It’s time for change. Impariamo a nutrire il cambiamento

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Imparare a valutare il cambiamento che le nostre azioni non solo nei contesti all’interno dei quali operiamo ma, in modo più allargato, alla società nel suo complesso ritengo sia fondamentale. Non è più possibile accontentarsi di sapere “cosa” si farà ma come quel “cosa” influenzerà l’habitat entro cui quel “cosa” si manifesterà. Questo vale sia per le azioni messe in atto che nella ricerca dei fondi, a monte e post: qual è il valore economico che il mio investimento sarà in grado di generare nel lungo periodo impatterà necessariamente sulle scelte dell’investitore come del filantropo. Un tema che non deve lasciarci indifferenti. Impariamo dunque a nutrire, uso un termini un po’ forte ma che spero renda l’idea, le ragioni che coraggiosamente cercano di portare il cambiamento. Il perché è spiegato da Filippo Montesi, coordinatore dell’area di valutazione d’impatto di Human Foundation, in questo bel post che ti invito a leggere con molta attenzione.

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In questo momento storico, in cui la nostra società evidenzia tutta la sua insostenibilità per esempio nelle forme di crescente diseguaglianza, erosione della coesione sociale e individualizzazione dei percorsi di vita, tutte le persone e le organizzazioni animate dall’intento di promuovere e integrare la sostenibilità nelle proprie pratiche sono chiamate ad affrontare sfide assai complesse e dinamiche.

Di fronte alla grandezza di queste sfide né il conformismo, che talvolta ci spinge ad aderire a ciò che è ritenuto socialmente accettabile come la liturgica pubblicazione di bilanci di cosiddetto impatto, né le buone intenzioni, che spesso possono creare conseguenze dannose inattese, sono sufficienti.

Per uscire dallo status quo è quindi fondamentale acquisire una maggiore consapevolezza rispetto alle nostre azioni e alle relazioni che queste hanno con le problematiche attuali e future della nostra società. A partire dalla consapevolezza è possibile sviluppare competenze reali, che possano entrare nella quotidianità delle nostre organizzazioni e modificare profondamente i nostri comportamenti. In tal senso, i processi valutativi possono essere particolarmente utili per comprendere il nostro ruolo come agenti del cambiamento, le conseguenze delle nostre azioni e il valore che creiamo e distruggiamo.

È proprio su questo ultimo aspetto su cui vorrei richiamare l’attenzione della lettrice. Di fronte alle emergenze economiche, sociali e ambientali che osserviamo con preoccupazione, non possiamo più permetterci di pensare le nostre azioni solo in termini positivi senza riflettere sugli effetti negativi che possiamo produrre intenzionalmente o non intenzionalmente. Tale ingenuità, o cecità, ci sta impedendo di migliorare e prosperare come collettività.

Tra i diversi approcci valutativi la metodologia del Social Return on Investment (SROI), a mio avviso, dimostra essere particolarmente utile a misurare e gestire il valore creato dalle nostre scelte in un’ottica multidimensionale e multi-stakeholder. Lo SROI si basa su sette principi fondamentali, che, applicati nelle fasi di valutazione, ci consentono di coinvolgere i nostri stakeholder in maniera profonda, evidenziando ciò che cambia per loro, sia positivamente che negativamente, in relazione alle nostre azioni. Il cambiamento misurato dallo SROI pertanto è situato in un contesto, colto dalle prospettive delle portatrici di interesse, riferito al valore ambientale, economico e sociale.

Focalizzandosi su questi elementi, lo SROI è uno strumento fondamentale per le organizzazioni, pubbliche o private, profit o non-profit, che vogliano assumere decisioni sulla base di dati e informazioni più complete, al fine di massimizzare gli effetti positivi delle proprie iniziative al netto degli effetti negativi, intenzionali o non intenzionali che siano.

Lo SROI è utile per la fundraiser che non si limita a convincere i propri finanziatori nel breve periodo, bensì apporta l’evidenza del valore creato dalla propria iniziativa per stabilire una relazione di fiducia con i sostenitori nel lungo periodo; per la donatrice o l’investitrice che vuole allocare le proprie risorse nella maniera più efficiente ed efficace possibile, e che vuole comprendere il problema su cui sta intervenendo; per le amministratrici pubbliche che possono programmare le politiche in una prospettiva di medio-lungo periodo, tenendo conto delle diverse istanze della cittadinanza; per le aziende che vogliono definire e sviluppare dei modelli di business che integrano le dimensioni sociali e ambientali con quella economica e finanziaria, consapevoli che la crescita nel lungo periodo dipende strettamente dal sistema in cui operano.

Al tempo stesso è importante che la metodologia SROI, in rapida diffusione a livello globale, non perda di rigore e conseguentemente di credibilità nella sua applicazione. L’osservazione dei sette principi SROI può essere un buon antidoto al conformismo, che molto spesso limita la nostra capacità di prendere decisioni che generano valore positivo, intenzionale e addizionale.

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