Not only Tea Time! 4 idee per avvicinare e preservare il big donor

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Continua con questo bel post di Anna Fabbricotti, l’approfondimento sulla gestione dei grandi donatori. Per capirli, individuarli, coinvogerli nelle nostre cause in modo concreto ed efficace. Perché un grande donatore è più vicino di quello che credi. A volte insospettabile, può riservarci piacevoli sorprese ma dobbiamo imparare a trattarlo.

Buona lettura.

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Quando si parla di grandi donatori, spesso la confusione regna sovrana e si sognano miliardari col Rolex che, colpiti da chissà quale fulmine, decidono di dissipare parte del loro patrimonio per noi. A rincarare la dose, leggende, o anche storie vere, spesso “colorate”, di incontri super fortunati.

Tutto possibile, certo. Tranne la casualità. Io dico sempre che non esiste il concetto di “impossibile”, per un bravo fundraiser, solo strategie, analisi, sperimentazioni, e tanto impegno. Se vogliamo raccogliere grandi donazioni, dunque, dobbiamo cominciare dall’inizio. I risultati, prima o poi, arrivano. Ecco quattro spunti su cui riflettere per partire.

Prima di tutto, i cosiddetti Major Donors sono persone, a volte famiglie, o fondazioni private che garantiscono all’organizzazione un sostegno di rilievo ad un progetto, o un’attività, spesso coprendone tutti i costi.

Ne conoscono i dettagli e lo seguono regolarmente, anche intervenendo, o visitando di persona, vogliono essere coinvolti, informati e a volte partecipare alle decisioni. Sono partner, veri e propri. Perché investono in quello che facciamo, e come buoni azionisti, sono attenti al buon risultato. Quindi, dobbiamo, prima di tutto, sapere bene per cosa lo cerchiamo, e avere progetti veri, utili e fattibili, concreti, da presentare.

Secondo, il grande donatore non arriva dal cielo.

Si nasconde tra il nostro capitale sociale. E’ un amico, un sostenitore, un socio, un volontario, un vicino di casa, che ci segue, che si fida già di noi. Apriamo il nostro database, e analizziamo ogni nome, chi sono, che rapporto hanno con noi. Organizziamo dei brainstorming con il nostro Cda, tra lo staff e i volontari: individuiamo quel sostenitore che viene sempre ai nostri incontri, quello che ci scrive spesso, quello che dona regolarmente. Quello che capisce quanto il suo contributo possa fare la differenza.

Terzo, per quanto curerete la relazione, e dovete curarla con attenzione, il grande donatore non donerà per quello.

Dona, e continuerà a farlo, perché crede in quello che volete fare, perché sa che la vostra organizzazione sa farlo bene e in modo efficiente, e perché sa che la sua donazione è importante. Investe in qualcosa in cui crede fermamente. E dunque, vuole vedere risultati. Vuole vedere realizzato ciò su cui ha investito. Vuole vedere quanto impatto avrà il suo contributo, su quei beneficiari per cui ha scelto di donare. Quindi, dobbiamo curare le rendicontazioni, organizzare visite o incontri con i beneficiari, condividere dettagli del progetto. Dobbiamo farlo entrare nella nostra organizzazione e condividere con lui il nostro e suo impegno.

Quarto e ultimo spunto: non sono mucche da mungere ogni mattina.

Se un grande donatore ha sostenuto o coperto i costi di un progetto, concentratevi su quello, e non chiedetegli ogni secondo nuovi contributi per altre cose. Un major donor vuole sentirsi coccolato, essere speciale. Anche se sono convinti e si fidano di voi, nessuno di loro accetterà di farvi solo da bancomat. Rischiate solo di vederli fuggire via. E non vogliamo questo, giusto?

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Anna Fabbricotti

Guest post. Txs to Anna Fabbricotti. Da molti anni collabora e supporto piccole e medie organizzazioni nello start up della raccolta fondi e lavoro con Ong ed Enti Pubblici e privati per la realizzazione di progetti sociali, collaborando spesso direttamente con lo staff, e realizzando eventi e importanti iniziative. Anna è docente della Fundraising Academy.

 

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