Vision e Mission sono un potentissimo strumento per definire e consolidare il cuore e l’unicità di un’organizzazione.

In questa affatto semplice frase, si racchiude il senso, le prospettive delle organizzazioni e la loro distintività, così come più volte esposto in queste pagine. Christian Elevati, fondatore di Mapping Change e docente della Teoria del Cambiamento all’interno del percorso di Startup Fundraising, torna a interrogarci su questo tema che è premessa per una sostenibilità organizzativa che vogliamo sia duratura. Buona lettura.


È così. Per lo più non servono a nulla. Sono un ammasso di concetti astratti e altisonanti, spesso fra loro ripetitivi (potresti invertirle e non cambierebbe nulla…). Non consentono nemmeno di distinguere un’organizzazione da un’altra, come mi ha confermato un esperimento che ho fatto un paio di anni fa: un test sia con studenti dell’Università in cui insegnavo sia con professionisti del terzo settore, nel quale ho fornito un elenco di coppie Vision/Mission chiedendo di abbinarle a un elenco di organizzazioni fra cui scegliere (quelle corrette, più una per costringere a una maggiore analisi). Gli abbinamenti errati sono stati la stragrande maggioranza in entrambi i gruppi di intervistati.

Quel che è peggio è che a volte le organizzazioni hanno pagato fior di consulenti per scrivere Vision e Mission (qui la mia categoria non ne esce benissimo…). Anche quando sono stati elaborati in modo professionale ma calati dall’alto, spesso rimangono delle bellissime frasi che tutti i membri dell’organizzazione dimenticano il giorno dopo la loro pubblicazione sul sito e sul Bilancio Sociale.

Tuttavia, non deve necessariamente andare a finire così. Vision e Mission possono diventare un potentissimo strumento per definire o consolidare il cuore e l’unicità di un’organizzazione. Anche se vi sono innumerevoli teorie a riguardo, la maggior parte della letteratura converge nell’affermare che una Visione dovrebbe descrivere il mondo per il quale ci si batte prioritariamente (e non a caso spesso inizia con le parole “Un mondo nel quale…”). La Missione, invece, dovrebbe concretizzare le strategie per arrivare a realizzare quella Visione, strategie che dovrebbero evidenziare la specificità di approccio e i principali ambiti di intervento rispetto a tutte le altre realtà del settore. Lo so, è difficilissimo essere originali a questi livelli e con pochissime parole a disposizione, ma è esattamente la sfida che queste due promesse che facciamo a noi stessi e al mondo ci chiedono di superare.

Le organizzazioni in cui operiamo sono organismi viventi. Cambiano rapidissimamente nel tempo, per spinte sia esterne che interne, e il senso della loro esistenza, l’identità che le caratterizza si sfilaccia, si complica, si disperde con gli anni. Perdere questa identità – che ovviamente implica responsabilità di leadership diffuse all’interno dell’organizzazione – porta con sé conseguenze troppo spesso sottovalutate, che vanno dall’alto turn over alla difficoltà di posizionarsi rispetto ad altre realtà simili alla nostra, dalla scarsa capacità di attrarre volontari alla confusione e debolezza dei messaggi sui quali fondiamo tutte le nostre iniziative di raccolta fondi.

In conclusione, lavorare collettivamente, coinvolgendo tutti i livelli organizzativi, nella creazione o nella focalizzazione e aggiornamento delle nostre Vision e Mission, dedicandovi il tempo necessario, non è un vezzo da “marchettari” e nemmeno una caduta “aziendalistica”, ma un’occasione unica per ritrovare come comunità il senso e il valore di quello che facciamo, sentendoci e riconoscendoci nella nostra unicità.

Nessun piano strategico o di raccolta fondi andrà mai lontano senza questa forza e chiarezza condivise. Poi potete anche non scrivere queste promesse da nessuna parte o definirle “Chi siamo” invece che Vision e Mission, poco importa.

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