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	<title>Generazioni Archivi - Elena Zanella</title>
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	<title>Generazioni Archivi - Elena Zanella</title>
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		<title>Generazione X: autonomia, pragmatismo e scelta nel dono</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nonprofit Blog di Elena Zanella]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Mar 2026 16:00:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità e dinamiche]]></category>
		<category><![CDATA[Fundraising]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando si parla di Generazione X, è come guardarsi allo specchio. Non sto osservando un fenomeno sociologico dall’esterno: sto parlando di un pezzo di vita che conosco bene. Sulla carta, noi della Gen X siamo i nati tra il 1965 e il 1980, ma le date non bastano a raccontarci. Per capirci davvero, bisogna visualizzare  [...]</p>
<p>L'articolo <a href="https://elenazanella.it/generazione-x-autonomia-pragmatismo-e-scelta-nel-dono/">Generazione X: autonomia, pragmatismo e scelta nel dono</a> proviene da <a href="https://elenazanella.it">Elena Zanella</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Quando si parla di <strong>Generazione X</strong>, è come guardarsi allo specchio. Non sto osservando un fenomeno sociologico dall’esterno: sto parlando di un pezzo di vita che conosco bene.</p>
<p data-path-to-node="6">Sulla carta, noi della Gen X siamo i nati tra il <b data-path-to-node="6" data-index-in-node="33">1965 e il 1980, </b>ma le date non bastano a raccontarci. Per capirci davvero, bisogna visualizzare un’immagine precisa che ci ha accompagnati nell&#8217;infanzia e nell&#8217;adolescenza: quella dei bambini con le chiavi appese al collo (negli Stati Uniti ci chiamavano <i data-path-to-node="11" data-index-in-node="32"><a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Latchkey_kid">latchkey kids</a></i>). Eravamo quelli che andavano e tornavano da scuola soli perché entrambi i genitori lavoravano. Siamo cresciuti tra pomeriggi lunghi, televisione, i primi esperimenti di libertà con i cortili pieni di ragazzini e una responsabilità arrivata, forse, un po’ troppo presto. <span id="more-40677"></span></p>
<h4 data-path-to-node="7">La generazione &#8220;invisibile&#8221;</h4>
<p data-path-to-node="8">Siamo spesso definiti la generazione &#8220;dimenticata&#8221;, schiacciati tra l’ingombrante eredità dei <strong><a href="https://elenazanella.it/baby-boomers-tra-crescita-economica-e-partecipazione-attiva/">Baby Boomers</a></strong> e l&#8217;esplosione digitale dei <strong>Millennials. </strong>Siamo meno numerosi, meno celebrati, più silenziosi. Eppure, <strong>la Gen X è stata il vero laboratorio del cambiamento.</strong> Abbiamo assorbito in pieno la fine delle grandi ideologie, l’inizio della disintermediazione e la transizione epocale dall’analogico al digitale. Tutto questo ha inciso profondamente su come ci fidiamo, come scegliamo e, anche, come doniamo.</p>
<p data-path-to-node="11">Gestire il tempo, lo spazio e i compiti in solitudine non era necessariamente una tragedia, ma era una condizione e quella condizione ha forgiato un carattere preciso:</p>
<ul data-path-to-node="12">
<li>
<p data-path-to-node="12,0,0"><b data-path-to-node="12,0,0" data-index-in-node="0">Autonomia radicale:</b> sappiamo arrangiarci.</p>
</li>
<li>
<p data-path-to-node="12,1,0"><b data-path-to-node="12,1,0" data-index-in-node="0">Pragmatismo:</b> siamo poco inclini alla retorica istituzionale.</p>
</li>
<li>
<p data-path-to-node="12,2,0"><b data-path-to-node="12,2,0" data-index-in-node="0">Diffidenza costruttiva:</b> nutriamo una sana prudenza verso le promesse troppo grandi.</p>
</li>
</ul>
<h4 data-path-to-node="3">Tra <em>Stranger Things</em> e la realtà</h4>
<p data-path-to-node="4">Per chi è cresciuto in quegli anni, serie come <i data-path-to-node="4" data-index-in-node="47"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Stranger_Things">Stranger Things</a></i> non sono operazioni nostalgia, ma documentari veri e propri. Rivediamo i nostri salotti, sentiamo il rumore delle catene delle bici e quel senso di libertà — a tratti selvatica — di chi usciva di casa senza GPS o cellulari. L&#8217;unico sensore di prossimità che avevamo era la luce dei lampioni: quando si accendevano, era ora di rientrare.</p>
<p data-path-to-node="5">Non era mancanza d’affetto da parte dei genitori, era un patto silenzioso di fiducia. Eravamo noi i ragazzini che sfrecciavano in strada mentre il mondo adulto era impegnato altrove. Abbiamo imparato presto che se c’era un problema — o un &#8220;mostro&#8221; nel sottosopra della quotidianità — dovevamo organizzarci tra di noi per risolverlo. Senza manuali, senza tutorial.</p>
<p data-path-to-node="6">Gli <strong>anni Ottanta</strong> sono stati il nostro laboratorio di identità:</p>
<ul data-path-to-node="7">
<li>
<p data-path-to-node="7,0,0"><b data-path-to-node="7,0,0" data-index-in-node="0">Le Tribù:</b> ci si definiva per appartenenza. <strong>Paninari, metallari, dark, punk</strong>: ci si riconosceva dai dettagli dei vestiti e dalle cassette scambiate a scuola e ascoltate con il walkman. L&#8217;identità era qualcosa che ti guadagnavi sul marciapiede e le grandi compagnie si trovavano in centro, davanti al <em>Bocadillos </em>o alla <em>Casual House</em>, o sul muretto.</p>
</li>
<li>
<p data-path-to-node="7,1,0"><b data-path-to-node="7,1,0" data-index-in-node="0">La Transizione:</b> siamo stati i primi a passare dal telefono a disco al sibilo del modem. Abbiamo vissuto il passaggio da un mondo fatto di oggetti a un mondo fatto di dati.</p>
</li>
</ul>
<p data-path-to-node="8">Questa crescita, iniziata nell&#8217;analogico e finita nel futuro, ha forgiato uno <b data-path-to-node="8" data-index-in-node="78">spirito pratico</b> che non accetta giri di parole. Non aspettavamo istruzioni: le scrivevamo noi mentre andavamo. Ed è questo pragmatismo che oggi applichiamo a tutto, specialmente a chi ci chiede di fidarci e di donare.</p>
<h4 data-path-to-node="14">La metamorfosi del dono: dalla partecipazione alla scelta</h4>
<p data-path-to-node="15">Nel mondo del fundraising,<strong> la Gen X segna una rottura col passato.</strong> Se per la <strong><em><a href="https://elenazanella.it/la-generazione-silenziosa-le-radici-del-dono-e-la-cultura-della-continuita/">Silent Generation</a></em></strong> il dono era dovere e per i <i data-path-to-node="15" data-index-in-node="122">Boomers</i> era partecipazione, per noi il dono è una <b data-path-to-node="15" data-index-in-node="172">scelta razionale</b>.</p>
<p data-path-to-node="16">La nostra fiducia non è un automatismo: va guadagnata sul campo. Per intercettare la Gen X, un&#8217;organizzazione deve puntare su quattro pilastri:</p>
<ol start="1" data-path-to-node="17">
<li>
<p data-path-to-node="17,0,0"><b data-path-to-node="17,0,0" data-index-in-node="0">Credibilità sopra l&#8217;enfasi:</b> diffidiamo delle narrazioni troppo zuccherose. Vogliamo solidità, trasparenza e risultati verificabili.</p>
</li>
<li>
<p data-path-to-node="17,1,0"><b data-path-to-node="17,1,0" data-index-in-node="0">Autonomia decisionale:</b> non amiamo sentirci guidati o pressati. Preferiamo strumenti che ci permettano di informarci e decidere in autonomia.</p>
</li>
<li>
<p data-path-to-node="17,2,0"><b data-path-to-node="17,2,0" data-index-in-node="0">Dati ed emozioni:</b> una storia ci tocca il cuore, ma senza evidenze numeriche ci sembra solo marketing.</p>
</li>
<li>
<p data-path-to-node="17,3,0"><b data-path-to-node="17,3,0" data-index-in-node="0">Relazione non invasiva:</b> il nostro tempo è sacro. Preferiamo comunicazioni chiare, sintetiche e, per favore, rispettose.</p>
</li>
</ol>
<h4 data-path-to-node="18">Il paradosso dei genitori &#8220;presenti&#8221;</h4>
<p data-path-to-node="19">C’è un aspetto quasi commovente in questa generazione e che incarno decisamente: noi, cresciuti con le chiavi al collo e un alto grado di solitudine, <strong>abbiamo costruito una genitorialità opposta.</strong> Siamo presenti, a tratti iper-protettivi verso i nostri figli (spesso Gen Z). La generazione più autonoma ha scelto di crescere la generazione più accompagnata. È un passaggio culturale enorme, un ponte tra mondi che solo chi ha vissuto &#8220;prima e dopo&#8221; Internet può costruire.</p>
<p data-path-to-node="21">In fondo, siamo ancora quella &#8220;generazione ponte&#8221;.</p>
<blockquote>
<p data-path-to-node="21">Abbiamo scritto lettere e poi e-mail, ascoltato cassette e poi lo streaming. Questa doppia cittadinanza ci regala una capacità assolutamente unica: quella di tradurre il passato nel futuro.</p>
</blockquote>
<p data-path-to-node="22">Per il fundraising, il messaggio è chiaro. Con la Gen X non basta raccontare il &#8220;bene&#8221;; bisogna dimostrarlo. Non basta chiedere fiducia; bisogna meritarsela.</p>
<blockquote>
<p data-path-to-node="22">Se i Boomers ci hanno insegnato la partecipazione, la Generazione X ci insegna la <b data-path-to-node="22" data-index-in-node="240">responsabilità della scelta</b>.</p>
</blockquote>
<p data-path-to-node="23">Forse perché chi è cresciuto aprendo la porta di casa da solo, sa bene che certe decisioni, alla fine, spettano solo a noi.</p>
<p style="text-align: center" data-path-to-node="23">***</p>
<p data-path-to-node="23"><a href="https://elenazanella.it/negozio/"><img fetchpriority="high" decoding="async" src="https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-03-07-alle-11.40.49-1.png" class="aligncenter size-full wp-image-40700" alt="" width="1694" height="626" srcset="https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-03-07-alle-11.40.49-1-200x74.png 200w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-03-07-alle-11.40.49-1-300x111.png 300w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-03-07-alle-11.40.49-1-400x148.png 400w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-03-07-alle-11.40.49-1-500x185.png 500w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-03-07-alle-11.40.49-1-600x222.png 600w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-03-07-alle-11.40.49-1-700x259.png 700w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-03-07-alle-11.40.49-1-768x284.png 768w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-03-07-alle-11.40.49-1-800x296.png 800w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-03-07-alle-11.40.49-1-1024x378.png 1024w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-03-07-alle-11.40.49-1-1200x443.png 1200w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-03-07-alle-11.40.49-1-1536x568.png 1536w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-03-07-alle-11.40.49-1.png 1694w" sizes="(max-width: 1694px) 100vw, 1694px" /></a></p>
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		<title>Parlare a tutti è inutile. Comincia a parlare a qualcuno</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nonprofit Blog di Elena Zanella]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 Jan 2026 16:00:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità e dinamiche]]></category>
		<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Generazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Marketing]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel fundraising non si parla “a tutti” per superficialità o per pigrizia. Si parla a tutti perché il tempo è poco, le risorse sono limitate e, soprattutto nelle organizzazioni più piccole, spesso mancano figure dedicate e preparate che possano permettersi un lavoro di maggiore profondità. Si fa quello che si può, con quello che si  [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1">Nel fundraising non si parla “a tutti” per superficialità o per pigrizia. Si parla a tutti perché il tempo è poco, le risorse sono limitate e, soprattutto nelle organizzazioni più piccole, spesso mancano figure dedicate e preparate che possano permettersi un lavoro di maggiore profondità. <strong>Si fa quello che si può</strong>, con quello che si ha, cercando di tenere insieme comunicazione, raccolta fondi, progettazione, relazioni. È una condizione diffusa, reale e comprensibile. Almeno fino a un certo punto.<span id="more-40529"></span></p>
<p class="p1">Proprio per questo, però, è importante interrogarsi su <span class="s1"><b>quanto questa semplificazione funzioni davvero</b></span>. Perché se è vero che parlare a tutti è una scorciatoia a volte necessaria, è altrettanto vero che, nel medio periodo, questa scelta finisce col creare <strong>messaggi generici, spesso identici, che producono relazioni deboli e donazioni episodiche.</strong> Non per cattiva volontà, ma per mancanza di profondità.</p>
<p class="p1">Parlare davvero con qualcuno richiede risorse, e tante, sia in termini di tempo che di investimento economico. Richiede strumenti adeguati, competenze e capacità di mettersi in ascolto. Necessita il passare da una comunicazione “orizzontale”, che cerca di coprire tutto, a una comunicazione “verticale”, che prova a entrare in profondità nella relazione con la persona. <strong>È più faticoso, vero, ma è anche l’unico modo per costruire fiducia e continuità.</strong></p>
<h4 class="p1">Oltre il donatore medio</h4>
<p class="p1">In questo senso, il tema non è negare l’esistenza di un donatore medio. Il donatore medio <span class="s1"><b>esiste</b></span>, eccome, ma forse è più corretto chiamarlo <span class="s1"><b>donatore tipico</b></span>. Ogni organizzazione, nel tempo, costruisce – più o meno consapevolmente – un profilo ricorrente: una persona che rappresenta il cuore della propria base di sostegno. Quel profilo non serve per appiattire tutti, ma per orientarsi in modo ordinato. Serve come riferimento, come punto di partenza per capire chi sono i donatori più vicini, quelli più periferici e quelli potenziali. Un approccio a ciò che, in altri ambiti, viene chiamato lavoro sulle <i>personas</i>: non etichette rigide, ma rappresentazioni utili per prendere decisioni migliori.</p>
<p class="p1">Il problema vero nasce quando <strong>il donatore tipico diventa l’unico interlocutore</strong>, e non il centro da cui partire per articolare una relazione più ricca e differenziata.</p>
<p class="p1">Qui entra in gioco il concetto di <span class="s1"><b>audience</b></span>. Un’audience non è un target astratto, né un insieme indistinto di persone. È una comunità che condivide un certo modo di stare nel mondo, un certo rapporto con il tempo, con l’autorità, con le istituzioni, e naturalmente con il dono. Parlare a un’audience significa <strong>riconoscere queste differenze</strong>, tenendone conto nel modo in cui si gestisce la relazione.</p>
<p class="p1">Si parta dal presupposto che <strong>il dono non significa la stessa cosa per tutti.</strong> Per alcune persone è ancora un dovere morale, per altre una scelta razionale, per altre un’espressione di valori o di identità. Ignorare queste differenze rende il fundraising decisamente meno efficace, perché la richiesta può anche arrivare, ma la relazione non si consolida. <strong>E poi ci stupiamo che non funzioni.</strong></p>
<h4 class="p1">Parlare a qualcuno</h4>
<p class="p1">Il segreto sta nel passare dal parlare alla massa indistinta, al parlare al singolo. L’errore sta <strong>nell’illusione di semplicità</strong> che si pensa stia dietro l&#8217;uso dei social, specie dei social network. Per lo meno questo è ciò che noto nella pratica quotidiana. Il concetto del &#8220;basta pubblicare&#8221; non è per nulla vero. I canali non creano la relazione, la rendono possibile, ma solo se ciò che viene detto è coerente con le aspettative, con il vissuto e con gli interessi delle persone a cui ci rivolgiamo. <strong>Un messaggio può essere tecnicamente corretto e culturalmente fuori contesto.</strong> In quel caso il dono arriva, forse, una volta sola. Poi si perde.</p>
<p class="p1">Parlare a qualcuno non significa escludere, significa diversamente scegliere di essere rilevanti. Significa accettare che non tutte le persone reagiscono allo stesso modo, non tutte vogliono essere coinvolte allo stesso modo, non tutte rispondono allo stesso tipo di sollecitazione. È una scelta strategica, ma anche una scelta di rispetto: del tempo delle persone, della loro storia, del loro modo di stare in relazione con una causa.</p>
<p class="p1">Parlare a qualcuno richiede tempo, e tanto. Richiede organizzazione del lavoro, competenza e passaggi accurati. Ma la vera differenza sta nel cominciare a porsi le domande giuste:</p>
<ul>
<li class="p1">chi è il nostro donatore tipico?</li>
<li class="p1">Quali audience gravitano intorno a lui?</li>
<li class="p1">Quali linguaggi possono funzionare davvero?</li>
<li class="p1">Dove ha senso investire tempo e risorse, e dove no?</li>
</ul>
<p class="p1">E non si tratta di fare tutto subito. <strong>Si tratta di iniziare a scegliere cosa fare e decidere di partire.</strong></p>
<p class="p1">Nelle prossime settimane proveremo a farlo insieme: entrando nel merito delle diverse audience e di come cambia, con ciascuna, il modo di coinvolgere, chiedere e costruire relazioni.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>***</strong></p>
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<p><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-40556" src="https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2026/01/Screenshot-2026-01-27-alle-08.57.07-scaled.png" alt="" width="2560" height="869" srcset="https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2026/01/Screenshot-2026-01-27-alle-08.57.07-200x68.png 200w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2026/01/Screenshot-2026-01-27-alle-08.57.07-300x102.png 300w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2026/01/Screenshot-2026-01-27-alle-08.57.07-400x136.png 400w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2026/01/Screenshot-2026-01-27-alle-08.57.07-500x170.png 500w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2026/01/Screenshot-2026-01-27-alle-08.57.07-600x204.png 600w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2026/01/Screenshot-2026-01-27-alle-08.57.07-700x237.png 700w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2026/01/Screenshot-2026-01-27-alle-08.57.07-768x261.png 768w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2026/01/Screenshot-2026-01-27-alle-08.57.07-800x271.png 800w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2026/01/Screenshot-2026-01-27-alle-08.57.07-1024x347.png 1024w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2026/01/Screenshot-2026-01-27-alle-08.57.07-1200x407.png 1200w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2026/01/Screenshot-2026-01-27-alle-08.57.07-1536x521.png 1536w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2026/01/Screenshot-2026-01-27-alle-08.57.07-scaled.png 2560w" sizes="(max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /></p>
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		<title>IA. E quando non sapremo più distinguere il vero dal falso?</title>
		<link>https://elenazanella.it/ia-e-quando-non-sapremo-piu-distinguere-il-vero-dal-falso/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Nonprofit Blog di Elena Zanella]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 18 Jan 2026 16:00:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Uso i social moltissimo. E, per lavoro, attingo dagli archivi fotografici. Scarico legalmente, selezionando con cura. Cerco coerenza stilistica e qualità. Ultimamente, però, noto un cambio di rotta che mi lascia addosso una sensazione poco piacevole: sempre più spesso la priorità va alle immagini generate con intelligenza artificiale. Al tempo stesso, uso l’IA perché mi  [...]</p>
<p>L'articolo <a href="https://elenazanella.it/ia-e-quando-non-sapremo-piu-distinguere-il-vero-dal-falso/">IA. E quando non sapremo più distinguere il vero dal falso?</a> proviene da <a href="https://elenazanella.it">Elena Zanella</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Uso i social moltissimo. E, per lavoro, attingo dagli archivi fotografici. Scarico legalmente, selezionando con cura. Cerco coerenza stilistica e qualità. Ultimamente, però, noto un cambio di rotta che mi lascia addosso una sensazione poco piacevole: sempre più spesso la priorità va alle immagini generate con intelligenza artificiale.</p>
<p>Al tempo stesso, uso l’IA perché mi aiuta a mettere a terra i pensieri e non ne ho mai fatto mistero. C’è un punto, tuttavia, che mi preoccupa, e non riguarda la tecnologia in sé. Riguarda ciò che la tecnologia sta facendo al nostro rapporto con la realtà.<span id="more-40493"></span></p>
<p>Oggigiorno, l’IA si nota ancora. Soprattutto nelle immagini e nei video. E finché “si vede”, la nostra testa si difende in modo semplice semplice: <strong>lo riconosco e lo prendo per ciò che è. Fine.</strong> Ma cosa succederà quando quel filtro, e succederà molto presto, salterà? Quando, ovvero, non saremo più in grado di riconoscere il reale dalla finzione?</p>
<p>Non lo so ancora per certo, ma una cosa la so e di questo sono abbastanza sicura: <strong>la fiducia diventerà improvvisamente più fragile.</strong></p>
<h4><strong>La realtà è un punto di vista, ma la fiducia ha bisogno di appigli</strong></h4>
<p>Nello studiare comunicazione, ho appreso un concetto semplice che mi ha messo di fronte a una realtà che ha cambiato il mio modo di vedere le cose: <strong>la realtà non è mai assoluta; è un punto di vista e ci sono tante realtà quanti sono i punti di vista. La mia realtà non è la tua. </strong>Ognuno ha la propria “enciclopedia personale”: esperienze, riferimenti, paure, desideri, bias. Eppure, conviviamo, lavoriamo, scegliamo, doniamo, perché troviamo un terreno comune.</p>
<p>Quel terreno comune, in comunicazione, non è ascrivibile a “verità assoluta”, bensì a &#8220;verosimiglianza&#8221;. Esiste dunque un patto implicito: <strong>ciò che mi racconti deve reggere.</strong> Deve essere coerente. Deve avere senso nel tempo. Deve essere verificabile, almeno in parte. Insomma, devi essere <em>in primis</em> attendibile.</p>
<p>L’IA, in tutto questo, cambia le regole del gioco perché non cambia solo l’interpretazione: cambia la possibilità stessa di produrre “evidenza”. Se tutto può essere costruito a tavolino con un realismo perfetto, allora la domanda non è più “è bello?” o “funziona?”. La domanda diventa: “che cosa posso ancora prendere come prova per capire che quanto accaduto è quantomeno verosimile?”.</p>
<blockquote><p>E qui arriva il paradosso: <em>il rischio non è soltanto diventare creduloni. Il rischio peggiore è l’opposto: diventare tutti scettici.</em></p></blockquote>
<p><strong>Se tutto può essere falso, anche il vero diventa negoziabile. </strong>Non perché non esista, ma perché perde forza come riferimento condiviso. E la manipolazione più efficace non è quella che ti fa credere a una bugia, bensì è quella che ti stanca. Ti disorienta. Ti porta a pensare: “tanto è tutto uguale”. È un logoramento lento, ma devastante. E probabilmente (ma speriamo di no) definitivo.</p>
<h4><strong>Il punto non è solo il destinatario. È il mittente</strong></h4>
<p>Di solito si parla di audience: come farà a distinguere? Provo ora a spostare il punto di vista e a riflettere diversamente. Perché c’è una questione ancora più delicata: <strong>il ruolo e lo <em>status</em> di chi i contenuti li produce: </strong>se alla base non c’è competenza, l’IA non la crea. Al massimo la maschera producendo contenuti formalmente impeccabili; belli, bellissimi, eh!, ma sostanzialmente vuoti.</p>
<p>Questo è il punto che mi interessa:</p>
<ul>
<li>se l’IA amplifica una competenza vera, può diventare uno strumento straordinariamente potente;</li>
</ul>
<ul>
<li>se l’IA amplifica una non-competenza, ottieni il nulla impaginato bene.</li>
</ul>
<p>E il nulla impaginato bene è pericoloso perché sembra autorevole, professionale, credibile, ma non regge il contraddittorio. <strong>E se la delega diventa totale, senza spirito critico, succedono almeno tre cose:</strong></p>
<ol>
<li>si pubblica di più e si pensa di meno.</li>
<li>si confonde la velocità con la qualità.</li>
<li>si sposta la responsabilità: “l’ha scritto l’IA”.</li>
</ol>
<p>Peccato che la responsabilità non sia delegabile. La scelta di pubblicare è sempre umana e quanto metti in circolo, prima o poi, chiede il conto.</p>
<h4><strong>Le nuove generazioni tra competenza e cinismo</strong></h4>
<p>Nel tema sulle generazioni che abbiamo cominciato ad affrontare, questo argomento non è secondario, perché riguarda l’ambiente informativo in cui, e mi riferisco ai giovanissimi, cresceranno, studieranno, voteranno, lavoreranno, doneranno. Di certo, <strong>stanno crescendo in un ambiente decisamente più ambiguo del nostro</strong> in cui occorrerà un notevole spirito critico per distinguere la realtà dalla finzione. <strong>Dovranno imparare ad allenare i muscoli del cervello</strong> perché non si insinui il rischio, enorme!, della fatica cognitiva a cui probabilmente in molti si arrenderanno.</p>
<p>È una resa comprensibile: quando non credi più a niente, finisci per credere a ciò a cui la massa crede e finisci con l&#8217;adeguarti, almeno per sopravvivere. Insomma, la manipolazione più efficace, nel futuro, non sarà “questa immagine è vera”. Sarà: “questa storia conferma ciò che già senti”. E lì, ogni verifica diventa secondaria.</p>
<h4><strong>Dal “vero” al “tracciabile”: un nuovo paradigma</strong></h4>
<p>Se la verosimiglianza visiva diventa fragile, dobbiamo spostare il campo di battaglia. Per me <strong>il futuro non si giocherà più sulla coppia realtà <em>vs</em> finzione</strong>, bensì su un’altra triade, ben più dura ma, al tempo stesso, più utile:</p>
<ul>
<li><strong>Tracciabile <em>vs</em> non tracciabile. </strong>Da dove arriva? Quali passaggi posso verificare? Qual è la catena degli eventi che lo sostiene?</li>
<li><strong>Contestualizzato <em>vs </em>decontestualizzato. </strong>Chi ci mette la faccia? In quale contesto?</li>
<li><strong>Responsabile <em>vs </em>irresponsabile<em>.</em> </strong>Chi risponde di quello che viene pubblicato? Chi è disposto a dire: “questa scelta è mia”?</li>
</ul>
<p>Per chi lavora nel sociale, dove la fiducia non è un accessorio, è la base. Qui entra in gioco un dettaglio ulteriore spesso sottovalutato:<strong> l’iper-perfezione è un segnale freddo, non umano.</strong> <strong>E noi con l’umanità ci viviamo. </strong>La sfida, quindi, non è smettere di usare l’IA. Cosa impossibile ora come ora, figuriamoci in futuro! <strong>Serve invece diventare più rigorosi e responsabili</strong>, insegnando ai nostri beneficiari, ai nostri sostenitori e ai nostri figli naturalmente, a guardare oltre l’immagine.</p>
<p>In un mondo di finzione perfetta, la differenza non la farà l’estetica. La farà <strong>la nostra capacità di essere responsabili e il più possibile umani.</strong></p>
<p>E se sembra poco, è perché non abbiamo <strong>ancora capito quanto ci costerà il giorno in cui non ci interesserà più distinguere.</strong></p>
<p><a href="https://elenazanella.it/negozio/"><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-40419 size-full" src="https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2026/01/Senza-titolo-3-copia-2.png" alt="" width="850" height="482" srcset="https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2026/01/Senza-titolo-3-copia-2-200x113.png 200w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2026/01/Senza-titolo-3-copia-2-300x170.png 300w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2026/01/Senza-titolo-3-copia-2-400x227.png 400w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2026/01/Senza-titolo-3-copia-2-500x284.png 500w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2026/01/Senza-titolo-3-copia-2-600x340.png 600w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2026/01/Senza-titolo-3-copia-2-700x397.png 700w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2026/01/Senza-titolo-3-copia-2-768x436.png 768w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2026/01/Senza-titolo-3-copia-2-800x454.png 800w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2026/01/Senza-titolo-3-copia-2.png 850w" sizes="(max-width: 850px) 100vw, 850px" /></a></p>
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		<title>Attrarre i giusti stakeholder nel fundraising giovanile: una lezione da HBR</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nonprofit Blog di Elena Zanella]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Sep 2025 15:00:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità e dinamiche]]></category>
		<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Fundraising]]></category>
		<category><![CDATA[Generazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel nonprofit, come nelle aziende, non tutti gli stakeholder sono uguali. Alcuni hanno un impatto profondo, altri restano più marginali. Per questo è fondamentale concentrarsi sull’attrarre i giusti: coloro che condividono valori, visione, intenzioni. Nel nostro caso, parliamo dei giovani e giovanissimi. Ragazzi che oggi non donano denaro, o lo fanno in minima parte, ma  [...]</p>
<p>L'articolo <a href="https://elenazanella.it/attrarre-i-giusti-stakeholder-nel-fundraising-giovanile-una-lezione-da-hbr/">Attrarre i giusti stakeholder nel fundraising giovanile: una lezione da HBR</a> proviene da <a href="https://elenazanella.it">Elena Zanella</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1">Nel nonprofit, come nelle aziende, non tutti gli stakeholder sono uguali. Alcuni hanno un impatto profondo, altri restano più marginali. Per questo è fondamentale concentrarsi sull’attrarre <span class="s1"><b>i giusti</b></span>: coloro che condividono valori, visione, intenzioni. Nel nostro caso, parliamo dei giovani e giovanissimi. Ragazzi che oggi non donano denaro, o lo fanno in minima parte, ma che rappresentano stakeholder essenziali nel rapporto con il dono.</p>
<blockquote>
<p class="p1">Sono loro i portatori di un capitale diverso: tempo, energie, creatività, partecipazione. E sono loro che, se coinvolti bene, potranno diventare i donatori consapevoli e solidi del domani.</p>
</blockquote>
<p class="p1">Recentemente mi sono imbattuta in un articolo di <i>Harvard Business Review</i> intitolato <i>“How to Attract the Right Shareholders”</i> (<a href="https://hbr.org/2023/08/how-to-attract-the-right-shareholders">HBR, agosto 2023</a>). Un po&#8217; datato, ma pur sempre valido, e pur riferendosi ad azionisti nel mondo aziendale, contiene spunti che, traslati bene nel nonprofit, diventano terreno fecondo per costruire relazioni durature con le nuove generazioni.</p>
<p class="p1">Vediamoli insieme e concludiamo, con oggi e per il momento, il tema sui <strong>giovani e dono</strong>.<span id="more-39973"></span></p>
<h4><b>Segmentazione: non tutti i giovani sono uguali</b></h4>
<p class="p1">Troppo spesso parliamo dei giovani come se fossero un blocco compatto. In realtà, tra un ventenne e un dodicenne passa un mondo. La coda della Gen Z ha già assaggiato forme di cittadinanza attiva, i giovanissimi della Generazione Alpha sono ancora in fase di esplorazione. Un ente nonprofit che vuole attrarre davvero deve partire da qui: segmentare. Creare profili distinti in base a valori, interessi, modalità di interazione. Proporre attività concrete a chi ha già esperienza di volontariato. Offrire esperienze digitali, leggere e formative, a chi muove i primi passi. Segmentare non significa dividere. Significa parlare meglio a ciascuno, con più rispetto e più efficacia.</p>
<h4><b>Dare valore concreto e relazionale</b></h4>
<p class="p1">Ai ragazzi non basta il richiamo generico: “donate, partecipate”. Vogliono sapere cosa cambia grazie al loro contributo. E soprattutto vogliono relazioni autentiche. Un ente può rendere il valore tangibile in molti modi: raccontando storie di volontari giovanissimi che hanno generato impatto reale. Mostrando risultati concreti, anche piccoli, con foto, video, testimonianze. Creando momenti di esperienza diretta: visite ai progetti, attività sul territorio, giornate di restituzione. <strong>Il valore non si dichiara: si fa toccare con mano.</strong></p>
<h4><b>La coerenza come promessa mantenuta</b></h4>
<p class="p1">Nulla mina più la fiducia dei giovani delle promesse non mantenute. Parlare di trasparenza, comunità, inclusione, e poi non incarnarle, crea fratture difficili da ricomporre. La coerenza, invece, diventa la garanzia di credibilità. Alcuni strumenti pratici: bilanci chiari e visuali, accessibili a tutti. Report periodici, con risultati ma anche con difficoltà e piccoli insuccessi. Spazi decisionali realmente aperti ai giovani, quando si dichiara di volerli coinvolgere. La coerenza è un atto di rispetto. E i giovani lo riconoscono subito.</p>
<h4><b>Feedback continui e riconoscimento</b></h4>
<p class="p1">Coinvolgere non basta. Occorre chiudere il cerchio: restituire. Il riconoscimento non è solo ringraziare: è mostrare che il gesto ha avuto senso, che è stato visto, che ha cambiato qualcosa. Newsletter dedicate ai giovani partecipanti, con testimonianze scritte da loro. Eventi o momenti di restituzione in cui raccontare i risultati. Piccoli rituali di riconoscimento: attestati, menzioni pubbliche, spazi dove la loro voce emerge. Chi si sente visto è più disposto a restare.</p>
<h4><b>Il valore dell’esperienza</b></h4>
<p class="p1">Niente come l’esperienza diretta genera apprendimento e legame. Le organizzazioni possono co-creare progetti insieme ai giovani, lasciando spazio alle loro idee. Proporre esperienze digitali immersive: challenge, podcast, video collettivi. Organizzare attività fisiche: laboratori, workshop, eventi locali. Fare è più forte che ascoltare. Ed è dal fare che nascono appartenenza e responsabilità.</p>
<h4><b>Alcune cautele necessarie</b></h4>
<p class="p1">Ci sono però attenzioni da non dimenticare: non pensare che bastino strumenti digitali per attirare: senza contenuti veri, la tecnologia è vuota. Non snaturare il proprio linguaggio per sembrare “giovane”: meglio essere naturale, coerente, anche se non si intercetta subito tutti. Non avere fretta: le relazioni si costruiscono nel tempo, con pazienza, errori e aggiustamenti.</p>
<p>Insomma, <strong>attirare i giusti stakeholder non è solo una questione di numeri. È una scelta di direzione. </strong>Nel nonprofit significa riconoscere che i giovani, anche se oggi non hanno capacità di dono economico, sono già stakeholder fondamentali del presente. Parte del tessuto sociale, parte delle comunità, protagonisti potenziali di una cultura del dono che non si improvvisa a 30 anni, ma si costruisce fin da subito.</p>
<p class="p1"><strong>Il segreto non è convincere tutti, ma attrarre chi può davvero camminare con noi.</strong> Nel nostro caso, significa investire oggi in chi domani sarà pronto a dare in modo consapevole e duraturo. Perché il fundraising, in fondo, non è mai stato una corsa al dono immediato. È creare le condizioni affinché quel dono – di tempo, energia, risorse – diventi possibile, oggi e domani.</p>
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		<title>Tecniche e strumenti per il fundraising con le nuove generazioni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nonprofit Blog di Elena Zanella]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Sep 2025 15:00:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità e dinamiche]]></category>
		<category><![CDATA[Donazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Generazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La scorsa settimana abbiamo parlato di prospettive, di complessità, di nuove sfide. Oggi voglio fare un passo avanti. Perché è vero: le riflessioni servono, ma senza azione rischiano di restare sospese. Quando si parla di fundraising con le nuove generazioni – la coda della Gen Z e la Generazione Alpha – non basta dire “dobbiamo  [...]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1">La scorsa settimana abbiamo parlato di prospettive, di complessità, di nuove sfide. Oggi voglio fare un passo avanti. Perché è vero: le riflessioni servono, ma senza azione rischiano di restare sospese.</p>
<p class="p1">Quando si parla di fundraising con le nuove generazioni – <strong>la coda della Gen Z e la Generazione Alpha</strong> – non basta dire “dobbiamo pensarci”. Bisogna cominciare a <span class="s1"><b>fare</b></span>, con strumenti concreti, tecniche applicabili, strategie che aiutino a trasformare le idee in pratiche reali.<span id="more-39961"></span></p>
<p class="p1">Il fundraising con queste generazioni è difficile? Certo. Non è immediato, non è lineare, non è prevedibile. Ma non è impossibile. Richiede metodo, pazienza, e soprattutto la capacità di <span class="s1"><b>tradurre in strumenti pratici</b></span> i principi che conosciamo: relazione, fiducia, senso di comunità.</p>
<h2><b>Seminare relazioni, non solo richieste</b></h2>
<p class="p1">Il primo errore da evitare è quello di continuare a ragionare in termini di campagne isolate, di messaggi “una tantum”, di richieste secche. I giovani non rispondono a queste logiche. Cercano continuità, <span class="s1"><b>una presenza costante</b></span> che li faccia sentire parte di qualcosa.</p>
<p class="p1">Ecco perché con loro funziona di più la <span class="s1"><b>cura delle relazioni</b></span> rispetto alla singola call to action.</p>
<ul>
<li>
<p class="p1">Creare piccole community online, anche chiuse, dove possano sentirsi parte.</p>
</li>
<li>
<p class="p1">Usare le newsletter come strumenti di dialogo, non come monologhi: inserendo sondaggi, domande, spazi di risposta.</p>
</li>
<li>
<p class="p1">Trasformare i social in luoghi di scambio, non solo in bacheche autoreferenziali.</p>
</li>
</ul>
<p class="p1">Il fundraising inizia qui: non chiedendo subito, ma costruendo appartenenza.</p>
<h2><b>Linguaggio chiaro e codici condivisi</b></h2>
<p class="p1">I giovani non vogliono essere trattati da bambini, ma non sopportano nemmeno i tecnicismi inutili. Ciò che cercano è <span class="s1"><b>schiettezza</b></span>.</p>
<p class="p1">Parlare la loro lingua non significa copiare slang o forzare i registri (anche perché, diciamoci la verità, da mamma di un adolescente mi capita di non capirlo quando parla e lui ne ride). Significa, diversamente, adottare un tono diretto, comprensibile, rispettoso.</p>
<ul>
<li>
<p class="p1">Brevi video con call to action non economiche: condividere, raccontare, partecipare.</p>
</li>
<li>
<p class="p1">Storytelling “dal basso”, affidato a giovani volontari o attivisti, così che la voce sia riconoscibile e non artificiale.</p>
</li>
<li>
<p class="p1">Gamification: piccole sfide, badge, percorsi di riconoscimento che alimentano il senso di partecipazione.</p>
</li>
</ul>
<p class="p1">Il linguaggio è lo strumento con cui si apre la porta. Ma deve essere una porta vera, non finta.</p>
<h2><b>Valorizzare il dono di tempo e competenze</b></h2>
<p class="p1">Per chi non ha ancora autonomia finanziaria – o ne ha poca – il vero capitale è il <span class="s1"><b>tempo</b></span>. E questo tempo, insieme alle competenze, è un dono prezioso.</p>
<ul>
<li>
<p class="p1">Programmi di volontariato flessibili, anche digitali, che permettano di dedicare qualche ora senza vincoli rigidi.</p>
</li>
<li>
<p class="p1">Progetti peer-to-peer, in cui i ragazzi siano protagonisti e coinvolgano direttamente i loro pari.</p>
</li>
<li>
<p class="p1">Creazione di contenuti: dal reel al podcast, dal disegno alla campagna grafica, tutto può diventare contributo.</p>
</li>
</ul>
<p class="p1">Ogni gesto va riconosciuto. Non solo perché è giusto, ma perché questo è il seme che, domani, diventerà dono economico.</p>
<h2><b>Trasparenza radicale</b></h2>
<p class="p1">Con la Generazione Z lo vediamo chiaramente: senza fiducia, nessun messaggio attecchisce. La fiducia nasce dalla trasparenza. Non da un claim, ma da un comportamento costante.</p>
<ul>
<li>
<p class="p1">Report chiari e visuali sui risultati raggiunti. Non 40 pagine di bilancio sociale, ma infografiche comprensibili.</p>
</li>
<li>
<p class="p1">Aggiornamenti regolari, anche quando i numeri non sono ancora eclatanti. La sincerità paga sempre.</p>
</li>
<li>
<p class="p1">Dare volto e voce alle persone: chi lavora nei progetti, chi partecipa, chi beneficia. Non entità astratte, ma storie vive.</p>
</li>
</ul>
<p class="p1">La trasparenza non è un “di più”. È la precondizione del dono.</p>
<h2><b>Educare al pensiero critico</b></h2>
<p class="p1">Questo è un punto che mi sta particolarmente a cuore. Parlare di cittadinanza globale non significa pensare tutti nello stesso modo. Significa <span class="s1"><b>allenarsi al pensiero critico</b></span>.</p>
<p class="p1">Il fundraising può contribuire anche a questo, se lo leggiamo come un esercizio di comunità.</p>
<ul>
<li>
<p class="p1">Laboratori nelle scuole, per riflettere insieme su temi sociali, ma mettendoci la (propria) testa.</p>
</li>
<li>
<p class="p1">Toolkit digitali che offrano strumenti di approfondimento.</p>
</li>
<li>
<p class="p1">Collaborazioni con gruppi giovanili, associazioni informali, spazi creativi.</p>
</li>
</ul>
<p class="p1">Il dono non è mai unidirezionale. È dialogo. È scambio. È reciprocità.</p>
<h2><b>Integrare strumenti digitali</b></h2>
<p class="p1">Il digitale non è una moda. È il contesto naturale in cui queste generazioni vivono. Ignorarlo significa autoescludersi.</p>
<ul>
<li>
<p class="p1">Piattaforme di crowdfunding che permettano micro-donazioni e sfide collettive.</p>
</li>
<li>
<p class="p1">Campagne pensate per i loro canali: TikTok, Twitch, Instagram, dove la brevità e l’immediatezza sono regola.</p>
</li>
<li>
<p class="p1">Applicazioni per volontariato e attivismo digitale: perché anche un’ora passata online a moderare, a raccontare, a diffondere un messaggio è già dono.</p>
</li>
</ul>
<p class="p1">Il digitale è linguaggio, ma anche spazio di partecipazione. E non possiamo lasciarlo vuoto.</p>
<h2><b>Insomma&#8230;</b></h2>
<p class="p1">Il fundraising con le nuove generazioni non si costruisce con scorciatoie. Non è una questione di slogan o di tecniche prese in prestito dal marketing.</p>
<p class="p1">È un percorso lungo, che chiede di <span class="s1"><b>seminare oggi per raccogliere domani</b></span>. Di riconoscere il valore del tempo e delle idee prima ancora del denaro. Di costruire fiducia giorno dopo giorno, con coerenza e trasparenza.</p>
<p class="p1">Gli strumenti ci sono, le tecniche anche. Ma funzionano solo se innestate su una visione più grande: quella di un non profit che sa prendersi cura delle relazioni e accompagnare, con pazienza, generazioni che un giorno saranno i nostri donatori più solidi.</p>
<blockquote>
<p class="p1">Perché il fundraising non è mai stato convincere qualcuno a dare. È, da sempre, creare le condizioni perché quel dono diventi possibile.</p>
</blockquote>
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		<title>Generazioni e dono: il fundraising nei giovani e giovanissimi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nonprofit Blog di Elena Zanella]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Sep 2025 10:00:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità e dinamiche]]></category>
		<category><![CDATA[Dono]]></category>
		<category><![CDATA[Generazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Chi segue le mie aule o ha letto i miei libri sa bene quanto io insista sul concetto di clusterizzare: ragionare sulla suddivisione in gruppi, per personalizzare la comunicazione e l’ingaggio. È un principio che applico da sempre e che ritengo centrale in ogni strategia di fundraising. Tra i cluster più interessanti e delicati, ci  [...]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1">Chi segue le mie aule o ha letto i miei libri sa bene quanto io insista sul concetto di <i>clusterizzare</i>: ragionare sulla suddivisione in gruppi, per personalizzare la comunicazione e l’ingaggio. È un principio che applico da sempre e che ritengo centrale in ogni strategia di fundraising.</p>
<p class="p1">Tra i cluster più interessanti e delicati, ci sono senza dubbio le ultime generazioni. <span id="more-39947"></span>Se ne parla molto, spesso in maniera superficiale. Io stessa, nel 2020, nel libro <a href="https://amzn.eu/d/4TRmiw3"><i>Raccolta fondi</i>,</a> avevo già accennato alla Generazione Alpha, forse un po’ in anticipo sui tempi. Ma oggi non possiamo più rimandare la riflessione: <strong>i giovanissimi – fine Gen Z e primi Alpha – sono già qui,</strong> e da come li sapremo coinvolgere dipenderà il futuro del dono.</p>
<p class="p1">Non sono una sociologa, mi occupo di comunicazione. Quello che segue non vuole così essere un trattato esaustivo, ma un perimetro utile, fatto di osservazioni, esperienze e, spero, buon senso. Perché la questione, anche se riguarda generazioni ancora non donanti in senso economico, va affrontata ora: solo così il domani sarà meno complicato.</p>
<h2><b>Generazioni in transizione: adolescenti Z e Alpha</b></h2>
<p class="p1">Quando parliamo di nuove generazioni dobbiamo distinguere.</p>
<ul>
<li>
<p class="p1">La <span class="s1"><b>Generazione Z</b></span> (i nati tra fine anni ’90 e 2010) comprende oggi anche giovani adulti, ma qui ci interessa la parte più giovane: gli adolescenti, ancora in formazione, sospesi tra studio e prime esperienze civiche.</p>
</li>
<li>
<p class="p1">La <span class="s1"><b>Generazione Alpha</b></span> (nati dal 2010 in poi) è ancora più giovane, troppo per un dono economico, ma già immersa in contesti digitali e globali che ne plasmano visione e linguaggi.</p>
</li>
</ul>
<p class="p1">Due segmenti diversi, entrambi minorenni o quasi, ma già oggi cittadini in formazione. Non hanno ancora autonomia economica, ma vivono in un mondo che li spinge a prendere posizione: crisi ambientali, conflitti, disuguaglianze, diritti.</p>
<h2><b>Educare al dono, non imporlo</b></h2>
<p class="p1">Il punto è questo: non si tratta di chiedere soldi a chi non può darli. Si tratta di educare al dono come cultura, come approccio al mondo.</p>
<p class="p1">Un approccio che non deve uniformare, ma sviluppare <span class="s2"><b>cittadinanza consapevole</b></span>. Non cittadini globali che pensano tutti nello stesso modo, ma persone capaci di esercitare pensiero critico, di abitare le differenze, di dialogare con ciò che è altro da sé.</p>
<p class="p1">La ricchezza, lo sappiamo, non sta nell’omologazione, ma nella pluralità.</p>
<h2><b>Il fundraising come palestra di partecipazione</b></h2>
<p class="p1">Guardato da questo punto di vista, il fundraising non è solo raccolta economica. È costruzione di legami. È palestra di partecipazione civica.</p>
<p class="p1">Anche chi non può donare denaro può infatti donare altro:</p>
<ul>
<li>
<p class="p1"><span class="s1"><b>Tempo</b></span>, con volontariato, servizio civile, attivismo.</p>
</li>
<li>
<p class="p1"><span class="s1"><b>Competenze</b></span>, dai talenti creativi alle skill digitali.</p>
</li>
<li>
<p class="p1"><span class="s1"><b>Voce</b></span>, attraverso advocacy, contenuti, sensibilizzazione.</p>
</li>
</ul>
<p class="p1">Queste forme di dono, spesso sottovalutate, sono le prime vere esperienze di appartenenza. E rappresentano il terreno fertile da cui nasceranno, domani, donatori maturi e consapevoli.</p>
<h2><b>Fiducia, non slogan</b></h2>
<p class="p1">Troppo spesso, di fronte ai giovani, si cade nella semplificazione: “non donano”, “non hanno interesse”, “sono distratti”.</p>
<p class="p1">La verità è che i giovani non sono disinteressati. Sono <span class="s2"><b>esigenti</b></span>. E meno ingenui delle generazioni precedenti. La loro fiducia non si compra con uno slogan, né con una campagna patinata.</p>
<p class="p1">Si conquista con coerenza, con storie che non spettacolarizzano il dolore ma mostrano possibilità di cambiamento. Con la trasparenza, che oggi non è un plus ma una condizione minima.</p>
<h2><b>La complessità come sfida</b></h2>
<p class="p1">Eccoci al nodo. Fare fundraising con queste generazioni significa accettare la complessità. Non scorciatoie, non scorciature di percorso.</p>
<p class="p1">Tre sono i punti critici:</p>
<ol start="1">
<li>
<p class="p1"><span class="s1"><b>Tempo</b></span> – i cicli si allungano. Oggi semini, ma raccoglierai tra anni.</p>
</li>
<li>
<p class="p1"><span class="s1"><b>Linguaggio</b></span> – serve chiarezza, ma anche codici capaci di risuonare nei loro mondi digitali, fluidi, partecipativi.</p>
</li>
<li>
<p class="p1"><span class="s1"><b>Prospettiva</b></span> – non è solo questione di soldi. È costruzione di comunità, appartenenza, fiducia.</p>
</li>
</ol>
<h2><b>Per sintetizzare:</b></h2>
<ul>
<li class="p1">La Generazione Z e la Generazione Alpha ci chiedono ciò che, in fondo, è il cuore del fundraising: pensiero critico e relazioni vere.</li>
<li class="p1">Il loro dono, oggi, è fatto di tempo, idee, energia. Domani sarà anche economico, ma solo se avranno imparato lungo la strada che donare significa fidarsi e assumersi responsabilità.</li>
<li class="p1">Il fundraising non è mai stato semplice. Con loro diventa ancora più sfidante. Ma non affrontarlo oggi significherebbe trovarci domani senza basi solide.</li>
</ul>
<p class="p1">La prossima settimana parleremo di tecniche e strumenti, perché senza operatività queste riflessioni rischiano di restare astratte. <strong>Ma prima di fare, serve pensare.</strong> Ed è esattamente questo il compito che ci spetta adesso.</p>
<p>Se ti piace il tema generazioni, ti invito a seguire un approfondimento qui al link https://www.gwi.com/blog/gen-z-vs-gen-alpha?utm_source=chatgpt.com. Buona lettura.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://elenazanella.it/generazioni-e-dono-il-fundraising-nei-giovani-e-giovanissimi/">Generazioni e dono: il fundraising nei giovani e giovanissimi</a> proviene da <a href="https://elenazanella.it">Elena Zanella</a>.</p>
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		<title>Come la Gen Z sta riscrivendo le regole del dono</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nonprofit Blog di Elena Zanella]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 Mar 2024 16:00:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità e dinamiche]]></category>
		<category><![CDATA[Dono]]></category>
		<category><![CDATA[Gen Z]]></category>
		<category><![CDATA[Generazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La mia esperienza personale con la Gen Z, osservata nella crescita di mio figlio e mia nipote, mi ha fornito una prospettiva intima su come questa generazione risponda ai contesti sociali dinamici e complessi di oggi. Essendo una ‘X’ autentica, nata nel cuore della Generazione X e testimone di una serie di crisi a partire  [...]</p>
<p>L'articolo <a href="https://elenazanella.it/come-la-gen-z-sta-riscrivendo-le-regole-del-dono/">Come la Gen Z sta riscrivendo le regole del dono</a> proviene da <a href="https://elenazanella.it">Elena Zanella</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La mia esperienza personale con la Gen Z, osservata nella crescita di mio figlio e mia nipote, mi ha fornito una prospettiva intima su come questa generazione risponda ai contesti sociali dinamici e complessi di oggi. Essendo una &#8216;X&#8217; autentica, nata nel cuore della Generazione X e testimone di una serie di crisi a partire da quella <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Crisi_energetica_(1973)">petrolifera</a>, ho sviluppato un interesse naturale nel monitorare come le diverse generazioni reagiscono ai cambiamenti. <span id="more-38120"></span>Di questo ho parlato proprio in questi ultimi giorni durante il mio insegnamento sul fundraising all&#8217;<a href="https://altis.unicatt.it/altis-master-terzo-settore-impresa-emtesis?gad_source=1&amp;gclid=CjwKCAjwnv-vBhBdEiwABCYQA8KuRbot4Gsah6lET7wbvbzEQnVV_N99kQkWEybkvYN4xYtPCcOH6RoCAC0QAvD_BwE">Università Cattolica di Milano.</a> Da qui, lo stimolo a scriverne, ma il tema  emerge chiaramente anche in altri contesti, come nel mio <a href="https://elenazanella.it/prodotto/raccolta-fondi-2/"><em>&#8216;Raccolta fondi&#8217;</em></a> pubblicato nel 2020.</p>
<h2><strong>Di generazione in generazione, fino ai giorni nostri</strong></h2>
<p>A spasso tra le generazioni, fino ai giorni nostri, osservo come i Baby Boomers, i Millenials e la mia stessa Generazione X abbiano creato le premesse su cui la Gen Z sta costruendo il suo mondo. I Baby Boomers, con la loro etica del lavoro e la fedeltà aziendale, i Millenials, con il loro ideale di connessione e valore, e la Gen X, da cui provengo, con il suo scetticismo istituzionale e l&#8217;indipendenza, hanno tutti plasmato i confini entro i quali la Gen Z sta ora operando con una fluidità digitale senza precedenti.</p>
<p>La Gen Z si distingue per il suo approccio pragmatico e per il forte impegno verso il cambiamento sociale.<strong> A differenza delle precedenti, questi giovani cercano impatti reali e tangibili piuttosto che inseguire simboli di status.</strong> Questa tendenza è evidente anche nel loro modo di interagire con il settore non profit: l&#8217;azione diretta e la qualità dell&#8217;impatto sono al centro delle loro decisioni.</p>
<h2>La Gen Z e i Consumi</h2>
<p>Cresciuta tra la fine degli anni &#8217;90 e il 2012, questa generazione si distingue nettamente dalle precedenti, influenzata sia da eventi globali come la pandemia di Covid-19 che dalla loro crescita in un&#8217;era digitale. <strong>Emerge come una generazione riflessiva, con il 41% degli individui che si sentono più contemplativi e vulnerabili dopo la pandemia.</strong> Sembrano dimostrare una forte propensione all&#8217;attivismo, impegnandosi in questioni come il cambiamento climatico e l&#8217;uguaglianza di genere, cercando di apportare cambiamenti significativi per migliorare la società e sviluppare un senso di futuro​​​​ (su questo, rimando alla ricerca del 2022 elaborata da <a href="https://www.ipsos.com/it-it/generazione-z-giovani-oggi-sostenibilita-inclusione-parita-genere-principali-priorita">IPSOS</a>).</p>
<p>Il loro approccio al consumo riflette questi valori: <strong>prediligono i marchi che dimostrano responsabilità ecologica e sociale, e sono disposti a spendere di più per prodotti sostenibili</strong>. Benché abbiano familiarità con la tecnologia e i social media, mostrano una preferenza per fare acquisti in negozi fisici e valutano positivamente la sicurezza delle loro informazioni personali. <em>L&#8217;autenticità è di fondamentale importanza per loro, e preferiscono vedere persone reali nelle pubblicità. Sono influenzati dalle recensioni online, con un significativo 68% che legge almeno tre recensioni prima di fare un acquisto per la prima volta</em> (<a href="https://marketsplash.com/it/statistiche-di-marketing-della-generazione-z/">fonte</a>).</p>
<h2>La Gen Z e il Dono</h2>
<p><strong>La propensione sembra indirizzarsi verso un crescente interesse per il volontariato e l&#8217;attivismo: </strong>l&#8217;ultima generazione non si limita a dare supporto, ma si immerge attivamente nelle cause che sostengono, mostrando una predisposizione all&#8217;azione diretta e alla partecipazione nelle attività delle organizzazioni non profit (<a href="https://lamenteemeravigliosa.it/generazione-z-queste-sono-le-caratteristiche-che-dovresti-conoscere/">fonte</a>). <strong>Un comportamento, questo, che potrebbe riflettersi anche in relazione al dono e richiedere quindi un nuovo approccio.</strong></p>
<p>Per le organizzazioni non profit, questo approccio rappresenta un&#8217;opportunità unica: <strong>poter competere su un terreno più equo, dove ciò che conta è la reputazione e l&#8217;effettivo operato. </strong></p>
<blockquote><p>Il dono non è più solo una questione di quanto si dona o del nome associato al donatore, ma piuttosto della <strong>qualità dell&#8217;impatto che il dono stesso può generare.</strong> Un cambiamento di prospettiva che rappresenta una svolta significativa nel panorama del Terzo settore.</p></blockquote>
<p>Questo cambio di paradigma è significativo. Le organizzazioni che sono in grado di offrire opportunità di coinvolgimento attivo e di partecipazione diretta alle loro attività, oltre che capaci di dimostrare la loro effettiva efficacia e trasparenza, <strong>avranno</strong> probabilmente <strong>maggiori probabilità di attrarre e coinvolgere questa nuova generazione di sostenitori.</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://elenazanella.it/come-la-gen-z-sta-riscrivendo-le-regole-del-dono/">Come la Gen Z sta riscrivendo le regole del dono</a> proviene da <a href="https://elenazanella.it">Elena Zanella</a>.</p>
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		<title>Generazioni. Conoscere oggi i donatori di domani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nonprofit Blog di Elena Zanella]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Nov 2019 16:24:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La Zanzarella]]></category>
		<category><![CDATA[Ultimi post]]></category>
		<category><![CDATA[Filantropia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La chiave sull’evoluzione del dono sta nello studio dei possibili comportamenti da parte dei donatori, ora e domani. Da fundraiser, sono interessata ai cambiamenti generazionali. Devo esserne preoccupata e devo cercare di comprenderli al meglio per muovermi in termini di vantaggio competitivo, per dirla alla Porter. A più riprese mi sono trovata ad occuparmi di  [...]</p>
<p>L'articolo <a href="https://elenazanella.it/generazioni-conoscere-oggi-i-donatori-di-domani/">Generazioni. Conoscere oggi i donatori di domani</a> proviene da <a href="https://elenazanella.it">Elena Zanella</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-28225 size-full" src="http://elenazanella.nohup.it/wp-content/uploads/2019/11/110566243_s.jpg" alt="Grandpa looks photo album with his wedding, little boy using electronic tablet. different generations" width="848" height="565" srcset="https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2019/11/110566243_s-300x200.jpg 300w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2019/11/110566243_s-480x320.jpg 480w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2019/11/110566243_s-500x333.jpg 500w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2019/11/110566243_s-700x466.jpg 700w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2019/11/110566243_s-768x512.jpg 768w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2019/11/110566243_s.jpg 848w" sizes="(max-width: 848px) 100vw, 848px" /></p>
<p>La chiave sull’evoluzione del dono sta nello studio dei possibili comportamenti da parte dei donatori, ora e domani.</p>
<p>Da fundraiser, <strong>sono interessata ai cambiamenti generazionali. Devo esserne preoccupata e devo cercare di comprenderli al meglio per muovermi in termini di vantaggio competitivo</strong>, per dirla alla <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Michael_Porter" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Porter</a>.</p>
<p><img decoding="async" class="alignleft wp-image-28214 size-medium" src="http://elenazanella.it/wp-content/uploads/2019/11/IMG_Elena-Zanella-300x200.jpg" alt="IMG_Elena Zanella" width="300" height="200" srcset="https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2019/11/IMG_Elena-Zanella-300x200.jpg 300w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2019/11/IMG_Elena-Zanella-480x320.jpg 480w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2019/11/IMG_Elena-Zanella-500x333.jpg 500w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2019/11/IMG_Elena-Zanella-700x466.jpg 700w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2019/11/IMG_Elena-Zanella-768x512.jpg 768w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2019/11/IMG_Elena-Zanella-1024x682.jpg 1024w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2019/11/IMG_Elena-Zanella.jpg 1280w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>A più riprese mi sono trovata ad occuparmi di questo tema, non ultimo l’intervento alla <strong>Tavola Rotonda </strong>alla VII edizione del <a href="https://www.fondazionelangitalia.it/lang-philanthtropy-day/vii-edizione/"><strong>Phylanthropy Day</strong> </a>organizzata da <strong><a href="https://www.fondazionelangitalia.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Fondazione Lang</a></strong> dello scorso 24 ottobre. Prima ancora, l’incontro con le classi terze di un istituto tecnico milanese sul fundraising per <a href="http://www.circola.org/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Associazione Circola</strong></a>. Tutta questa ricchezza mi ha imposto di studiare attivamente, approfondendo un argomento che mi ha riservato non poche sorprese.</p>
<p><span id="more-28212"></span></p>
<p>Se i comportamenti dei maturi (<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Baby_boomer"><em>Baby Boomers</em></a> e <em><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Generazione_X">Generazione X</a></em>) nei confronti del dono e dell’impegno filantropico in genere sono piuttosto chiari, incluse le tendenze di quelli che rientrano nella sfera dei cosiddetti <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Generazione_Y" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em>Millennials</em></a> ora trentenni, si fanno molte ipotesi circa i comportamenti delle generazioni che succederanno, la <strong>GenZ</strong>, o <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Generazione_Z" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em>Generazione Z</em></a> che comprende i nati dal il 1995 e il 2010, e quella dei piccolissimi, la <a href="https://www.donnamoderna.com/news/societa/generazione-alpha" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em>Generazione Alpha</em>, </a>che viene immediatamente dopo e che entrerà nel mondo del lavoro presumibilmente intorno al 2040 con un’autonomia economica prevedibile ancora più in là.</p>
<p><img decoding="async" class="alignleft wp-image-28219 " src="http://elenazanella.it/wp-content/uploads/2019/11/IMG_2855-e1573646936830-225x300.jpg" alt="IMG_2855" width="150" height="200" />In queste riflessioni, centrale è la lettura di <em><a href="https://www.amazon.it/Generation-Impact-Donors-Revolutionizing-Giving/dp/1119422817" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Generation Impact</a></em>, uno dei pochi libri editi in materia che consiglio vivamente ai curiosi come me. Da qui alcune riflessioni conseguenti e la disanima di alcuni tratti essenziali della generazione dei futuri donatori in modo da trovarci preparati da subito circa il loro ingaggio per concludere con un’ipotesi di scenario il cui pensiero nasce da un incrocio delle sfide, opportunità e limiti più sotto articolati.</p>
<p><strong>I GIOVANI E IL LORO RAPPORTO CON IL TERZO SETTORE</strong></p>
<p>Come racconta <strong>Coobis</strong> in questo <a href="https://coobis.com/it/cooblog/differenze-tra-generazione-z-e-millennials-nel-content-marketing/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">post</a>, sembrano finire con i Millennials <em>&#8220;i tempi dell’egoismo, del narcisismo selfie, dell’ossessione per il consumo e la passività&#8221;</em>.</p>
<blockquote><p> la GenZ è una generazione realista e impegnata. Vuole salvare il mondo ma non sa ancora come.</p></blockquote>
<p>Le ricerche condotte e riportate dalla testata dicono che il 60% dei giovani vuole un impiego che possa migliorare il mondo, il 26% fa volontariato e il 76% si preoccupa per l’impatto che ha l’uomo sul Pianeta. Due su tre vogliono fondare un’azienda. Le nuove generazioni sono più attente e realiste; allo stesso tempo, più scettiche e sospettose verso le grandi aziende da cui esigono trasparenza di filiera. Un ruolo centrale è ricoperto dalla responsabilità sociale e dal rispetto dell’ambiente. <strong>È una generazione che più volte ci è stata rappresentata come fuori dagli schemi di potere</strong> (<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Greta_Thunberg">Greta Tumberg</a> ne è un esempio significativo). I GenZ hanno la libera iniziativa scolpita nel proprio DNA, per questo sono disposti a lavorare e ad afferrare al volo nuove opportunità. <strong>Il Terzo settore diventa dunque una bella sfida.</strong> Sono nati con la cultura DIY <em>Do It Yourself</em> e si adoperano nel risolvere i loro problemi.</p>
<blockquote><p> Per i giovanissimi vale la concretezza dove la sublimazione della narrazione lascia lo spazio a qualcosa di maggiormente corposo e tangibile.</p></blockquote>
<p>Semplificando in uno slogan: <em>&#8220;Non più racconti ma prodotti. Non più idealismo ma realismo&#8221;</em>.</p>
<p><strong>LA GenZ E IL DONO. COME ANTICIPARE L&#8217;ATTESA</strong></p>
<p>In questo nuovo scenario, anche il rapporto con il dono muta. <strong>La filantropia futura sarà una filantropia diversa da quella a cui siamo abituati.</strong></p>
<blockquote><p>GenZ è la Impact Gereration, in cui l’impatto viene prima di tutto.</p></blockquote>
<p><strong>Facile presumere che la concretezza sarà alla base delle scelte di dono dei quarantenni del 2050.</strong></p>
<p>Come è dunque possibile entrare oggi in contatto con i donatori di domani che, pur prestando meno attenzione, saranno sempre più abili nel filtrare le informazioni che contano e saranno sempre più super informati?</p>
<p>A partire da ora, <strong>nel comunicare con le nuove generazioni dovremo tenere conto dell’aspetto fortemente pragmatico della relazione con le cose. </strong>Sono 5 in particolare le domande a cui le nostre organizzazioni dovranno imparare a rispondere per provare ad aggiudicarsi il dono:</p>
<ol>
<li>Qual è il cambiamento reale che il tuo intervento può provocare in concreto?</li>
<li>Come e quanto il mio aiuto/contributo può fare la differenza?</li>
<li>Sono poco interessato al valore nominale in sé e più alle grandezze relative. Fatto 100 il bisogno, quanto il tuo intervento impatterà realmente?</li>
<li>Posso toccare con mano e vedere con i miei occhi?</li>
<li>Puoi darmi priorità concrete e realizzabili?</li>
</ol>
<p>Questi aspetti sembrano somigliare molto a quanto già avviene ma non è esattamente così proprio per i motivi detti più sopra:</p>
<blockquote><p>se le generazioni precedenti si accontentavano in larga misura di una narrazione, le nuove generazioni vogliono entrare nel merito e alzano l&#8217;asticella della pretesa.</p></blockquote>
<p>C&#8217;è poi un ulteriore aspetto non di poco conto:</p>
<blockquote><p>le nuove generazioni saranno poco fedeli.</p></blockquote>
<p><strong>La rincorsa alla concretezza porterà i filantropi e donatori di domani a essere molto più volatili e opportunisti rispetto ai donatori di oggi </strong>(<a href="http://elenazanella.it/semper-fidelis-la-volatilita-del-donatore/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">leggi un mio post del 2013</a>)<strong>. Contare sulla loro lealtà sarà un errore. </strong>Sempre più alla ricerca dell’occasione o dell’esperienza migliore, non ameranno essere vincolati in nessun modo e desidereranno controllo e personalizzazione. La storicità di un ente sarà secondaria rispetto alla capacità dello stesso di saper essere produttivo, &#8220;sul pezzo&#8221; e orientato alla risoluzione dei problemi. Questo significa che <strong>a fare la differenza sarà il modo in cui le organizzazioni sapranno dimostrare il cambiamento/impatto al di là della loro dimensione.</strong> Riuscire a ottenere la loro lealtà sarà una vera sfida. Ancora una volta, tangibilità <em>vs </em>narratività.</p>
<p>Alcuni suggerimenti per catturare l’attenzione della Generazione Z:</p>
<ul>
<li><strong>Non inseguire la perfezione.</strong> La GenZ è creatrice e vuole prodotti disponibili rapidamente, resi migliori grazie al loro coinvolgimento.</li>
<li><strong>Mostrare cosa c&#8217;è sotto</strong>. Spontaneità e velocità prima di tutto. Cresciuti scattando e scambiando immagini immediatamente, dalle organizzazioni si aspettano il medesimo comportamento.</li>
<li><strong>Tutto social</strong>. I social sono l’habitat naturale della GenZ. È necessario essere presenti con contenuti brevi e soprattutto con immagini e video. Anche in questo caso, occorre capire i trend raggiungendoli nei loro spazi ideali.</li>
</ul>
<p><strong>2050. COSA RESTERÀ DI QUANTO C’È OGGI</strong></p>
<p><strong>Sforzandoci di immaginarci nel 2050,</strong> lasciando qui a memoria un disegno probabilistico risultante dalle tante cose descritte più sopra, ha senso aspettarsi che buona parte del Terzo settore considerato più di forma che di sostanza ora esistente verrà semplicemente spazzato via dal non interesse e dimenticato. <strong>Efficienza ed efficacia solo le variabili dipendenti dell’interesse che muove la GenZ</strong>. L’idealismo come lo concepiamo ora non sarà più concepibile in futuro. Le buone intenzioni in sé non saranno più sufficienti. Ci sarà un gran bisogno di risultati e avrà senso solo ciò che è reale, qui e ora.</p>
<p>(<em>Nella foto più sopra con Luca Solesin di <a href="https://www.ashoka.org/it">Ashoka.org.</a> Foto scattata da Fondazione Lang che ringrazio per la concessione</em>)</p>
<p>L'articolo <a href="https://elenazanella.it/generazioni-conoscere-oggi-i-donatori-di-domani/">Generazioni. Conoscere oggi i donatori di domani</a> proviene da <a href="https://elenazanella.it">Elena Zanella</a>.</p>
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