Scegliere tra uno e l’altro pensiero è sempre giusto? Adeguarsi allo stato delle cose è sempre la soluzione? Nell’anno che viene, se vogliamo nuove risposte, risposte più ragionevoli, avremo bisogno di porci nuove domande perché forse le domande che ci siamo poste fino a ora non saranno più sufficienti a rispondere alla complessità nella quale siamo immersi.

Andare oltre è probabilmente l’unica soluzione saggia. Oltre lo status quo. Oltre l’omologazione. Semplicemente oltre…

Un invito che accolgo a cuore aperto quello di Eleonora Terrile in questo post che ci avvicina con eleganza a un 2021 che, sono pronta a scommettere, ciascuno di noi attende con fiducia mista a un timore mai provato prima. Buona lettura.

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Più passano gli anni meno sopporto l’ennesima conferenza, tavola rotonda o webinar che partono da domande utili solo a giustificare l’ennesima conferenza, tavola rotonda o webinar.

Qualche esempio.

Emozione o ragione? Che cosa è più efficace per raccogliere fondi? Creatività o strategia? Che cosa è più importante per raccogliere fondi? Parole o immagini? Testi lunghi o testi corti?

Domande come queste creano una polarizzazione del pensiero, squadre contrapposte: emotivi vs razionali; creativi vs strateghi; professionisti della scrittura vs professionisti dell’immagine, etc.

Niente di strano. In Italia siamo immersi da anni in un flusso di comunicazione divisiva, sia essa politica, giornalistica, sociale, persino scientifica. Basta pensare ad alcuni medici e ricercatori saliti alla ribalta nel 2020 per le loro esternazioni rispetto al Covid.

La comunicazione divisiva va a braccetto con la banalizzazione ed è parente del pensiero lineare, per il quale esistono una risposta giusta e una sbagliata.

La sto facendo un po’ lunga, è vero. Sto scavalcando ogni regola della scrittura online, ma proprio in questa frase ecco un suggerimento: scavalcare, andare oltre, allargare lo sguardo, il pensiero e la visione.

Il mondo ha tante sfumature. Ovvietà, certo, ma perché non ricordarlo ogni volta che facciamo o sentiamo una domanda polarizzante?

Quindi, ricominciamo.

Che cosa conta di più per la raccolta fondi: la creatività o la strategia? Strategia e creatività vanno di pari passo. Per creatività intendo la definizione del matematico, fisico e filosofo Henri Poincaré: la capacità di unire elementi preesistenti in combinazioni nuove e utili (da Nuovo e utile di Annamaria Testa).

Emozione o ragione?

Domanda maliziosa che, con la scusa dei progressi delle neuroscienze, oscura un mondo di sfumature e possibilità e, ancora una volta, impone una scelta a esclusione.

Spesso conviene risvegliare le emozioni e lasciar sopire la ragione, quella che serve, per esempio, a fare una semplice moltiplicazione davanti a richieste come:

“Con 1 euro al giorno assicuri cibo, istruzione e cure a un bambino e alla sua comunità”.

Lodevole, certo, ma 1 euro al giorno moltiplicato 365 fa quasi 365 euro all’anno. Non male, vero?

Questi e altri trucchi, vecchi come il mondo del marketing e della pubblicità, funzionano. Ecco perché nessuno scriverebbe una call to action come: “Con 365 euro all’anno assicuri cibo, cure e istruzione a un bambino e alla sua comunità”. Ed ecco perché al supermercato prezzi come 9,99 centesimi ci sembrano super convenienti.

Perché sto scrivendo tutto questo?

La risposta è nell’anno che sta finendo: il 2020 ha chiesto a tutti di cambiare abitudini, sia nella vita privata sia in quella professionale. E allora…

che sarà mai lasciarci alle spalle domande e posizioni polarizzanti e abbracciare un mondo di infinite possibilità?


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