Nel 2018, quando ho inaugurato la Fundraising Academy, ho messo questa frase sul muro. Un trasferello, di quelli che si attaccano e restano lì, ad attendermi ogni mattina.

La rileggo di rientro dal Festival del Fundraising a Riccione, e mi suona diversa. Più urgente che mai.

  • Pensa, perché senza pensiero creativo il fundraising diventa meccanico. Una richiesta piatta, sempre uguale, che stanca chi la fa e chi la riceve.
  • Credi, perché se non credi in quello che fai, il donatore lo sente. La fiducia non si finge.
  • Sogna, perché senza visione non c’è strategia. C’è solo sopravvivenza e la sopravvivenza non ispira nessuno.
  • Osa, perché il fundraising è un atto creativo. Chi raccoglie fondi è un creativo, anche se nessuno glielo dice mai. Inventa relazioni, costruisce storie, immagina possibilità che ancora non esistono.

Le organizzazioni che funzionano sono quelle mosse dal fuoco sacro. Quello che Francesco Alberoni chiamava lo stato nascente di cui abbiamo parlato qualche giorno fa appunto. L’energia dei primi giorni, quando tutto sembra possibile.

Il fundraising si manifesta nel suo pieno atto solo quando quell’energia c’è. Quando si spegne, restano le procedure e le procedure, da sole, non raccolgono nulla.

E ora un breve ricordo di quanto vissuto a Riccione. Al Festival non ho visto sessioni. Come ogni anno, ne ho approfittato per fare una cosa che mi piace moltissimo: parlare con le persone. Colleghi, amici, clienti, facce nuove. È lì che succede tutto, per me.

Grazie a tutti coloro che ho incontrato. E grazie al mio team, per aver condiviso queste giornate con me.

Condividi su:

Lascia un commento