5 punti chiave per comunicare il nonprofit in modo efficace

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La relazione con i media è un’attività strategica che va gestita al meglio e con intelligenza. Occuparsi di una causa sociale non è condizione sufficiente per farsi ascoltare. Comunicare bene e sapere come rendere notiziabile qualcosa che notiziabile magari non lo è del tutto è fondamentale anche nella raccolta fondi. Luisa Cavagnera è un’eccellenza in questo. In questo post ci svela 5 punti chiave e il 10 maggio ci attende in aula alla Fundraising Academy per insegnarci come costruire il nostro miglior posizionamento media fuori e dentro la rete. Buona lettura.

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Cinque punti chiave per comunicare (anche) il nonprofit in modo efficace. Il titolo di questo post è già… un punto chiave!

Quante volte, sui media, veniamo attirati dalle “10 regole per…”? Anche sapendo che a volte potremmo rimanere delusi da un contenuto che non mantiene le promesse. Il meccanismo però funziona, il “trucco” retorico raggiunge il suo obiettivo: farsi leggere. L’importante è usarlo per raccontare cose davvero interessanti e, appunto, non deludere le aspettative.

La comunicazione ha le sue regole, e sono naturalmente più di cinque. Ma se parliamo di approccio strategico valgono alcuni principi che non andrebbero mai traditi.

  1. Ascoltare;
  2. approfondire;
  3. mettersi nei panni (del lettore e del giornalista);
  4. avere onestà intellettuale;
  5. scrivere bene.

Ascoltare significa mettersi nella disposizione d’animo e di mente per capire cosa interessa davvero l’interlocutore a cui voglio arrivare con i miei contenuti e i miei messaggi. È il primo passo per togliersi dal rischio, condiviso da mondo profit e non profit,  dell’autoreferenzialità, del pensare che i miei contenuti e i miei messaggi siano di per sé interessanti. E significa cercare il modo di renderli attraenti per il pubblico al quale mi rivolgo. Ad esempio… ricavandone “le dieci regole per”! Consentitemi la provocazione e la leggerezza, per ribadire, seriamente, che:

mettersi in ascolto è il primo passo importante di una comunicazione efficace.

Approfondire: sembra un suggerimento paradossale, vista la velocità e la superficialità con cui oggi si produce e si consuma l’informazione. È sicuramente uno dei punti più impegnativi: richiede tempo, un bene raro per quasi tutti, concentrazione, voglia di conoscere gli scenari in cui si colloca il nostro lavoro e i contenuti che vogliamo valorizzare, capacità di analisi e sintesi. Ma si può fare: studiare cosa succede intorno, come si muove il dibattito, quali sono le ultime ricerche sul tema che ci sta a cuore, come si muovono i competitor, in cosa noi possiamo fare la differenza…

Mettersi nei panni di chi riceve le nostre comunicazioni significa conoscerne e rispettarne dinamiche ed esigenze professionali. I media hanno le loro audience, e sono i primi panni da provare a indossare. E hanno soprattutto le loro logiche di business, i loro posizionamenti, esigenze operative che sono molto cambiate negli anni, che ci piaccia o no, e con le quali bisogna fare i conti.

L’onestà intellettuale sarebbe, in realtà, un prerequisito di qualunque professionista serio. E nell’epoca della sostenibilità (tanto evocata quanto strumentalizzata e non solo per abuso lessicale), del citizen journalism, del fact checking da una parte e, dall’altra, delle fake news (notizie falsificate, prima che false, ed è anche peggio) diventa tanto più importante essere trasparenti, valorizzare i propri punti di forza ma accettare i propri limiti, non mistificare, essere pronti a sostenere le proprie posizioni ma anche a riconoscere gli errori, confrontarsi con gli stakeholder in maniera costruttiva.

Un punto chiave che continuo a ritenere fondamentale, infine, è scrivere bene. Che sia un post, un comunicato stampa, un testo tecnico: curare la forma della nostra comunicazione fa la differenza. Lo stile può essere molto personale, intendiamoci, non si parla qui di pedissequa omologazione alle regole. Ma l’accuratezza e la qualità anche della forma sono caratteristiche che sempre più, nell’epoca della superficialità già richiamata, fanno uscire dal mucchio.

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