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	<title>Dono Archivi - Elena Zanella</title>
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	<title>Dono Archivi - Elena Zanella</title>
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		<title>La Generazione Silenziosa. Le radici del dono e la cultura della continuità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nonprofit Blog di Elena Zanella]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Feb 2026 16:00:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità e dinamiche]]></category>
		<category><![CDATA[Dono]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando parliamo di generazioni, corriamo il rischio di ridurre la vita a un cluster. Con la Generazione Silenziosa questo rischio è ancora più alto, perché non stiamo parlando di persone nate tra il 1928 e il 1945, stiamo parlando di donne e uomini che hanno attraversato la guerra, la scarsità, la ricostruzione. Un passato che  [...]</p>
<p>L'articolo <a href="https://elenazanella.it/la-generazione-silenziosa-le-radici-del-dono-e-la-cultura-della-continuita/">La Generazione Silenziosa. Le radici del dono e la cultura della continuità</a> proviene da <a href="https://elenazanella.it">Elena Zanella</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Quando parliamo di generazioni, corriamo il rischio di ridurre la vita a un cluster. Con la <strong>Generazione Silenziosa</strong> questo rischio è ancora più alto, perché non stiamo parlando di <strong>persone nate tra il 1928 e il 1945</strong>, stiamo parlando di donne e uomini che hanno attraversato la guerra, la scarsità, la ricostruzione. Un passato che non conosciamo, se non per quello che ci è stato trasferito anche grazie all’<a href="https://www.archivioluce.com/">Istituto Luce</a>. Persone per cui <strong>“fare” era una lingua più naturale del “dire”</strong>, e per cui molte cose si tenevano insieme con il lavoro, la disciplina e il senso del dovere.<span id="more-40642"></span></p>
<p>È una generazione che merita delicatezza. Hanno tutti più di ottant’anni oggi, e non tutti vivono le stesse condizioni: c’è chi è perfettamente autonomo e lucidissimo, e chi vive una fragilità crescente. Nel mio lavoro lo vedo bene: ci sono persone nate nel ’45 che partecipano a miei percorsi formativi, con curiosità e tenacia. E ci sono, allo stesso tempo, tante storie familiari – penso anche a mia nonna, venuta a mancare un paio di anni fa a 95 anni, o a mia mamma, primi anni boomer – che ci ricordano quanto l’età trasformi il rapporto con il tempo, con il corpo, con le energie. Parlare di questa generazione significa <strong>tenere insieme forza e vulnerabilità.</strong></p>
<h4><strong>Un passo indietro: ciò che hanno ereditato</strong></h4>
<p>La Generazione Silenziosa arriva dopo due generazioni che hanno segnato profondamente l’idea stessa di comunità: la <em>Greatest Generation</em> (quella della guerra e della ricostruzione, 1901/1927) e, ancora prima, la <em>Generazione Perduta (1883/1900)</em>, cresciuta nella durezza di un Paese dove il welfare non esisteva e la protezione era affidata a reti comunitarie, mutualistiche, religiose o laiche. È il tempo in cui il dono non è un gesto da raccontare, ma un modo per reggere la vita (leggi qualcosa di più nell&#8217;<a href="https://elenazanella.it/0001-del-2026-il-primo-minuto-del-futuro-generazioni-dono-e-fundraising/">articolo precedente</a>).</p>
<p>La Generazione Silenziosa cresce dentro questa eredità e la rende quotidiana. Non è la generazione delle grandi narrazioni eroiche a cui siamo abituati. <strong>È invece quella del lavoro che ricostruisce nel silenzio.</strong> Per questo, forse, “silenziosa” è un nome che dice più di quanto sembri.</p>
<h4><strong>Donne e uomini dalle grandi ossa</strong></h4>
<p>Mi viene spontaneo chiamarli così: donne e uomini “dalle grandi ossa”, per riconoscere che questa generazione ha conosciuto la fatica concreta. Il lavoro fisico, la terra, le mani, il mestiere, la casa da costruire, le rinunce. È una condizione storica che ha formato un’identità e <strong>quell’identità ha conseguenze anche nel modo di vivere il dono.</strong> Per molti di loro, donare non è un gesto identitario, bensì un gesto coerente con un’idea di responsabilità: <strong>si dona perché “si deve”. </strong></p>
<p>Se dovessi provare a descrivere la loro cultura del dono con tre parole, sceglierei queste: <strong>dovere, fiducia, continuità</strong>.</p>
<ul>
<li><strong>Dovere</strong>, perché il dono è spesso percepito come un gesto giusto, quasi naturale, parte di un patto sociale implicito: se posso, aiuto.</li>
<li><strong>Fiducia</strong>, perché molte persone di questa generazione si sono formate in un tempo in cui le istituzioni erano più verticali e molto meno sfumate di oggi. La fiducia si dava (e si perdeva con fatica), ma esisteva come base.</li>
<li><strong>Continuità</strong>, perché quando scelgono, tendono a restare, riconoscendo l’affidabilità.</li>
</ul>
<p>Questo non significa che siano “facili” da coinvolgere, bensì che <strong>rispondono a criteri diversi rispetto a generazioni più giovani.</strong> E soprattutto significa che non vanno mai trattati come un “pezzo di storia”, né come un pubblico da gestire con condiscendenza. Sono persone adulte, spesso lucidissime, con una<strong> cultura del rispetto e del valore</strong> che chiedono di ricevere allo stesso modo.</p>
<h4><strong>Perché oggi continuano a contare moltissimo</strong></h4>
<p>La Generazione Silenziosa ha ancora un peso reale nel sistema del dono: per abitudine alla continuità, per stabilità economica in alcuni casi, per un’idea di responsabilità che non è legata alla performance. Ma è anche una generazione che sta uscendo progressivamente dalla scena, e questo è un passaggio che il fundraising non può ignorare. Quando una generazione smette di donare non è solo un problema di entrate: <strong>è la perdita di un modo di intendere la fedeltà e la relazione.</strong> Per molte organizzazioni, la loro presenza è una forma di sostegno che fa ancora la differenza in modo sostanziale: piccoli importi regolari o un lascito pensato con attenzione.</p>
<h4><strong>Cosa significa, operativamente, lavorare con la Generazione Silenziosa</strong></h4>
<ol>
<li><strong>La relazione è più importante del messaggio.</strong> Per questa generazione conta chi sei e cosa hai mostrato di fare nel tempo, non cosa dici oggi. La coerenza costruisce fiducia più di qualsiasi campagna creativa.</li>
<li><strong>Chiedi in modo sobrio e rispettoso.</strong> Funzionano richieste dirette e concrete. Meno enfasi. Meno urgenze artificiali. Prediligi chiarezza e dignità.</li>
<li><strong>Non infantilizzare, mai.</strong> Evita linguaggi semplificati, vezzeggiativi, eccessi di emotività. Non serve “commuovere”: serve essere affidabili.</li>
<li><strong>Scegli canali che non creino frizione.</strong> Per molti: carta, telefono, presenza, relazione personale. Per altri (e sono più di quanto si pensi): anche e-mail e digitale, purché semplici e lineari. Non è una questione di “età”, è una questione di abitudine e accessibilità. Chiedi sempre e non pensare di sapere già a priori, facendoti influenzare dall’età, qual è il canale prediletto.</li>
<li><strong>Cura il ringraziamento come un atto di rispetto.</strong> Il ringraziamento, per questa generazione, è parte del patto: deve essere sempre misurato, puntuale e il più possibile sincero.</li>
</ol>
<p>La Generazione Silenziosa è la generazione che ha costruito, spesso senza parole, pezzi fondamentali del nostro Paese e del nostro modo di intendere la comunità, anche nel dono. E forse, nel tempo in cui tutto diventa visibile e raccontato, <strong>il loro silenzio ci ricorda che il fundraising non è soltanto una tecnica: è una relazione che si costruisce con rispetto, nel tempo.</strong></p>
<p>Nel prossimo articolo continueremo il viaggio con chi viene subito dopo: i <strong>Baby Boomers</strong>, tra senso di appartenenza, necessità di partecipazione e attivismo.</p>
<p style="text-align: center;">***</p>
<h4 style="text-align: center;"><em><strong>&#8220;Fundraiser. L&#8217;alfabeto del dono&#8221;, disponibili i primi tre fascicoli. I</strong></em><em><strong>l 6 marzo, la 4a uscita. Solo in eBook</strong></em></h4>
<p><a href="https://elenazanella.it/negozio/"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter wp-image-40603 size-full" src="https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2026/02/cover-2.png" alt="" width="863" height="338" srcset="https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2026/02/cover-2-200x78.png 200w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2026/02/cover-2-300x117.png 300w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2026/02/cover-2-400x157.png 400w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2026/02/cover-2-500x196.png 500w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2026/02/cover-2-600x235.png 600w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2026/02/cover-2-700x274.png 700w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2026/02/cover-2-768x301.png 768w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2026/02/cover-2-800x313.png 800w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2026/02/cover-2.png 863w" sizes="(max-width: 863px) 100vw, 863px" /></a></p>
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		<title>Generazioni e dono: il fundraising nei giovani e giovanissimi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nonprofit Blog di Elena Zanella]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Sep 2025 10:00:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità e dinamiche]]></category>
		<category><![CDATA[Dono]]></category>
		<category><![CDATA[Generazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Chi segue le mie aule o ha letto i miei libri sa bene quanto io insista sul concetto di clusterizzare: ragionare sulla suddivisione in gruppi, per personalizzare la comunicazione e l’ingaggio. È un principio che applico da sempre e che ritengo centrale in ogni strategia di fundraising. Tra i cluster più interessanti e delicati, ci  [...]</p>
<p>L'articolo <a href="https://elenazanella.it/generazioni-e-dono-il-fundraising-nei-giovani-e-giovanissimi/">Generazioni e dono: il fundraising nei giovani e giovanissimi</a> proviene da <a href="https://elenazanella.it">Elena Zanella</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1">Chi segue le mie aule o ha letto i miei libri sa bene quanto io insista sul concetto di <i>clusterizzare</i>: ragionare sulla suddivisione in gruppi, per personalizzare la comunicazione e l’ingaggio. È un principio che applico da sempre e che ritengo centrale in ogni strategia di fundraising.</p>
<p class="p1">Tra i cluster più interessanti e delicati, ci sono senza dubbio le ultime generazioni. <span id="more-39947"></span>Se ne parla molto, spesso in maniera superficiale. Io stessa, nel 2020, nel libro <a href="https://amzn.eu/d/4TRmiw3"><i>Raccolta fondi</i>,</a> avevo già accennato alla Generazione Alpha, forse un po’ in anticipo sui tempi. Ma oggi non possiamo più rimandare la riflessione: <strong>i giovanissimi – fine Gen Z e primi Alpha – sono già qui,</strong> e da come li sapremo coinvolgere dipenderà il futuro del dono.</p>
<p class="p1">Non sono una sociologa, mi occupo di comunicazione. Quello che segue non vuole così essere un trattato esaustivo, ma un perimetro utile, fatto di osservazioni, esperienze e, spero, buon senso. Perché la questione, anche se riguarda generazioni ancora non donanti in senso economico, va affrontata ora: solo così il domani sarà meno complicato.</p>
<h2><b>Generazioni in transizione: adolescenti Z e Alpha</b></h2>
<p class="p1">Quando parliamo di nuove generazioni dobbiamo distinguere.</p>
<ul>
<li>
<p class="p1">La <span class="s1"><b>Generazione Z</b></span> (i nati tra fine anni ’90 e 2010) comprende oggi anche giovani adulti, ma qui ci interessa la parte più giovane: gli adolescenti, ancora in formazione, sospesi tra studio e prime esperienze civiche.</p>
</li>
<li>
<p class="p1">La <span class="s1"><b>Generazione Alpha</b></span> (nati dal 2010 in poi) è ancora più giovane, troppo per un dono economico, ma già immersa in contesti digitali e globali che ne plasmano visione e linguaggi.</p>
</li>
</ul>
<p class="p1">Due segmenti diversi, entrambi minorenni o quasi, ma già oggi cittadini in formazione. Non hanno ancora autonomia economica, ma vivono in un mondo che li spinge a prendere posizione: crisi ambientali, conflitti, disuguaglianze, diritti.</p>
<h2><b>Educare al dono, non imporlo</b></h2>
<p class="p1">Il punto è questo: non si tratta di chiedere soldi a chi non può darli. Si tratta di educare al dono come cultura, come approccio al mondo.</p>
<p class="p1">Un approccio che non deve uniformare, ma sviluppare <span class="s2"><b>cittadinanza consapevole</b></span>. Non cittadini globali che pensano tutti nello stesso modo, ma persone capaci di esercitare pensiero critico, di abitare le differenze, di dialogare con ciò che è altro da sé.</p>
<p class="p1">La ricchezza, lo sappiamo, non sta nell’omologazione, ma nella pluralità.</p>
<h2><b>Il fundraising come palestra di partecipazione</b></h2>
<p class="p1">Guardato da questo punto di vista, il fundraising non è solo raccolta economica. È costruzione di legami. È palestra di partecipazione civica.</p>
<p class="p1">Anche chi non può donare denaro può infatti donare altro:</p>
<ul>
<li>
<p class="p1"><span class="s1"><b>Tempo</b></span>, con volontariato, servizio civile, attivismo.</p>
</li>
<li>
<p class="p1"><span class="s1"><b>Competenze</b></span>, dai talenti creativi alle skill digitali.</p>
</li>
<li>
<p class="p1"><span class="s1"><b>Voce</b></span>, attraverso advocacy, contenuti, sensibilizzazione.</p>
</li>
</ul>
<p class="p1">Queste forme di dono, spesso sottovalutate, sono le prime vere esperienze di appartenenza. E rappresentano il terreno fertile da cui nasceranno, domani, donatori maturi e consapevoli.</p>
<h2><b>Fiducia, non slogan</b></h2>
<p class="p1">Troppo spesso, di fronte ai giovani, si cade nella semplificazione: “non donano”, “non hanno interesse”, “sono distratti”.</p>
<p class="p1">La verità è che i giovani non sono disinteressati. Sono <span class="s2"><b>esigenti</b></span>. E meno ingenui delle generazioni precedenti. La loro fiducia non si compra con uno slogan, né con una campagna patinata.</p>
<p class="p1">Si conquista con coerenza, con storie che non spettacolarizzano il dolore ma mostrano possibilità di cambiamento. Con la trasparenza, che oggi non è un plus ma una condizione minima.</p>
<h2><b>La complessità come sfida</b></h2>
<p class="p1">Eccoci al nodo. Fare fundraising con queste generazioni significa accettare la complessità. Non scorciatoie, non scorciature di percorso.</p>
<p class="p1">Tre sono i punti critici:</p>
<ol start="1">
<li>
<p class="p1"><span class="s1"><b>Tempo</b></span> – i cicli si allungano. Oggi semini, ma raccoglierai tra anni.</p>
</li>
<li>
<p class="p1"><span class="s1"><b>Linguaggio</b></span> – serve chiarezza, ma anche codici capaci di risuonare nei loro mondi digitali, fluidi, partecipativi.</p>
</li>
<li>
<p class="p1"><span class="s1"><b>Prospettiva</b></span> – non è solo questione di soldi. È costruzione di comunità, appartenenza, fiducia.</p>
</li>
</ol>
<h2><b>Per sintetizzare:</b></h2>
<ul>
<li class="p1">La Generazione Z e la Generazione Alpha ci chiedono ciò che, in fondo, è il cuore del fundraising: pensiero critico e relazioni vere.</li>
<li class="p1">Il loro dono, oggi, è fatto di tempo, idee, energia. Domani sarà anche economico, ma solo se avranno imparato lungo la strada che donare significa fidarsi e assumersi responsabilità.</li>
<li class="p1">Il fundraising non è mai stato semplice. Con loro diventa ancora più sfidante. Ma non affrontarlo oggi significherebbe trovarci domani senza basi solide.</li>
</ul>
<p class="p1">La prossima settimana parleremo di tecniche e strumenti, perché senza operatività queste riflessioni rischiano di restare astratte. <strong>Ma prima di fare, serve pensare.</strong> Ed è esattamente questo il compito che ci spetta adesso.</p>
<p>Se ti piace il tema generazioni, ti invito a seguire un approfondimento qui al link https://www.gwi.com/blog/gen-z-vs-gen-alpha?utm_source=chatgpt.com. Buona lettura.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Confessioni di una fundraiser sulla nobile arte di educare al dono</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nonprofit Blog di Elena Zanella]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Jul 2024 15:00:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Inspiration]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Dono]]></category>
		<category><![CDATA[Formazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ho scelto un mestiere difficile, quello di insegnare alle persone la gioia di donare, come amava dire Henry Rosso, fondatore della Fundraising School americana. Più precisamente, ho scelto di educare le organizzazioni all’arte di chiedere il dono. Facile? Vocazionale? Di missione per un ente? Niente affatto. Anzi, esattamente l’opposto: difficile; inconcepibile, talvolta; certamente lungi dall’essere  [...]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ho scelto un mestiere difficile, quello di insegnare alle persone la gioia di donare, come amava dire <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Henry_A._Rosso">Henry Rosso</a>, fondatore della Fundraising School americana. Più precisamente, <strong>ho scelto di educare le organizzazioni all&#8217;arte di chiedere il dono. </strong></p>
<blockquote><p>Facile? Vocazionale? Di missione per un ente? Niente affatto. Anzi, esattamente l&#8217;opposto: difficile; inconcepibile, talvolta; certamente lungi dall&#8217;essere obiettivo, benché necessario.</p></blockquote>
<p><span id="more-38498"></span></p>
<p>Sono qui oggi. Rifletto sulle parole e i pensieri che mi attraversano la mente, concentrandomi sul significato che ho dato al mio modo di affiancare gli enti e allo scopo profondo che guida il mio agire. <strong>Sono perfettamente consapevole che l’obiettivo che propongo non è facile, né immediato</strong>, ma è l’unico che mi conferma essere quello che porta risultati determinanti e solidi in termini di continuità.</p>
<p>Ci penso oggi, mentre i risultati del 5×1000 sono stati pubblicati e alcune delle organizzazioni che ho seguito hanno raddoppiato, e in alcuni casi triplicato, i loro risultati. Io? Non sono una persona che si accontenta. <strong>Gioisco dei successi, ma rifletto anche sulle volte in cui non sono riuscita a trasmettere il coraggio della fatica</strong>, uscendone sconfitta, sconfortata e rassegnata. È facile esultare per il momento, ma la vera domanda è:</p>
<blockquote><p>Quanto si è disposti a continuare sulla strada? Quanto si è pronti ad assumersi la responsabilità delle proprie scelte?</p></blockquote>
<p>Accanto alla gioia dei successi, c’è l’ombra dei passi indietro che scorgo quando si pensa che il grosso sia stato fatto. Ma la realtà è diversa. Il percorso è appena iniziato. <strong>La vera sfida è mantenere alta la guardia, presidiare il fortino e non accontentarsi mai.</strong> I successi che abbiamo ottenuto non sono per sempre; questo è il punto più difficile che cerco di far comprendere.</p>
<p><strong>Il successo non è una destinazione fissa, ma un continuo avanzare.</strong> È faticoso, lo so bene. Ma nessuno ci ha mai detto che sarebbe stato facile, né tanto meno economico. Se ve lo hanno detto, avete avuto la sfortuna di incontrare l’insegnante sbagliato.</p>
<p>Volevo che questo articolo fosse breve ma efficace. Il messaggio chiaro è questo:</p>
<blockquote><p>Se non hai il coraggio di affrontare il bosco per intero, non entrare nemmeno. Perché perderesti solo tempo e ti smarrirai nel frattempo.</p></blockquote>
<p>E ora, dopo aver riconosciuto le mie sfide, sono pronta a riprendere, più tenace e perseverante di prima. Perché <strong>l’importante non è quanto hai ottenuto oggi, ma quanto sei disposto a lottare per il domani.</strong></p>
<hr />
<p>Segnalo l&#8217;uscita del podcast di Vita.it &#8220;Bada a Come Parli&#8221;, sulle parole del sociale (riservato agli abbonati).  Questa settimana, <a href="https://www.vita.it/raccolta-fondi-e-fundraising-i-sinonimi-diversi/">on air la mia intervista</a> su Fundraising, Raccolta Fondi, Crowdfunding.</p>
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<p style=" color:#c9c8cd; font-family:Arial,sans-serif; font-size:14px; line-height:17px; margin-bottom:0; margin-top:8px; overflow:hidden; padding:8px 0 7px; text-align:center; text-overflow:ellipsis; white-space:nowrap;"><a href="https://www.instagram.com/reel/C9E1eiRMBTK/?utm_source=ig_embed&amp;utm_campaign=loading" style=" color:#c9c8cd; font-family:Arial,sans-serif; font-size:14px; font-style:normal; font-weight:normal; line-height:17px; text-decoration:none;" target="_blank">A post shared by VITA (@vitanonprofit)</a></p>
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</blockquote>
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<p>L'articolo <a href="https://elenazanella.it/confessioni-di-una-pessima-insegnante-larte-difficile-di-educare-alle-donazioni/">Confessioni di una fundraiser sulla nobile arte di educare al dono</a> proviene da <a href="https://elenazanella.it">Elena Zanella</a>.</p>
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		<title>Come la Gen Z sta riscrivendo le regole del dono</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nonprofit Blog di Elena Zanella]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 Mar 2024 16:00:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità e dinamiche]]></category>
		<category><![CDATA[Dono]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La mia esperienza personale con la Gen Z, osservata nella crescita di mio figlio e mia nipote, mi ha fornito una prospettiva intima su come questa generazione risponda ai contesti sociali dinamici e complessi di oggi. Essendo una ‘X’ autentica, nata nel cuore della Generazione X e testimone di una serie di crisi a partire  [...]</p>
<p>L'articolo <a href="https://elenazanella.it/come-la-gen-z-sta-riscrivendo-le-regole-del-dono/">Come la Gen Z sta riscrivendo le regole del dono</a> proviene da <a href="https://elenazanella.it">Elena Zanella</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La mia esperienza personale con la Gen Z, osservata nella crescita di mio figlio e mia nipote, mi ha fornito una prospettiva intima su come questa generazione risponda ai contesti sociali dinamici e complessi di oggi. Essendo una &#8216;X&#8217; autentica, nata nel cuore della Generazione X e testimone di una serie di crisi a partire da quella <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Crisi_energetica_(1973)">petrolifera</a>, ho sviluppato un interesse naturale nel monitorare come le diverse generazioni reagiscono ai cambiamenti. <span id="more-38120"></span>Di questo ho parlato proprio in questi ultimi giorni durante il mio insegnamento sul fundraising all&#8217;<a href="https://altis.unicatt.it/altis-master-terzo-settore-impresa-emtesis?gad_source=1&amp;gclid=CjwKCAjwnv-vBhBdEiwABCYQA8KuRbot4Gsah6lET7wbvbzEQnVV_N99kQkWEybkvYN4xYtPCcOH6RoCAC0QAvD_BwE">Università Cattolica di Milano.</a> Da qui, lo stimolo a scriverne, ma il tema  emerge chiaramente anche in altri contesti, come nel mio <a href="https://elenazanella.it/prodotto/raccolta-fondi-2/"><em>&#8216;Raccolta fondi&#8217;</em></a> pubblicato nel 2020.</p>
<h2><strong>Di generazione in generazione, fino ai giorni nostri</strong></h2>
<p>A spasso tra le generazioni, fino ai giorni nostri, osservo come i Baby Boomers, i Millenials e la mia stessa Generazione X abbiano creato le premesse su cui la Gen Z sta costruendo il suo mondo. I Baby Boomers, con la loro etica del lavoro e la fedeltà aziendale, i Millenials, con il loro ideale di connessione e valore, e la Gen X, da cui provengo, con il suo scetticismo istituzionale e l&#8217;indipendenza, hanno tutti plasmato i confini entro i quali la Gen Z sta ora operando con una fluidità digitale senza precedenti.</p>
<p>La Gen Z si distingue per il suo approccio pragmatico e per il forte impegno verso il cambiamento sociale.<strong> A differenza delle precedenti, questi giovani cercano impatti reali e tangibili piuttosto che inseguire simboli di status.</strong> Questa tendenza è evidente anche nel loro modo di interagire con il settore non profit: l&#8217;azione diretta e la qualità dell&#8217;impatto sono al centro delle loro decisioni.</p>
<h2>La Gen Z e i Consumi</h2>
<p>Cresciuta tra la fine degli anni &#8217;90 e il 2012, questa generazione si distingue nettamente dalle precedenti, influenzata sia da eventi globali come la pandemia di Covid-19 che dalla loro crescita in un&#8217;era digitale. <strong>Emerge come una generazione riflessiva, con il 41% degli individui che si sentono più contemplativi e vulnerabili dopo la pandemia.</strong> Sembrano dimostrare una forte propensione all&#8217;attivismo, impegnandosi in questioni come il cambiamento climatico e l&#8217;uguaglianza di genere, cercando di apportare cambiamenti significativi per migliorare la società e sviluppare un senso di futuro​​​​ (su questo, rimando alla ricerca del 2022 elaborata da <a href="https://www.ipsos.com/it-it/generazione-z-giovani-oggi-sostenibilita-inclusione-parita-genere-principali-priorita">IPSOS</a>).</p>
<p>Il loro approccio al consumo riflette questi valori: <strong>prediligono i marchi che dimostrano responsabilità ecologica e sociale, e sono disposti a spendere di più per prodotti sostenibili</strong>. Benché abbiano familiarità con la tecnologia e i social media, mostrano una preferenza per fare acquisti in negozi fisici e valutano positivamente la sicurezza delle loro informazioni personali. <em>L&#8217;autenticità è di fondamentale importanza per loro, e preferiscono vedere persone reali nelle pubblicità. Sono influenzati dalle recensioni online, con un significativo 68% che legge almeno tre recensioni prima di fare un acquisto per la prima volta</em> (<a href="https://marketsplash.com/it/statistiche-di-marketing-della-generazione-z/">fonte</a>).</p>
<h2>La Gen Z e il Dono</h2>
<p><strong>La propensione sembra indirizzarsi verso un crescente interesse per il volontariato e l&#8217;attivismo: </strong>l&#8217;ultima generazione non si limita a dare supporto, ma si immerge attivamente nelle cause che sostengono, mostrando una predisposizione all&#8217;azione diretta e alla partecipazione nelle attività delle organizzazioni non profit (<a href="https://lamenteemeravigliosa.it/generazione-z-queste-sono-le-caratteristiche-che-dovresti-conoscere/">fonte</a>). <strong>Un comportamento, questo, che potrebbe riflettersi anche in relazione al dono e richiedere quindi un nuovo approccio.</strong></p>
<p>Per le organizzazioni non profit, questo approccio rappresenta un&#8217;opportunità unica: <strong>poter competere su un terreno più equo, dove ciò che conta è la reputazione e l&#8217;effettivo operato. </strong></p>
<blockquote><p>Il dono non è più solo una questione di quanto si dona o del nome associato al donatore, ma piuttosto della <strong>qualità dell&#8217;impatto che il dono stesso può generare.</strong> Un cambiamento di prospettiva che rappresenta una svolta significativa nel panorama del Terzo settore.</p></blockquote>
<p>Questo cambio di paradigma è significativo. Le organizzazioni che sono in grado di offrire opportunità di coinvolgimento attivo e di partecipazione diretta alle loro attività, oltre che capaci di dimostrare la loro effettiva efficacia e trasparenza, <strong>avranno</strong> probabilmente <strong>maggiori probabilità di attrarre e coinvolgere questa nuova generazione di sostenitori.</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://elenazanella.it/come-la-gen-z-sta-riscrivendo-le-regole-del-dono/">Come la Gen Z sta riscrivendo le regole del dono</a> proviene da <a href="https://elenazanella.it">Elena Zanella</a>.</p>
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		<title>Le parole e le azioni che portano al dono, magicamente</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nonprofit Blog di Elena Zanella]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Dec 2022 14:00:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Strategie e strumenti]]></category>
		<category><![CDATA[copywriting]]></category>
		<category><![CDATA[Dono]]></category>
		<category><![CDATA[Strategia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una delle regole che vengono insegnate fin dai corsi base di fundraising è che “le persone donano alle persone” e non alle organizzazioni. La personalizzazione nella richiesta del dono, la relazione e la fiducia che si ha nell’altro sono i tre ingredienti principali che concorrono alla conversione ad un appello. Non è detto che poi  [...]</p>
<p>L'articolo <a href="https://elenazanella.it/le-parole-e-le-azioni-che-portano-al-dono-magicamente/">Le parole e le azioni che portano al dono, magicamente</a> proviene da <a href="https://elenazanella.it">Elena Zanella</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Una delle regole che vengono insegnate fin dai corsi base di fundraising è che &#8220;le persone donano alle persone&#8221; e non alle organizzazioni. <strong>La personalizzazione nella richiesta del dono, la relazione e la fiducia che si ha nell&#8217;altro sono i tre ingredienti principali che concorrono alla conversione ad un appello.</strong> Non è detto che poi ciò si verifichi ma, certo, la loro mancanza può invece pregiudicarne l&#8217;esito e vanificare gli sforzi profusi, generalmente tanti e di diversa natura (specie in questo periodo, aggiungo).</p>
<p>Gli aspetti narrativi sono dunque centrali. <strong>La capacità di comunicare all&#8217;altro è regina.</strong> In ogni contesto di dono così come nella relazione tra le persone: una parola parola fuori posto, un gesto poco accorto, un &#8220;non gesto&#8221; <em>et le voilà</em>, la frittata è fatta.<span id="more-35491"></span></p>
<p>Le parole toccano il cuore ma un&#8217;attenzione particolare al che non diventino strumentali va data. <strong>Questo rischio è aggirabile facilmente grazie alla continuità comunicativa</strong> che (sì!) deve essere anche fine a sé stessa, ovvero che abbia semplicemente il gusto di comunicare, mantenendo attiva quella connessione emotiva tra ente e persona che, diversamente, diventa opportunismo bell&#8217;e buono.</p>
<p><strong>Il donatore modello è una persona sempre più attenta e sempre meno incline a &#8220;cascare&#8221; nella rete.</strong> Ben volentieri si presta a diventare partner attivo ma alla base ci devono essere quei tre elementi di cui abbiamo parlato all&#8217;inizio e che banalizzo volentieri in un concetto molto più semplice: cura, cura, cura!</p>
<p>Dunque, la continuità, benché dettata da una cura all&#8217;approccio e alla disponibilità dell&#8217;altro e senza che questa diventi insistenza, può certamente trovare <strong>un aiuto dall&#8217;uso di alcune parole che non possono mancare nella nostra cassetta comunicativa</strong>. Ben accetti i sinonimi che cerchino di evitare accuratamente, e per quanto possibile, l&#8217;ordinaria &#8211; e purtroppo molto diffusa &#8211; locuzione &#8220;Aiutaci ad aiutare&#8221;.</p>
<p>Ecco <strong>7 parole e comportamenti</strong> che possono accompagnare al dono:</p>
<ul>
<li><strong>1. Tu e noi.</strong> Tu e noi portano &#8220;dentro&#8221;: &#8220;tu&#8221; investe il senso del contributo di cui il donatore si fa protagonista; &#8220;noi&#8221; rappresenta il senso di appartenenza e comunità a una causa. Usa il &#8220;tu&#8221; e il &#8220;noi&#8221; calibrandoli.</li>
<li><strong>2. Oggi.</strong> <em>Mai come oggi c&#8217;è bisogno del tuo aiuto perché questa situazione, la situazione di cui ti sto parlando, si sta verificando proprio in questo momento.</em> Occhio, però: l&#8217;appello all&#8217;urgenza deve avere un motivo reale e va giustificata Se questo motivo non c&#8217;è, inutile crearla.</li>
<li><strong>3. Perché.</strong> Qual è il motivo per cui richiediamo il dono? Qual è la <em>reason why</em>? Donare è bello ma chiedere è difficile. Chiedi se ci credi, tutto diventerà magicamente più semplice.</li>
<li><strong>4. Grazie.</strong> Non dimentichiamo che un grazie è un sorriso scritto. Un grazie, al suo pari, apre le porte se percepito con il cuore. Ringraziamo con il sorriso, le persone lo percepiranno.</li>
<li><strong>5. Cambiamento.</strong> Racconta i motivi per cui e come l&#8217;intervento di ciascuno può influire cambiando in meglio lo stato di bisogno attuale. Le persone hanno la necessità di sapere che il loro contributo, anche se <strong>6.</strong> <strong>piccolo</strong>, è stato cruciale nell&#8217;arrivare alla fine di un progetto: che senza quel pezzettino, quanto auspicato non sarebbe stato raggiungibile.</li>
<li>Indicazione del <strong>7. bisogno. </strong>Ma di quanto abbiamo bisogno? Il donatore non lo sa, noi sì. Diciamoglielo. In questo modo gli è più semplice decidere se aderire o meno al nostro appello.</li>
</ul>
<p>Chiudo con <strong>un paio di consigli editoriali</strong> <strong>per questo Natale</strong> per chi è avvezzo alla scrittura, si diletta a dare un viso alle parole magari con Canva o desidera semplicemente arricchire la propria biblioteca di fundraising personale: <em>Le basi proprio della grammatica</em>, di Manolo Trinci, ed. Bompiani; <em>The Advertising Concept Book</em>, di Pete Barry, Tames &amp; Hudson (solo in inglese ma molto intuitivo).</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-35549" src="https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2022/12/BANNER-NUOVO-2.png" alt="" width="1920" height="384" srcset="https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2022/12/BANNER-NUOVO-2-200x40.png 200w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2022/12/BANNER-NUOVO-2-300x60.png 300w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2022/12/BANNER-NUOVO-2-400x80.png 400w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2022/12/BANNER-NUOVO-2-500x100.png 500w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2022/12/BANNER-NUOVO-2-600x120.png 600w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2022/12/BANNER-NUOVO-2-700x140.png 700w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2022/12/BANNER-NUOVO-2-768x154.png 768w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2022/12/BANNER-NUOVO-2-800x160.png 800w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2022/12/BANNER-NUOVO-2-1024x205.png 1024w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2022/12/BANNER-NUOVO-2-1200x240.png 1200w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2022/12/BANNER-NUOVO-2-1536x307.png 1536w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2022/12/BANNER-NUOVO-2.png 1920w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
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		<title>La cultura del dono in Italia? Embrionale. Crescerà? Dipende</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nonprofit Blog di Elena Zanella]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2020 05:16:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La Zanzarella]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura nonprofit]]></category>
		<category><![CDATA[Dono]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>  Nel corso dei giorni scorsi, sono state pubblicate le ricerche sul dono di due autorevoli osservatori italiani: Istituto Italiano della Donazione e Italia Non Profit. Entrambe arricchiscono la letteratura in materia (GFK Eurisko e Vita non profit) che comincia, per fortuna, a essere piuttosto ampia o, almeno, a raccogliere l’interesse che merita perché le cifre  [...]</p>
<p>L'articolo <a href="https://elenazanella.it/la-cultura-del-dono-in-italia-embrionale-crescera-dipende/">La cultura del dono in Italia? Embrionale. Crescerà? Dipende</a> proviene da <a href="https://elenazanella.it">Elena Zanella</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>Nel corso dei giorni scorsi, sono state pubblicate le ricerche sul dono di due autorevoli osservatori italiani: <a href="http://www.vita.it/it/article/2020/09/29/rallenta-la-generosita-degli-italiani-quasi-600mila-donatori-in-meno/156802/">Istituto Italiano della Donazione</a> e <a href="https://italianonprofit.it/global-trends-in-giving-2020/">Italia Non Profit.</a> Entrambe arricchiscono la letteratura in materia (<a href="https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2019/09/I_donatori_in_Italia_-_2017_-_DEF-GFK-Eurisko.pdf">GFK Eurisko</a> e <a href="http://www.vita.it/it/article/2020/01/08/donazioni-fine-della-corsa/153724/#:~:text=Dopo%20tre%20anni%20di%20crescita,a%205%2C320%20miliardi%20di%20euro.">Vita non profit</a>) che comincia, per fortuna, a essere piuttosto ampia o, almeno, a raccogliere l&#8217;interesse che merita perché le cifre sono tutt&#8217;altro che trascurabili.</p>
<p>Condivido il <a href="http://www.vita.it/it/article/2020/10/02/lottovolante-dei-dati-sulle-donazioni-in-italia/156851/">pensiero di Massimo Coen Cagli</a> sulla lettura dei dati del dono e sulla necessità di stabilire criteri comuni di misurazione. I dati sono dati ma la loro imputazione e, soprattutto, la loro analisi possono differire di molto e far cambiare la percezione delle cose. Ad ogni modo, i numeri sono numeri e i dati una fotografia del momento.</p>
<blockquote><p>Ritengo invece sia interessante provare a ipotizzare cosa dobbiamo aspettarci ora facendo delle ipotesi che nascono da una riflessione di senso che parta da un’osservazione dei dati in un periodo più ampio.</p></blockquote>
<p>Mi spiego meglio:</p>
<blockquote><p>chi si occupa di dono deve avere ben presenti questi dati ma è poi necessario che vada oltre e impari a spalmarli senza fermarsi al numero in sé perché questo sarebbe un errore.</p></blockquote>
<p><span id="more-30212"></span></p>
<p><strong>GFK Eurisko</strong> (<em>cit.</em>) ha negli anni promosso una ricerca molto interessante, <a href="https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2019/09/I_donatori_in_Italia_-_2017_-_DEF-GFK-Eurisko.pdf">un osservatorio sui donatori del Belpaese</a>, che evidenziato come inclini al dono due italiani su 10. Solo fino a 15 anni fa circa, i donatori erano tre su dieci. Abbiamo dunque perso il 10% di questa popolazione. Da qui parte una riflessione che merita attenzione: una buona parte di italiani non è propensa al dono. Ciò significa che in una condizione di normalità, probabilmente non donerebbe. In una condizione di normalità, appunto… ma quella attuale, quella emergenziale, non è evidentemente una condizione normale.</p>
<p>Faccio dunque alcune considerazioni consequenziali sullo stato attuale che desidero passare come tali e che solo il tempo potrà o meno confermare (materia che ho poi approfondito per la stesura di <a href="https://elenazanella.it/shop/"><em>Raccolta fondi</em></a>, il mio ultimo libro):</p>
<ul>
<li>In maggio, in pieno lockdown, l’ammontare delle donazioni ha superato solo in Italia il miliardo di euro. Faccio solo un’ipotesi ma è probabile che molti donatori fossero alla loro prima volta. Probabilmente, per molti di loro si è trattato di un “caso isolato” e non riaccadrà in futuro. Per qualcuno, invece, può essere una novità piacevole, tutto sta a capire se l’esperienza di dono che ne risulterà sarà positiva o meno. Questo dipenderà molto dalle azioni che i nostri enti metteranno a supporto.</li>
<li>Rispetto alle modalità, la chiusura ha accelerato l’affermarsi delle nuove modalità di pagamento, non c’è dubbio. Un processo che era già in atto ma che si è forzatamente affermato: ciò vale anche per il dono, penso, ed è fisiologico. Accompagnare la trasformazione digitale è la scelta più ovvia e di senso ma non deve sostituire la tradizione in via definitiva, non ancora almeno.</li>
<li>Ma anche l’universo dei donatori abituali, che sappiamo avere un’età matura (&gt; 65), ha probabilmente subito un mutamento nei primi sei mesi dell’anno e di questo ne avremo percezione solo nei mesi a venire.</li>
<li>Faccio poi una riflessione in merito allo spostamento dell’atto di dono causato dall’emergenza: buona parte del dono si è concentrato su quest’ultima, questo è fuori di dubbio, ma non ha probabilmente spostato la scelta del donatore abituale. Certo può essere che il peso del dono si sia assottigliato. La risposta all’emergenza è un comportamento istintivo che è altra cosa rispetto a una scelta consapevole e “di campo”. Quindi, ci può essere una flessione ma non mi aspetto una caduta drastica. Se l’organizzazione ha fatto un buon lavoro in termini di gestione del donatore, non credo debba temere. Un buon indicatore rispetto a ciò potrà arrivarci dalla lettura dei dati del 5&#215;1000 sui redditi 2019, ovvero dalle scelte appena effettuate. Questa sarà una vera cartina di tornasole sull’agire organizzativo, a mio parere, ma anche qui purtroppo sappiamo non essere pratica diffusa e quindi i dati sono comunque parziali. Altra cosa però sarà la qualità del dono che già da oggi potrebbe contrarsi con ogni probabilità per alcune categorie di donatori, ovvero quelle fasce della popolazione che pur abituate a donare hanno dovuto fare i conti con gli effetti sul proprio lavoro.</li>
</ul>
<p>Insomma:</p>
<blockquote><p><em>Una cosa è il contesto emergenziale e l&#8217;altra è la cultura del dono che in Italia è ancora carente, purtroppo. Di questo, le Onp hanno responsabilità attiva; loro compito è lavorarci su.</em></p></blockquote>
<p><strong>C’è un contesto e poi c’è un comportamento attivo in risposta al contesto. Le azioni dei donatori dipendono dall’uno e dall’altro e non sono prerogativa di uno o dell’altro.</strong></p>
<p>Il virus c&#8217;è stato, c&#8217;è e ci sarà ma non può diventare alibi per il non fare. C&#8217;è dunque da chiedersi come le diverse organizzazioni abbiano affrontato la difficoltà del momento e quali strumenti hanno deciso di mettere in atto per affrontarle perché molto del loro futuro dipenderà da questo, a mio modo di vedere.</p>
<p>C&#8217;è poi un altro aspetto:<strong> le organizzazioni devono imparare a prevedere, anticipandoli, i comportamenti dei donatori anche futuri.</strong> Questo significa studiare le generazioni, comprendendo che le future, parlo delle generazioni Z e alpha, sono molto diverse da quelle che le hanno precedute. Per intercettarle già da adesso occorre andare a prenderle dove si trovano. Per farlo, occorre studiare e informarsi. Troviamo il tempo di farlo.</p>
<p>Ecco, io sinceramente sono ottimista verso il futuro ma dobbiamo aspettarci un investimento diverso dall’attuale perché diversamente non saremo in grado di affrontare il cambiamento che è già in atto. Non è colpa di nessuno.</p>
<p>(<a href="http://www.vita.it/it/article/2020/10/06/le-donazioni-in-italia-la-cultura-del-dono-e-ancora-carente/156904/">post originale su Vita.it</a>)</p>
<hr />
<p><strong>Ultime notizie.</strong> Mentre scrivo, ci arriva comunicazione che il <strong>Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali</strong> ha finalmente pubblicato il decreto per l&#8217;avvio del <em>Runts</em>, il Registro Unico Nazionali del Terzo Settore. Una bella, bellissima notizia in un periodo di grande precarietà e incertezza come l&#8217;attuale e che speriamo acceleri la sua istituzione e l&#8217;anticipi al 2021. <a href="https://l.facebook.com/l.php?u=https%3A%2F%2Fwww.lavoro.gov.it%2Ftemi-e-priorita%2FTerzo-settore-e-responsabilita-sociale-imprese%2Ffocus-on%2FRiforma-terzo-settore%2FPagine%2FRegistro-Unico-Nazionale-Terzo-Settore.aspx%3Ffbclid%3DIwAR1Bo5qTlnUr14Bm62AYlHaiAnj2xDVQto17HF1oOB-OVHrvtG-RTzeU2Bg&amp;h=AT0ZpqQ1rQN5jezHyahTEp6YivG6dLkozR0_9SUAvVfJWEHFJHybG1LKIawXvKtkXEU1AxvhDMh3OkFdyMQXua1kpJRngH1DgMP33PvMXyXfOd9LdacsYbOYKrZ6S9B0T5bugbE&amp;__tn__=-UK-R&amp;c[0]=AT02QMaOBP9mTU2sBkHDWmTduOoJvcjKBoaD6ya5uEGcJZNAXcxvO2WqOB2YXr0FXwZlHZsHK1CajfhpMBKGh3gXpbDNUxT720qVPQeQN-k0SRkygfJcxWS9vq-3huD9b3k314sgoUq3jrvBDkJQUa8-k9YJVq9C4y4FHoEbOXhb5xl1xecCRczqwiWo">Vai al sito</a>.</p>
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		<title>L&#8217;importanza del valore del dono e del suo significato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nonprofit Blog di Elena Zanella]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 Feb 2019 18:25:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità e dinamiche]]></category>
		<category><![CDATA[Ultimi post]]></category>
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		<category><![CDATA[Dono]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sofia, Bulgaria. 17 marzo 2015. Scale del sottopasso della metropolitana. Un uomo passa accanto a una donna che mendica e pone distrattamente una banconota nel bicchiere di carta che lei gli porge. Sofia, Bulgaria. 17 marzo 2015. Stesse scale del sottopasso della metropolitana. Un ragazzo vede la stessa donna. Si ferma. Apre il portafogli e  [...]</p>
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<p>Sofia, Bulgaria. 17 marzo 2015. Scale del sottopasso della metropolitana.</p>
<blockquote><p><em>Un uomo passa accanto a una donna che mendica e pone distrattamente una banconota nel bicchiere di carta che lei gli porge.</em></p></blockquote>
<p><img decoding="async" class="wp-image-27583 alignright" src="http://elenazanella.nohup.it/wp-content/uploads/2019/02/37952110_s.jpg" alt="Sofia, Bulgaria - March 17, 2015: A boy is giving money to a homeless female begger who is begging at the subway underpass stairs in the center of Sofia." width="382" height="264" srcset="https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2019/02/37952110_s-300x207.jpg 300w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2019/02/37952110_s-480x331.jpg 480w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2019/02/37952110_s-500x345.jpg 500w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2019/02/37952110_s-700x483.jpg 700w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2019/02/37952110_s-768x530.jpg 768w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2019/02/37952110_s.jpg 833w" sizes="(max-width: 382px) 100vw, 382px" /></p>
<p>Sofia, Bulgaria. 17 marzo 2015. Stesse scale del sottopasso della metropolitana.</p>
<blockquote><p>Un ragazzo vede la stessa donna. Si ferma. Apre il portafogli e le offre qualche moneta.</p></blockquote>
<p>Due gesti all&#8217;apparenza simili ma di fatto diversi nel senso ben rappresentati da queste immagini che raccontano due storie profondamente diverse.<span id="more-27574"></span></p>
<p>Donare, <a href="http://www.grandidizionari.it/Dizionario_Italiano/parola/R/regalare.aspx?query=regalare">si legge</a>, significa <em>dare spontaneamente senza attendersi contropartita ma concedendo per favore o generosità</em>. Regalare, <a href="http://www.grandidizionari.it/Dizionario_Italiano/parola/R/regalare.aspx?query=regalare">si legge</a>, invece, <em>dare ad altri liberamente una cosa ritenuta utile e gradita</em>.</p>
<p>Siamo abituati a confondere le parole, a usarle come sinonimi, perché tali sono nella lingua italiana, ma se leggiamo bene nelle maglie di ciascuna, ciascuna ha un significato preciso.</p>
<p>Donazione e regalo non sono dunque beni equivalenti. Dobbiamo dunque imparare a dare il giusto peso.</p>
<p>Ho imparato con il tempo e la maturità la differenza tra donare e regalare e tale differenza risiede nell&#8217;interpretazione che una persona ha verso il primo e verso il secondo. Molto dipende dalla mia scala di valori che ciascuno ha, un&#8217;attribuzione di senso prettamente personale e non cedibile, come il pin del bancomat. La scala dei valori è variabile e soggettiva, inesorabilmente legata alle priorità di ciascuno. Così, quello che noi consideriamo un dono verso qualcosa o qualcuno potrebbe non avere lo stesso valore per chi lo riceve ma vale anche il contrario. Una persona, ovvero, potrebbe considerare un dono inestimabile un&#8217;azione o una cosa che ai nostri occhi è semplice gentilezza.</p>
<p>Più cresci e più il significato di ciascuno si fa pesante, con risvolti talvolta inattesi.</p>
<blockquote><p>Dono significa impegno e come tale va valorizzato. Che sia di tempo, denaro, spazio o altro dobbiamo imparare a dargli il giusto spessore e investirlo di senso altrimenti perde di significato.</p></blockquote>
<p>Un fundraiser conosce bene la differenza. Tra i suoi compiti c&#8217;è l&#8217;educazione al dono quale atto di generosità denso di senso e un messaggio sempre molto chiaro:</p>
<blockquote><p>Ti do una parte di me perché <a href="http://elenazanella.it/ti-fidi-di-me-la-fiducia-un-sentimento-che-viene-da-molto-lontano/">mi fido di te</a>, fino a prova contraria. Non tradirmi.</p></blockquote>
<p>E poi c&#8217;è davvero un solo &#8220;regalo&#8221; che coincide con &#8220;dono&#8221; ma questa volta è il &#8220;Dono&#8221;, con la D maiuscola, ed è quello che ben racconta Tiziano Ferro in questa bella canzone, ecco&#8230; Che dici, ce l&#8217;ascoltiamo insieme?</p>
<div class="video-shortcode"><iframe title="Tiziano Ferro - Il Regalo Più Grande" width="1380" height="776" src="https://www.youtube.com/embed/d3MvacAiXqM?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
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