Per mesi ho aperto il nostro sito e ho pensato la stessa cosa: questa non sono più io.

Sono dodici anni che faccio questo mestiere in proprio. Poi, nel 2019 ho smesso di lavorare da sola e ho costruito un’agenzia. Da allora il gruppo è cambiato: le persone crescono, a volte prendono altre strade, ed è giusto così. Quello che conta è che chi mi sta accanto oggi abbia lo stesso passo, lo stesso modo di guardare le cose. Ma l’immagine che ci portavamo dietro raccontava ancora la me di qualche anno prima.

Il primo logo lo aveva disegnato Sara Brindisi. Un nastro rosa, come quel nastro di raso rosa che usavo per rilegare le mie presentazioni. Mi piace ricordarlo e la ringrazio ancora oggi della sua amicizia e vicinanza: è stata lei a dare la prima forma a questo lavoro, quando ancora doveva capire cosa sarebbe diventato. Da allora il segno è cambiato più volte, insieme a noi.

Raccontava la nascente Fundraising Academy per prima, e successivamente, raccontava l’agenzia come una rete.

Nel tempo, e fino a oggi, è diventato un elenco: quattro icone in fila, una per ogni cosa che facciamo. Ha funzionato, ma non era sufficiente a rappresentarci. Certo, sì. Funzionava come un menù. Ma un menù non ti resta in mente.

E così, ho preso spunto dal simbolo del quadrifoglio che usavo portarmi dietro per presentare le quattro anime dell’agenzia. Da lì è nato tutto: un marchio solo, quattro petali che si tengono insieme, e i colori dei petali sono i nostri ambiti. Prima raccontavamo cosa facciamo; adesso raccontiamo chi siamo. Da una rete di persone che collaborano siamo diventati un’identità. Ed è un segno che puoi usare piccolo, ovunque: un’immagine di profilo, un timbro. L’agenzia fa più cose di prima, e quattro colori ci rappresentano nella nostra interezza: il viola e il verde (noti e predominanti), l’arancio (introdotto con Zelania) e torna il rosa attenuato, che adesso è il colore con cui comunichiamo. Tutti pastello. Anche le linee e il lettering si sono ammorbiditi: forme più morbide reggono meglio un contesto in evoluzione e adattamento.

E poi il sito su cui sei ora e che, adesso, dice meno. Apposta. Negli ultimi mesi il modo di comunicare online è cambiato in fretta, e il nostro sito non rispondeva più a quello che le persone venivano a cercare. Chi arriva vuole capire subito se sei la risposta giusta. Per mesi abbiamo lavorato sulle parole. A scegliere ogni frase perché dicesse la cosa giusta nel minor tempo possibile.

È quello che chiediamo di fare ai nostri clienti: farsi capire, e farsi capire bene. Non potevamo fare eccezione. Un sito che gira intorno alle cose non serve a nessuno, come i piani strategici da cento pagine che finiscono in un cassetto. Il nostro va dritto, e dà una risposta. Nel fundraising. Nella comunicazione. Nello sviluppo organizzativo.

Le vignette che vedi all’interno sono foto nostre, rielaborate e virate nei nostri colori. Ogni vignetta parte da una scena vera, capitata a noi. In aula. Negli eventi. Scene di vita vissuta in cui, magari, puoi anche riconoscerti.

Per tutto questo, ringrazio Eleonora, Giorgio, Lucrezia e Flavio. Dietro ogni singolo frame c’è un grande lavoro che ha provato a rappresentarci ora.

Stiamo crescendo e ci piacerebbe farlo con te, se vorrai.

(Qui trovi il brand book della nuova identità).

Condividi questa storia, scegli la tua piattaforma!

Lascia un commento