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	<title>Sroi Archivi - Elena Zanella</title>
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	<description>Agenzia integrata multidisciplinare per il sociale</description>
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		<title>Chi ha paura della valutazione d’impatto?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nonprofit Blog di Elena Zanella]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Oct 2017 17:53:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guest Post]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La valutazione d’impatto è un argomento così attuale e così emergente che sorvolarlo, data la sua complessità, è controproducente oltre che ingenuo. In quest’ottica, già la prima edizione di Startup Fundraising contemplava un modulo dedicato. Ancor prima, a inizio 2016, con Christian Elevati avevamo messo a punto una due giorni finalizzata alla progettazione per la  [...]</p>
<p>L'articolo <a href="https://elenazanella.it/chi-ha-paura-della-valutazione-dimpatto/">Chi ha paura della valutazione d’impatto?</a> proviene da <a href="https://elenazanella.it">Elena Zanella</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-26014 alignright" src="http://elenazanella.nohup.it/wp-content/uploads/2017/10/80068432_m.jpg" alt="80068432 - perm, russia - august 20, 2016: young guy with glasses and a yellow shirt jumps during the event, aeromat jump championship of perm krai" width="372" height="248" srcset="https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2017/10/80068432_m-300x200.jpg 300w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2017/10/80068432_m-480x320.jpg 480w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2017/10/80068432_m-500x333.jpg 500w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2017/10/80068432_m-700x466.jpg 700w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2017/10/80068432_m-768x512.jpg 768w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2017/10/80068432_m.jpg 848w" sizes="(max-width: 372px) 100vw, 372px" /></p>
<p>La valutazione d&#8217;impatto è un <strong>argomento così attuale e così emergente che sorvolarlo, data la sua complessità, è controproducente oltre che ingenuo.</strong> In quest&#8217;ottica, già la prima edizione di <a href="http://startupfundraising.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Startup Fundraising</strong></a> contemplava un modulo dedicato. Ancor prima, a inizio 2016, con <strong>Christian Elevati</strong> avevamo messo a punto una due giorni finalizzata alla progettazione per la <strong>Skyler Business School</strong>. Il tema della misurazione è quindi centrale nell&#8217;offerta formativa orientata al fundraising che propongo.</p>
<p>Così è a maggior ragione ora, con il conforto che</p>
<blockquote><p>la Riforma del Terzo settore vuole la valutazione dell&#8217;impatto sociale condizione necessaria per alcuni enti. Tanto vale muoversi in anticipo ed evitare di essere colti impreparati.</p></blockquote>
<p><strong>Christian Elevati</strong> in questo post racconta, data la sua esperienza, sulle principali criticità che ostacolano la crescita della valutazione dell&#8217;impatto in Italia. Un pezzo interessante che ci deve far riflettere.</p>
<p>Christian e io, insieme agli altri docenti, vi aspettiamo alla seconda edizione di  <a href="http://startupfundraising.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Startup Fundraising</strong></a> che prenderà il via il prossimo 27 ottobre. Buona lettura.</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8211;</p>
<p>Si sente sempre più spesso parlare anche in Italia di “valutazione dell’impatto sociale” (che chiamerò VIS di seguito per comodità). A volte in relazione alla cosiddetta finanza sociale (impact investing, social impact bond…), all’impresa sociale in senso lato o alla Responsabilità Sociale d’Impresa. <span id="more-26009"></span>Altre volte la si ritrova significativamente sottolineata per la sua centralità nelle leggi di riforma di settore (del Terzo Settore, della Cooperazione Internazionale…) e nei nuovi bandi per l’accesso a fondi pubblici (si pensi, per esempio, al nuovo Quadro Logico EuropeAid) o privati (di Fondazioni, in ambito Corporate ecc.).</p>
<p>Tutto questo gran parlare ci dice fondamentalmente due cose:</p>
<ol>
<li><strong>In Italia è finalmente maturo il momento per affrontare la questione della VIS in modo convinto e professionale,</strong> uscendo dalle costellazioni di pratiche, a volte eccellenti e a volte improvvisate, per passare a un consolidamento di sistema di qualità.</li>
<li><strong>C’è molta confusione su che cosa sia la VIS, sia in merito a termini, definizioni, metodi sia, soprattutto, alle sue applicazioni concrete.</strong> Queste ultime, se da un lato mostrano una ricchezza nella sperimentazione (anche di qualità), dall’altro denunciano gli equivoci e le incertezze tipici di chi muove i primi passi in un terreno ancora poco conosciuto.</li>
</ol>
<p>In ogni caso, vi è un grande fermento su questo tema nel nostro Paese. In questo post vorrei soffermarmi su alcuni degli ostacoli che impediscono, sulla base della mia esperienza personale, una crescita di una vera e propria cultura della valutazione d’impatto in Italia.</p>
<blockquote><p>E dunque: chi ha paura della VIS?</p></blockquote>
<p>Ecco 3 delle principali criticità che incontro frequentemente nel mio lavoro.</p>
<ol>
<li><strong>Chi pensa che sia una spesa inutile o non prioritaria piuttosto che un investimento. </strong>Fare una seria, profonda, sostenibile ed efficace VIS costa e i primi a volerla e a sostenerla economicamente dovrebbero essere i finanziatori. Dal lato dell’organizzazione che la sviluppa e implementa, costa in termini di decisioni che l’organizzazione deve fare sue a partire dal Board e di cambiamento organizzativo richiesto sia per essere sviluppata sia per gli interventi sui processi che la VIS evidenzierà come raccomandazioni alla fine del percorso valutativo. Ovviamente questo costo si traduce molto presto in un investimento, poiché l’organizzazione ne trarrà benefici in termini di <strong>efficienza</strong> (anche economica), <strong>efficacia</strong> (migliore rapporto fra input/risorse e risultati raggiunti) e <strong>accountability</strong>. <strong>Il finanziatore, dal canto suo, avrà di conseguenza uno strumento rigoroso e potente per dimostrare che i suoi soldi sono stati “spesi bene”</strong>. Se tutto questo non è compreso, la VIS sarà percepita esclusivamente come una spesa inutile e, se perseguita comunque, si limiterà a lavori di maquillage (che però, come le bugie, hanno le gambe corte…).</li>
<li><strong>Chi pensa che farà emergere i fallimenti e i limiti del proprio lavoro e della propria organizzazione, a discapito della reputazione personale e istituzionale.</strong> Su questo è bene essere chiari: la VIS farà certamente emergere punti di debolezza e criticità del nostro programma/progetto e/o della nostra organizzazione. E quindi? Vogliamo continuare a ripetere gli stessi errori, senza mai imparare da essi? Vogliamo pagarne per sempre il costo (economico, organizzativo, di reputazione… ), che ricade poi inevitabilmente sui nostri principali stakeholders? Quanto a lungo pensiamo di potere “nascondere la polvere sotto al tappeto”? Inoltre: la valutazione si fa principalmente per “dare valore”, per definizione. Ai punti di debolezza e alle criticità si affiancheranno tutti i punti di forza, le eccellenze e gli ambiti di qualità di cui siamo capaci e che forse non stiamo nemmeno valorizzando come meritano (e come ci meritiamo!).</li>
<li><strong>Chi dice: “abbiamo già i nostri strumenti di monitoraggio e valutazione, perché cambiarli?”.</strong> Da un lato, questa è la classica risposta di chi è refrattario al cambiamento e risponde automaticamente: abbiamo sempre fatto così, perché cambiare? I cambiamenti, però, non vanno sottovalutati. Chi risponde così, ha le sue ragioni. Lo vediamo anche nella nostra vita personale: i cambiamenti implicano un lavoro di consapevolezza e di presa di coscienza spesso lungo e doloroso, sacrificio, separazioni, abbandono di certezze. Il cambiamento va dunque accompagnato in modo graduale, partecipato e sostenibile, altrimenti diventa una violenza distruttiva, che finisce per consolidare le rigidità organizzative invece che metterle in discussione. Ma a tutto ciò va aggiunto un altro aspetto altrettanto importante: le attività tradizionali di monitoraggio e valutazione vanno benissimo quando si valutano le cose che abbiamo fatto (le scuole costruite, i pasti donati, i medici formati… ), ma sono spesso inadeguate a valutare <strong>se tali azioni hanno cambiato in meglio la qualità della vita delle persone in modo duraturo e significativo</strong>. Fare una VIS è concentrarsi in particolare su questi cambiamenti, peraltro <strong>fondamentali da raccontare per un fundraiser</strong>.</li>
</ol>
<p>Vorrei concludere con questa citazione, attribuita a <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Johann_Wolfgang_von_Goethe" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Goethe</strong></a> e poi ripresa da <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Martin_Luther_King_Jr." target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Martin Luther King</strong></a>:</p>
<blockquote><p>“Un giorno la paura bussò alla porta, il coraggio si alzò e andò ad aprire e vide che non c’era nessuno”.</p></blockquote>
<p><strong>Siamo pronti ad aprire la porta?</strong></p>
<p>——-</p>
<p style="text-align: center;"><em>Iscriviti ora a Startup Fundraising. Le iscrizioni chiuderanno il prossimo 20 ottobre.<br />
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<p><a href="http://i2.wp.com/elenazanella.it/wp-content/uploads/2017/08/SFUN-GOOGLE.png" rel="attachment wp-att-25819"><img decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-25819" src="http://i2.wp.com/elenazanella.it/wp-content/uploads/2017/08/SFUN-GOOGLE.png?resize=900%2C506" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" srcset="http://i2.wp.com/elenazanella.it/wp-content/uploads/2017/08/SFUN-GOOGLE.png?resize=300%2C169 300w, http://i2.wp.com/elenazanella.it/wp-content/uploads/2017/08/SFUN-GOOGLE.png?resize=768%2C432 768w, http://i2.wp.com/elenazanella.it/wp-content/uploads/2017/08/SFUN-GOOGLE.png?resize=1024%2C576 1024w, http://i2.wp.com/elenazanella.it/wp-content/uploads/2017/08/SFUN-GOOGLE.png?w=1080 1080w" alt="SFUN-GOOGLE" width="584" height="329" /></a></p>
<p><a href="http://i1.wp.com/elenazanella.it/wp-content/uploads/2017/06/CE.png" rel="attachment wp-att-25628"><img decoding="async" class="wp-image-25628 alignleft" src="http://i1.wp.com/elenazanella.it/wp-content/uploads/2017/06/CE.png?resize=228%2C268" sizes="(max-width: 228px) 100vw, 228px" srcset="http://i1.wp.com/elenazanella.it/wp-content/uploads/2017/06/CE.png?resize=255%2C300 255w, http://i1.wp.com/elenazanella.it/wp-content/uploads/2017/06/CE.png?w=536 536w" alt="CE" width="228" height="268" /></a>————-</p>
<p><strong>Guest post. Txs to Christian Elevati.</strong> Senior Consultant in Social Impact management &amp; evaluation, Theory of Change e Social Innovation. Lavora per realtà del Terzo Settore (ONG, Fondazioni, Cooperative sociali, Associazioni) accomunate dalla promozione dei diritti umani, dell’inclusione sociale e dell’educazione, occupandosi di strategia organizzativa, capacity building, valutazione (di processi, di progetti e/o dell’impatto sociale), co-progettazione territoriale, funding, elaborazione e redazione di policy paper, formazione. Seguilo sul <a href="https://www.linkedin.com/in/christianelevati/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">suo profilo LinkedIn</a>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://elenazanella.it/chi-ha-paura-della-valutazione-dimpatto/">Chi ha paura della valutazione d’impatto?</a> proviene da <a href="https://elenazanella.it">Elena Zanella</a>.</p>
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		<title>Impariamo a misurare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nonprofit Blog di Elena Zanella]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Mar 2015 10:35:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Avevamo cominciato a parlarne qualche tempo fa grazie al contributo di Christian Elevati (@chriselevati). Misurare sta diventando sempre più una necessità anche nel nostro Paese. Me ne accorgo nel prendere in mano i bandi, nel confrontarmi coi colleghi, nel partecipare ai convegni, nel leggere i media di settore. Le parole “impatto” e “misurazione” sembrano essere  [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://elenazanella.nohup.it/wp-content/uploads/2015/03/wg-1.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-17217" src="http://elenazanella.nohup.it/wp-content/uploads/2015/03/wg-1.jpg?w=300" alt="WG" width="300" height="150" srcset="https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2015/03/wg-1-300x150.jpg 300w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2015/03/wg-1-480x240.jpg 480w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2015/03/wg-1-500x250.jpg 500w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2015/03/wg-1-700x350.jpg 700w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2015/03/wg-1-768x384.jpg 768w, https://elenazanella.it/wp-content/uploads/2015/03/wg-1.jpg 960w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Avevamo cominciato a parlarne qualche tempo fa grazie al <a href="http://elenazanella.it/2014/12/10/misurare-limpatto-sociale-nel-nonprofit-e-una-necessita-o-no/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">contributo</a> di <strong>Christian Elevati</strong> (<a href="https://twitter.com/chriselevati" target="_blank" rel="noopener noreferrer">@chriselevati</a>). Misurare sta diventando sempre più una necessità anche nel nostro Paese. Me ne accorgo nel prendere in mano i bandi, nel confrontarmi coi colleghi, nel partecipare ai convegni, nel leggere i media di settore. <span id="more-17216"></span></p>
<blockquote><p>Le parole &#8220;impatto&#8221; e &#8220;misurazione&#8221; sembrano essere diventate le nuove frontiere a cui tendere ma la verità è che siamo solo agli inizi di un processo e non siamo ancora pronti.</p></blockquote>
<p>Non si sa esattamente &#8220;cosa misurare&#8221; e &#8220;come misurare&#8221; ma è chiaro il &#8220;perché misurare&#8221;: bisogna misurare non tanto perché non è chiaro il cambiamento che le azioni messe in campo da un attore sociale portano con sé ma perché qualcuno, un attore terzo, ci chiede di mettere nero su bianco, dando un valore concreto e magari preventivo, alle attese proposte in fase previsionale. Di questo parlo diffusamente <a href="http://theway.uidu.org/editoriale/social-impact-investing-misurare-e-diventato-una-necessita/#.VRpoRWZg3aa" target="_blank" rel="noopener noreferrer">sul mio editoriale</a> su <strong>The Way di Uidu</strong> che ti invito a leggere. Mi limito qui a considerare <strong>due rischi reali che vedo</strong> e che vanno tenuti ben presenti. L&#8217;individuazione del dato, specie se economico, va articolato e raccolto con cura perché:</p>
<ol>
<li>deve essere un mezzo d&#8217;analisi e non un valore a cui tendere e che rischia di banalizzare o, peggio, cannibalizzare la bontà di un progetto rendendolo, di fatto, sterile;</li>
<li>deve essere verosimile e ben argomentato perché sennò inutile e neppure discriminante.</li>
</ol>
<p>Con le mie organizzazioni, laddove serva naturalmente (perché, attenzione, non sempre è necessario), cerco di farlo per bene. E&#8217; un esercizio mentalmente molto stimolante e che mi sta dando risultati davvero interessanti. Concludo con questa bella immagine di <strong>Whoopy Goldberg</strong> che sembra calzare a pennello. E&#8217; della collega canadese <strong>Rory Green</strong> (<a href="https://twitter.com/RoryJMGreen" target="_blank" rel="noopener noreferrer">@RoryJMGreen</a>) che, in diretta da dall&#8217;<a href="http://afpfc.com/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">International Fundraising Conference di Baltimora</a>, porta <strong>un po&#8217; d&#8217;America in Italia</strong>. <strong>#TxUFriend</strong>!</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</p>
<p>Leggi, per approfondire, l&#8217;intervento della Corte dei Conti a proposito di 5&#215;1000 nel post di <strong>Stefano Arduini</strong> (<a href="https://twitter.com/stearduini" target="_blank" rel="noopener noreferrer">@Stearduini</a>) su <a href="http://www.vita.it/it/article/2015/03/26/la-corte-dei-conti-fuori-dal-5-per-mille-chi-non-misura-lutilita-sociale/131874/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Vita.it a questo link</a>.</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;</p>
<p>Articoli correlati:</p>
<ul>
<li><a href="http://elenazanella.it/2014/12/10/misurare-limpatto-sociale-nel-nonprofit-e-una-necessita-o-no/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Misurare l&#8217;impatto sociale nel nonprofit è una necessità. O no&#8230;</a></li>
<li><a href="http://elenazanella.it/2012/07/19/gianni-clocchiatti-profit-nonprofit-e-il-concetto-di-cross-fertilisation-due-culture-a-confronto/">Profit, Nonprofit e il concetto di Cross-Fertilisation: due culture a confronto</a></li>
<li><a href="http://elenazanella.it/2014/10/26/il-nonprofit-e-il-segreto-della-sostenibilita/">Il nonprofit e il segreto della sostenibilità</a></li>
<li><a href="http://elenazanella.it/2013/11/21/i-tre-livelli-del-fundraising-di-seconda-generazione/">I tre livelli del Fundraising di Seconda Generazione</a></li>
<li><a href="http://elenazanella.it/2012/07/28/fare-beneficenza-non-e-piu-di-moda/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Fare beneficenza non è più di moda</a></li>
</ul>
<p>L'articolo <a href="https://elenazanella.it/impariamo-a-misurare/">Impariamo a misurare</a> proviene da <a href="https://elenazanella.it">Elena Zanella</a>.</p>
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