveranno. Presto e bene.
  10. Devo conoscere tutte le risposte prima di cominciare. La paura di sbagliare è fisiologica. Non si sarà mai preparati abbastanza: le cose saltano fuori quando meno te lo aspetti, senza alcun preavviso. La buona notizia? Per avere le risposte che servono, bisogna tuffarsi e inventare. Non c’è altra soluzione.

Quindi? Cosa stai aspettando?

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There are 2 Comments

  • chicasablan says:

    Cara Elena, questo post è da stampare, incorniciare e rileggere ogni giorno. Quelli che hai menzionato, penso siano timori che riguardano un po’ tutti noi, chi più chi meno, perché ogni nuovo progetto è sempre una nuova sfida e non ci sono mai garanzie di riuscita al 100%. Ciascuno, poi, ha le proprie insicurezze specifiche: io nell’elenco ho individuato le mie. Ne ho già superate alcune e… sto lavorando per eliminare le altre! :) A presto.

    • è un lavoro costante anche per me. sempre in lotta con me stessa ma sempre entusiasta. Siamo vive e viviamo in pieno, cara Chiara, è questo ciò che conta di più :)

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