In sanità, il settore pubblico, così come il privato, si è trovato a gestire una mole ingente di donazioni senza averne le competenze necessarie, nella maggior parte dei casi. Anche gli aspetti fiscali legati ad esse non sono secondari. Sergio Conte, fiscalista per il nonprofit e docente della Fundraising Academy, approfondisce un tema quanto mai centrale. Buona lettura.


Annualmente la legge statale determina il fabbisogno sanitario, ossia il livello complessivo delle risorse del Servizio Sanitario Nazionale (SSN), il quale risulta coperto principalmente dalle seguenti fonti:

  • Entrate proprie delle aziende del SSN (ticket e ricavi derivanti dall’attività intramoenia dei propri dipendenti);
  • La fiscalità generale delle Regioni, in particolare l’imposta regionale sulle attività produttive (IRAP);
  • Il bilancio dello Stato: esso finanzia il fabbisogno sanitario non coperto dalle precedenti fonti di finanziamento essenzialmente attraverso la compartecipazione all’IVA, le accise sui carburanti e attraverso il Fondo Sanitario Nazionale.

L’apporto del fundraising in tale settore è quasi inesistente, anche perché è difficile “chiedere soldi aggiuntivi” quando per la sanità si pagano già le tasse! Il 2020 ha, però, dimostrato che quando una causa sociale è forte (e come si potrebbe sostenere che la salute non lo sia) e soprattutto quando si mette in luce la qualità del lavoro che giornalmente e incessantemente viene portato avanti dal personale medico e paramedico, sia dal punto di vista tecnico e scientifico ma anche e più di tutto dal punto di vista umano, la collettività non esita a sostenere ulteriormente questo settore.

Ovviamente, il discorso cambia quando si passa ad analizzare la sanità privata in cui l’apporto della raccolta fondi ad opera delle fondazioni private è molto più incisivo e determinante.

Tornando al settore pubblico, l’emergenza sanitaria determinata dal Coronavirus ha innescato una serie di iniziative di raccolta fondi indirizzate a sostenere i reparti di rianimazione degli ospedali di tutta Italia. Si è suscitata una sorta di “chiamata alle armi” a cui il popolo italiano, non tradendo la propria indole e la propria sensibilità che hanno radici nella nostra storia, ha risposto con un’ondata di solidarietà. Non sono però mancate le criticità, spesso causate dall’assenza di un ufficio di fundraising o da un approccio strategico al fundraising (su questo vi rimando all’interessante post della collega Annalisa Lalumera “Raccogliere fondi in sanità. Capitalizzare il momento storico”). In questo post vorrei soffermarmi su alcune di queste criticità. Iniziamo subito col dire che molte volte non si ha la completa conoscenza dell’assetto istituzionale dell’Ente deputato a fare raccolta fondi, con un riferimento particolare ai seguenti aspetti:

  • Natura giuridico-fiscale dell’Ente (Aziende sanitarie locali, ospedali, enti ex-Ipab, Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico IRCCS, fondazioni private, fondazioni onlus, ecc.);
  • Possesso o meno dell’autonomia giuridico-economica e finanziaria. È evidente che un Ente sprovvisto di tale autonomia avrà maggiori difficoltà ad impostare in proprio una campagna di fundraising, ma soprattutto a spendere e rendicontare in maniera rapida ed efficace i fondi raccolti: a tal proposito basti pensare alle complessità legate all’apertura di un conto corrente dedicato oppure alla gestione della comunicazione verso i donatori per indurli a versare su un “anonimo” capitolo di bilancio immerso nei meandri della pubblica amministrazione. In questo caso, risulterà molto più efficiente ed efficace affidare l’attività di raccolta fondi ad un soggetto terzo (comitati, associazioni e fondazioni del territorio, ecc.);
  • Presenza o meno di un regolamento interno che disciplini la struttura destinataria delle liberalità, le finalità e la destinazione delle stesse, la procedura e le modalità di erogazione (con particolare riferimento alle donazioni in natura), le eventuali limitazioni per conflitto di interessi, atti contrari ai principi etici dell’ente, condizioni economiche svantaggiose, ecc. (principalmente quando ci si rapporta con le aziende)
  • Possibilità di concedere vantaggi fiscali al donatore: come sostengo sempre all’interno dei miei corsi il fisco, pur non rappresentando un aspetto prioritario dell’atto donativo, è senz’altro un ottimo facilitatore! Infatti, sarebbe errato non considerare la spinta propulsiva data nel 2020 dall’introduzione con il Decreto Cura Italia della speciale detraibilità/deducibilità per le erogazioni liberali in denaro e in natura a sostegno delle misure di contrasto dell’emergenza epidemiologica da Covid-19 (misura che, per il momento, non risulta prorogata anche per il 2021!).

Inoltre, questi mesi di emergenza sanitaria hanno posto in risalto un ulteriore tema: la promozione di un’efficace strategia di prevenzione, di assistenza territoriale, di integrazione sociosanitaria e di utilizzo virtuoso delle tecnologie presuppone un ripensamento della governance del sistema, dei modelli organizzativi e delle relazioni tra gli attori coinvolti soprattutto a livello territoriale[1]. È indubbio che in un tale contesto le organizzazioni del Terzo Settore ricopriranno un ruolo da attori protagonisti, soprattutto alla luce delle nuove disposizioni introdotte dalla Riforma, non solo su temi cari al fundraising (trasparenza, accountability, fiscalità di vantaggio, maggiore accesso alle informazioni grazie al costituente Registro Unico) ma anche dal  coinvolgimento attivo degli ETS, attraverso forme di co-programmazione, co-progettazione, accreditamento e convenzioni con le Amministrazioni Pubbliche previste dagli articoli 55 e seguenti del D.Lgs. 117/2017 “Codice del Terzo Settore” e suggellate dalla recente sentenza n. 131/2020 della Corte Costituzionale.

[1] Fonte: saggio di Giulio Galera (Euricse), “Verso un sistema sanitario di comunità: il contributo del Terzo Settore”, rivista Impresa Sociale 02/2020


Annalisa Lalumera e Sergio Conte ti aspettano nell’aula “virtuale” della Fundraising Academy i prossimi 5, 12 e 19 febbraio con il corso Raccolta fondi in sanità. 12 ore di formazione al fundraising in sanità. Previste alcune testimonianze.

RACCOLTA FONDI IN SANITÀ
LA RACCOLTA FONDI PER LE STRUTTURE SOCIOSANITARIE
L’USO DI STRUMENTI DI FUNDRAISING, MARKETING, COMUNICAZIONE, SPONSORIZZAZIONE E CROWDFUNDING PER L’AUTOFINANZIAMENTO

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