Diciamolo:

parliamo di tutto ma non vogliamo più parlare di Social Network!

Parrebbe che negli ultimi mesi sia sempre più difficile, se non impossibile, farsi ascoltare e arrivare a una platea dignitosa, se organica.

Perché e quali sono le alternative?

A parlarne, Rosy Battaglia, fondatrice di Cittadinireattivi e docente della Fundraising Academy in questo post. E qualche utile consiglio 😉

Buona lettura.

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È impossibile negarlo. Due anni di pandemia e una guerra in atto nel continente europeo hanno fortemente influenzato nostra vita reale, sia su quella digitale.

Intanto perché proprio questi due eventi epocali hanno comportato profondi cambiamenti nei meccanismi di distribuzione delle informazioni. Bad e fake news, complottismi, mancanza di fiducia nell’ecosistema mediatico, cattiva comunicazione pubblica e dei media mainstream hanno sicuramente influito sul nostro uso dei Social Network. Rivelatisi fondamentali durante i lockdown ma che ora appaiono sempre più soffocanti.

Perché?

Da una parte Facebook e Twitter, ad esempio, sono state messe in crisi dall’uso disinvolto delle stesse da parte, ad esempio, di politica e di economia.

Dall’altra la strategia generale delle piattaforme che non sono ufficialmente piattaforme editoriali ma che di fatto lo stanno sempre di più diventando, sembra sia quella di favorire l’ascesa di tanti influencer, adeguatamente “spinti” dagli algoritmi, che non garantiscono però un innalzamento della qualità e la diffusione di buona informazione.

Anche per questo è anche in atto uno spostamento degli utenti su Social di intrattenimento (TikTok) o legati alle sfere di interesse, come Instagram.

In mezzo ci siamo però noi utenti, profilati in ogni nostro movimento digitale, schiacciati tra i leoni da tastiera, la polarizzazione di ogni discorso e l’inefficacia dei sistemi di moderazione, automatizzati con sistemi sempre più sofisticati di AI Artificial Intelligence, a volte però molto “stupidi” che governano sempre di più le nostre vite.

In questo scenario apocalittico e distopico che di fatto riflette le nostre vite ora, che fare?

Oltre che costruire consapevolezza intorno a questi meccanismi, prendersi una pausa, quando ne avvertiamo il bisogno. “Staccare” dal profilo Facebook, Twitter, Instagram, TikTok, in momenti di sovraccarico sia per motivazioni personali, sia perché dovute al contesto sociale e politico che stiamo vivendo, non può che essere salutare.

E poi ripensare. Ripensare la nostra vita, la nostra amministrazione del tempo. Comprendere che, forse, è più utile che i nostri contenuti restino accessibili sul nostro sito, sul nostro blog, che siano più facilmente indicizzati e ricercabili. Valutare che possiamo informare la nostra comunità più efficacemente attraverso una newsletter ben scritta o creando un gruppo ad hoc.

Intanto la pausa ci servirà sicuramente a comprendere ciò e chi ci è mancato. A selezionare nuovi utenti, nuove fonti di informazione, nuove community. O a mettere in pausa quelli che riteniamo “nocivi”.

In questo modo, sicuramente,

comprenderemo meglio come e quando usare le piattaforme sociali più efficaci per noi e la nostra associazione, il nostro progetto sociale, per noi stessi.

Il nostro benessere mentale e fisico viene prima di tutto.


COME GESTIRE UNA COMUNITÀ ONLINE
DALL’ENGAGEMENT ALLA PREVENZIONE DELLE CRISI SUI SOCIAL NETWORK

con Rosy Battaglia

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