Etimologia, fenomenale partner quanto sconosciuta e scontata.

Michela Locatelli, progettista sociale e docente della Fundraising Academy, ci esorta a riflettere sul quanto sia importante, nella stesura di un progetto, fermarsi e approfondire il senso delle parole senza darle per acquisite in via definitiva.

Nel farlo, Michela parte da due termini cruciali: progetto e problema. Capire da dove si parte, fa giocare in vantaggio, rende il percorso più lineare e la meta più vicina.

Buona lettura.


Quando parlo di Qualcosa, mi piace farmi suggestionare dalla storia e dal significato delle parole che uso – riferite a quel Qualcosa – interrogando il buon etimo. Il significato della parola progetto mi attrae tantissimo: dal latino PRO JECTUS azione di gettare avanti – ciò che si ha intenzione di fare nell’avvenire, l’abbozzo di una cosa.

Il progetto è sempre prima nella nostra mente e rappresenta una realtà che ancora non è, se non in potenzialità, realizzabile solo superando una serie di problemi di vario ordine.

Anche la parola problema è estremamente affascinante e riserva una bella sorpresa rispetto alla sua etimologia: PROBLEMA: dal greco PRO BLEMA mettere davanti

Etimologicamente parlando, avere problemi e fare progetti sono quindi esperienze estremamente affini. Sensazioni corroborate certamente dall’esperienza di ogni progettista, ma che personalmente mi piace assimilare senza la connotazione tipicamente negativa generalmente associata alla parola problema.

Ascoltare le voci del nonprofit è un continuo viaggio nel futuro in compagnia di persone ricchissime di problemi (cosa bella!) e proiettate in un avvenire che retroagisce come una spinta verso uno scopo, un obiettivo concreto grazie ad una serie di progetti.

In senso meno filologico la progettazione è l’insieme delle fasi di pianificazione e programmazione di attività che porteranno a un risultato atteso, che in ambito sociale mira a

produrre un cambiamento in ordine alla soluzione di problemi o alla riduzione di disagi umanamente e socialmente rilevanti (Sanicola 2003).

Anche se i passi logici sono i medesimi usati nelle applicazioni materiali della progettazione, i metodi della progettazione in ambito sociale sono chiaramente peculiari.

Progettare nel sociale significa ideare un ciclo di attività collegate tra loro, circoscritte in un tempo definito e limitato, tese a realizzare risultati, prodotti, servizi, cambiamenti sociali e/o culturali misurabili, anche dal punto di vista dell’impatto, nel contesto di riferimento e di apprezzabile utilità per i Beneficiari.

Progettare è sicuramente un processo articolato e tecnico che deve rendere coerenti fra loro una serie di azioni, in un tempo determinato e nel rispetto di vincoli di budget, ma non solo!

Progettare nel sociale è un impegno tecnico, metodologico e razionale che non può però prescindere dalla capacità di trasmettere ispirazione e intenzionalità. Sono questi gli elementi che possono

permettere la mobilitazione della intenzionalità altrui, il desiderio al cambiamento da parte di tutti i soggetti implicati, siano essi attori o beneficiari (Sanicola 2003).

In questo particolare periodo storico – caratterizzato dalla scarsità di risorse – i bandi di finanziamento sono spesso indispensabili per garantire l’erogazione dei “servizi”, i quali diventano oggetto di progettazione e sviluppo, prima di essere erogati.

La richiesta di finanziamenti da fondazioni di erogazione è uno dei canali di raccolta fondi maggiormente utilizzato dalle organizzazioni nonprofit, che richiedere però la messa in campo delle capacità di tutti di vedere “oltre” la prossima curva e immaginare più “futuri possibili” ma anche la capacità di cogliere nel presente i “segnali” deboli di quel futuro che retroagisce sul presente… e soprattutto, saperlo poi raccontare trasferendo quella visione su modulistiche e formulari, senza perdere i vividi colori della “visione”.


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