Donor retention. Come superare la “Sindrome di Dory”?

Nutro una passione vera e profonda per i social media. Li uso. Li studio. In rete mi trovo parecchio a mio agio. Nel mio lavoro è poi condizione essenziale perché il web mi permette di esprimermi e di raccontare un po’ di quel che so senza tirar fuori troppi soldi. Il tempo sì, però. In termini di time consuming, insomma… ce ne va parecchio. Significa formazione e informazione continua. Significa seguire le tendenze. Significa vagliare, tra il tanto che c’è online, ciò che vale e ciò che no. Ciò che serve ora tra ciò che servirà poi. Molto del tempo lo spendo nella ricerca e nella lettura dei contenuti migliori da provare, attivare e proporre poi a chi mi leggerà. Molto altro lo passo a capire come adattare quanto trovo in modo che sia confidente con quanto svolgo. E altro ancora ad ascoltare chi ne sa più di me.

La cosa che mi riesce meglio è pensare a come usare i tanti strumenti e canali a disposizione in maniera efficace. Mi faccio venire delle idee e poi mi rivolgo a chi è più bravo di me per metterle in pratica. A volte metto le mani in pasta, a causa del mio passato d’art, e se faccio pasticci, pazienza. Si rimedia!

Con il tempo, ho messo a punto un metodo tutto mio che mi facilita i compiti di analisi, interpretazione e registrazione dei dati, dei riscontri, delle attese, delle reazioni dell’utenza, tutti elementi che poi uso nella professione perché l’attenzione sui temi che affronto resti alta e alta la qualità e l’utilità (spero) di quanto produco. Ciononostante, starci dietro è un lavoro quotidiano.

Sul web, siamo tutti un po’ come Dory, la pesciolina smemorata prodotta da Disney Pixar.

In rete, il tempo medio di attenzione varia a seconda del device da cui viene fruito. Alcuni studi evidenziano come vi sia un tempo critico che precede l’abbandono della lettura di una pagina di cui gli utenti sono soggetti.

Secondo i test di usabilità di Nielsen la visita media di una pagina web dura poco meno di 60 secondi. Un sito web viene esplorato in media in meno di 5 minuti. In questo tempo, un utente ha il tempo di leggere solo una piccola parte del testo scritto sulle pagine che visita (circa un quarto). Puoi approfondire a questo link.

Da smartphone, i dati raccolti dal Mobile Friendly Test di Google (provalo qui) ci raccontano che la capacità di attenzione media di ricerca su Google da parte di un utente è di circa 3 secondi, perché mentre cerca probabilmente starà facendo anche altro. Sempre secondo questi dati, i siti internet italiani hanno un tempo di caricamento medio di 7 secondi. Questo vuol dire che i siti ci mettono in media 4 secondi in più a caricarsi rispetto al tempo che un utente è disposto a dedicare alla sua navigazione.

La differenza la fanno quindi l’interesse al contenuto da parte del destinatario e la cura con cui l’emittente è in grado di produrlo.

Per favorire le migliori le performance in termini di gestione e fruizione dei contenuti, possiamo prendere qualche accorgimento. Come? Nella redazione di un testo, dobbiamo tenere bene a mente tre raccomandazioni. Eccole:

  • SEMPLIFICA. Tanto più alta è l’offerta di contenuto in rete, tanto maggiore deve essere il livello di semplificazione necessario affinché un contenuto emerga dal rumore di fondo (entropia): questo è vero sempre e ancor di più vale in caso di argomenti simili;
  • QUALIFICA. Tanto più è alta la qualità di contenuto, tanto maggiore sarà il livello di approfondimento richiesto affinché un contenuto possa emergere dal rumore di fondo: qualità e stile meritano quindi un’attenzione particolare;
  • RIDUCI. Più un contenuto richiede tempo per essere fruito, maggiore è l’attenzione che richiede e questo non sempre gioca a nostro favore. Quindi, ottimizza e razionalizza. Inutile scrivere di tutto. Scrivi quel che occorre. Scrivi in più tappe scegliendo “quando scrivere cosa”.

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C’è poi un ulteriore consiglio che posso darti. E’ senza tempo ma purtroppo si sta perdendo a favore di un approccio intangibile: usa la carta!

Torna a scrivere al tuo donatore un bigliettino! Non c’è niente di più bello che trovare nella casella di posta (non elettronica, eh!) un messaggio scritto con il cuore. Una lettera! Sì, proprio come una volta!

Ebbene, adoro il web ma una lettera ha un sapore speciale.

Da ragazza cresciuta sul finire degli anni ’80, ricordo ancora quell’emozione grande di tornare a casa da scuola e trovare ad aspettarmi una lettera, posizionata in bella vista proprio lì: sul tavolo della cucina. Altri tempi.

Nella casella, ormai, non ci troviamo altro che bollette e pubblicità. E se qualcuno ci manda una lettera, facile sia vestita di verde, proprio come è successo a me oggi (sob).

Quindi, scrivi, scrivi, scrivi. Gratifica. Metti sul piatto della bilancia costi e benefici. Sono certa che il piatto propenderà per la seconda opzione. Provaci e vedrai!

There are 5 Comments

  • Senza dimenticare che i “giovani” e, forse non solo, visto che, sempre più, faccio anche io cerca le informazioni su You Tube.
    Il video non sostituisce la parola ma, fra la parola letta e la parola detta, il futuro sembra orientata verso la seconda.

    • Elena Zanella says:

      Il video spacca. Per quanto mi riguarda, sto cercando di organizzarmi per usarlo meglio.

  • Alberto Cuttica says:

    grazie della riflessione, Elena. Il “semplifica, qualifica, riduci” mi trova quanto mai d’accordo, e i dati “oggettivi” che citi non possono che confermare la necessità di usare gli strumenti con la dovuta attenzione.
    Lettere verdi a parte (per quel che vale, mal comune mezzo gaudio), ne approfitto qui per augurarti feste serene e soprattutto un anno sempre migliore del precedente

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