Quale effetto potrebbero avere le decisioni adottate dalla politica in materia di lotta al Covid-19 sulla tenuta delle donazioni? E sul volontariato? Ce lo chiediamo Maria Cristina Antonucci, ricercatrice del CNR e docente di comunicazione e politica all’Università La Sapienza di Roma, ed io in questo post a doppia firma. Entrambe siamo consapevoli dell’estrema delicatezza dell’argomento ma, al tempo stesso, siamo convinte valga la pena parlarne, muovendo dalle nostre proprie competenze, cercando di fare un’analisi di senso alla cocente attualità perché nonostante il Terzo settore non ne parli, non possiamo non notare che la storia attuale ha avuto e avrà comunque un’influenza sul futuro delle nostre organizzazioni. Che lo vogliamo o no, il mondo è cambiato. Noi siamo cambiati. Buona lettura.


Proviamo a fare una riflessione che non vuole essere esaustiva e definitiva, bensì uno spunto per accendere il dibattito e le riflessioni in seno alle organizzazioni. Non siamo economiste, sebbene abbiamo una preparazione anche in questo campo, ma comunicatrici. Le dinamiche sociali e le risposte di queste agli stimoli comunicazionali ci interessano sopra ogni cosa perché da questi dipendono, in buona misura, gli effetti sui primi. Da qui, ne discendono poi i risultati in merito ai temi di cui ci occupiamo, ovvero la sostenibilità e le dinamiche degli enti di terzo settore e della filantropia in genere.

A chi ci legge poniamo una domanda, da cui deriva una riflessione e proviamo, in ultimo, a proporre un intervento di metodo che provi a rispondere a un problema che scorgiamo possa concretizzarsi nel futuro prossimo. La domanda, intanto.

Quale effetto potrebbero avere le decisioni adottate dalla politica in materia di lotta al Covid-19 sulla tenuta delle donazioni? E sul volontariato?

Il contesto e sostegno cui facciamo riferimento riguarda in modo particolare il bacino donatori individuali e il ragionamento che supporta la domanda è presto detto. Inoltre, il futuro a cui facciamo riferimento è di breve e brevissimo periodo.

E ora le considerazioni che desideriamo portare alla tua attenzione.

Secondo i dati attuali, circa il 25% della popolazione in Italia non si è ancora sottoposta a vaccinazione. La spinta dell’esecutivo a massimizzare l’estensione della stessa anche dello strumento del green pass a partire dal prossimo 15 ottobre per tutte le categorie dei lavoratori, personale volontario incluso, sta provocando reazioni ed emozioni molto diverse nei cittadini.

Una parte di questi affatto residuale, lesa nel proprio principio di autodeterminazione, prova frustrazione, conflittualità e senso di incertezza, sentimenti che, inutile nasconderlo, possono impattare sulle dinamiche di dono e sul desiderio di partecipazione. Tale condizione potrebbe essere momentanea ma non per questo meno importante.

Perché sosteniamo che una parte dei donatori potrebbe decidere di rinunciare ai propri gesti di solidarietà?

La donazione è, come forse in molti sanno, una propensione a cui difficilmente si rinuncia se non in presenza di determinate condizioni. Non va infatti dimenticato che l’atto di dono parte da un atteggiamento di fiducia. In particolare, la nozione di fiducia sistemica comporta che cittadini e organizzazioni sociali ripongano aspettative di stabilità e buon funzionamento nel sistema delle regole poste per tutti e vi trovino riscontro. Si tratta di un tipo di fiducia basato sulla percezione del buon andamento e della universalità del sistema di regole generali, in cui tutti – imprese, organizzazioni sociali e cittadini – si affidano vicendevolmente, sapendo che la cornice di regole sarà garante di tutti. Inoltre, questa fiducia si basa sulla sicurezza che nasce dal fatto di sentirsi tutelati. Lo stato di precarietà e di frustrazione, oltre che il senso di minaccia, che una parte degli italiani vivono in questo momento, può ragionevolmente avere ricadute anche sull’attenzione al dono.

Qualora non cambiassero le cose, potremmo vivere un paradosso.

Se nel 2020 in risposta alla pandemia le persone hanno dimostrato in massa la propria generosità, con spirito partecipato, accorato e solidale, già a partire da questo ultimo trimestre del 2021, potremmo diversamente subire una contrazione degli atti di dono da parte di parte del basket da cui si è soliti attingere proprio per via delle misure adottate per contenerla. Questo fenomeno sarebbe dovuto non tanto alle minori entrate date dal minor lavoro che ha caratterizzato parte delle attività produttive negli ultimi 18 mesi, benché sia innegabile un’influenza, quanto a un senso di sfiducia generalizzato e alla confusione che ciascuno di noi vive nel quotidiano.

Le tensioni sociali e la mancata trasparenza e stabilità delle regole del vivere comune che contraddistinguono questo tempo sono cattive compagne di viaggio per la certezza dell’azione delle nostre organizzazioni che basano il proprio operato su valori primari quali fiducia e sicurezza.

Per concludere…

Speriamo la nostra rimanga una riflessione a caldo e non si tramuti in una profezia perché, in caso contrario, si paventano tempi difficili per molti enti e le misure che il nostro Governo vorrà assumere per sostenere eventuali perdite non saranno sufficienti a sopportare l’impatto su parte del Terzo settore, a partire dalla perdita di donatori.

Oggi più che mai diventa necessario lavorare sulla fiducia dei sostenitori e sul valore dei nostri enti, perché diventino luoghi di accoglienza in cui poter accogliere e risolvere le tensioni, che possano portare aiuto e conforto senza discriminazioni, come è tradizione del terzo settore italiano.

È necessario che i nostri enti assumano il ruolo di mediatori sociali e catalizzatori di fiducia sistemica, perché il contesto è cambiato definitivamente e il contributo del terzo settore può sostenere in modo determinante la coesione sociale, necessaria premessa di ogni vivere associato. Comprenderlo è il primo passo per superare la crisi e contribuire ad accendere la luce in fondo al tunnel che facciamo sempre più fatica a scorgere.

Post a doppia firma
Elena Zanella, consulente, formatore, autore ed editore per il sociale
Maria Cristina Antonucci, ricercatore CNR e docente di comunicazione e politica Università La Sapienza