Pensarmi 21 anni fa.

Tanta comunicazione, tanto marketing. Tutti spesi nei libri, passione che mi accompagna ancora ora. Allora ero un giovane editore. Provavo una sorta di imbarazzo quando mi presentavo. Mi sentivo sempre un po’ fuori posto. Allora avevo solo 19 anni e l’età conta. Eccome se conta. La fatica è stata tanta. Tanta quanta la determinazione.

Perché – mi sono sempre detta – per vivere pienamente ed essere attori protagonisti della propria vita, bisogna inseguire i propri sogni e cercare di realizzarli, nonostante tutto e tutti.

Qualche anno dopo, lavoravo in una redazione che si occupava di marketing e pubblicità. No, non avevo smesso di occuparmi di libri, settore in cui mi impegnavo nell’altra metà del tempo, ma non avevo ancora idea di quale sarebbe stata la mia strada. Sapevo solo di non sapere e di non esserci ancora. Sì, in quel che facevo riuscivo. Per caparbietà forse, ma l’unico modo che conosco e che mi accompagna ancora oggi per non averne mai abbastanza è quello di sentirmi impegnata su più fronti. Senza riserve.

Un giorno, squilla il telefono. Dall’altra parte, una voce femminile. Forse più grande di me:

Sa cos’è signorina – mi disse – c’è che sono un’art… un’art molto stanca…

Nel timbro e nel suono compresi immediatamente il significato. Non era stufa di quello che stava facendo! Era esattamente il contrario: era stanca perché impegnata. Con passione! E la sua era una voce di velluto. Non so se riesco a rendere l’idea. A distanza di anni, la ricordo ancora come se fosse ieri.

In quel momento, un’illuminazione. Quello che stavo facendo mi piaceva. Questo sì. Ma non mi completava. Non mi faceva sentire speciale!

Da allora, l’università e una laurea con il massimo dei voti. E nel frattempo non avevo smesso di lavorare. Il giovedì la discussione. Il lunedì dopo avevo già un nuovo lavoro. Si era interrotto un percorso. Ne stava cominciando un altro. Il nonprofit finalmente. La consulenza. Le mie associazioni. La comunicazione sociale. Il fundraising tanto amato e studiato nei libri di scuola. La formazione, l’Assif, la Ferpi, Vita e poi NEMO, l’ultima tappa di questo cammino. Le aziende, i sostenitori, i colleghi, gli amici, le famiglie e i pazienti. E il blog, iniziato per gioco e che ora vanta un’attività che mai avrei immaginato.

E ora qui. Staserà riceverò il premio forse più ambito per un professionista: il titolo di fundraiser dell’anno. Ecco cosa sono ora: una fundraiser nel cuore e fino al midollo. Una donna indipendente. Che fa quello che le piace e fa di tutto per farlo al meglio.

Una professionista che mai e poi mai rinuncerebbe ai propri sogni e che ha dato vita a quello più bello: quello di essere mamma di un bimbo splendido e compagna innamorata.

Eccomi. Una donna che ci ha creduto. Che ci crede. Perché avere tutto è possibile…

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