Uno dei temi che mi piace particolarmente affrontare in aula è la dimensione economica del mercato del dono con l’analisi delle sue specificità che rendono l’ambito di fatto “anelastico”, ovvero tendenzialmente rigido in quanto legato, ma non solo, alle variazioni del reddito e della ricchezza di un Paese. Così, mentre l’economia può crescere o contrarsi, il livello delle donazioni tende a non fluttuare in maniera proporzionale. Mi spiego meglio.

Quali sono i fattori che influenzano il dono?

I fattori che influenzano l’anelasticità sono diversi:

  1. Ricchezza nazionale. La propensione a donare è fortemente correlata alla ricchezza generale di un Paese. Nei periodi di prosperità, le persone e le aziende sono più inclini a fare donazioni. Tuttavia, durante le crisi economiche, le donazioni possono diminuire significativamente, evidenziando la rigidità e la dipendenza del settore non profit dalla situazione economica generale. Poi è possibile che si generino situazioni di “paradosso”, come in caso di un evento “stra-ordinario” che rimescola le carte in tavola; si pensi, ad esempio, all’eccezionalità della raccolta come avvenuto nel 2020 per il Covid 19 o in condizioni di calamità.
  2. Cultura del dono. La predisposizione culturale (altrimenti detta propensione al dono) di un Paese a donare può influenzare questa anelasticità. In alcune culture, la filantropia è profondamente radicata e meno soggetta alle fluttuazioni economiche, mentre in altre, le donazioni possono essere più volatili e reattive ai cambiamenti economici.
  3. Incentivi fiscali. Le agevolazioni proposte possono incentivare le donazioni. Tuttavia, questi incentivi possono variare con le politiche fiscali, creando ulteriore incertezza e rigidità nel livello delle donazioni. Qui, affidarsi a un bravo professionista che possa aiutare a trovare la soluzione più adeguata per non farsi sfuggire opportunità è la cosa migliore, specie in caso di progetti complessi.

Distinguersi per superare l’Anelasticità e per uscire dal Rumore di Fondo

Nel vasto contesto digitale di oggi, il rumore di fondo rappresenta una sfida significativa che necessita attenzione continua: le informazioni sovrabbondano e la competizione per l’attenzione è impegnativa. Distinguersi in questo mare di contenuti richiede strategie mirate e innovative. In questo contesto sempre più difficile e articolato, occorre adottare strategie che ci distinguano dal rumore di fondo e che rendano le nostre cause uniche e necessarie.

Tre suggerimenti (che spero utili) su tutti:
  1. Rendere i progetti misurabili e creativi. Innovazione e creatività sono alleate importanti. I progetti non devono solo rispondere a un carattere di urgenza, e molti appelli – di fatto – lo sono. Accanto alla necessità di raccogliere ORA i fondi, c’è l’esigenza di creare risposte che sollecitino l’interesse e smuovano la curiosità. Non è cosa semplice, ma necessaria. I dati, poi, vanno presentati in modo chiaro e concreto. Le persone vogliono vedere risultati tangibili e devono avere consapevolezza del cambiamento che sono in grado di produrre, anche se il loro contributo è, nel complesso, “marginale”. Questo può generare un effetto emulazione e portare a contributi ulteriori. Identificare e raggiungere gruppi specifici di potenziali donatori con messaggi personalizzati può aumentare l’efficacia delle campagne.
  2. Raccontare storie importanti. Le storie favoriscono la creazione di una connessione emotiva con i donatori. Raccontare le esperienze dei beneficiari, ad esempio, rende l’esperienza “vera” e capace di spingere all’azione. Narrare visivamente queste testimonianze grazie all’uso di immagini e video di progetto può amplificare significativamente l’impatto delle storie raccontate. I contenuti visivi sono più immediati e possono catturare l’attenzione in modo più efficace rispetto al solo testo. Contenuti di alto valore che informano, educano e coinvolgono il pubblico possono aiutare a emergere nel rumore di fondo: puntiamo dunque a blog, video informativi, infografiche e post sui social media ben progettati oltre che scritti in modo corretto.
  3. Costruire cluster fidati. Importante, vitale direi, è imparare a costruire una comunità di donatori fedeli. Questo implica coinvolgere i donatori in modo significativo, ascoltando le loro opinioni, rispondendo ai loro feedback e coinvolgendoli nelle attività dell’organizzazione. Organizzare eventi, sia in presenza che virtuali, per i donatori può rafforzare il senso di appartenenza alla causa ed è un buon modo per ringraziarli. L’engagement deve essere per quanto possibile continuo e vario. Rispondere ai commenti, inviare newsletter regolari e mantenere aggiornati i sostenitori sulle attività dell’organizzazione: tutte strategie che aiutano a mantenere vivo l’interesse e il coinvolgimento.

In un contesto economico e sociale complesso come il nostro, in cui il rumore di fondo è decisamente importante e l’anelasticità evidente, innovazione, distintività e autenticità sono le caratteristiche che possono permettere ai nostri enti di mantenere la propria posizione e cercare, per quanto possibile, di acquisire nuove quote di mercato. Tenendo sempre ben presente che il mercato del dono è un mercato fortemente competitivo e volatile, nonostante le apparenze.

Sii “La Mucca Viola” di cui Seth Godin parla

E ora dovrebbe essere chiaro perché ho utilizzato l’immagine di una mucca decorata per accompagnare questo articolo.

Come sottolinea Seth Godin nel suo libro “La Mucca Viola”:

la capacità di essere straordinari e di distinguersi è essenziale per catturare l’attenzione in un mercato saturo.

Questo concetto è particolarmente rilevante per cercare di superare l’anelasticità ed emergere dal rumore di fondo. Creare qualcosa di straordinario, raccontare storie uniche e costruire comunità di sostenitori fedeli sono strategie chiave che possono fare la differenza.

Buon lavoro.

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One Comment

  1. […] del pubblico, una comunicazione visiva di alta qualità aiuta a distinguersi dal rumore di fondo (ne parlavo qui recentemente https://elenazanella.it/lanelasticita-del-mercato-del-dono-strategie-pe…. Essere in grado di presentare la propria storia e il proprio lavoro in modo coinvolgente e […]

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