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	<title>Comunicazione sociale Archivi - Elena Zanella</title>
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	<title>Comunicazione sociale Archivi - Elena Zanella</title>
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		<title>La grammatica del dono. Parole che aprono, parole che chiudono</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nonprofit Blog di Elena Zanella]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Jun 2025 10:00:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità e dinamiche]]></category>
		<category><![CDATA[Comunicazione sociale]]></category>
		<category><![CDATA[Fundraising]]></category>
		<category><![CDATA[semantica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il fundraiser è, si dice, un costruttore di ponti. Un’immagine che mi piace, e che trovo incredibilmente vera. Perché il nostro mestiere è proprio questo: creare e mantenere relazioni nel tempo. Relazioni che si fondano su una materia fragile e potente: la fiducia. E la fiducia, si sa, non si comanda. Non si pretende. Non  [...]</p>
<p>L'articolo <a href="https://elenazanella.it/la-grammatica-del-dono-parole-che-aprono-parole-che-chiudono/">La grammatica del dono. Parole che aprono, parole che chiudono</a> proviene da <a href="https://elenazanella.it">Elena Zanella</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1"><strong>Il fundraiser è</strong>, si dice,<strong> un costruttore di ponti.</strong></p>
<p class="p1">Un’immagine che mi piace, e che trovo incredibilmente vera. Perché il nostro mestiere è proprio questo: <strong>creare e mantenere relazioni nel tempo.</strong> Relazioni che si fondano su una materia fragile e potente: la fiducia.</p>
<p class="p1">E la fiducia, si sa, non si comanda. Non si pretende. Non si impone. La fiducia si coltiva. Si merita. Si costruisce, passo dopo passo. E per costruirla, abbiamo uno strumento preciso: le parole.<span id="more-39808"></span></p>
<p class="p1">Le parole sono fondamenta. Sono travi. Sono archi. Sono ciò che tiene in piedi quei ponti invisibili tra chi chiede e chi sceglie di dare. Le parole uniscono. Le parole dividono. Possono avvicinare o tenere lontani. Possono far nascere un legame, oppure interromperlo prima ancora che inizi.</p>
<p class="p1">Per questo, <strong>nel fundraising, le parole non sono mai solo parole.</strong> Aprono. Chiudono. Coinvolgono o respingono. Fanno fiorire, o fanno seccare.</p>
<p class="p1">Sembra scontato, ma non lo è affatto. Perché quante volte – ancora oggi – ci troviamo davanti a campagne costruite sulla mancanza, sulla pietà, sulla colpa?</p>
<ul>
<li class="p1">“Aiutaci.”</li>
<li class="p1">“Abbiamo bisogno di te.”</li>
<li class="p1">“Senza il tuo aiuto non possiamo farcela.”</li>
</ul>
<p class="p1">Questa è la grammatica che chiude. Perché non responsabilizza. Non riconosce. Non accoglie. Non racconta una visione, non coinvolge in un orizzonte. Fa leva su un’unica leva: il senso di colpa.</p>
<p class="p1">Ma il dono vero – quello che nasce libero – <span class="s1"><b>non nasce dalla colpa. </b></span>Nasce dal senso. Dalla risonanza. Da un sentire che risuona dentro, anche se non ci riguarda da vicino.</p>
<blockquote><p><strong>Chi fa fundraising lo sa: non si cerca una firma. </strong>Si cerca una relazione.</p>
</blockquote>
<p>E le relazioni, prima ancora che con i fatti, si costruiscono con le parole. Con il modo in cui raccontiamo. Con il tono. <strong>Con la scelta di ciò che diciamo, e anche di ciò che scegliamo di non dire.</strong></p>
<h4 class="p3"><b>La grammatica del dono è una grammatica dell’incontro.</b></h4>
<p class="p1">E allora la domanda è: quali parole aprono? E quali, invece, chiudono?</p>
<p class="p3"><b>Parole che chiudono:</b></p>
<ul>
<li class="p1">quelle che implorano, non che propongono;</li>
<li class="p1">quelle che parlano solo di bisogno, non di progetto;</li>
<li class="p1">quelle che creano distanza (“loro”, “quei bambini”, “gli ultimi”) invece di prossimità (“insieme”, “per tutti noi”, “una comunità che…”).</li>
</ul>
<p class="p3"><b>Parole che aprono:</b></p>
<ul>
<li class="p1">quelle che spiegano con chiarezza e rispetto;</li>
<li class="p1">quelle che mostrano una visione;</li>
<li class="p1">quelle che fanno sentire parte di qualcosa;</li>
<li class="p1">quelle che costruiscono fiducia.</li>
</ul>
<p class="p1">Non è un dettaglio. È una scelta di campo. È strategia, certo. Ma è anche una questione etica. Scegliere le parole giuste vuol dire riconoscere nel donatore una persona, non un portafoglio. Vuol dire guardarlo negli occhi, anche senza vederlo.</p>
<blockquote>
<p class="p1">Vuol dire dirgli: “Ecco dove vogliamo andare. Se vuoi, vieni con noi.”</p>
</blockquote>
<h4 class="p1">E poi c’è il tono.</h4>
<p class="p1">Il tono non è un orpello. È sostanza.</p>
<blockquote><p>Un tono vero, semplice, accogliente… invita. Un tono paternalista, confuso, gridato… allontana.</p>
</blockquote>
<p>Occorre imparare a parlare con semplicità. <b>Semplificare per arrivare. Per farsi capire. Anche da chi non vuole capire. </b>Perché in pochi minuti puoi cambiare il mondo, se parli chiaro. Diversamente, non ti basteranno migliaia di ore né centinaia di manifesti.</p>
<p class="p1"><strong>È per questo che parlo di grammatica. </strong>Non si tratta solo di scegliere parole “belle”. Si tratta di creare un sistema coerente, credibile, autentico.</p>
<p class="p1">Una narrazione che rappresenti davvero chi siamo. Che dica la verità, e la dica con rispetto. Perché ogni parola che usiamo racconta qualcosa. Di noi. Del nostro modo di vedere gli altri. Del mondo che vogliamo costruire, insieme.</p>
<p class="p1">Chi fa fundraising non vende. Non forza. Non implora. <strong>Chi fa fundraising propone. Invita. Costruisce. E lo fa con le parole.</strong> Perché ogni parola è una scelta. E ogni scelta comunica. Sempre.</p>
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		<title>Senso e semplificazione: quali le sfide nel futuro della comunicazione sociale?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nonprofit Blog di Elena Zanella]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Sep 2024 05:00:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità e dinamiche]]></category>
		<category><![CDATA[Comunicazione sociale]]></category>
		<category><![CDATA[Gentilezza]]></category>
		<category><![CDATA[tendenze]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel mio recente post di ritorno dall’America, ho osservato come questo popolo, probabilmente grazie a un vocabolario più semplice rispetto al nostro, tenda ad andare dritto al punto senza farsi condizionare da fronzoli. Questa modalità di comunicazione, che si rispecchia nel comportamento diretto e poco interpretabile delle persone, riflette un approccio pratico e senza ambiguità.  [...]</p>
<p>L'articolo <a href="https://elenazanella.it/senso-e-semplificazione-quali-le-sfide-nel-futuro-della-comunicazione-sociale/">Senso e semplificazione: quali le sfide nel futuro della comunicazione sociale?</a> proviene da <a href="https://elenazanella.it">Elena Zanella</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel mio recente <a href="https://elenazanella.it/unitaliana-in-america/">post</a> di ritorno dall&#8217;America, ho osservato come questo popolo, probabilmente grazie a un vocabolario più semplice rispetto al nostro, tenda ad andare dritto al punto senza farsi condizionare da fronzoli. Questa modalità di comunicazione, che si rispecchia nel comportamento diretto e poco interpretabile delle persone, riflette un approccio pratico e senza ambiguità.<span id="more-38580"></span></p>
<p>In un mio <a href="https://elenazanella.it/la-comunicazione-nel-terzo-settore-una-risorsa-spesso-sottovalutata/">articolo precedente,</a> suggerivo alcune strade e ricordavo quanto sia importante puntare sulla semplificazione, e di come la chiarezza e l&#8217;autenticità siano cruciali affinché il messaggio arrivi fluido e comprensibile al destinatario. La tendenza a utilizzare un linguaggio complesso per apparire più raffinati o professionali rischia, paradossalmente, di <strong>generare incomprensioni e fraintendimenti.</strong> In un contesto dove <strong>il politicamente corretto non è più una semplice moda ma una prassi diffusa</strong>, è fondamentale che la comunicazione rimanga autentica e genuina, piuttosto che diventare un esercizio di convenienza o opportunismo.</p>
<p>Per restare ancorati a questo tema che mi è molto caro, ci sono due interventi particolarmente interessanti in questo periodo su cui desidero portare la tua attenzione e che hanno a che vedere con i comportamenti comunicativi: <strong>il primo è sulla gentilezza; il secondo, sull&#8217;attribuzione di senso.</strong></p>
<h2>Gentilezza</h2>
<p>Il primo è l’intervento, semplice e condivisibile, di <strong>Jacopo Perfetti</strong> su LinkedIn. Jacopo è Co-founder di <a href="https://promptdesign.it/">PromptDesign.it</a> e si occupa di Intelligenza Artificiale Generativa. Ho avuto il piacere di seguire un suo corso sull’AI e devo dire che mi ha davvero colpita. Nel suo post che trovi <a href="https://www.linkedin.com/posts/jacopoperfetti_intelligenzaartificiale-lavoro-activity-7232642765426180096-VQNX?utm_source=share&amp;utm_medium=member_desktop">qui</a>, riferisce che (semplifico):</p>
<blockquote><p>Con l&#8217;avvento dell&#8217;Intelligenza Artificiale Generativa, il futuro del lavoro sarà definito dalla gentilezza: chi non sa essere empatico rischia di essere sostituito da macchine. La gentilezza diventerà dunque una competenza sempre più preziosa e insostituibile.</p></blockquote>
<p>Questo aspetto mi spaventa non poco, poiché ritengo che una gentilezza finta non sia altro che ipocrisia. È chiaro che le persone dovrebbero imparare a essere gentili nel loro stile, nelle loro attività e nel loro modo di essere, ma se questa gentilezza è imposta, quanto abbiamo da guadagnare? Come faremo a distinguere il vero dal falso?</p>
<h2>Senso</h2>
<p>Il secondo tema riguarda il dibattito sul naming “Terzo settore”, che trova la sua ragion d&#8217;essere in <a href="https://www.vita.it/zamagni-non-chiamatelo-piu-terzo-settore-meglio-settore-civile-vi-spiego-perche/">alcune riflessioni del professor <strong>Stefano Zamagni</strong>,</a> di cui nutro profonda stima. Molte persone ben più autorevoli della sottoscritta sono intervenute nel dibattito raccolto e promosso da <a href="https://www.vita.it/"><strong>Vita</strong></a> e sono molto curiosa di capire come la questione si concluderà. Personalmente, come comunicatore, non condivido l’idea di un cambiamento che vorrebbe veder sostituito il termine con “Settore civile”. Terzo non significa, per ciò che mi riguarda, “ultimo”, anche se per molti così parrebbe, bensì in distinzione dal primo e dal secondo. Ritengo dunque che primario sia un lavoro di tipo educativo, di istruzione di base per dirla tutta. In questo senso sono molto più vicina al pensiero di <strong>Vanessa Pallucchi</strong>, portavoce del <a href="https://www.forumterzosettore.it/"><strong>Forum del Terzo settore</strong></a> che, sintetizzo, ritiene che:</p>
<blockquote><p>la politica continui a proporre al Terzo settore “vestiti inadatti” piuttosto che rafforzare il percepito di un suo ruolo di sviluppo alternativo (trovi l’intervento della Pallucchi <a href="https://www.vita.it/terzo-settore-teniamoci-il-nome-ma-diciamo-basta-a-vestiti-inadatti/">qui</a>).</p></blockquote>
<p>L’introduzione di nuove etichette rischia di complicare ulteriormente la comunicazione, invece di semplificarla, <strong>finendo per allontanare il pubblico dalla sostanza.</strong></p>
<blockquote><p>Semplificare non significa retrocedere, ma piuttosto togliere la maschera per rivelare la verità. La complessità, diversamente, non aggiunge valore, ma spesso complica e oscura il messaggio.</p></blockquote>
<p>In un’epoca in cui la comunicazione gioca un ruolo centrale nelle nostre vite e l’informazione sembra, diversamente, essere sempre più distante e condizionata, è fondamentale che i messaggi siano chiari, diretti e autentici. <strong>Invito dunque tutti</strong>, soprattutto coloro che operano nel campo della comunicazione sociale (ma non solo), <strong>a</strong> <strong>semplificare e rendere la comunicazione più trasparente e accessibile.</strong> I messaggi devono essere ricchi e distintivi, ma devono anche essere percepiti come veri e genuini.</p>
<p>La chiarezza e l’autenticità devono tornare al centro della nostra comunicazione, non solo per evitare malintesi ma anche <strong>per costruire un dialogo più sincero e costruttivo con il lettore.</strong> Il nostro è un compito importante e delicato. Da esso dipenderà gran parte della credibilità delle azioni nostre e di quelle dei nostri enti. Di questo dobbiamo essere coscienti.</p>
<p>(Credits foto: © &lt;a href=&#8217;https://it.123rf.com/profile_rawpixel&#8217;&gt;rawpixel&lt;/a&gt;, &lt;a href=&#8217;https://www.123rf.com/free-images/&#8217;&gt;123RF Free Images&lt;/a&gt;)</p>
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		<title>Perché non basta “sbarcare” su TikTok per comunicare il sociale</title>
		<link>https://elenazanella.it/perche-non-basta-sbarcare-su-tiktok-per-comunicare-il-sociale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nonprofit Blog di Elena Zanella]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Sep 2022 17:00:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guest Post]]></category>
		<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Comunicazione sociale]]></category>
		<category><![CDATA[Social Media]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>  E nulla, siamo tutti affascinati dalla trasposizione della vita reale in quella virtuale, qualsiasi sia la nostra età. A parlarcene e a capire come usare al meglio questi canali per un fine sociale, Eleonora Terrile e Rosy Battaglia, docenti in Startup Fundraising con il modulo Comunicare e scrivere per raccogliere fondi.  Il corso partirà  [...]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>E nulla, siamo tutti affascinati dalla trasposizione della vita reale in quella virtuale, qualsiasi sia la nostra età. A parlarcene e a capire come usare al meglio questi canali per un fine sociale, <a href="https://www.startupfundraising.it/speakers/elena-terrile/"><strong>Eleonora Terrile</strong></a> e <a href="https://www.startupfundraising.it/speakers/rosy-battaglia/"><strong>Rosy Battaglia</strong></a>, docenti in <a href="https://www.startupfundraising.it/"><strong>Startup Fundraising</strong> </a>con il modulo <a href="https://www.startupfundraising.it/sessions/comunicazione-scrivere-per-il-fundraising-su-carta-e-sul-web/">Comunicare e scrivere per raccogliere fondi.</a>  Il corso partirà il prossimo 30 settembre. Chiusura iscrizioni: venerdì 16 settembre.</p>
<p>Buona lettura.</p>
<hr />
<p><span id="more-32274"></span></p>
<p>Alzi la mano chi non si è lasciato tentare dal guardare un “reel” su Instagram realizzato da sconosciuti, un video con balletto, un sottofondo musicale ammiccante, una lezione di cucina “facile facile”.</p>
<p>Secondo i dati di <a href="https://wearesocial.com/it/blog/2022/02/digital-2022-i-dati-italiani/">Digital Report</a> di We Are Social, gli oltre 43 milioni di italiani che sono presenti sulle piattaforme dei Social Network, sono affamati di “storie”.</p>
<p>Si cercano video, informazioni, meteo. Il 97,3% dei nostri connazionali possiede uno smartphone e “scrolla” contenuti ormai onnipresenti su tutte le piattaforme, mixati ad articoli e post di qualità, come ad esempio i corsi in pillole delle varie lingue straniere, da Youtube a TikTok. Nel post-pandemia sembra sia attiva una grande “sbornia” collettiva che alterna momenti ludici al dramma della guerra, che i nostri figli hanno cominciato a vedere su TikTok, insieme alla campagna elettorale.</p>
<p>Ma oggi come ieri, anche in questo enorme girone dantesco digitale, non è cambiato il senso di cosa vuol dire comunicare, specie se rapportato a una comunità, ad un gruppo di interesse, ad un progetto sociale. È, bisogna dirlo, solo più difficile e chiunque si appresti ad un progetto di comunicazione, per promuovere una campagna, un’iniziativa, una raccolta fondi, non può improvvisare.</p>
<p>Anche perché è più difficile “bucare” nell’universo mediatico. <strong>Troppe informazioni non significano migliore qualità dell’informazione e gli algoritmi</strong>, sempre più spesso, favoriscono la diffusione di contenuti di intrattenimento ben congegnati a quelli di “spessore”. L&#8217;effetto è quasi straniante, certo, era questo l&#8217;uso del World Wide Web pensato dal padre di internet, <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Tim_Berners-Lee">Tim Berners Lee</a>?</p>
<p>Probabilmente no, anzi nell&#8217;epoca degli <em>influencer</em>, della velocità determinata dallo &#8220;scroll&#8221; del nostro smartphone e dai contenuti sponsorizzati, il percorso per chi crede e lavora per comunicare in modo efficace e chiaro è sempre più irto di difficoltà, ma non impossibile.</p>
<p>Il web buono non è (ancora) morto. Nell’anno che ci ha rivisto finalmente ritrovarci “dal vivo”, <strong>bisogna affinare sempre più le nostre competenze di scrittura ed editoriali per essere meglio trovati.</strong> Ma anche non dimenticare, ad esempio, vecchi strumenti come la newsletter, mai morta, anzi pure risorta, come strumento privo di ogni potenziale distrazione per informare in modo puntuale i nostri “follower”.</p>
<p>Individuare con certezza ciò che vogliamo comunicare, quali canali e strumenti sono indispensabili in questo tempo di crisi e cambiamento collettivo si può. <strong>Parlare a persone, non solo a “target” e rispondere a un preciso bisogno fa la differenza e dovrà essere sempre più la nostra priorità.</strong></p>
<p style="text-align: center;">——</p>
<p style="text-align: center;">STARTUP FUNDRAISING TORNA A SETTEMBRE, IN AULA O DA REMOTO.<br />
CHIUSURA ISCRIZIONI: 16 SETTEMBRE</p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://www.startupfundraising.it/"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-32083" src="https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2022/05/HEADER-1.png" sizes="(max-width: 1673px) 100vw, 1673px" srcset="https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2022/05/HEADER-1.png 1673w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2022/05/HEADER-1-300x194.png 300w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2022/05/HEADER-1-1024x663.png 1024w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2022/05/HEADER-1-1536x994.png 1536w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2022/05/HEADER-1-480x311.png 480w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2022/05/HEADER-1-300x194@2x.png 600w" alt="" width="1673" height="1083" /></a></p>
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		<title>Comunicare il sociale in modo unico ed efficace è possibile e necessario</title>
		<link>https://elenazanella.it/comunicare-il-sociale-in-modo-unico-ed-efficace-e-possibile-e-necessario/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nonprofit Blog di Elena Zanella]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Apr 2022 09:00:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guest Post]]></category>
		<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Comunicazione sociale]]></category>
		<category><![CDATA[corporate identity]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>©dibrova/123RF.COM  Tutto si origina dalla buona comunicazione. Comunicare è usare un linguaggio che esprime emozioni, pensieri e idee. In questo post, Aldo Capsoni ed Eleonora Terrile ci parlano di identità e di come l’attenzione a questa sia essenziale per ogni impresa. Il sociale non fa eccezione. Averne consapevolezza è il primo passo perché  [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_31976" style="width: 858px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-31976" class="size-full wp-image-31976" src="https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2022/04/17764892_s.png" alt="" width="848" height="565" srcset="https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2022/04/17764892_s-300x200.png 300w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2022/04/17764892_s-500x333.png 500w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2022/04/17764892_s-700x466.png 700w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2022/04/17764892_s.png 848w" sizes="(max-width: 848px) 100vw, 848px" /><p id="caption-attachment-31976" class="wp-caption-text">©dibrova/123RF.COM</p></div>
<p>Tutto si origina dalla buona comunicazione.</p>
<blockquote><p>Comunicare è usare un linguaggio che esprime emozioni, pensieri e idee.</p></blockquote>
<p>In questo post, <a href="https://www.fundraisingacademy.it/team/aldo-capsoni/"><strong>Aldo Capsoni</strong></a> ed <a href="https://www.fundraisingacademy.it/team/eleonora-terrile/"><strong>Eleonora Terrile</strong></a> ci parlano di identità e di come l&#8217;attenzione a questa sia essenziale per ogni impresa. <strong>Il sociale non fa eccezione.</strong> Averne consapevolezza è il primo passo perché il cambiamento possa avere inizio. Il secondo è metterlo in pratica.</p>
<p>Buona lettura.</p>
<hr />
<p><span id="more-31970"></span></p>
<p>Comunicare vuol dire “mettere in comune”, cioè distribuire informazioni, scambiarsi notizie, riuscire a creare relazioni sociali che coinvolgono ogni essere vivente.</p>
<p>Ogni messaggio scritto, visivo, verbale, e anche quello non-verbale, viene recepito in modi diversi secondo il soggetto che riceve quel messaggio.</p>
<p>Oggi, comunicare in modo appropriato non è cosa semplice, nonostante o causa social network; più si riflette sulla comunicazione, più sorgono domande.</p>
<p>Ad esempio, come si costruisce un messaggio efficace? <strong>Si potrebbe iniziare dagli interlocutori, che negli anni si sono sempre più frammentati, a cui è diretto il messaggio</strong>; probabilmente conoscere/ascoltare i nostri sostenitori potenziali e acquisiti ci permette di capire quali sono le aspettative, i bisogni e intuire il tipo di comunicazione più adatta.</p>
<p>Come realizzare del materiale di comunicazione e valutarne l’efficacia? Quale linguaggio visuale è più adatto al mio pubblico? Posso scegliere una foto oppure una illustrazione ma soprattutto quali valori desidero esprimere con quell’immagine?</p>
<p>È sempre difficile mostrare immagini opportune, non è sufficiente catturare l’immagine che ci piace da un qualsiasi free stock e sperare che funzioni. Con quell’immagine esprimiamo i valori del brand? Già, perché oltre a conoscere gli interlocutori dobbiamo innanzitutto conoscere il nostro Ente non Profit: la sua identità e i valori che trasmette, così da decidere quale linguaggio <em>(verbale e visivo)</em> “mettere in comune”.</p>
<p>Partire da una <em>brand identity</em>, cioè l’identità di marca, ci aiuta a definire la visione del nostro brand e ci aiuta a comunicare sia all’interno dell’Ente non Profit e sia all’esterno, in modo preciso, chiaro e riconoscibile.</p>
<p>Ci sono molti modi attraverso cui si percepisce una identità dell’Ente, uno di questi è l’aspetto grafico, stiamo parlando di logo, immagine coordinata, materiali di comunicazione, ecc. Insomma, <strong>tutti gli elementi che determinano la percezione e la reputazione del nostro brand da parte dell&#8217;utente.</strong> Quella percezione profondamente emotiva ed istintiva, da cui dipenderà il gradimento del marchio creando relazione e condivisione.</p>
<p>Ci sono tanti piccoli elementi da individuare per comunicare e ciascuno permette di costruire una strategia corretta da “mettere in comune”.</p>
<p>Beh, buon lavoro.</p>
<hr />
<p style="text-align: center;"><a href="https://www.fundraisingacademy.it/corsi/comunicare-nel-sociale/">COMUNICARE NEL SOCIALE.</a><br />
COME RACCONTARSI AI SOSTENITORI POTENZIALI E ACQUISITI NEL SEGNO DELLA DISTINTIVITÀ E CURA.</p>
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<div class="column">
<p style="text-align: center;"><strong>con Eleonora Terrile e Aldo Capsoni</strong></p>
<p style="text-align: center;">CORSO DEDICATO. <a href="https://www.fundraisingacademy.it/corsi/comunicare-nel-sociale/">ISCRIZIONI APERTE</a><br />
29 aprile e 6 maggio 2022 (8 ore – Online)</p>
<div id="attachment_31974" style="width: 858px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.fundraisingacademy.it/corsi/comunicare-nel-sociale/"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-31974" class="wp-image-31974 size-full" src="https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2022/04/comunicazione-sociale.jpg" alt="" width="848" height="565" srcset="https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2022/04/comunicazione-sociale-300x200.jpg 300w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2022/04/comunicazione-sociale-480x320.jpg 480w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2022/04/comunicazione-sociale-500x333.jpg 500w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2022/04/comunicazione-sociale-700x466.jpg 700w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2022/04/comunicazione-sociale.jpg 848w" sizes="(max-width: 848px) 100vw, 848px" /></a><p id="caption-attachment-31974" class="wp-caption-text">Hand write a media channel for business</p></div>
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<p>L'articolo <a href="https://elenazanella.it/comunicare-il-sociale-in-modo-unico-ed-efficace-e-possibile-e-necessario/">Comunicare il sociale in modo unico ed efficace è possibile e necessario</a> proviene da <a href="https://elenazanella.it">Elena Zanella</a>.</p>
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		<title>La morale comune condiziona la comunicazione sociale</title>
		<link>https://elenazanella.it/la-morale-comune-condiziona-la-comunicazione-sociale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nonprofit Blog di Elena Zanella]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Jun 2021 15:00:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità e dinamiche]]></category>
		<category><![CDATA[advertising]]></category>
		<category><![CDATA[Comunicazione sociale]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>E a te piace una società futura composta da persone anaffettive, condizionate e moraliste? Per Peruzzi e Volterrani, così come si legge sul loro La comunicazione sociale, pubblicato da Laterza nel 2016, quest’ultima viene identificata come: la comunicazione che promuove nuovi diritti e pratiche sociali per l’affermazione di una società più giusta e solidale. (…)  [...]</p>
<p>L'articolo <a href="https://elenazanella.it/la-morale-comune-condiziona-la-comunicazione-sociale/">La morale comune condiziona la comunicazione sociale</a> proviene da <a href="https://elenazanella.it">Elena Zanella</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>E a te piace una società futura composta da persone anaffettive, condizionate e moraliste?</p>
<p>Per <strong>Peruzzi</strong> e <strong>Volterrani</strong>, così come si legge sul loro <a href="https://www.ibs.it/comunicazione-sociale-libro-gaia-peruzzi-andrea-volterrani/e/9788859300274"><em>La comunicazione sociale</em></a>, pubblicato da <a href="https://www.laterza.it/">Laterza</a> nel 2016, quest’ultima viene identificata come:<span id="more-31087"></span></p>
<blockquote><p>la comunicazione che promuove nuovi diritti e pratiche sociali per l’affermazione di una società più giusta e solidale. (…) Essa si occupa dell’emergere e del consolidarsi, dei diritti di categorie sociali nuove o comunque svantaggiate, e delle pratiche di solidarietà necessarie per garantirne il riconoscimento, l’affermazione e la piena realizzazione. Essa si adopera per l’attivazione di nuove sensibilità e nuovi legami intorno a soggetti, e in contesti, quasi sempre delicati e difficili, caratterizzati dalla sofferenza e dal disagio.</p></blockquote>
<p><strong>La comunicazione sociale ha </strong>dunque<strong> il compito primario di contribuire a cambiare i comportamenti o a influenzarne l&#8217;indirizzo.</strong> La sua declinazione nell&#8217;advertising di massa ha un impatto notevole sull&#8217;immaginario di tutti noi, anche in coloro che hanno maggiori strumenti per interpretarla. In generale, non va dunque sottostimato l&#8217;effetto che questa ha sulle fasce più vulnerabili, intendendo qui le categorie con minori opportunità &#8211; o anche minor interesse &#8211; di verificare l&#8217;attendibilità dei contenuti.</p>
<p>L&#8217;emissione di messaggi a carattere sociale non è prerogativa del nonprofit e dell&#8217;ente pubblico. Anche il profit ne fa grande uso, con efficacia rilevante. Le maggiori possibilità economiche permettono non solo lavori più accurati e d&#8217;impatto (anche se non sempre efficaci, va detto) ma certamente portano con sé l&#8217;opportunità di raggiungere pubblici decisamente più ampi e variegati. Anche questo non è detto sia sempre un vantaggio e porti sempre benefici.</p>
<p>Tra le migliori pubblicità con contenuto sociale promosse dal profit troviamo quella di <strong>Procter &amp; Gamble</strong> del 2012 (segnalo: <a href="https://www.ninjamarketing.it/2016/04/28/pg-thank-you-mom/">Le Olimpiadi di Rio e la Festa della Mamma sono vicine. P&amp;G celebra la forza delle mamme</a>), seguita poi negli anni da soluzioni simili che non hanno avuto però lo stesso impatto probabilmente per via di una narrazione già nota. Pur nell&#8217;essere una comunicazione di prodotto, P&amp;G ha voluto emozionare e coinvolgere. Per farlo, ha usato un codice condiviso: il sentimento più comune al mondo, quello che scaturisce dal cuore di una mamma.</p>
<div class="video-shortcode"><iframe title="Grazie di cuore, mamma - Best Job - P&amp;G London 2012" width="1380" height="776" src="https://www.youtube.com/embed/TaJgjkSMR7s?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
<p>Molto prima, nel 2004, <strong>Heineken</strong> sorprese tutti con una comunicazione di prodotto dal messaggio esplicito sul bere consapevole in cui protagonista sono un labrador retriever e il suo padrone non vedente (leggi una news dell&#8217;epoca su <a href="https://www.redattoresociale.it/article/notiziario/la_heineken_presenta_la_nuova_campagna_pubblicitaria_pensaci_e_promuove_un_consumo_responsabile_di_bevande_alcoliche_dal_7_marzo_spot_su_tutte_le_principali_reti_televisive">Redattore Sociale</a>):</p>
<div class="video-shortcode"><iframe title="Heineken contro l&#039;abuso di alcool" width="1333" height="1000" src="https://www.youtube.com/embed/8QE7hAvS6lM?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
<p>Ciascuno di noi verificherà su di sé l&#8217;efficacia a seconda delle emozioni che questi spot saranno in grado di far scaturire.</p>
<p><strong>Il messaggio sociale associa e rafforza la comunicazione di prodotto e</strong>, naturalmente, <strong>di brand ma l&#8217;interpretazione finale è legata al percepito del destinatario</strong>, condizionato dal suo patrimonio esperienziale. Così, a mio modo di vedere, l&#8217;efficacia è sempre molto relativa anche se di base vi sono le migliori intenzioni.</p>
<p>È questo l&#8217;esempio, in ordine di tempo, dell&#8217;attualissima campagna <strong>Napisan</strong> insieme all&#8217;<strong>Università San Raffaele</strong>. Anche in questo caso, siamo di fronte a una comunicazione di prodotto che vuole trasmettere (e si basa su) un messaggio sociale.</p>
<div class="video-shortcode"><iframe title="spot Napisan 2021" width="1380" height="776" src="https://www.youtube.com/embed/bhGmFrDqMvE?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
<p>Quest&#8217;ultima, oltre a promuovere un prodotto, cerca di educare all&#8217;adozione di determinati comportamenti: è dunque specchio di ciò che siamo ora e del periodo storico in cui siamo immersi.</p>
<p>Le mie chiavi di lettura sono diverse dalle tue e dunque la risposta che ho io nella visione di quanto comunicato è probabilmente diversa da quella che hai tu. Al di là del prodotto, mi soffermo sulle sensazioni di disagio &#8211; di disagio e scoramento &#8211; che il messaggio mi lascia alla luce della pesante attualità.</p>
<p>Su questo dobbiamo porre una grande attenzione.</p>
<blockquote><p>È innegabile quanto la comunicazione abbia un ruolo centrale nella narrazione attuale complessiva e quanto influisca sui nostri attuali comportamenti. Quanto facciamo oggi influirà senza dubbio su ciò che saremo domani. Nel bene e nel male.</p></blockquote>
<p><strong>Credo che rispetto al passato recente, comunicatori e organi di informazione abbiano </strong>(e spero ne sentano il peso) <strong>una maggiore responsabilità:</strong> il momento storico lo richiede.</p>
<p>Riprendendo l&#8217;incipit più sopra:</p>
<blockquote><p>A te piace una società futura composta da persone anaffettive, condizionate e moraliste?</p></blockquote>
<p>Perché è questo il messaggio quasi unico che vedo arrivare in modo costante: quello del politicamente corretto ma che non riesco a percepire del tutto autentico. <strong>È questo il domani che mi preoccupa e che vedo che ci stiamo costruendo, passo dopo passo:</strong> un futuro di uomini e donne soli, pronti a puntare il dito verso l&#8217;altro in nome della morale comune.</p>
<p>Arriverà il giorno in cui potremo guardare con distacco al passato e probabilmente ci pentiremo dei comportamenti e dei messaggi che stiamo producendo ora.</p>
<p>Ci rivediamo tra 20 anni, sempre qui se Dio vorrà, e ne riparleremo.</p>
<p><a href="https://elenazanella.it/contatti/"><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-30787 size-full" src="https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2021/02/banner-Elena-Zanella-SRL-2.png" alt="" width="1654" height="787" srcset="https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2021/02/banner-Elena-Zanella-SRL-2-300x143.png 300w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2021/02/banner-Elena-Zanella-SRL-2-480x228.png 480w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2021/02/banner-Elena-Zanella-SRL-2-500x238.png 500w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2021/02/banner-Elena-Zanella-SRL-2-700x333.png 700w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2021/02/banner-Elena-Zanella-SRL-2-1024x487.png 1024w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2021/02/banner-Elena-Zanella-SRL-2-1536x731.png 1536w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2021/02/banner-Elena-Zanella-SRL-2.png 1654w" sizes="(max-width: 1654px) 100vw, 1654px" /></a></p>
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		<title>Come David Ogilvy insegna. 10 regole di bon ton per comunicare il bene</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nonprofit Blog di Elena Zanella]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Jun 2019 07:09:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guest Post]]></category>
		<category><![CDATA[Ultimi post]]></category>
		<category><![CDATA[Comunicazione sociale]]></category>
		<category><![CDATA[Etica]]></category>
		<category><![CDATA[Fundraising]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>      Se c’è una cosa che mi piace fare e che consiglio ai fundraiser è collezionare DM. Si tratta di una pratica istruttiva e qualche volta anche divertente. Se ti metti nei panni del lettore, poi, capisci cosa ti piacerebbe leggere e cosa, invece, è proprio fuori luogo. Eleonora Terrile, docente di comunicazione nel corso  [...]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="page" title="Page 1">
<div class="layoutArea">
<div class="column">
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-27889" src="http://elenazanella.nohup.it/wp-content/uploads/2019/06/63850559_s.jpg" alt="63850559_s" width="847" height="565" srcset="https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2019/06/63850559_s-300x200.jpg 300w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2019/06/63850559_s-480x320.jpg 480w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2019/06/63850559_s-500x334.jpg 500w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2019/06/63850559_s-700x467.jpg 700w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2019/06/63850559_s-768x512.jpg 768w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2019/06/63850559_s.jpg 847w" sizes="(max-width: 847px) 100vw, 847px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Se c&#8217;è una cosa che mi piace fare e che consiglio ai fundraiser è collezionare DM. Si tratta di una pratica istruttiva e qualche volta anche divertente. Se ti metti nei panni del lettore, poi, capisci cosa ti piacerebbe leggere e cosa, invece, è proprio fuori luogo. <strong><a href="http://www.startupfundraising.it/speakers/elena-terrile/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Eleonora Terrile</a></strong>, docente di comunicazione nel corso intensivo <a href="http://startupfundraising.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Startup Fundraising</a> che di questo è maestra di penna, ha elaborato 10 regole d&#8217;oro che nascono dall&#8217;esperienza di anni. E se c&#8217;è una cosa che mi piace dire è:</p>
<blockquote><p>Non avere fretta di raggiungere la meta. Se lavori bene, i risultati presto o tardi arrivano e saranno solidi come una quercia. Sennò saranno carbonella, bruceranno in fretta e non rimarrà che la cenere.</p></blockquote>
<p>Buona lettura.</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8211;</p>
<blockquote><p>Il consumatore non è uno stupido. È tua moglie.</p></blockquote>
<p>usava dire <strong><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/David_Ogilvy" target="_blank" rel="noopener noreferrer">David Ogilvy</a></strong>, pubblicitario britannico e fondatore dell&#8217;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Ogilvy" target="_blank" rel="noopener noreferrer">omonima agenzia</a>.</p>
<p>E proprio a Ogilvy mi ispiro per introdurti il mio decalogo dedicato alla comunicazione sociale e per ricordarti, come prima cosa, che:</p>
<ol>
<li>Il donatore potrebbe essere tua moglie, tuo marito, la tua compagna o compagno, tuo padre, tua madre, la tua amata nonna e così via. Ecco dunque il primo consiglio: <strong>rispetta le persone.</strong></li>
<li>Ti piacerebbe che uno sconosciuto, non un prete, una suora o un frate, andasse dalla tua zia più devota con santini o rosari in cambio di una donazione per “creature innocenti, vittime di guerre, malattie, ingiustizie”? Qualche Ente laico si comporta così, inviando mailing pieni di simboli sacri. <strong>Non strumentalizzare la fede. </strong></li>
<li>Immagina di incontrare un amico, da sempre solidale e aperto a differenti culture, lingue, fedi. All’improvviso ti parla come fosse un’altra persona. È quanto ha fatto un Ente da decenni impegnato nella cooperazione. Un bel giorno ha spedito un mailing con slogan tipici di un partito politico lontano dalla sua identità. <strong>Verifica la coerenza</strong> delle campagne di raccolta fondi, del linguaggio e dei toni usati con la missione, la storia e la personalità dell’Ente.</li>
<li><strong>Evita la ricerca di consenso a ogni costo,</strong> ma crea un rapporto di fiducia con i donatori e cerca di mantenerlo.</li>
<li>Adesso pensa a tua suocera o a una persona di una certa età. Poco prima di Natale riceve una busta a effetto scatola contenente una borsa in plastica, un pieghevole e una lettera con richiesta di sostegno per i poveri. Mittente: un Ente a tua suocera sconosciuto che combatte la povertà. <strong>Scegli con cura i gadget.</strong> Anche essi raccontano molto, persino la mancanza di coerenza.</li>
<li>Ora vai dalla tua amata nonna. È tranquilla sul divano di casa, davanti alla televisione. A un tratto vede immagini di bambini scheletrici e sente una voce che le chiede di “salvare la vita dei piccoli africani ora ora ora”. È quello che fanno alcune ONG con spot pietistici e colpevolizzanti. <strong>Evita narrazioni piene di stereotipi, vuote di contenuti. Di più, cambia la narrazione delle Ong.</strong></li>
<li><strong>Non raccontare l’Africa da una prospettiva paternalista</strong> – <strong>colonialista </strong>e ricorda che si tratta di un continente di 54 Stati. Sono utili, per esempio, il decalogo di Amref per una corretta informazione sull’Africa <a href="https://www.youtube.com/watch?v=quQRCXGtyqQ">“Non aiutateci, per carità”</a> , le iniziative ed eventi della <a href="https://www.redani.org/">Rete della Diaspora Africana in Italia</a>, il blog di <a href="https://vadoinafrica.com/martinoghielmi/">Martino Ghielmi &#8220;Vado in Africa&#8221;</a>.</li>
<li>Immagina di incontrare un professionista a eventi, convegni, in Università. Pubblica ricerche e studi a livello nazionale e internazionale. Ha un bel sito. È curato, garbato, trasparente. Un giorno arriva a casa tua: irriconoscibile. Ti parla in fretta e chiede soldi. Subito. Questo accade a diversi Enti del Terzo Settore, quando passano da una comunicazione di tipo istituzionale a mailing, DEM o spot per raccogliere fondi. <strong>Fai lavorare in sinergia i reparti comunicazione e raccolta fondi</strong>, affinché rinforzino a vicenda la personalità e l’immagine dell’Ente, nonché il rapporto con i donatori.</li>
<li><strong>Fai collaborare strettamente i reparti comunicazione e raccolta fondi</strong> va a beneficio dei sostenitori, consentendo loro di seguire i progetti sostenuti, informarsi sugli argomenti preferiti, approfondire temi che richiedono tempi di lettura superiori ai 2 secondi. Potrai obiettare che gli obiettivi del reparto raccolta fondi sono diversi da quelli del reparto comunicazione. E che chi fa raccolta fondi ha i secondi contati per attrarre l’attenzione e invitare alla donazione. Vero, ma questo non giustifica comportamenti da Dottor Jeckyll e Mister Hyde.</li>
<li>Hai presente i genitori che sgridano i figli perché dicono parolacce, dimenticando di usarle loro stessi più volte al giorno? Fanno più o meno lo stesso effetto gli Enti non profit paladini<br />
dei minori, che accettano partnership con aziende legate al gioco online o con alcolici o con firme fashion che sfruttano i bambini, etc. <strong>Niente è più efficace del buon esempio né più prezioso della coerenza fra il dire e il fare</strong>, per la costruzione e il mantenimento della fiducia.</li>
</ol>
<p style="text-align: center;">***</p>
<p style="text-align: center;"><em>Vuoi diventare professionista della raccolta fondi? </em><br />
<em>La 4a edizione di <a href="http://startupfundraising.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Startup Fundraising</strong></a> torna in autunno:</em></p>
<p><a href="http://startupfundraising.it/" rel="attachment wp-att-27830"><img decoding="async" class="size-full wp-image-27830 aligncenter" src="http://i2.wp.com/elenazanella.it/wp-content/uploads/2019/06/BANNER-550x72-STFUN.jpg?resize=550%2C75" sizes="(max-width: 550px) 100vw, 550px" srcset="http://i2.wp.com/elenazanella.it/wp-content/uploads/2019/06/BANNER-550x72-STFUN.jpg?resize=300%2C41 300w, http://i2.wp.com/elenazanella.it/wp-content/uploads/2019/06/BANNER-550x72-STFUN.jpg?w=550 550w" alt="BANNER-550x72-STFUN" width="550" height="75" /></a></p>
</div>
</div>
</div>
<p><span id="more-27880"></span></p>
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		<title>Social media policy. Prima della democrazia, difendi il tuo buon nome</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nonprofit Blog di Elena Zanella]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Mar 2017 18:00:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Strategie e strumenti]]></category>
		<category><![CDATA[Ultimi post]]></category>
		<category><![CDATA[Comunicazione sociale]]></category>
		<category><![CDATA[Social Media Policy]]></category>
		<category><![CDATA[Social network]]></category>
		<category><![CDATA[Umberto Eco]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Pochi giorni fa, su queste pagine promuovevo il Manifesto Parole O_Stili contro l’uso delirante della tastiera da parte di qualcuno per dar sfogo a personali frustrazioni. Username e password sembrano mettere al riparo da tutto e nella condizione di dire tutto ma la verità è che, come avviene alla guida, possono tirare fuori il peggio,  [...]</p>
<p>L'articolo <a href="https://elenazanella.it/social-media-policy-prima-della-democrazia-difendi-il-tuo-buon-nome/">Social media policy. Prima della democrazia, difendi il tuo buon nome</a> proviene da <a href="https://elenazanella.it">Elena Zanella</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><img decoding="async" class="wp-image-25368 alignright" src="http://elenazanella.nohup.it/wp-content/uploads/2017/03/50695691_m.jpg" alt="50695691 - photo of plants growing from soil heaps with guidelines conceptual words written on paper cards" width="334" height="334" srcset="https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2017/03/50695691_m-100x100.jpg 100w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2017/03/50695691_m-150x150.jpg 150w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2017/03/50695691_m-200x200.jpg 200w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2017/03/50695691_m-300x300.jpg 300w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2017/03/50695691_m-480x480.jpg 480w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2017/03/50695691_m-500x500.jpg 500w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2017/03/50695691_m.jpg 692w" sizes="(max-width: 334px) 100vw, 334px" /></p></blockquote>
<p>Pochi giorni fa, su queste pagine promuovevo il <a href="http://elenazanella.it/parole-o_stili-il-manifesto-che-ogni-fundraiser-dovrebbe-firmare/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Manifesto Parole O_Stili</a> contro l&#8217;uso delirante della tastiera da parte di qualcuno per dar sfogo a personali frustrazioni. <em>Username</em> e <em>password</em> sembrano mettere al riparo da tutto e nella condizione di dire tutto ma la verità è che, <strong>come avviene alla guida, possono tirare fuori il peggio, salvo poi farti rimpiangere di averlo fatto.</strong></p>
<blockquote><p>«La tv aveva promosso lo scemo del villaggio rispetto al quale lo spettatore si sentiva superiore. <span class="nero">Il dramma di Internet è che ha promosso lo scemo del villaggio a portatore di verità</span>». <a href="http://www.lastampa.it/2015/06/10/cultura/eco-con-i-parola-a-legioni-di-imbecilli-XJrvezBN4XOoyo0h98EfiJ/pagina.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em>(fonte)</em></a></p></blockquote>
<p>Con queste parole, l&#8217;amatissimo e compianto <strong>Umberto Eco </strong>concludeva il suo <strong>discorso </strong>in occasione del riconoscimento della <span class="nero">laurea <em>honoris causa</em> in “Comunicazione e Cultura dei media” all&#8217;<a href="http://www.unito.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Università di Torino</strong></a>. Continuava:</span><span id="more-25365"></span></p>
<blockquote><p>«I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. <span class="nero">È l’invasione degli imbecilli</span>». <a href="http://www.lastampa.it/2015/06/10/cultura/eco-con-i-parola-a-legioni-di-imbecilli-XJrvezBN4XOoyo0h98EfiJ/pagina.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em>(fonte)</em></a></p></blockquote>
<p><strong>La buona causa non è immune e non preserva dalle cattiverie, anzi, mi verrebbe da dire, a volte ne amplifica la portata. </strong>Alcuni commenti mi amareggiano; altri mi atterriscono. Diventiamo particolarmente vulnerabili nelle campagne sponsorizzate. <strong>Nessuno è al riparo e non c&#8217;è profilazione che tenga.</strong> Il maleducato è lì in attesa e ti attende al varco.</p>
<blockquote><p>Ciò che sei, la tua identità e la percezione di questa da parte del tuo utente o del tuo donatore, sono aspetti che vanno curati e monitorati in modo costante e non sottovalutati.</p></blockquote>
<p><strong>A tutela dell’integrità dell’organizzazione, può essere utile,</strong> anzi vivamente consigliata, <strong>l’adozione di un codice comportamentale, una social media policy, </strong>che da una parte regoli il rapporto che l’utenza può instaurare con noi sul web e dall&#8217;altra regolamenti l’uso della rete da parte di dipendenti, collaboratori e volontari quando agiscono in nome e per conto della nostra Onp.</p>
<p>Una <em>social media policy</em><a href="#_ftn1" name="_ftnref1"></a> può essere interna o esterna:</p>
<ul>
<li><strong>INTERNA.</strong> Detta le regole d’uso dei social media aziendali. Fissa gli orari di utilizzo, le modalità e i tempi di pubblicazione, i modi in cui moderare i commenti e via di seguito. Allo stesso tempo, definisce come gli stakeholder interni possono gestire il social, come devono commentare ed eventualmente, in caso di rapporto di lavoro subordinato, come loro stessi devono porsi sul social network. <a href="http://socialmediagovernance.com/policies/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">A questo link </a>trovi un vero e proprio database delle <em>social media policy</em> di brand internazionali, inclusi marchi sociali, a cui ispirarti.</li>
<li><strong>ESTERNA.</strong> Facilita il tuo lavoro aiutandoti a filtrare le comunicazioni in entrata. E’ buona norma rispettare la cosa altrui e gli altrui spazi. Se hai qualche remora ricorda che non tutto è lecito e commenti inopportuni e volgari possono essere anche cancellati e gli autori segnalati, nulla di male: solo educazione e a casa tua le leggi le detti tu!</li>
</ul>
<p>Se la <em>social media policy</em> interna regola i rapporti di lavoro in seno all&#8217;organizzazione e può anche provocare ripercussioni legali, dotarsi di una<em> social media policy</em> esterna è relativamente più semplice e si applica con facilità nei diversi <em>social network</em>. Come? Basta seguire queste quattro azioni e avrai già fatto gran parte del lavoro:</p>
<ol>
<li>In apertura, spiega perché hai adottato una <em>social media polic</em>y e gli obiettivi specifici.</li>
<li>Presenta chi sono gli amministratori e chi ha il compito di intervenire qualora se ne presenti la necessità;</li>
<li>Scrivi con chiarezza cosa è possibile pubblicare e cosa eventualmente no: punti di vista diversi che animano lo spirito dialettico sono i benvenuti, la maleducazione, invece, è fuori questione.</li>
<li>Scrivi con chiarezza che cosa non verrà tollerato e le relative conseguenze: dal richiamo al blocco dell’utente, alla segnalazione.</li>
</ol>
<p>Dove pubblicare la social media policy ?</p>
<ul>
<li>Nella descrizione del gruppo o nelle informazioni della pagina;</li>
<li>In un post fissato in alto;</li>
<li>Nei documenti condivisi.</li>
</ul>
<p>Nel caso si trattasse di canali di messaggistica &#8211; <em>Telegram, WhatsApp, Messenger</em>, ad esempio -, possiamo eventualmente usare un messaggio iniziale in cui elencare un breve e semplice codice di condotta.</p>
<p>Poi, naturalmente, bisogna fare in modo che le regole vengano rispettate.</p>
<p>Qualche approfondimento molto pratico lo trovi nei post di <a href="http://www.noetica.it/come-scrivere-una-social-media-policy-toni-e-contenuti/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Noetica</a> (ma che bravi!) e di <a href="http://www.noetica.it/come-scrivere-una-social-media-policy-toni-e-contenuti/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Rosa Giuffrè</a>. #consiglio!</p>
<p><iframe src="https://www.facebook.com/plugins/post.php?href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Fprofessionefundraiser%2Fposts%2F1269842053091736&#038;width=500" width="500" height="540" style="border:none;overflow:hidden" scrolling="no" frameborder="0" allowTransparency="true"></iframe></p>
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		<title>Parole O_Stili, il Manifesto che ogni fundraiser dovrebbe firmare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nonprofit Blog di Elena Zanella]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Feb 2017 16:58:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Iniziative e campagne sociali]]></category>
		<category><![CDATA[Ultimi post]]></category>
		<category><![CDATA[Comunicazione sociale]]></category>
		<category><![CDATA[Social Media]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ferisce più la lingua che la spada, dice un detto. I tagli nell’anima bruciano più di quelli sulla pelle e provocano segni difficili da cancellare che nel tempo si trasformano ma non si cancellano. La comunicazione e il suo uso corretto sono centrali anche nelle pratiche quotidiane di un fundraiser e di questi dovrebbe occuparsi  [...]</p>
<p>L'articolo <a href="https://elenazanella.it/parole-o_stili-il-manifesto-che-ogni-fundraiser-dovrebbe-firmare/">Parole O_Stili, il Manifesto che ogni fundraiser dovrebbe firmare</a> proviene da <a href="https://elenazanella.it">Elena Zanella</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><img decoding="async" class="wp-image-25287 alignright" src="http://elenazanella.nohup.it/wp-content/uploads/2017/02/ManifestoParoleOstili.jpg" alt="ManifestoParoleOstili" width="326" height="258" srcset="https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2017/02/ManifestoParoleOstili-90x70.jpg 90w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2017/02/ManifestoParoleOstili-300x238.jpg 300w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2017/02/ManifestoParoleOstili.jpg 480w" sizes="(max-width: 326px) 100vw, 326px" />Ferisce più la lingua che la spada, dice un detto.</p></blockquote>
<p>I tagli nell&#8217;anima bruciano più di quelli sulla pelle e provocano segni difficili da cancellare che nel tempo si trasformano ma non si cancellano.</p>
<p><strong>La comunicazione e il suo uso corretto sono centrali anche nelle pratiche quotidiane <span id="more-25283"></span>di un fundraiser</strong> e di questi dovrebbe occuparsi con dedizione e senza compromessi, non accettando &#8211; né per sé, né per altri &#8211; l&#8217;uso di stili grigi e poco rispettosi degli scopi proposti, in primis per il rispetto della dignità delle cose e delle persone di cui ci facciamo portavoce.</p>
<p>E in Rete, le pratiche fosche e le malelingue sono una cosa che personalmente mi infastidiscono non poco e che contaminano negativamente le opportunità incredibili che noi e le nostre organizzazioni possiamo ottenere dall&#8217;uso corretto e consapevole dei social network.</p>
<p><strong>Contro questo &#8220;stile ostile&#8221; nasce</strong> <a href="http://www.paroleostili.com/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Parole O_Stili</strong></a>, la bella iniziativa promossa da una community trasversale di oltre 300 tra giornalisti, manager, politici, docenti, comunicatori e influencer per contrastare l’ostilità sul web.</p>
<blockquote><p><strong>Parole O_Stili</strong> è un progetto collettivo nato per far riflettere sulla non neutralità delle parole e sull’importanza di sceglierle con cura (<a href="http://www.linkiesta.it/it/article/2017/01/18/parole-ostili-la-prima-community-contro-lo-hate-speech/32981/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em>fonte, Linkiesta</em></a>).</p></blockquote>
<p>Il primo momento di confronto si è concluso da poco (Trieste, 17 e 18 febbraio 2017) grazie alla collaborazione con la <a href="http://www.regione.fvg.it/rafvg/cms/RAFVG/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Regione Friuli Venezia Giulia</a>. Con l&#8217;occasione, è stato presentato il <strong>“Manifesto della comunicazione non ostile”</strong> (<a href="http://www.paroleostili.com/firma-manifesto/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">vai al link)</a> scritto a più mani dalla community con l’obiettivo di ridurre, arginare e combattere i linguaggi negativi della Rete.</p>
<p>Sul sito dedicato, si legge:</p>
<blockquote><p>Il potere delle parole: commuovono, scaldano il cuore, valorizzano, danno fiducia, semplicemente uniscono… E poi ci sono tweet, post e status: feriscono, fanno arrabbiare, offendono, denigrano, inesorabilmente allontanano. Perché se è fottutamente vero che i social network sono luoghi virtuali dove si incontrano persone reali, allora viene da domandarsi chi siamo e con chi vogliamo condividere questo luogo.</p></blockquote>
<p><strong>Anche in questo caso, è sempre una questione di comportamenti e di accettazione di buone pratiche.</strong> Per questo ti invito ad aderire a questo manifesto, che insieme ad altre iniziative più interne nate a tutela dell&#8217;uso corretto delle immagini sociali usate nel fundraising, vanno ad arricchire un movimento consapevole di cui ciascuno di noi, nella responsabilità del ruolo professionale che ricopriamo, dovremmo farci portavoci e sostenitori attivi.</p>
<p>Se ne condividi i princìpi, <a href="http://www.paroleostili.com/firma-manifesto/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">firma qui</a>. <strong>Io l&#8217;ho fatto, tu?</strong></p>
<p><iframe src="https://www.facebook.com/plugins/post.php?href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Fprofessionefundraiser%2Fposts%2F1256403057768969&amp;width=500" width="500" height="560" style="border:none;overflow:hidden" scrolling="no" frameborder="0" allowtransparency="true"></iframe></p>
<p>L'articolo <a href="https://elenazanella.it/parole-o_stili-il-manifesto-che-ogni-fundraiser-dovrebbe-firmare/">Parole O_Stili, il Manifesto che ogni fundraiser dovrebbe firmare</a> proviene da <a href="https://elenazanella.it">Elena Zanella</a>.</p>
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