Approccio al fundraising. 10 premesse per cominciare bene

Business core value, Business strategy, Key success factor, MissRaccogliere denari e servizi che favoriscano la sostenibilità dell’ente, non è semplice né tantomeno immediato. Fare fundraising deve presupporre un comportamento maturo tanto da parte dell’organizzazione quanto del consulente.

Così, insieme al collega Raffaele Picilli, abbiamo pensato di realizzare una sorta di decalogo (10 PREMESSE AL FUNDRAISING RP_EZ) che crediamo molto utile, in modo che sia immediatamente chiaro all’organizzazione cosa aspettarsi da un’attività integrata finalizzata al fundraising. Per ovviare a misunderstanding che spesse volte accompagnano il fundraiser e la percezione errata che il suo inserimento porti con sé, quasi come per magia, un’immediata risoluzione ai problemi di liquidità dell’onp.

Eccoli elencati (il primo punto è perfezionato dal contributo di Massimo Coen Cagli).

  1. Prima del fundraising c’è la comunicazione e la costruzione di relazioni: se l’organizzazione non comunica o comunica male la propria mission, in primis, bisognerà lavorare a questo. La prima verifica passa quindi da una valutazione del tipo di comunicazione adottata e dall’analisi/profilazione della rete relazionale esistente e/o realizzabile.
  2. L’organizzazione che vuole utilizzare il fundraising deve investire in comunicazione. Sono necessari modifiche e/o aggiornamenti del sito web, dei social network e del materiale cartaceo: tutti strumenti fondamentali per informare i cittadini riguardo alle diversi modi di donare a favore dell’organizzazione. Quanto prodotto deve essere studiato e realizzato in modo integrato.
  3. Per organizzare un piano di raccolta fondi e vederne i risultati serve tempo e impegno da parte di tutti: consulenti e organizzazione.
  4. Un programma di fundraising prevede azioni che vanno dai 12 e i 36 mesi ed è molto difficile avere risultati immediati se si parte da zero.
  5. Il consiglio direttivo deve impegnarsi nelle attività di fundraising supportando, per quanto possibile, le iniziative organizzate per raccogliere fondi.
  6. I volontari vanno motivati e resi partecipi delle attività di raccolta fondi. Molto spesso, senza volontari è impossibile organizzare attività di raccolta fondi.
  7. Delegare: nessuno può fare tutto da solo. L’organizzazione deve saper suddividere i compiti tra i propri membri.
  8. Network: l’organizzazione deve accrescere e consolidare la propria rete di contatti. Per questo è utile e consigliabile fornirsi di un database di tipo relazionale per la gestione dei contatti e dei donatori.
  9. Investire su se stessi: l’organizzazione che vuole fare fundraising, deve anche avere il coraggio e la voglia di cambiare modalità di gestione e funzionamento. Formazione e profonda analisi interna sono capisaldi nelle strategie di fundraising.
  10. Per raccogliere fondi, ci vogliono fondi.

Qualsiasi suggerimento per arricchire il contenuto e agevolare, così, il lavoro del fundraiser, sarà il benvenuto. Ti aspettiamo!

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Elena Zanella

There are 9 Comments

  • Fabio Ceseri says:

    Condivido fino all’ultima vigola

  • Come si dice in questi casi? PAROLE SANTE!

  • chicasablan says:

    Ciao Elena, questo decalogo è fantastico, riassume perfettamente tutti i “punti di contrasto” tra consulente e organizzazione nell’approccio alla raccolta fondi. Punto 3 e punto 7 sono essenziali: senza pazienza, ascolto e collaborazione da parte di tutti non si va da nessuna parte. Grazie!

    • Grazie, Chiara. Abbiamo cercato di dare concretezza ai tanti dubbi che accompagnano la scelta di fare fundraising. Speriamo di esserci riusciti. Questo è un documento che può essere scaricato e usato con tutta serenità.

  • Grazie…è consolante e fa sentire meno soli nel fare capire il proprio ruolo e le proprie scelte! :)

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