
Mi capita più spesso di quanto si pensi: persone della mia età che si definiscono “boomer”, magari con ironia. È un modo di dire che ormai circola ovunque, spesso per semplificare una distanza: “non mi capisci”, “sei di un altro tempo”. Ma Baby Boomers non è un modo di dire. È una generazione precisa: nati tra il 1946 e il 1964. E vale la pena ricordarlo, non per pignoleria, ma perché le generazioni non sono solo anni di nascita, sono il contesto dentro cui cresciamo.
E il contesto forma il nostro modo di guardare il mondo, di fidarci, di partecipare. Anche di donare.
Quando si fa fundraising, questo conta. Conta moltissimo. Perché parlare di generazioni non è moda: è un modo per capire quali linguaggi includono e quali escludono, quali messaggi costruiscono relazione e quali restano in superficie.
Dopo la Generazione Silenziosa, cresciuta nella scarsità e nella ricostruzione, arrivano dunque loro: i BB, la generazione dell’espansione economica, demografica e culturale. Non crescono nella mancanza, ma nella possibilità. Non ereditano solo il dovere: ereditano anche il cambiamento. È la generazione della televisione come medium collettivo, dell’urbanizzazione, della scuola di massa, dei movimenti sociali, delle trasformazioni culturali profonde. Una generazione numerosa, centrale, che ha beneficiato della crescita economica e che ha contribuito a ridisegnare il rapporto con l’autorità, con le istituzioni e con la partecipazione civica.
Questo contesto ha inciso anche sul modo di vivere il dono.
Dal dovere alla scelta
Se per la Generazione Silenziosa il dono era prevalentemente un gesto di responsabilità implicita, del “si fa perché è giusto”, per i Baby Boomers il dono diventa più esplicitamente una scelta.
Non è più solo continuità: è appartenenza. Non è solo fedeltà: è partecipazione.
Sono la generazione delle associazioni, del volontariato organizzato, dei movimenti collettivi. Hanno interiorizzato l’idea che si possa – e si debba – incidere nella società. Ultimamente ne ho conosciuti di fantastici: esponenti veri e crudi di questa generazione rivoluzionaria.
Il dono, in questo senso, non è solo sostegno: è presa di posizione.
Se dovessimo sintetizzare la loro cultura del dono in tre parole, potremmo scegliere: appartenenza, coinvolgimento, impatto. Appartenenza, perché scelgono le cause con cui identificarsi. Coinvolgimento, perché vogliono sentirsi parte di qualcosa. Impatto, perché desiderano comprendere cosa cambia grazie al loro contributo.
Una generazione ancora centrale
Oggi i Baby Boomers hanno tra i 60 e quasi 80 anni. Molti sono ancora attivi professionalmente o nel post-lavoro attivo. Hanno accumulato patrimonio, competenze, reti relazionali. Sono decisori familiari, spesso sostengono figli e nipoti, e continuano a esercitare un ruolo economico e culturale rilevante.
Nel fundraising rappresentano una delle fasce più significative in termini di valore medio della donazione e di potenziale pianificazione a lungo termine. Non sono donatori occasionali. Sono, invece, donatori fortemente consapevoli e coinvolti.
Rispetto alla Generazione Silenziosa, la loro fiducia è meno automatica e più negoziata. Non basta l’esistenza dell’istituzione: serve trasparenza, rendicontazione, soprattutto chiarezza. La relazione non è solo fiduciaria, è dialogica.
Cosa cambia nel fundraising
Con i Baby Boomers, il fundraising entra in una fase diversa rispetto alla generazione precedente. La relazione resta sempre centrale, ma assume un’altra forma: meno verticale, più partecipata. Non basta essere affidabili: occorre essere anche coerenti, trasparenti e veramente capaci di mostrare risultati.
Operativamente, questo comporta alcune attenzioni precise.
- Coinvolgimento prima della richiesta. Eventi, incontri, aggiornamenti strutturati, momenti di condivisione: i Boomers apprezzano sentirsi parte di un percorso, non solo destinatari di una sollecitazione.
- Chiarezza e impatto. Numeri, risultati e obiettivi raggiunti. Vogliono sapere dove va il loro contributo e cosa produce.
- Multicanalità equilibrata. La carta è ancora rilevante. L’e-mail funziona bene. Il telefono mantiene un ruolo importante. Il digitale è utilizzato, ma non sostituisce la relazione.
- Pianificazione e lasciti. È una generazione che riflette sul futuro e sull’organizzazione del proprio patrimonio. Il tema dei lasciti e della pianificazione solidale richiede competenza, discrezione e serietà. Un occhio di riguardo al tema è il benvenuto.
- Rispetto dell’autonomia. Non amano essere guidati in modo paternalistico. Apprezzano organizzazioni che li trattano come interlocutori maturi e informati.
Una generazione ponte
I Baby Boomers rappresentano una generazione ponte. Hanno conosciuto la solidità del Novecento e l’avvento della trasformazione digitale. Hanno vissuto l’autorità verticale e l’emergere della partecipazione diffusa. Nel dono tengono insieme entrambe le dimensioni: fiducia e scelta, fedeltà e consapevolezza.
Se la Generazione Silenziosa ci ha insegnato la continuità, i Baby Boomers ci insegnano la partecipazione e per il fundraising questo significa una cosa molto semplice: la relazione non può essere solo stabile, deve essere anche significativa.
Studiare le generazioni non è solo un esercizio analitico, ma è anche un esercizio di consapevolezza. Mentre osserviamo come cambia il rapporto con il dono – dal dovere alla partecipazione, dalla fedeltà alla negoziazione della fiducia – ci accorgiamo che il tempo non è neutro. Il tempo trasforma linguaggi, aspettative e modalità di relazione, mettendoci inevitabilmente allo specchio. Ogni generazione nasce dentro un mondo, lo modifica e poi lo lascia. Noi, nel mezzo, siamo chiamati a capire quale tempo vogliamo abitare nel nostro lavoro. E forse la pressione che sentiamo non è paura del cambiamento, è responsabilità. La responsabilità di costruire relazioni che reggano il tempo, anche quando il tempo cambia.
Nel prossimo articolo entreremo nel mondo della Generazione X (la mia!), dove autonomia e disincanto cambieranno ancora una volta il modo di intendere il dono. Una generazione dimenticata, questo è il soprannome più comune che si trova parlando dell’x, poiché “schiacciata” tra i numerosissimi e influenti Baby Boomers e i nativi digitali Millennials, con un’attenzione mediatica quasi indifferente. Ma ne parleremo la prossima settimana.
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