
Nelle ultime settimane ho scritto dell’arte di chiedere e di chi mettiamo intorno al tavolo del Consiglio Direttivo. Sono temi che hanno generato un confronto vero, tra chi lavora nel settore ogni giorno. Ma c’è una domanda che viene prima di entrambi, e che forse avrei dovuto porre per prima:
il vostro Board, la vostra organizzazione, ha una visione?
Perché alcune organizzazioni riescono a raccogliere risorse, attrarre talenti e cambiare concretamente la realtà, mentre altre sembrano costantemente sull’orlo del collasso, lamentando la cronica mancanza di fondi? La risposta raramente si trova nei bilanci. Si trova molto più in profondità, in quel motore invisibile ma potentissimo che chiamiamo visione.
Senza sogni, diciamolo chiaramente, non si fa nulla. Le organizzazioni non profit che pensano in piccolo — esattamente come le aziende — sono condannate a un destino grigio: quello di tirare a campare.
Il rischio del “pensiero in piccolo”
Quando l’obiettivo si restringe alla gestione delle piccole attività quotidiane, senza un pensiero strategico su dove si voglia arrivare, si perde la bussola. Si finisce per dimenticare il motivo per cui si è stati costituiti.
Il risultato è una reazione a catena pericolosa: viene a mancare la voglia di raccogliere risorse. Spesso sentiamo dire: “Non facciamo questo progetto perché non abbiamo i soldi.” Ma la verità è quasi sempre l’opposto: non avete i soldi perché non avete un progetto capace di far battere il cuore.
Il fundraising non ha l’obiettivo di tappare i buchi. Ha l’obiettivo di far crescere le organizzazioni affinché raggiungano i loro obiettivi statutari. Ma sotto quegli obiettivi deve pulsare una visione. Senza, il fundraising è un esercizio meccanico, e i donatori lo sentono.
La benzina che manca
Quando parlo di “benzina” per un’organizzazione, non mi riferisco al conto in banca. Il denaro è il carburante, certo, ma la benzina che lo rende esplosivo — capace di generare movimento, di attrarre persone, di spostare le cose — è fatta di altro.
Lo vedo ogni volta che entro in un’organizzazione nuova. Bastano pochi minuti per capire se c’è il fuoco o se c’è la cenere. E la differenza non la fa il budget: la fa la passione con cui le persone parlano di quello che fanno, la volontà di non accontentarsi della piccola cosa sicura e la capacità di mettersi in discussione, che è forse la più rara delle tre.
Ho lavorato con organizzazioni che avevano risorse minute e una visione talmente chiara da attrarre donatori, volontari e partner senza quasi doverli cercare. E ho lavorato con enti ben finanziati che non riuscivano a coinvolgere nessuno o quasi, perché intorno a quel tavolo non c’era più niente che valesse la pena di difendere. Il denaro segue la visione, non il contrario.
Da chi ti vuoi circondare?
È una domanda che pongo spesso e che ogni leader del Terzo Settore dovrebbe farsi guardando i propri collaboratori e il proprio board.
Circondarsi di persone passive, che vedono il lavoro nel sociale come un compito burocratico o un modo per arrivare a fine mese, spegne anche i leader più carismatici. La visione non può essere un progetto solitario del presidente: deve essere un bene comune, un fuoco che scalda tutta la squadra. Se quel fuoco manca, l’entusiasmo evapora e resta solo la fatica quotidiana.
Questo si collega a ciò che scrivevo la settimana scorsa: la composizione del board non è un dettaglio. Se intorno al tavolo siedono persone che non condividono la visione — o peggio, che non ne hanno una — tutto il resto ne risente. La raccolta fondi, la comunicazione, le scelte strategiche. Tutto diventa più pesante, più lento. Tremendamente più fragile.
Il dovere di sognare
Le organizzazioni non profit nascono per risolvere problemi, per curare, per educare, per cambiare le cose. Nessuno statuto è stato scritto tanto per fare. Avere una visione non significa essere ingenui o presuntuosi. Significa avere il coraggio di essere strategici. Significa capire che il fundraising è lo strumento che permette alla visione di diventare realtà, ma la visione deve venire prima. È lei il motore vero.
Se smettiamo di sognare in grande, smettiamo di essere utili. È duro da sentire, ma è così.
Riprendiamoci il diritto e il dovere di avere una visione. Solo così troveremo la benzina necessaria per arrivare dove abbiamo promesso di arrivare quando abbiamo iniziato questa avventura.


