Filantropia e Responsabilità Sociale del Fundraiser

Filantropìa: termine derivante dal greco Filìa, ossia amore, e Anthropos, ossia uomo. Sentimento che può essere identificato con l’amore e l’estrema generosità nei confronti del prossimo. Cicerone vi affiancò i significati di “profonda sensibilità” e “raffinatezza”. Nell’uso corrente un filantropo è una persona generosa che fa attività di beneficenza.

L’intervento di Bernardino Casadei ad ASSIF dello scorso 29 marzo è stato illuminante. Nel parlare dei limiti del fundraising, il segretario generale di Assifero ha riportato l’attenzione su un aspetto che spesse volte passa in secondo piano: il fine del fundraiser è la relazione con il donatore e non il dono in sé. Ne abbiamo parlato qui.

Partendo da questo assunto, derivano – a mio giudizio – una serie di considerazioni sul ruolo stesso del fundraiser che portano con sé effetti davvero interessanti in termini di responsabilità. Tre in particolare, tra loro conseguenti e inevitabili.

RUOLO DEL FUNDRAISER

  1. Costruzione della relazione. Il compito del fundraiser è quello di aumentare il capitale sociale dell’organizzazione in cui opera.
  2. Nell’atto di costruire la relazione, si stimola la filantropia e si realizzano partnership. In questo modo, il fundraiser favorisce la crescita dell’ONP.
  3. La costruzione di partnership favorisce la nascita di network. Fiducia, reputazione, credibilità, notorietà sono alla base di una sostenibilità di lungo periodo.

RESPONSABILITA’ SOCIALE DEL FUNDRAISER (derivanti dal ruolo)

  1. Nel costruire il rapporto con il possibile donatore, si stimolano attivamente all’impegno civico le persone con cui si entra in relazione.
  2. Nello stimolare all’impegno civico e nel costruire la filantropia, si rafforzano territorio e comunità.
  3. Nel rafforzare la comunità, si mette in moto il welfare di seconda generazione di cui si è parlato diffusamente lo scorso settembre in occasione del Convegno promosso da Shinynote e a cui rimando.

Come in tutte le cose, ogni azione porta con sé una reazione.

Nel Terzo Settore il professionista della raccolta fondi ricopre un ruolo chiave. Se inteso poi in quest’accezione, ancor più determinante e con effetti produttivi anche a livello sociale. Troppa presunzione? Io credo di no. E tu?

There are 4 Comments

  • Cara Elena,

    nel tuo post trovo due passaggi interessantissimi (per me semplice volontario, anzi volontario e neofita del settore).

    La nascita di un network rappresenta il pilastro di un qualunque progetto di vita – e vale perciò ed ancorpiù nel fundraising. Il network autoalimenta il progetto, è fatto di persone e conoscenze, di entusiasmi diversi, di obiettivi diversi ma tutti convergono verso una finalità comune (quella del progetto, appunto).

    Il network consente un “effetto moltiplicatore” che avrà un impatto tanto maggiore sul welfare di seconda generazione quanto più ampia sarà la rete costruita dal fundraiser. In questo il suo ruolo è determinante. Con i conseguenti “effetti produttivi” o “indotto del fundraiser/ing”, se così lo possiamo e vogliamo definire.

    Grazie per il tuo blog!

    Un saluto,

    Alessandro Accalai

  • Elena, interessanti riflessioni.
    La Responsabilità sociale dovrebbe essere insita in ciascuno di noi in particolare in coloro che ricoprono , appunto ruoli di RESPONSABILITA’.
    Quindi stimolare all’impegno civico, significa fare cultura, attivare relazioni, e la “costruzione di partnership favorisce la nascita di network” è fondamentale perchè incrementa la visione positiva dell’impegno. Se mi permetti quindi segnalo BUONI ESEMPI, http://linkd.in/IZK4r9 un luogo su Linkedin di discussione e confronto di esperienze positive tra Terzo settore Pubbliche Amministrazioni e mondo Profit, ovvero di RELAZIONI positive da diffondere e prendere come esempio per crearne di altre.
    Grazie
    A presto.
    Bruno

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