Non è il dialogo tra due comari… o forse sì! È una delle decine di telefonate che ho fatto mensilmente a i miei big, i major donor della mia organizzazione, per tutto il periodo del lockdown, da casa mia. Un contatto continuo, lunghe chiacchierate su tutto, le misure anti-Covid, il clima, la famiglia, il tempo, le vacanze.

I grandi donatori o i potenziali tali, si sa, mediamente sono avanti con gli anni, e molti di loro il lockdown li ha relegati in casa. Ma anche i più giovani, quelli che lavorano, hanno spesso ruoli apicali in settori, imprese familiari, che hanno subito danni, in questa pandemia. È un periodo duro, difficile, tra la paura di un virus che miete vittime e non sappiamo quando avremo la cura, e una crisi economica che bussa alle porte sempre più forte. C’è la paura dell’oggi e del domani, c’è incertezza.

Anche nel nostro settore, molte organizzazioni dichiarano già perdite importanti e crollo delle donazioni. Tutto vero, però…

Se il significato semantico della parola “comunicare” è quello di uno scambio, di una relazione tra chi comunica e chi ascolta, tra chi riceve e chi parla, in tempo di Covid e misure restrittive noi dobbiamo imparare a “comunicare”. Che non vuol dire lanciare solo, istericamente, appelli e call to action a raffica, saper fare perfette newsletter e mailing da urlo, ma saper ascoltare, condividere, affrontare in qualche modo insieme, questo momento difficile, con chi ci è sempre stato accanto, o con chi non lo sa, ma è già vicino a noi. È in questo scambio che possiamo scoprire o ritrovare il loro amore per la nostra causa sociale, la curiosità su come sta andando, la voglia di continuare ad esserci, per quei beneficiari per cui si sono sempre spesi.

Se qualcosa ci ha insegnato, questo periodo, è stato, in qualche modo, quello di cambiare prospettiva, di rivedere o migliorare il nostro modus operandi, ci ha costretti a trovare nuovi approcci e nuove opportunità. Il digitale ha finalmente visto riconosciuto il suo vero, enorme potenziale, lo stesso mondo del lavoro si è piegato allo smart working, scoprendo nuove possibilità. Ma non è solo questo. Ci ha insegnato che è il momento di costruire relazioni, di rinsaldarne di vecchie e trovarne di nuove, e il telefono, in tempo di distanziamento sociale, è lo strumento migliore, per mantenere calda la relazione.

Non avete il loro numero di telefono? Poco importa: scrivetegli una bella lettera, personale, e aggiungete il vostro, di telefono, invitandoli a chiacchierare: è più che possibile che qualcuno vi chiamerà!

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