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Nel momento in cui c’è un’emergenza o un grande caso di attualità, le persone si muovono con estremo slancio. Succede sempre: lo abbiamo visto nei casi del Terremoto in Abruzzo o in Emilia o in occasione dello Tsunami ad Haiti nel 2010, fino ad arrivare all’evento di cronaca più attuale legato a Carola Rackete.

Tuttavia, quella a cui stiamo assistendo in questi giorni per il Covid-19 è una mobilitazione senza precedenti.

Pur confidando nella bontà degli intenti di ciascuno, dobbiamo vigilare e agire con buon senso senza farci influenzare dalla fretta.

Io stessa mi sto occupando di una raccolta importante per un cliente. La prima responsabilità che sento di avere è verso il mio committente e sta nella scelta della strada che non è detto sia quella più semplice, bensì quella che ritengo più giusta e confacente dati gli obiettivi che ci proponiamo e il pubblico cui l’ente si rivolge. Nel rispetto di tutte queste variabili, non posso permettermi di essere superficiale.

Quando ci troviamo in queste situazioni, il rischio reale è che l’uso effettivo del denaro diventi secondario rispetto ai motivi della richiesta: ovvero, sull’onda emotiva l’attenzione alle regole passa in secondo piano. In questo contesto si annida la distrazione delle risorse.

Non sempre, ci tengo a dirlo, è in malafede, ci mancherebbe! Ma quel che penso è che un fundraiser non può permettersi di agire con superficialità e che l’urgenza va comunque preceduta dal buon senso rispetto alle scelte che si fanno perché abbiamo la precisa responsabilità di rendere conto alle nostre organizzazioni e dobbiamo, come prima cosa, metterle in sicurezza perché ci mettono la faccia. Segue la sicurezza del nostro donatore che si fida e non ha gli strumenti per capire se il suo gesto è ben riposto o no, dandolo per scontato.

Ne abbiamo parlato giusto qualche giorno fa all’interno del precedente post.

Oggetto dell’attenzione sono le piattaforme di crowdfunding su cui si sta giocando la grande partita della raccolta fondi #proCovid-19. Qui la grande differenza sta proprio nel fermarsi un attimo e capire quali sono le variabili in gioco senza farsi prendere dall’affanno del momento.

Non entrerò nel merito delle piattaforme ma un invito, questo sì, a non perdere di vista cosa va fatto per evitare di perdere soldi e credibilità.

Lato organizzatore della raccolta fondi. Se sei una persona o un team o un ente (anche nonprofit) promotore dell’iniziativa:

  • Punta alla partnership. Non raccogliere fondi senza l’accordo del beneficiario. Individua e contatta l’ufficio comunicazione al suo interno e con loro il progetto destinatario della raccolta. In una situazione di emergenza come l’attuale, privilegia quell’interlocutore che ha al proprio interno un ufficio raccolta fondi: questo ti permetterà di rendere più facili e vivibili i diversi passaggi, oltre che tagliare qualche step superfluo. Parlare la stessa lingua aiuta!
  • Se ti muovi come persona singola o come team di persone, il mio consiglio è quello di non fare transitare soldi su un conto personale. Fai in modo di essere interlocutore ma non assumerti la responsabilità della cassa. Io personalmente non lo farei per una serie di motivi logici e pratici. Un paio di esempi?
    • A seconda del momento, può diventare molto impegnativo e potresti essere soggetto di attenzione: prima o poi qualcuno potrebbe chiedere conto delle tue richieste.
    • Fiscale: tu avrai ampio beneficio fiscale nel momento in cui donerai all’ente ma chi ha risposto al tuo appello? Chi dona sta donando a te e non può né detrarre né dedurre. Pensaci perché nei grandi importi potrebbe diventare un problema.
  • Se sei un Ets (o un fundraiser, ndr) nella scelta della piaffaforma di crowdfunding pretendi:
    • Che tutte le informazioni sull’identificazione del destinatario dei fondi sia chiaro, IBAN compreso;
    • Che il meccanismo di riscatto del dono sia semplice e trasparente;
    • Che il dato del donatore sia a tua disposizione;
    • Che le commissioni “fee” siano comunicate in modo trasparente e non a rischio di misunderstanding da parte del donatore poco attento;
    • Che la donazione, come sopra, arrivi direttamente al destinatario che può poter garantire la detraibilità/deducibilità per le cose già dette.

Lato donatore:

  • Verifica a chi stai donando: doni a una persona? Un ente pubblico? Un’azienda? Perché, a seconda del destinatario avrai o meno dei benefici e avrai o meno la certezza sull’uso corretto delle risorse;
  • Affinché la tua fiducia sia ben riposta, scegli con attenzione il tuo beneficiario. Se hai tempo, informati, i modi in Rete ci sono;
  • Chiedi all’ente di renderti conto su come il tuo dono è stato utilizzato.

In queste ore sto cercando di capire come mettere in piedi un tavolo virtuale che parli di questo. Ci aggiorniamo presto, sarà interessante.

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