Fundraiser, vietato non pianificare!

Immagina un giorno ideale: è lunedì mattina. Sono le 9. Arrivi in ufficio. Sulla tua scrivania, tutto è in ordine. Accendi il pc. Mentre scarichi le e-mail, leggi la rassegna quotidiana. Sfogli il giornale. Prendi in mano la tua to-do list e scorri con l’indice le cose da fare. Ti metti al lavoro. In un attimo sono le 18. Chiudi il pc. Vai verso la metro. Torni a casa. Il resto della sera lo dedichi alla tua famiglia e agli amici.

Ora pensa al giorno reale: è lunedì mattina. Sono le 9. Arrivi in ufficio. La tua scrivania è stracolma di carte. Oggetti alla rinfusa lì, ad andare bene, da venerdì. Accendi il pc. Leggi la rassegna e intanto scarichi le e-mail. Metti un po’ d’ordine. Scartabelli e passi da una cosa ad un’altra. In un attimo sono le 18. Chiudi il pc. La tua scrivania è un vulcano in eruzione. La guardi sconfitto. Corri a prendere la metro. Il resto della serata lo passi ultimando quel che non hai concluso durante il giorno. A discapito di famiglia e amici.

Torno dal Festival del Fundraising edizione 2012. Molti gli interventi interessanti e davvero tanti gli stimoli a fare di più e meglio nella nostra professione e con gli strumenti più disparati. Ma tutti, indistintamente, partono da un unico approccio di base: una pianficazione puntuale delle strategie e attività messe in atto.

Pianificare è la parola magica che ti garantisce di vivere con serenità la tua vita professionale, permettendoti, al contempo, di prevenire eventuali problemi e correggere il tiro laddove possibile.

Nel fundraising, un piano di raccolta fondi mette nero su bianco gli obiettivi da raggiungere, valutando decisioni e priorità. Contemporaneamente, pianificare preventivamente significa dotarsi di uno strumento per la misurazione delle prestazioni, un sistema di assegnazione delle risorse preziose come tempo e denaro.

Uno degli errori più comuni che si possa commettere è avere la presunzione che tutto sia sotto controllo perché lo abbiamo bene a mente. Avere in mente un piano non significa avere un piano. Significa solo avere un’idea del piano! Altra cosa è mettere tutto su un foglio.

Un piano scritto aiuta il fundraiser a comunicare la visione dell’ONP e gli obiettivi per coinvolgere terze persone. Ciò è particolarmente utile per ottenere aiuto dal CD. In particolare, dotarsi di un piano di fundraising permette di:

  • Fissare gli obiettivi che, a loro volta, devono essere chiari, misurabili, raggiungibili, realistici e circoscritti nel tempo.
  • Impostare le priorità.
  • Passare da un atteggiamento reattivo (cioè conseguente) a uno proattivo.
  • Ridurre lo stress. Con un’idea chiara, tutto risulterà molto più semplice.

Ebbene. Anche se lavoriamo nel sociale, non siamo esentati dalle dinamiche quotidiane che vivono le altre professioni. Siamo fundraiser e da noi ci si aspettano risultati tangibili. Non aspettiamoci giustificazione alcuna da parte del direttivo nel momento in cui gli obiettivi non saranno raggiunti.

L’80% del vostro successo dipende dal 20% dei vostri sforzi.
Pareto insegna! 😉

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