Qualche giorno fa, ho ripreso l’attività di formazione, la prima di questo 2022. Uno degli aspetti su cui mi piace confrontarmi subito con le classi che frequento è cercare di capire come vengano percepiti fundraising e fundraiser nelle dinamiche dell’ente e qual è il ruolo che azione e agente possono ricoprire al suo interno.

Scrissi tempo addietro che nel fundraising, l’ultimo problema sono i soldi. Un’affermazione piuttosto forte ma di cui sono sempre convinta perché nel momento in cui un’attività di raccolta fondi viene promossa utilizzando le tecniche giuste ma non sortisce risultati o ne sortisce di deludenti, il problema va ricercato altrove. Stessa cosa si dica nel momento in cui le iniziative vengono stoppate sul nascere perché richiedono un impegno in più, che sia di attivismo o economico poco importa.

Che sia chiaro:

il fundraiser è il creatore e l’esecutore ma necessita di un impegno allargato perché le iniziative che propone possano dare risultati.

Necessita che vi sia in primis il sostegno del gruppo dirigente; poi del supporto dei colleghi e dei volontari; non ultimi, la stima dei target cui si rivolge e qualche euro da investire. La mancanza di uno solo di questi quattro elementi può compromettere i risultati e vanificare gli sforzi del fundraiser che dovrà arrendersi al fallimento a meno che non intervenga qualche evento eccezionale che possa cambiare lo stato delle cose.

I miracoli non neghiamo esistano ma personalmente mi piace di più propendere per l’aiutati che il ciel ti aiuta.

Per accompagnarti al giusto approccio, tieni ben presenti queste cinque regole:

  1. Bussa e ti sarà aperto. Cerca e troverai. Chiedi e ti sarà dato. Questo principio lo troviamo nella Bibbia e rappresenta perfettamente la PRIMA REGOLA valida nel fundraising, ovvero: chiedere, chiedere, chiedere. Se non sei capace di chiedere o ti imbarazza, probabilmente il fundraising non fa al caso tuo. Come mi piace dire: non conosco fundraiser timidi. Se sei timido, meglio occuparsi di altro, individuando chi, invece, sa farlo.
  2. Nel pensare a quali azioni mettere in campo, lascia spazio al pensiero laterale. Il primo grande limite nel fundraising è la mancanza di fantasia che rende le azioni tutte uguali e tutte poco efficaci. Questa è la SECONDA REGOLA a cui si accompagna…
  3. la TERZA REGOLA che ha a che fare con gli investimenti. Se si vogliono fare grandi cose, ci vogliono risorse; se si vogliono ottenere grandi risultati, occorre investire. Nulla da fare, a meno di eccezionalità sopraccitata, mettiamo in conto un budget che ci permetta di lavorare con maggiore intensità, ricordando che con la buona volontà, le cose si fanno ma fino a un certo punto.
  4. La QUARTA REGOLA sta nel rischiare: chi non risica non rosica o, come diceva Henry Ford, solo chi non osa non sbaglia. Bisogna avere coraggio che, attenzione (!), non significa imprudenza. Diversamente, significa saper valutare il rischio ed essere pronti a correrlo, una delle due qualità di cui dovrebbe essere dotato l’imprenditore.
  5. La QUINTA REGOLA riguarda appunto la seconda qualità dell’intraprendere qui sopra descritta, ovvero la capacità di saper intravedere il “business” che, nel nostro caso, si traduce nella capacità di intravedere i risultati che l’azione che stiamo mettendo in opera può dare. L’abilità previsionale, che va allenata grazie all’esperienza, è quella qualità che ci farà scegliere ex ante cosa fare e cosa non fare.

Ma poi, cosa può far più felice un’organizzazione e il suo fundraiser se non il pensiero che, grazie a un’eccezionale inquietudine creativa e un formidabile lavoro di gruppo, un progetto sociale può finalmente realizzarsi?