Valutare non serve

 

ValoreSbagliato naturalmente.

Lungimirante e provocatorio Christian Elevati che il valutatore lo fa di mestiere. Sì, perché poi a usare le belle parole siamo capaci tutti ma è a conti fatti che i fatti contano, sennò rimangono solo parole.

Ho personalmente voluto che il tema della valutazione fosse un modulo fondamentale in Startup Fundraising già dalla prima edizione nel 2016. Ci sono alcuni approcci da cui non è possibile prescindere se si vuol fare bene il proprio lavoro di fundraiser. Questo è uno di quelli. Buona lettura.

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Si fa un gran parlare di valutazione da qualche anno questa parte, nelle sue varie declinazioni e applicazioni, dal monitoraggio dei progetti alla valutazione dell’impatto sociale di programmi complessi o di intere organizzazioni, per questioni di accountability e anche come alleata fondamentale del fundraising (in quanto aiuta a rispondere in modo approfondito e motivato alla domanda: perché donare?). La si collega anche costantemente a temi estremamente caldi come la trasparenza, la reputazione e la finanza (a impatto sociale, con schemi pay by results ecc.).

Tutto molto interessante, se non fosse che, al di là di questo gran parlare, se si va a vedere quanto si dedica mediamente nei budget alle attività di valutazione (in itinere ed ex post), le cifre sono spesso un’offesa al buon senso, oltre che alla professionalità dei valutatori.

Andatevi a leggere le richieste dei finanziatori che ricercano esperti esterni di monitoraggio e valutazione rispetto agli obiettivi della valutazione dichiarati; prendete in mano i Termini di Riferimento per la selezione dei valutatori degli Ets: che cosa leggete? Richieste legittime, con obiettivi ambiziosi, che danno alla valutazione il valore che merita. Poi arrivate al compenso previsto e… non ci credete! Si vuole fare “il matrimonio sfarzoso con i fichi secchi”.

Il panorama è molto variegato e le strade da percorrere possono essere differenti. Per fortuna non mancano soluzioni interessanti, che si modificano negli anni a dimostrazione che c’è una riflessione in corso e un’attenzione a sperimentare strade differenti. Prendiamo due casi sulla valutazione dell’impatto sociale di due finanziatori, a puro titolo esemplificativo.

Il Fondo di Beneficenza ed opere di carattere sociale e culturale di Intesa Sanpaolo nell’ultimo bando pubblicato afferma:

La scelta dell’ente valutatore, all’interno del paniere proposto, è libera e il costo del servizio di Monitoraggio e Valutazione sarà negoziato direttamente fra l’Ente proponente il progetto e l’ente valutatore selezionato. Tale costo dovrà essere inserito nel budget di progetto [prevedere una linea di Budget dedicata] al momento della presentazione della richiesta e sarà coperto dal Fondo per una quota massima del 50%.

Il fatto di dividere i costi fra finanziatore ed Ets presuppone l’idea che la valutazione sia un valore per entrambi, e questo è molto positivo; anche il volere definire un “paniere” di enti è un dato positivo, a patto che sia chiara e trasparente, professionale e approfondita, la certificazione delle competenze degli enti o dei consulenti che si occuperanno della valutazione. Ma il costo complessivo negoziato con l’ente valutatore, in ogni caso, dovrà essere proporzionato agli obiettivi della valutazione, altrimenti sarà come volere vincere una gara di Formula 1 guidando un’utilitaria.

Anche Fondazione con il Sud e la sua impresa sociale Con i Bambini in uno degli ultimi bandi pubblicati (“Un passo avanti”), rispetto alla domanda “A quanto possono ammontare le spese per la valutazione di impatto?”, risponde:

Le spese per la valutazione di impatto sociale possono ammontare al 5% del contributo richiesto per i progetti presentati sulla Graduatoria A [in una sola regione] e al 3,5% del contributo richiesto per i progetti presentati sulla Graduatoria B [in più regioni].

Considerando che per la graduatoria A le richieste di finanziamento possono essere tra i 250 mila e 1 milione di euro, mentre per quelli della Graduatoria B il contributo richiesto potrà variare da 1 a 3 milioni di euro, siamo su cifre che finalmente (anche rispetto ai precedenti bandi della stessa impresa sociale) si posizionano su livelli accettabili. Questo a dimostrazione che in Fondazione con il Sud vi è stata una riflessione su questo tema, che ha portato alla fine a un maggiore investimento in valutazione.

Certamente per una valutazione di qualità non basta un significativo investimento economico. Occorrono anche politiche complessive a supporto, una cultura diffusa del suo valore presso tutti i portatori di interesse e competenze specifiche in chi se ne occupa, sia esso finanziatore, implementatore o valutatore. Ma è altrettanto certo che se non si dedicano alla valutazione adeguate risorse economiche (il che poi significa anche avere a disposizione strumenti, ore da dedicare, competenze di livello ecc.), rimarremo sempre a un livello di grandi dichiarazioni di principio e di risultati complessivamente mediocri, quando non controproducenti. Con un impatto anche molto negativo sulla fiducia delle persone che donano.

(La frase di Benjamin Franklin. La foto di Christian Elevati).

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