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	<title>Etica Archivi - Elena Zanella</title>
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		<title>Grazie, ma a che prezzo? Quando la donazione scende a compromessi</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Jul 2025 10:00:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità e dinamiche]]></category>
		<category><![CDATA[donatori]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Chi dona ha il potere? La risposta potrebbe propendere per il no. Sappiamo bene quanto il dono sia gratuito, generoso, libero. Ma le cose non sono sempre così semplici. Anche il dono ha le sue ambiguità, e chi lavora nel fundraising lo sa bene. Dietro ogni gesto generoso può celarsi – non per forza con  [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-pm-slice="1 1 []"><strong>Chi dona ha il potere?</strong> La risposta potrebbe propendere per il no. Sappiamo bene quanto il dono sia gratuito, generoso, libero. Ma le cose non sono sempre così semplici. Anche il dono ha le sue ambiguità, e chi lavora nel fundraising lo sa bene.<span id="more-39823"></span></p>
<p>Dietro ogni gesto generoso può celarsi – non per forza con malizia – una dinamica invisibile di controllo. Un “ti aiuto” che significa <strong>“decido io”</strong>. Una donazione vincolata a precise condizioni. Una richiesta che, più che partecipazione, può suonare come imposizione.</p>
<p>È il lato nascosto della filantropia, quello meno raccontato. Quello in cui il donatore non è solo un alleato, ma diventa anche un condizionatore. Delle scelte, delle parole, delle priorità. Succede spesso, più di quanto si dica. A me è successo e questo, inutile dirlo, è frustrante perché mette in moto il senso del dovere verso qualcosa o verso qualcuno di cui faresti volentieri a meno, ma non sempre ti è possibile. Sono dinamiche che non riguardano solo i grandi donatori come verrebbe da pensare. Anche nel fundraising quotidiano – quello fatto di lettere, e-mail, post sui social – ci si confronta con questa realtà scomoda.</p>
<p>Perché chi chiede si sente spesso in posizione di debolezza. <strong>Chi dà,</strong> <strong>chiede conto; a volte, visibilità; altre, desidera avere voce in capitolo</strong>.</p>
<p>È legittimo? Forse sì. È giusto? Dipende. È un problema? Quando snatura la missione, assolutamente sì.</p>
<p>Il fundraising, specie a certi livelli, è un processo di negoziazione, ma gli attori in gioco devono avere un vantaggio reciproco che rende entrambi soddisfatti, diversamente diviene subordinazione, mettendo in atto meccanismi difficili da recuperare poi.</p>
<p>In economia c’è una frase che mi porto dietro fin dai tempi dell’università e che uso ancora spesso: <strong>moneta cattiva scaccia quella buona</strong>. Occhio quindi ad analizzarlo per bene il valore di questa moneta.</p>
<p>Ed eccoci al punto cruciale: <strong>fino a che punto siamo disposti a cambiare per tenere buono un donatore? Quanto pesano i “grandi” nomi, le cifre importanti, le promesse condizionate?</strong></p>
<p>Succede che, in nome del bisogno, si rinunci a un pezzetto di autonomia. Succede che, pur di non perdere un sostegno, si scelga una strada che non appartiene davvero. Così il fundraising – nato per rendere possibili i sogni di un’organizzazione – rischia di trasformarsi in una leva che li ridisegna, li distorce, li sposta altrove.</p>
<p><strong>Dov’è allora il confine tra accoglienza e compiacenza? Tra ascolto e subordinazione?</strong></p>
<p>Il fundraising sano sa dire no. Sa rifiutare una donazione quando le condizioni poste sono incompatibili con i valori dell’organizzazione. Sa accompagnare il donatore, ma senza piegarsi. Sa che il dono non è una moneta di scambio. È un patto di fiducia reciproca.</p>
<blockquote><p>Non siamo qui per vendere un prodotto. <strong>Siamo qui per costruire un cambiamento</strong>. E in questo cambiamento il donatore ha certamente un ruolo. Un ruolo importante, prezioso. Ma mai totalizzante. Il suo contributo può essere decisivo, ma non può riscrivere da solo la rotta.</p></blockquote>
<p>Serve questa consapevolezza. Serve che il fundraising rimanga adulto. Capace di accogliere il dono senza perdere la propria identità. Capace di esprimere gratitudine senza scivolare nella subalternità. Capace di dire con fermezza: <strong>“Grazie, ma a questo punto, anche no.”</strong></p>
<p>Perché solo si costruisce una cultura del fundraising che non è solo raccolta, ma anche integrità. Perché il fundraising autentico, e di questo sono convinta, non cerca donatori che impongano la rotta, ma compagni di viaggio capaci di condividere la direzione. Con rispetto, fiducia e libertà reciproca. Verso un obiettivo comune che renda entrambi pacificamente soddisfatti.</p>
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		<title>Come David Ogilvy insegna. 10 regole di bon ton per comunicare il bene</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nonprofit Blog di Elena Zanella]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Jun 2019 07:09:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guest Post]]></category>
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		<category><![CDATA[Comunicazione sociale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>      Se c’è una cosa che mi piace fare e che consiglio ai fundraiser è collezionare DM. Si tratta di una pratica istruttiva e qualche volta anche divertente. Se ti metti nei panni del lettore, poi, capisci cosa ti piacerebbe leggere e cosa, invece, è proprio fuori luogo. Eleonora Terrile, docente di comunicazione nel corso  [...]</p>
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<div class="layoutArea">
<div class="column">
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-27889" src="http://elenazanella.nohup.it/wp-content/uploads/2019/06/63850559_s.jpg" alt="63850559_s" width="847" height="565" srcset="https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2019/06/63850559_s-300x200.jpg 300w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2019/06/63850559_s-480x320.jpg 480w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2019/06/63850559_s-500x334.jpg 500w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2019/06/63850559_s-700x467.jpg 700w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2019/06/63850559_s-768x512.jpg 768w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2019/06/63850559_s.jpg 847w" sizes="(max-width: 847px) 100vw, 847px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Se c&#8217;è una cosa che mi piace fare e che consiglio ai fundraiser è collezionare DM. Si tratta di una pratica istruttiva e qualche volta anche divertente. Se ti metti nei panni del lettore, poi, capisci cosa ti piacerebbe leggere e cosa, invece, è proprio fuori luogo. <strong><a href="http://www.startupfundraising.it/speakers/elena-terrile/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Eleonora Terrile</a></strong>, docente di comunicazione nel corso intensivo <a href="http://startupfundraising.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Startup Fundraising</a> che di questo è maestra di penna, ha elaborato 10 regole d&#8217;oro che nascono dall&#8217;esperienza di anni. E se c&#8217;è una cosa che mi piace dire è:</p>
<blockquote><p>Non avere fretta di raggiungere la meta. Se lavori bene, i risultati presto o tardi arrivano e saranno solidi come una quercia. Sennò saranno carbonella, bruceranno in fretta e non rimarrà che la cenere.</p></blockquote>
<p>Buona lettura.</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8211;</p>
<blockquote><p>Il consumatore non è uno stupido. È tua moglie.</p></blockquote>
<p>usava dire <strong><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/David_Ogilvy" target="_blank" rel="noopener noreferrer">David Ogilvy</a></strong>, pubblicitario britannico e fondatore dell&#8217;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Ogilvy" target="_blank" rel="noopener noreferrer">omonima agenzia</a>.</p>
<p>E proprio a Ogilvy mi ispiro per introdurti il mio decalogo dedicato alla comunicazione sociale e per ricordarti, come prima cosa, che:</p>
<ol>
<li>Il donatore potrebbe essere tua moglie, tuo marito, la tua compagna o compagno, tuo padre, tua madre, la tua amata nonna e così via. Ecco dunque il primo consiglio: <strong>rispetta le persone.</strong></li>
<li>Ti piacerebbe che uno sconosciuto, non un prete, una suora o un frate, andasse dalla tua zia più devota con santini o rosari in cambio di una donazione per “creature innocenti, vittime di guerre, malattie, ingiustizie”? Qualche Ente laico si comporta così, inviando mailing pieni di simboli sacri. <strong>Non strumentalizzare la fede. </strong></li>
<li>Immagina di incontrare un amico, da sempre solidale e aperto a differenti culture, lingue, fedi. All’improvviso ti parla come fosse un’altra persona. È quanto ha fatto un Ente da decenni impegnato nella cooperazione. Un bel giorno ha spedito un mailing con slogan tipici di un partito politico lontano dalla sua identità. <strong>Verifica la coerenza</strong> delle campagne di raccolta fondi, del linguaggio e dei toni usati con la missione, la storia e la personalità dell’Ente.</li>
<li><strong>Evita la ricerca di consenso a ogni costo,</strong> ma crea un rapporto di fiducia con i donatori e cerca di mantenerlo.</li>
<li>Adesso pensa a tua suocera o a una persona di una certa età. Poco prima di Natale riceve una busta a effetto scatola contenente una borsa in plastica, un pieghevole e una lettera con richiesta di sostegno per i poveri. Mittente: un Ente a tua suocera sconosciuto che combatte la povertà. <strong>Scegli con cura i gadget.</strong> Anche essi raccontano molto, persino la mancanza di coerenza.</li>
<li>Ora vai dalla tua amata nonna. È tranquilla sul divano di casa, davanti alla televisione. A un tratto vede immagini di bambini scheletrici e sente una voce che le chiede di “salvare la vita dei piccoli africani ora ora ora”. È quello che fanno alcune ONG con spot pietistici e colpevolizzanti. <strong>Evita narrazioni piene di stereotipi, vuote di contenuti. Di più, cambia la narrazione delle Ong.</strong></li>
<li><strong>Non raccontare l’Africa da una prospettiva paternalista</strong> – <strong>colonialista </strong>e ricorda che si tratta di un continente di 54 Stati. Sono utili, per esempio, il decalogo di Amref per una corretta informazione sull’Africa <a href="https://www.youtube.com/watch?v=quQRCXGtyqQ">“Non aiutateci, per carità”</a> , le iniziative ed eventi della <a href="https://www.redani.org/">Rete della Diaspora Africana in Italia</a>, il blog di <a href="https://vadoinafrica.com/martinoghielmi/">Martino Ghielmi &#8220;Vado in Africa&#8221;</a>.</li>
<li>Immagina di incontrare un professionista a eventi, convegni, in Università. Pubblica ricerche e studi a livello nazionale e internazionale. Ha un bel sito. È curato, garbato, trasparente. Un giorno arriva a casa tua: irriconoscibile. Ti parla in fretta e chiede soldi. Subito. Questo accade a diversi Enti del Terzo Settore, quando passano da una comunicazione di tipo istituzionale a mailing, DEM o spot per raccogliere fondi. <strong>Fai lavorare in sinergia i reparti comunicazione e raccolta fondi</strong>, affinché rinforzino a vicenda la personalità e l’immagine dell’Ente, nonché il rapporto con i donatori.</li>
<li><strong>Fai collaborare strettamente i reparti comunicazione e raccolta fondi</strong> va a beneficio dei sostenitori, consentendo loro di seguire i progetti sostenuti, informarsi sugli argomenti preferiti, approfondire temi che richiedono tempi di lettura superiori ai 2 secondi. Potrai obiettare che gli obiettivi del reparto raccolta fondi sono diversi da quelli del reparto comunicazione. E che chi fa raccolta fondi ha i secondi contati per attrarre l’attenzione e invitare alla donazione. Vero, ma questo non giustifica comportamenti da Dottor Jeckyll e Mister Hyde.</li>
<li>Hai presente i genitori che sgridano i figli perché dicono parolacce, dimenticando di usarle loro stessi più volte al giorno? Fanno più o meno lo stesso effetto gli Enti non profit paladini<br />
dei minori, che accettano partnership con aziende legate al gioco online o con alcolici o con firme fashion che sfruttano i bambini, etc. <strong>Niente è più efficace del buon esempio né più prezioso della coerenza fra il dire e il fare</strong>, per la costruzione e il mantenimento della fiducia.</li>
</ol>
<p style="text-align: center;">***</p>
<p style="text-align: center;"><em>Vuoi diventare professionista della raccolta fondi? </em><br />
<em>La 4a edizione di <a href="http://startupfundraising.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Startup Fundraising</strong></a> torna in autunno:</em></p>
<p><a href="http://startupfundraising.it/" rel="attachment wp-att-27830"><img decoding="async" class="size-full wp-image-27830 aligncenter" src="http://i2.wp.com/elenazanella.it/wp-content/uploads/2019/06/BANNER-550x72-STFUN.jpg?resize=550%2C75" sizes="(max-width: 550px) 100vw, 550px" srcset="http://i2.wp.com/elenazanella.it/wp-content/uploads/2019/06/BANNER-550x72-STFUN.jpg?resize=300%2C41 300w, http://i2.wp.com/elenazanella.it/wp-content/uploads/2019/06/BANNER-550x72-STFUN.jpg?w=550 550w" alt="BANNER-550x72-STFUN" width="550" height="75" /></a></p>
</div>
</div>
</div>
<p><span id="more-27880"></span></p>
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		<title>Il prezzo della sostenibilità, oltre la retorica</title>
		<link>https://elenazanella.it/il-prezzo-della-sostenibilita-oltre-la-retorica/</link>
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		<pubDate>Sun, 19 Aug 2018 17:45:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Professione e formazione]]></category>
		<category><![CDATA[Ultimi post]]></category>
		<category><![CDATA[Etica]]></category>
		<category><![CDATA[Formazione]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" src="http://elenazanella.nohup.it/wp-content/uploads/2018/08/Schermata-2018-08-14-alle-12.56.39.png" class="wp-image-27027 aligncenter size-full" height="409" alt="Schermata 2018-08-14 alle 12.56.39" width="623" srcset="https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2018/08/Schermata-2018-08-14-alle-12.56.39-300x197.png 300w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2018/08/Schermata-2018-08-14-alle-12.56.39-480x315.png 480w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2018/08/Schermata-2018-08-14-alle-12.56.39-500x328.png 500w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2018/08/Schermata-2018-08-14-alle-12.56.39.png 623w" sizes="(max-width: 623px) 100vw, 623px" /></p>
<p>Secondo quanto emerge dal censimento permanente delle istituzioni nonprofit in Italia promosso dall’Istat, gli enti di Terzo settore presenti nel Belpaese sono in continua crescita. A dicembre 2015 sono 336.275, l’11,6% in più rispetto al 2011, con 5 milioni 529 mila volontari e 788 mila dipendenti. Rispetto al 2011 crescono anche i volontari con un + 16,2%, mentre i lavoratori dipendenti aumentano del 15,8%. In questo scenario, trova collocazione la figura del fundraiser. Anche qui qualche numero: dall’incipit del secondo censimento sui fundraiser promosso da <span id="more-27026"></span><strong>Philanthropy Centro Studi</strong> in collaborazione con il <strong><a href="https://www.festivaldelfundraising.it/">Festival del Fundraising</a></strong> e <strong>ASSIF</strong> attualmente in corso, i professionisti che si dichiarano tali su LinkedIn sono passati, negli ultimi 5 anni, da 4.789 a oltre 19mila. Quasi il quadruplo.</p>
<p>Prendiamo questi per quelli che sono, ovvero numeri, e proviamo a ragionare su cosa c’è dentro e dietro una professione come quella del fundraiser, provando, al tempo stesso, a ragionare su uno scenario ipotetico e prendendo le distanze dalla logica morale, retorica e perbenista, che spesse volte accompagna la parola “denaro” ai concetti di solidarietà e spirito volontario.</p>
<p><strong>Se ci fermiamo a una lettura superficiale dei rapporti, 19mila fundraiser, </strong>dicevamo,<strong> su circa 340mila organizzazioni mostrano un’indubbia e crescente possibilità di collocazione professionale.</strong> Una certezza rafforzata dal fatto che sono in aumento le scuole e le università che preparano e avviano alla professione di fundraiser. A ciò va poi aggiunto che la figura del fundraiser provoca un forte fascino nei giovani preparati che si aprono al mondo del lavoro, al sociale in particolare, che desiderano spendere le proprie conoscenze accademiche nei rami della comunicazione e del marketing al servizio della buona causa.</p>
<p>Se andiamo oltre i numeri, invece, la domanda che mi pongo è un’altra:</p>
<blockquote><p>quante tra le quasi 340mila organizzazioni sono realmente preparate ad accogliere un fundraiser più o meno strutturato?</p>
</blockquote>
<p>E ancora:</p>
<blockquote><p>quante tra queste Onp hanno chiari i concetti di investimento, di analisi del ritorno sull’investimento e, di più, di attesa dei ritorni sull’investimento?</p>
</blockquote>
<p>Quante, detto in altri termini, <strong>hanno ben chiaro il concetto che un ente di Terzo settore è di fatto un’attività di impresa che si muove in un mercato che compete e che dunque deve imparare a vivere, non sopravvivere si badi, se vuole davvero avviare il cambiamento sociale e raggiungere gli obiettivi che si propone di raggiungere in fase di costituzione?</strong> Poche, ancora poche purtroppo. Il non orientamento al profitto riduce, di fatto, la comprensione di quanto queste parole portano con sé. Il denaro non è il fine, ci mancherebbe (!), ma non va perso di vista che è strumentale agli obiettivi perché la buona volontà da sola è necessaria ma quasi mai sufficiente, specie se hai obiettivi grandi. Quest’errore percettivo crea distorsioni nella comprensione del ruolo del fundraiser all’interno dell’ente e del suo reclutamento, portando l’organizzazione molto spesso a sottovalutare il cambiamento che il professionista può portare. <strong>Nascono dunque forme ibride e poco etiche di collaborazione, come il guadagno a percentuale sul dono effettivo raccolto,</strong> che scaricano sul lavoratore il rischio, non producendo, al tempo stesso, né una crescita consapevole dell’organizzazione verso forme più mature di organizzazione del lavoro, né concorrenza leale tra colleghi, perché contro il lavoro gratis non c’è professionalità che tenga.</p>
<p>Quelli che cito sono solo due aspetti tra i tanti che gli anni nella professione mi hanno portato a considerare, su cui varrebbe la pena soffermarsi seriamente e discutere.</p>
<p>Una prima soluzione c’è: i primi a formarsi a</p>
<blockquote><p>un nuovo approccio strategico alla sostenibilità slegato dal concetto che <em>la buona causa di per sé basti per raccogliere</em></p>
</blockquote>
<p>dovrebbero essere proprio le figure apicali delle organizzazioni in modo da avere tutti gli strumenti utili per comprendere e reclutare consapevolmente il professionista della raccolta fondi. È un’idea semplice, tutto sommato facilmente applicabile e a costi contenuti.</p>
<p><strong>Lancio una proposta:</strong> chiedo agli enti che ci rappresentano, in modo particolare <strong><a href="http://www.assif.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Assif</a></strong> ed <strong><a href="http://www.euconsultitalia.org/">EuConsult Italia</a></strong>, <strong>di riflettere sulle ragioni e sui modi per accrescere la tutela dei fundraiser</strong>, di aprire un confronto &#8211; se lo riterranno &#8211; che parta da una corretta ed esplicita informazione battente su diritti e doveri, su premi e sanzioni. <strong>Una nuova campagna di comunicazione, un manifesto, che rinnovi le posizioni a favore di chi il fundraising vuole farlo come si deve.</strong></p>
<p>&#8212;&#8212;</p>
<p style="text-align: center">L&#8217;alta formazione al fundraising prende il via il 28/29 settembre<br />
alla <strong><a href="http://www.fundraisingacademy.it/">Fundraising Academy</a></strong>. Chiusura iscrizioni: 14 settembre.<br />
<strong><a href="http://www.startupfundraising.it/">Prendi posto, ora!</a></strong></p>
<p><img decoding="async" src="http://elenazanella.nohup.it/wp-content/uploads/2016/01/BANNER-300x250-STFUN-3.gif" class="wp-image-26900 aligncenter size-full" height="250" alt="BANNER-300x250-STFUN" width="300"></p>
<p>L'articolo <a href="https://elenazanella.it/il-prezzo-della-sostenibilita-oltre-la-retorica/">Il prezzo della sostenibilità, oltre la retorica</a> proviene da <a href="https://elenazanella.it">Elena Zanella</a>.</p>
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		<title>10 e più modi per ringraziare il tuo donatore</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Oct 2016 09:00:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Diritto d’autore: stocking / 123RF Archivio Fotografico Un anno fa circa, in occasione di un importante evento di comuncazione virale che ha mosso l’Italia tutta, e non solo, in un grande gesto di solidarietà e che ha permesso di raccogliere molti soldi, ho cominciato a interrogarmi con maggiore scrupolo sui modi in cui le  [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_24915" style="width: 294px" class="wp-caption alignright"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-24915" class="wp-image-24915" src="http://elenazanella.nohup.it/wp-content/uploads/2016/10/14597497_m.jpg" alt="Diritto d'autore: stocking / 123RF Archivio Fotografico" width="284" height="189" srcset="https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2016/10/14597497_m-300x200.jpg 300w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2016/10/14597497_m-480x320.jpg 480w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2016/10/14597497_m-500x333.jpg 500w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2016/10/14597497_m-700x466.jpg 700w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2016/10/14597497_m-768x512.jpg 768w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2016/10/14597497_m.jpg 848w" sizes="(max-width: 284px) 100vw, 284px" /><p id="caption-attachment-24915" class="wp-caption-text">Diritto d&#8217;autore: <a href="http://it.123rf.com/profile_stocking">stocking / 123RF Archivio Fotografico</a></p></div>Un anno fa circa, in occasione di un importante evento di comuncazione virale che ha mosso l&#8217;Italia tutta, e non solo, in un grande gesto di solidarietà e che ha permesso di raccogliere molti soldi, ho cominciato a interrogarmi con maggiore scrupolo sui modi in cui le organizzazioni gestiscono la relazione con chi dona. Sì perché, non è vero sempre, ma almeno in quell&#8217;occasione gli enti ai quali io personalmente ho donato si sono dimostrati poco generosi.<span id="more-24907"></span></p>
<p>Delle sei realtà cui ho destinato il mio piccolo budget, solo una mi ha ringraziato: una riga in email, impersonale e freddina a dire il vero, ma almeno il grazie mi è arrivato. Dalle altre, nemmeno un segno. Peccato, mi dico. Per loro, però.</p>
<p>E da allora? Nulla di nulla. Il silenzio.</p>
<blockquote><p>Da studiosa del fundraising, il mio lavoro l&#8217;ho fatto e da donatore anche. <strong>Nessuna di loro ha approfittato dell&#8217;opportunità di inserirmi nel proprio database.</strong> Nessuna di loro ha pensato di custodire e capitalizzare il mio gesto.</p></blockquote>
<p>Mi faccio alcune domande e provo a rispondermi:</p>
<ul>
<li>Troppa pressione in una volta sola ha reso difficile la gestione one to one? Può darsi, ma dopo un anno, comunque, il traffico lo hai pur smaltito;</li>
<li>Non hai il mio indirizzo? Impossibile! Ho donato con Pay Pal e almeno l&#8217;email ce l&#8217;hai;</li>
<li>La struttura non è sufficiente a garantire tutto il lavoro operativo? Può darsi ma, come sopra, dopo un anno&#8230; Forse stai crescendo rapidamente ed è giunto il momento per provare a organizzarsi. Che dici?</li>
<li>Possibile che non hai pensato di registrare dono e donatore? Non ci voglio nemmeno pensare ma forse è andata proprio così.</li>
</ul>
<p>Da fundraiser, posso solo sognare una fortuna di tale portata. <strong>Io avrei usato ogni singolo nome, ogni singolo messaggio, ogni singolo taglio e anche di più.</strong> Un dono è un dono più volte:</p>
<ul>
<li>perché ti permette di sostenere il tuo progetto;</li>
<li>perché ti permette di sostenere la tua associazione;</li>
<li>perché ti permette di chiedere di più, volendo;</li>
<li>perché ti permette di dare un senso a ciò che fai;</li>
<li>perché ti permette di crescere, se vuoi.</li>
</ul>
<p>Qui di seguito, su sollecitazione di alcuni partecipanti al mio corso di sabato scorso, ti indico qualche idea per ringraziare un donatore: alcune sono semplici semplici, altre più innovative. Come farlo sta a te, ma fallo:</p>
<ol>
<li>Mandagli un&#8217;email o una lettera. Adeguati al mezzo che il tuo donatore usa per effettuare il dono.</li>
<li>Se ritieni (serve, te lo assicuro), inviagli un messaggio di ringraziamento scritto a mano. Ricorda: valorizzare il suo gesto, gratica il donatore e ti fa ricordare.</li>
<li>Gestisci accuratamente i tempi: trova tu il modo ma abitua il donatore a ricevere da parte tua sollecitazioni o ringraziamenti in tempi dati.</li>
<li>Perché non pensare a un messaggio video dedicato? Magari di un volontario. Magari coinvolgendo un beneficiario o magari il presidente.</li>
<li>Pensa al muro del donatore: una parete (virtuale? Reale?) che raccolga i nomi dei donatori di un progetto specifico o di uno specifico periodo.</li>
<li>Pubblica, se ritieni e ne hai autorizzazione, il suo nome all&#8217;interno di una lista dedicata su uno strumento ad hoc (magari una volta l&#8217;anno su una newslettere dedicata o ancora sul bilancio sociale, perché no!?).</li>
<li>Chiedigli una testimonianza (una lettera, un video, un breve messaggio) e condividila attraverso i tuoi canali di comunicazione.</li>
<li>Fagli una telefonata, di quando in quando, in particolare nelle occasioni speciali. Come sopra, fai sentire importante il tuo donatore: non perché devi ma perché lo è.</li>
<li>Organizza un momento dedicato esclusivamente ai tuoi donatori: un party? Una visita guidata in sede? Un viaggio nei luoghi sostenuti?</li>
<li>Vallo a trovare!</li>
</ol>
<p>Ringraziare è un gesto semplice che dà ritorni certi. <strong>Il donatore va rispettato.</strong> Un donatore non perdona se lo tratti male o con sufficienza. E se ti dimentichi di lui, lui si dimenticherà di te, presto o tardi. Non pensi?</p>
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		<title>Con &#8220;Ciriesco&#8221;, Pubblicità Progresso spacca ed emoziona</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nonprofit Blog di Elena Zanella]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 May 2016 08:47:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Iniziative e campagne sociali]]></category>
		<category><![CDATA[Adv]]></category>
		<category><![CDATA[Campagne sociali]]></category>
		<category><![CDATA[Etica]]></category>
		<category><![CDATA[Green]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblicità Progresso]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tutto torna e “ritorna”. Buca lo schermo ancora una volta Pubblicità Progresso, grazie alla sua bellissima e nuova campagna Ciriesco.it per stimolare e supportare comportamenti virtuosi che pongono attenzione alla salute del Pianeta. Un messaggio chiaro quello proposto dall’agenzia KeyADV (Acqua Group) che ci aiuta a capire, allo stesso tempo, che se facciamo qualcosa per  [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class=" wp-image-24601 alignright" src="http://elenazanella.it/wp-content/uploads/2016/05/annuncio-stampa_1013_m-1024x575.jpg" alt="annuncio-stampa_1013_m" width="300" height="169" />Tutto torna e &#8220;ritorna&#8221;.</p>
<p>Buca lo schermo ancora una volta <a href="http://www.pubblicitaprogresso.org" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Pubblicità Progresso</strong></a>, grazie alla sua bellissima e nuova campagna <strong>Ciriesco.it</strong> per stimolare e supportare comportamenti virtuosi che pongono attenzione alla salute del Pianeta. Un messaggio chiaro quello proposto dall&#8217;agenzia <strong><a href="http://acquagroup.it/home.php" target="_blank" rel="noopener noreferrer">KeyADV (Acqua Group)</a></strong> che ci aiuta a capire, allo stesso tempo, che se facciamo qualcosa per la natura, aiutiamo <em>in primis</em> noi stessi perché &#8220;egoisticamente&#8221; ne traiamo vantaggio in termini di risparmio economico e qualità della vita. Insomma, la misurazione <span id="more-24600"></span>dell&#8217;impatto dei comportamenti sociali entra delicata ma determinante anche nei linguaggi pubblicitari. Questo ne è un buon esempio. Meglio abituarcisi e prenderne spunto, se possibile.</p>
<p>Sono convinta che si possa fare molto grazie al linguaggio educativo della pubblicità. Questo è un buon esempio di come la semplicità della comunicazione possa contribuire a far crescere cittadini più consapevoli, senza bisogno di eccessi, allarmismi e colpevolismi. Bravi!</p>
<div class="video-shortcode"><iframe title="2016 - Sostenibilità,Sobrietà, Solidarietà - Ci Riesco" width="1380" height="776" src="https://www.youtube.com/embed/Be-ZhBErGEk?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
<p>Scoprila qui: <a href="http://www.ciriesco.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">http://www.ciriesco.it</a>/.</p>
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		<title>Tra Generazione X e Shared Value</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nonprofit Blog di Elena Zanella]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Jun 2014 17:35:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Professione e formazione]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura nonprofit]]></category>
		<category><![CDATA[Etica]]></category>
		<category><![CDATA[Social network]]></category>
		<category><![CDATA[Terzo Settore]]></category>
		<category><![CDATA[Welfare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Era il 1981. Christiane F. – Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino esce nei cinema e segna, o meglio racconta, un’intera generazione, quella X. Quella “perduta” come la chiamano alcuni. Da dove nasce il bisogno di sentirsi comunità tipico di questi anni? Forse è frutto del senso di smarrimento di allora? Riflettevo su questo  [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://elenazanella.nohup.it/wp-content/uploads/2014/06/poster-christiane-1.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-12672" src="http://elenazanella.nohup.it/wp-content/uploads/2014/06/poster-christiane-1.jpg?w=300" alt="poster christiane" width="300" height="224" srcset="https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2014/06/poster-christiane-1-300x225.jpg 300w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2014/06/poster-christiane-1-480x360.jpg 480w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2014/06/poster-christiane-1-500x375.jpg 500w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2014/06/poster-christiane-1-700x525.jpg 700w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2014/06/poster-christiane-1-768x576.jpg 768w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2014/06/poster-christiane-1.jpg 774w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Era il 1981. <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Christiane_F._-_Noi,_i_ragazzi_dello_zoo_di_Berlino" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Christiane F. &#8211; Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino</a> esce nei cinema e segna, o meglio racconta, un&#8217;intera generazione, quella X. Quella &#8220;perduta&#8221; come la chiamano alcuni.</p>
<p>Da dove nasce il bisogno di sentirsi comunità tipico di questi anni? Forse è frutto del senso di smarrimento di allora?</p>
<p>Riflettevo su questo aspetto qualche giorno fa a colloquio con due organizzazioni. Ma ad alta voce, questa volta. Dopo mesi in cui si leggono e si esprimono concetti quali <strong>condivisione, connessione, contaminazione, corresponsabilizzazione, coworking, comarketing, cohousing</strong>. Per dirne alcuni. <span id="more-1346"></span><strong>Declinazioni di un più ampio “Rete”</strong> nel quale ci troviamo immersi fino al midollo.<span id="more-12671"></span></p>
<p>Provo a parlarne su <strong>Vita</strong> <a href="http://blog.vita.it/zanzarella/2014/06/22/tra-generazione-x-e-shared-value/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">a questo link</a>. Magari è un azzardo ma come azzardo lo trovo interessante&#8230; Cosa ne pensi?</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<p>Fonte <a href="http://alemontosi.blogspot.it/2014/04/christiane-f-1981-di-uli-edel-la.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">locandina del film</a>.</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<p>Articoli correlati:</p>
<ul>
<li><a href="http://elenazanella.it/2014/02/25/fundraiser-a-rischio-burnout/">Fundraiser a rischio burnout</a></li>
<li><a href="http://elenazanella.it/2013/12/21/non-si-diventa-fundraiser-leggendo-un-libro/">Non si diventa fundraiser leggendo un libro</a></li>
<li><a href="http://elenazanella.it/2013/12/16/la-solitudine-del-nonprofit/">La solitudine del Nonprofit</a></li>
<li><a href="http://elenazanella.it/2013/08/27/la-morale-del-fundraiser/">La morale del fundraiser</a></li>
<li><a href="http://elenazanella.it/2012/10/31/relationship/">Relationship</a></li>
</ul>
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		<title>Ti fidi di me? La fiducia, un sentimento che viene da molto lontano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nonprofit Blog di Elena Zanella]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Jan 2014 14:38:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guest Post]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura nonprofit]]></category>
		<category><![CDATA[Etica]]></category>
		<category><![CDATA[Relazioni Pubbliche]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Fare rete è un punto sofferente nel nonprofit. Si vorrebbe, la si anela ma poi la si rifugge. E così finiamo con il cadere in quella che in uno dei miei ultimi post ho definito la solitudine del nonprofit. Sulla scia del suo precedente articolo e con l'autorevolezza dettata dal suo ruolo, Giampietro Vecchiato torna  [...]</p>
<p>L'articolo <a href="https://elenazanella.it/ti-fidi-di-me-la-fiducia-un-sentimento-che-viene-da-molto-lontano/">Ti fidi di me? La fiducia, un sentimento che viene da molto lontano</a> proviene da <a href="https://elenazanella.it">Elena Zanella</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://elenazanella.nohup.it/wp-content/uploads/2014/01/istock_000018363242xsmall-1.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-12026" alt="Climbing team charging for the summit." src="http://elenazanella.nohup.it/wp-content/uploads/2014/01/istock_000018363242xsmall-1.jpg" width="422" height="284" srcset="https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2014/01/istock_000018363242xsmall-1-300x202.jpg 300w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2014/01/istock_000018363242xsmall-1.jpg 422w" sizes="(max-width: 422px) 100vw, 422px" /></a>Fare rete è un punto sofferente nel nonprofit. Si vorrebbe, la si anela ma poi la si rifugge. E così finiamo con il cadere in quella che in uno dei miei ultimi <a href="http://blog.vita.it/zanzarella/2013/12/16/la-solitudine-del-nonprofit/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">post</a> ho definito <strong><em>la solitudine del nonprofit</em>.</strong></p>
<p>Sulla scia del suo <a href="http://elenazanella.it/2014/01/09/il-capitale-relazionale-lanalisi-di-giampietro-vecchiato/">precedente articolo</a> e con l&#8217;autorevolezza dettata dal suo ruolo, <strong>Giampietro Vecchiato</strong> torna sul blog e ripercorre la storia del commercio in Italia, facendo emergere termini quali <strong>fiducia, premura e amicizia, </strong>valori basici in ogni relazione e a cui, per sua natura, il Terzo settore non si sottrae. Da qui, con forza, dipendono due tra i suoi asset principali a garanzia della sostenibilità: <strong>la cultura del dono e il coinvolgimento alla buona causa. </strong>Se è vero che la storia insegna, provo a riproporti questo bel pezzo di storia della comunicazione e delle imprese qui.</p>
<blockquote><p>La morale? Ogni traguardo è il frutto di un percorso articolato in cui medesimi elementi si sono proposti e poi nuovamente riproposti. Nei giusti tempi, tutto è possibile. Basta lavorarci, con fiducia, premura, amicizia e un pizzico (bello grosso) di buona volontà.</p></blockquote>
<p>Buona lettura!</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<p>Fare rete è un atto rivoluzionario che cambia radicalmente il paradigma dell’impresa: nel “fare” impresa, “tra” le imprese, nel rapporto tra le imprese e le istituzioni, nei rapporti tra le imprese, il territorio e la comunità.</p>
<p>Se analizziamo e studiamo diversi casi di rete e di partnership (un approfondimento in <em><a href="http://www.francoangeli.it/Ricerca/Scheda_libro.aspx?CodiceLibro=1490.24" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Partnership, comunità e sviluppo locale</a>, a cura di Veneto Responsabile</em>, <a href="http://www.francoangeli.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Franco Angeli</strong></a>) e prendiamo in mano una ricerca di <a href="http://www.mckinsey.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>McKinsey</strong></a> (<a href="http://hbr.org/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Harvard Business Review</a>, gennaio/febbraio 2010) capiamo bene che il problema della loro sopravvivenza e del loro successo non sta negli elementi formali e istituzionali (perlomeno non solo) come i contratti, i patti, le norme gestionali, o nella paura di sanzioni, ma quasi sempre in elementi intangibili.</p>
<p><strong>La fiducia reciproca, innanzitutto</strong></p>
<p><strong></strong>Se la molla della competizione e del rischio è meno importante di altri aspetti della società del business, significa che ci sono altri valori all’interno dei rapporti d’affari che consentono di tenere alta la probabilità di successo.  Questa dimensione non può essere ignorata se vogliamo comprendere veramente i fondamenti di quella “rete di relazioni” che rendono possibili e regolari i rapporti di scambio, la collaborazione e l’instaurarsi di una spirale virtuosa di crescita e sviluppo, sia economica che sociale.</p>
<p>Come nella Venezia del &#8216;700 .<strong> </strong>Per comprendere e analizzare ulteriormente il fenomeno abbiamo fatto riferimento alla pubblicazione curata da Walter Panciera dal titolo: <em>Fiducia e affari nella società veneziana del Settecento</em> (Cleup). L’abbiamo letto e studiato in ottica di “rete” e utilizzato per evidenziare quegli aspetti che, da una parte, sono stati la forza della Repubblica di Venezia per quasi mille anni e, dall’altra, capire i limiti e le debolezze delle attuali reti e/o partnership d’impresa. Con l’obiettivo ultimo di comprenderne i fattori critici di successo. Il luogo: Venezia.  L’epoca: il ’700. Poco prima delle codificazioni vincolanti e delle sanzioni giuridiche dell’età napoleonica, ma nel quadro di una sostanziale continuità di un millennio. La dimensione analizzata dal docente ell’Università di Padova è quella della società civile commerciale. In altre parole, i contratti e le partnership tra privati.</p>
<p>La ricerca ha evidenziato che a fianco di fonti formali (i cosiddetti “strumenti pattizi” che regolano rapporti di società tra le persone, le modalità contrattuali e i legami tra i soci; le modalità gestionali e contabili; il riparto degli utili ecc.) ci sono fonti “informali” che riguardano il rapporto fiduciario tra i diversi attori («El xe un omo attento, el xe un omo fedel» scriveva Carlo Goldoni). Un contratto non può, per sua stessa natura, prevedere e regolamentare esplicitamente tutta la sfera dei legami che si vengono a getti coinvolti. Veniamo così a scoprire che il sistema regolatore della Serenissima è costituito da codici morali, norme di comportamento e convenzioni: «Quelle virtù morali e quella disciplina civica che rendono gli uomini industriosi anche in mezzo al deserto» (anonimo veneziano del ’700).</p>
<p><strong>I valori dietro al contratto</strong></p>
<p><strong></strong>La ricerca di Panciera sulle ricorrenze (parole chiave) riguardanti il rapporto fiduciario ha evidenziato la presenza/citazione di valori e di standard di comportamento che vede ai primissimi posti la fedeltà e la fiducia, la diligenza e la puntualità, l’assiduità e l’impegno, la premura (anche verso il partner-socio) e l’attenzione, l’amicizia e l’amore («Siamo stati compagni di negozio e ci siamo amati come due fratelli», per citare sempre Goldoni).</p>
<p>Dall’incrocio di queste parole chiave emergono altri comportamenti “imputabili alle persone e non alle cose”: adottare sempre comportamenti prevedibili, corretti e cooperativi; definire ex ante le procedure per la risoluzione dei conflitti e delle controversie; avere “credito” (inteso come reputazione), “insieme indissolubile di solvibilità finanziaria e di virtù morali”; stabilire prima le procedure per la recessione del contratto (utilizzando la forma del concordato, del compromesso, dell’arbitrato); tassativamente escluso il ricorso al tribunale.</p>
<p>I patti “di” e “tra” società hanno innanzitutto l’obiettivo, nella Venezia del ’700, di costruire fiducia e quindi capitale sociale nella società, ovvero definire una dimensione etica degli affari. Il “credito” era inteso come “fedeltà verso i soci, il puntuale rispetto degli impegni assunti, una sensibilità affettiva all’interno dei rapporti d’affari, un’attenzione vigile nello svolgimento dei compiti, il rigore e l’assiduità nel lavoro quotidiano”. La condivisione non coercitiva di questo “codice etico” non scritto consentiva ampi spazi di autonomia; permetteva l’instaurarsi all’interno della società civile di forme di cooperazione, competizione e risoluzione dei conflitti, in buona parte indipendenti dalla sfera politica e giudiziaria.</p>
<p><strong>La buona comunicazione alla base della società</strong></p>
<p>Si tratta di valorizzare, in altre parole, le relazioni interpersonali e di mettere a frutto un capitale sociale che dei patti contrattuali costituivano la parte essenziale e i partner della rete devono comunicare all’interno e diffondere all’esterno la buona reputazione e la fama di correttezza dei sui membri («Non v’è società, dove non è comunicazione», Antonio Genovesi, 1769, Lezioni di commercio o sia d’economia civile). La rete, infatti, lavora bene se l’opinione pubblica (che i veneziani identificavano con “la piazza”) conferma tale reputazione, tale abitudine a mantenere la parola data.</p>
<p>Questi elementi, che sono alla base della rete di relazioni che la rete stessa tiene in vita con tutti i settori (sia economici che istituzionali) e con tutte le professioni presenti nella comunità, erano (e sono tutt’ora) la vera forza delle reti. A partire dall’etica degli affari intesa nel senso più largo, di affidabilità e credibilità personale, senso di responsabilità e personalizzazione dell’impresa.</p>
<p>——————</p>
<p><strong><img decoding="async" class="alignleft  wp-image-11850" alt="Foto_Piero_1" src="http://elenazanella.nohup.it/wp-content/uploads/2013/12/foto_piero_1-1.jpg?w=109" width="87" height="120" srcset="https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2013/12/foto_piero_1-1-219x300.jpg 219w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2013/12/foto_piero_1-1-480x659.jpg 480w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2013/12/foto_piero_1-1-500x686.jpg 500w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2013/12/foto_piero_1-1.jpg 644w" sizes="(max-width: 87px) 100vw, 87px" />GUEST POST.</strong> Thanks to: <b>Giampietro Vecchiato.</b> Senior partner di <a href="http://www.prconsulting.it/">P.R. Consulting srl</a>, Agenzia di Relazioni pubbliche di Padova. Socio Professionista FERPI, Federazione Relazioni Pubbliche Italiana, ai sensi della Legge4/2013. E’ consulente di direzione ed esperto di comunicazione per le organizzazioni complesse. Relatore in convegni e formatore sia a livello universitario (Università degli Studi di Padova e Udine) che post universitario. E’ autore di diversi testi e saggi sulle relazioni pubbliche e sulla comunicazione. Seguilo su <a href="https://twitter.com/pierovecchiato" target="_blank" rel="noopener noreferrer">@pierovecchiato</a>.</p>
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		<title>Il Capitale Relazionale. L&#8217;analisi di Giampietro Vecchiato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nonprofit Blog di Elena Zanella]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Jan 2014 07:41:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guest Post]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura nonprofit]]></category>
		<category><![CDATA[Etica]]></category>
		<category><![CDATA[Relazioni Pubbliche]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ovvero: come creare valore con la comunicazione e il governo delle relazioni. A parlarcene, Giampietro Vecchiato, comunicatore e docente universitario. Firma eccellente nel panorama della comunicazione del Belpaese che Nonprofit Blog ha l'onore di ospitare sulle sue pagine. Vecchiato ci introduce in un mondo, quello delle relazioni, di cui il Terzo settore ha, o dovrebbe  [...]</p>
<p>L'articolo <a href="https://elenazanella.it/il-capitale-relazionale-lanalisi-di-giampietro-vecchiato/">Il Capitale Relazionale. L&#8217;analisi di Giampietro Vecchiato</a> proviene da <a href="https://elenazanella.it">Elena Zanella</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://elenazanella.nohup.it/wp-content/uploads/2014/01/istock_000014065291xsmall-1.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-11967" alt="iStock_000014065291XSmall" src="http://elenazanella.nohup.it/wp-content/uploads/2014/01/istock_000014065291xsmall-1.jpg" width="425" height="282" srcset="https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2014/01/istock_000014065291xsmall-1-300x199.jpg 300w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2014/01/istock_000014065291xsmall-1.jpg 425w" sizes="(max-width: 425px) 100vw, 425px" /></a>Ovvero:<b> come creare valore con la comunicazione e il governo delle relazioni. </b>A parlarcene, <strong>Giampietro Vecchiato</strong>, comunicatore e docente universitario. Firma eccellente nel panorama della comunicazione del Belpaese che Nonprofit Blog ha l&#8217;onore di ospitare sulle sue pagine. Vecchiato ci introduce in un mondo, quello delle relazioni, di cui il Terzo settore ha, o dovrebbe avere, familiarità. Lo fa da professionista, analizzandone il valore profondo e le profonde implicazioni &#8211; nei pro e nei contro &#8211; che una maggiore consapevolezza dei suoi meccanismi porta con sé. Conclude con una domanda in controcampo che spiazza, pur assolutamente lecita.</p>
<p>Come sempre, un tuo commento è il benvenuto. Buona lettura.</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;</p>
<p>Le organizzazioni leader (in tutti i settori, pubblico e privato, profit e nonprofit) considerano la <strong>dimensione relazionale</strong> un fattore critico di successo. Una dimensione attraverso la quale si attivano contatti, si gestiscono rapporti, si crea e si mantiene la fiducia, si ascolta, si esercitano strategie per il trasferimento efficace di informazioni, si raccolgono fondi.</p>
<p>Tale attività va svolta sia all&#8217;interno (per creare identità e coesione; per condividere valori, cultura, obiettivi) che verso l&#8217;esterno (per collegare l&#8217;organizzazione all&#8217;ambiente in cui opera; per vivere e svilupparsi interagendo con tutti i pubblici; per convincere gli altri a collaborare con la nostra organizzazione e aiutarla a raggiungere i propri obiettivi).</p>
<p>Per avere successo l&#8217;organizzazione deve quindi “vendere” se stessa al suo personale interno, ai soci, ai “clienti” esterni.</p>
<blockquote><p>Michele Costabile afferma che “l&#8217;organizzazione o è relazionale o non è”.</p></blockquote>
<p>Il capitale relazionale è una ricchezza per l’organizzazione e aver costruito un buon capitale relazionale significa poter fruire di un <em>goodwill</em> positivo con l&#8217;ambiente, governare con successo le relazioni con tutti i pubblici, poter attivare quel passaparola tanto decantato ma quasi sempre gestito in modo superficiale e improvvisato. Significa anche assumere il punto di vista per cui la fiducia è una qualità/conseguenza della quantità e qualità delle relazioni costruite nella comunità di riferimento.</p>
<p>Per costruire il capitale relazionale è necessario fare networking, fare rete. Per <strong>fare rete</strong> è necessario costruire prima e governare poi, <strong>relazioni</strong>.</p>
<p>Per raggiungere questo obiettivo e costruire la propria <strong>mappa relazionale</strong>, è necessario offrire qualcosa a qualcuno, ancora prima di sapere se si potrà ottenere qualcosa in cambio. La condizione delle condizioni, il presupposto senza cui nessun dialogo, nessuna comunicazione, nessuna relazione può cominciare è la <strong>reciprocità.</strong></p>
<p>Affinché la relazione sia efficace e la reciprocità un suo elemento costitutivo, è necessario aprirsi all’altro senza giudicare, senza pregiudizi, senza porre condizioni “prima” di avviare la relazione stessa. Non adotteremo quindi la tecnica del <em>“Comunicherò con l’altro solamente quando anche l’altro sarà disponibile a dialogare con me”</em> oppure <em>“Comunicherò con il partner della rete quando saprò che cosa mi darà in cambio”.</em></p>
<blockquote><p>“La relazione è reciprocità” afferma Martin Buber.</p></blockquote>
<p>Nella relazione di reciprocità c&#8217;è l&#8217;accettazione del rischio che si può “dare” senza “ricevere”; un rischio che si può eliminare solo con la fiducia nell&#8217;altro, cercando di comprenderne i bisogni e gli obiettivi e operando contemporaneamente per soddisfare le nostre necessità e/o per raggiungere i nostri obiettivi. Bisogna saper dare fiducia se la si vuole ottenere.</p>
<p>La rete è un mezzo e non un fine per stabilire relazioni autentiche e durature. I “favori”, la “collaborazione” e le “segnalazioni” arriveranno in seguito.</p>
<p><strong>In altre parole per ricevere bisogna prima dare.</strong> Solo quando i singoli soggetti appartenenti alla rete avranno costruito relazioni basate sulla fiducia reciproca si sarà creato l’humus per dare una risposta positiva a queste due domande:</p>
<ol>
<li>sono disposto a segnalare un partner della rete per un progetto, un evento, una raccolta fondi, un’iniziativa?</li>
<li>qualcuno dei partner è disposto a segnalare la mia organizzazione per un progetto, un evento, un’iniziativa, una raccolta fondi?</li>
</ol>
<p>Se la risposta è “affermativa” significa che stiamo costruendo relazioni efficaci e la rete è diventata un asset per rapporti durevoli, consolidati e profittevoli.</p>
<p>Va precisato che la rete di contatti è mutevole: la sua manutenzione va quindi effettuata periodicamente per evitare di perderla o di impoverirla. Ogni relazione è paragonabile a “un conto in banca”: più relazioni si hanno e più conti si possono impiegare per lo sviluppo della propria attività. Tutti i nodi, tutti i partner della rete devono viversi come una <strong>risorsa</strong> – anche attraverso un semplice ma regolare scambio di informazioni – utili per non farsi dimenticare.</p>
<p>——————</p>
<p><strong><img decoding="async" class="alignleft" alt="Foto_Piero_1" src="http://elenazanella.nohup.it/wp-content/uploads/2013/12/foto_piero_1-1.jpg?w=109" width="87" height="120" />GUEST POST.</strong> Thanks to: <b>Giampietro Vecchiato.</b> Senior partner di <a href="http://www.prconsulting.it/">P.R. Consulting srl</a>, Agenzia di Relazioni pubbliche di Padova. Socio Professionista FERPI, Federazione Relazioni Pubbliche Italiana, ai sensi della Legge4/2013. E’ consulente di direzione ed esperto di comunicazione per le organizzazioni complesse. Relatore in convegni e formatore sia a livello universitario (Università degli Studi di Padova e Udine) che post universitario. E’ autore di diversi testi e saggi sulle relazioni pubbliche e sulla comunicazione. Seguilo su <a href="https://twitter.com/pierovecchiato" target="_blank" rel="noopener noreferrer">@pierovecchiato</a>.</p>
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<p>L'articolo <a href="https://elenazanella.it/il-capitale-relazionale-lanalisi-di-giampietro-vecchiato/">Il Capitale Relazionale. L&#8217;analisi di Giampietro Vecchiato</a> proviene da <a href="https://elenazanella.it">Elena Zanella</a>.</p>
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