A proposito di sussidiarietà

manifestoeventoLo scorso 18 gennaio ho partecipato all’evento di inaugurazione dell’XI edizione del Master in Fundraising dell’Università di Bologna. Non sapevo esattamente cosa aspettarmi. Di certo il titolo “Tutta la verità sul nonprofit” ha stimolato la mia curiosità.

E ho fatto bene. Sono diversi gli aspetti sulle dinamiche del Terzo Settore trattati e che hanno tenuto alta la mia soglia di attenzione. Riflessioni a cuore aperto e non lontane dai propositi e dalle posizioni più e più volte espresse su queste pagine.

In particolare, mi concentrerò su tre concetti che svilupperò in questo e in due successivi post. Ciascuno di essi ha messo in moto qualche riflessione in più che desidero portare alla tua attenzione nell’attesa, come sempre, di un tuo riscontro.

#1. STEFANO ZAMAGNI E IL PRINCIPIO DI SUSSIDIARIETA’ CIRCOLARE

La sussidiarietà orizzontale come ce l’hanno venduta, quella che vede nel rapporto tra l’ente pubblico e il nonprofit la soluzione per uscire dalla crisi, non è sufficiente da sola.

Microsoft Word - Documento1Lo afferma il professor Stefano Zamagni durante il suo intervento. E continua:

Per uscire dalla crisi è necessario un passo oltre: nonprofit, impresa ed ente pubblico devono interagire tra di loro in maniera organica e sistematica sia in fase di progettazione degli interventi sia nel momento della loro esecuzione. E’ più che mai necessario cominciare a parlare di sussidiarietà circolare perché privilegiare il rapporto tra ente pubblico e nonprofit tipico della sussidiarietà orizzontale non è più sufficiente.

E conclude:

Privilegiare la relazione Pubblico/Terzo Settore è un approccio tipicamente italiano. Nei Paesi anglosassoni, diversamente, viene privilegiato il rapporto tra nonprofit e impresa. Cosa che dovrebbe rivitalizzarsi anche qui da noi perché è in queste ultime che si trovano le risorse.

UN PASSO OLTRE LA SUSSIDIARIETA’ CIRCOLARE

Ho avuto la fortuna di ascoltare più volte il professore. Non sono una neofita ma per qualche momento mi sono sentita riportare indietro di anni. Quando all’Università seguivo le lezioni di Economia Politica del compianto professor Carlo Antonio Ricciardi alla Iulm di Milano. Ricordo bene di quando ci parlava di Mercato, Economia, Attori e di come in questo rapporto inseriva il quarto attore: il consumatore. Questo a proposito di B2C (business to consumer) e C2C (consumer to consumer, tipico del mercato dell’usato).

Forte del radicamento di queste informazioni, è stato immediato rilevare l’assenza della comunità elementare (persona e famiglia), al tempo stesso consumatore e domanda di beni e servizi. Tenendo presente questo aspetto, vale forse la pena fare un passo oltre.

Parti del viaggio di ritorno e il week-end sono state dedicate allo sviluppo di questa teoria che, come un tarlo, si è radicata nella mia mente e in quella del mio caro amico e Capo Settore Economia Civile di Banca Popolare di Milano, Gianfranco Argentin, con il quale ho condiviso l’avventura Forlivese.

LA SUSSIDIARIETA’ SOLIDALE

Ecco cosa scrive Argentin: “Ragionavo sulla sussidiarietà circolare, sulle nostre riflessioni, sul triangolo e i nostri cittadini che non sapevamo dove mettere. Se li mettiamo al centro (“al centro la persona”) poi basta partire dagli angoli; tiriamo delle righe; arriviamo al centro dove, per l’appunto, li collochiamo. Così sembrava poter funzionare. Almeno a prima vista. Ma la cosa non mi convinceva: il cittadino diventava un bersaglio, un prigioniero… Torno quindi torno alla mia idea iniziale: prendo virtualmente pollice e indice; pizzico al centro il triangolo e tiro su. La forma da piana diventa solida in 3D. A pelle mi sento più a mio agio”.

tetraedroDai cassetti del cervello escono e rotolano fuori un mare di pensieri:

  • con il tetraedro (la piramide di tre lati) tutte le facce, gli angoli, le aree sono uguali. Ogni vertice ha la sua “rispettabilità”, nessuno prevale
  • veniamo ai vertici: uno è l’Ente Pubblico EP, uno è il nonprofit NP, uno è l’azienda AZ, e infine la persona (o comunità elementare) CE.

Con questa figura, tutto diventa improvvisamente più chiaro. Incluse le relazioni. Proviamo a raccontarle:

EP (Ente Pubblico):

  • Verso il NP eroga servizi, stipula convenzioni, eroga contributi
  • Verso l’AZ eroga servizi, stipula convenzioni
  • Verso la CE eroga servizi e contributi

NP (Nonprofit):

  • Verso l’EP eroga servizi
  • Verso l’AZ eroga servizi
  • Verso la CE eroga servizi, promuove progetti “ideali”; è inserita nel territorio

AZ (Azienda):

  • Verso l’EP paga le tasse, vende il proprio prodotto (merce o altro)
  • Verso il NP vende il proprio prodotto, dona denaro, potrebbe donare volontariato aziendale e investire in progetti
  • Verso la CE vende il proprio prodotto, dà lavoro; è inserita nel territorio

CE (Comunità elementare):

  • Verso l’EP paga le tasse
  • Verso il NP fa donazioni, fa attività di volontariato, potrebbe investire in progetti
  • Verso l’AZ compra merci, acquista servizi, lavora; è inserita nel territorio

Tutte quelle descritte come attività di un soggetto verso un altro diventano passività in senso contrario: la comunità paga le tasse e in cambio riceve servizi dall’EP.

CONCLUSIONI

Alla luce di quanto sopra, forse non è un azzardo fare un passo oltre e definire questo nuovo modo di porsi al modello di Zamagni con il nome di “sussidiarietà solidale”:

Un approccio innovativo in cui solidale richiama da una parte l’opposizione figura solida vs figura piana e dall’altra avoca i concetti di reciprocità e partecipazione.

Qualità tanto presenti quanto urgenti nel modo attuale di intendere il nuovo sistema di welfare, quello, appunto, di seconda generazione.

There are 6 Comments

  • Simona says:

    Cara Elena, ho letto più volte, e con molto interesse, questo tuo post. Che è ricco, nel senso che si porta dietro, moltissime riflessioni e considerazioni, che si vanno ad aggiungere alle tante che già hai fatto tu.
    Per il momento leggo, elaboro i pensieri provando a dare loro un ordine … e aspetto gli altri due post perchè sono curiosa di sapere cosa scriverai.
    A presto, dunque!

    Simona

    P.S. avrei dovuto essere anch’io a Forlì, se non ci si fosse messa di mezzo l’influenza! Dev’essere stato un convegno interessantissimo.

  • Massimo says:

    Cara Elena, ho trovato molto suggestivo il concetto di sussidiarietà solidale, soprattutto nella sua rappresentazione tridimensionale. Guardando il tetraedro e leggendo le sue riflessioni mi è sembrato di poter ravvisare nella sussidiarietà solidale una sorta di nuovo patto sociale per rafforzare la solidarietà razione su cui si fonda il sistema societario. Un approdo molto più facile da teorizzare che da mettere in pratica, stante la difficoltà nel paese a rendere realmente operativa la sussidiarietà orizzontale (per non parlare poi di quella circolare). Ciò è particolarmente vero per il mezzogiorno, dove alla debolezza del tessuto economico si unisce il problema di una PA ancorata a logiche statocentriche di government nel rapporto con il terzo settore (o settore nonprofit), nonchè di un terzo settore per lo più intrappolato in rapporti di dipendenza (particolaristici-clientelari) per garantire la propria sopravvivenza. Si unisce, infine, una profonda delegittimazione dello Stato, avvertita a livello di “comunità elementare” sempre più lasciata a sè stessa quando non destinataria di interventi assistenzialistici. In definitiva, per quanto auspicabile, la sussidiarietà solidale (e ancor prima quella circolare e perfino orizzontale) richiederebbe un intervento profondo per rinsaldare i legami tra i vertici del tetraedro. La fiducia, collante fondamentale per tenere unite le parti, è un collante che nel Mezzogiorno -in parte per le ragioni accennate- è particolarmente carente.

    • Quello che racconta è tanto noto quanto drammatico. Oltre che concreto purtroppo. Sono consapevole che il principio solidale proposto, e ancor prima quelli circolare e – per certi versi – quello orizzontale, sono assai difficili da mettere in pratica. Allo stesso tempo, però, occorre un obiettivo a cui tendere per aver chiara la strada da percorrere. Irto di difficoltà e forse mai realizzabile ma certo auspicabile e di certo legittimo. Finché l’interesse individuale prevarrà su quello sociale sarà dura. Noi, nel nostro piccolo, tentiamoci. Magari, a poco a poco, chi lo sa…

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