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		<title>Fra angeli e diavoli, nel limbo della comunicazione sociale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nonprofit Blog di Elena Zanella]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Nov 2015 06:43:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Proprio in queste ore giunge a Lecco il tour di Nonsonoangeli, la fortunata iniziativa promossa da Nino Santomartino e Marco Binotto che in questi mesi ha visto me e tanti altri impegnati in una campagna a favore della buona comunicazione e contro l’uso strumentale della retorica buonista da parte della stampa nel definire  [...]</p>
<p>L'articolo <a href="https://elenazanella.it/fra-angeli-e-diavoli-nel-limbo-della-comunicazione-sociale/">Fra angeli e diavoli, nel limbo della comunicazione sociale</a> proviene da <a href="https://elenazanella.it">Elena Zanella</a>.</p>
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<p>Proprio in queste ore giunge a Lecco il tour di <a href="http://nonsonoangeli.wordpress.com/"><strong>Nonsonoangeli</strong></a>, la fortunata iniziativa promossa da <strong>Nino Santomartino</strong> e <strong>Marco Binotto</strong> che in questi mesi ha visto me e tanti altri impegnati in una campagna a favore della buona comunicazione e contro l&#8217;uso strumentale della retorica buonista da parte della stampa nel definire le azioni di solidarietà umana da parte di singoli cittadini o da enti costituiti. Fulcro dell&#8217;idea è che una persona che fa la propria parte a partire, come il caso da cui è partita quest&#8217;iniziativa, da stati di emergenza debba essere considerata non tanto coming out isolato bensì prodotto di un&#8217;educazione civica alla cittadinzanza attiva che è propria del singolo inserito in un contesto più ampio che si muove secondo princìpi di umana solidarietà. <span id="more-23404"></span>Quest&#8217;immagine, per lo meno, è quanto sono riuscita a sintetizzare nel corso di questi mesi e mi fa pensare a un movimento sociale spontaneo che ha basi solide nonostante tutto e che è capace di strutturarsi, al bisogno, in modo tale da muoversi con i valori della solidarietà, dell&#8217;empatia, della mutualità senza con questo scomodare angeli ed eroi che trovano collocazioni più adeguate in altri ambiti.</p>
<p>Insomma, la libera iniziativa del cittadino a favore di un altro cittadino nasce dalla sua nobiltà d&#8217;animo e dal suo impulso civico di persona di comunità che fa la propria parte per il bene sociale secondo il princìpio della corresponsabilità.</p>
<p>Parto dunque da Nonsonoangeli che tuttavia rimane sullo sfondo per stimolare a ragionamenti più ampi perché di comunicazione sociale si parla (a sproposito, a volte) e c&#8217;è sempre più bisogno di parlarne (bene, stavolta) per comprenderla in modo appropriato. E usarla in modo appropriato.</p>
<p>Propongo qui di seguito uno stralcio dell&#8217;intervento di <strong>Riccardo Grozio</strong> di <a href="http://ligurianonprofit.it/"><strong>Ligurianonprofit.it</strong> </a>dal titolo <em>Fra angeli e diavoli, nel limbo della comunicazione sociale</em> tratto dal volume <em>Comunicare (il) bene? </em>realizzato in occasione dell&#8217;incontro sulla comunicazione sociale dello scorso 13 novembre all&#8217;<a href="https://www.unige.it/"><strong>Università di Genova, sede di Savona</strong></a>. Ringrazio il giornalista per la gentile concessione.</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<p><strong>Tra gli angeli del fango e i diavoli di &#8220;mafia capitale&#8221; quale spazio resta alla comunicazione sociale?</strong> Ben poco, forse un limbo marginale fatto di rubriche specialistiche, approfondimenti settoriali e stampa specializzata che rischiano di confinarla nella più totale <strong>autoreferenzialità ed insignificanza mediatica.</strong> Eppure negli ultimi anni, anche grazie al sostenuto sviluppo del Terzo settore, la comunicazione sociale è sensibilimente cresciuta in qualità e quantità nel nostro Paese. (&#8230;)</p>
<blockquote><p>Ma come viene trattata la notizia &#8220;sociale&#8221;? Quando riesce, abbandonando il limbo della mera fattualità, ad approdare al circuito dei media? Come evitare pietismo e sensazionalismo, slogan e stereotipi? Come uscire dai confini rassicuranti delle rubriche e delle pagine di servizio? Qual è il ruolo dei nuovi media digitali e dei social network? (&#8230;).</p></blockquote>
<p>L&#8217;incontro è l&#8217;occasione per riflettere sulla necessità di supererare tanti luoghi comuni e steccati che ancor oggi dividono le organizzazioni non profit e i media. Del resto non è un mistero per nessuno quanto difficile e insidiososa sia la comunicazione sociale, spesso silenziata dai clamori della <em>retorica buonista</em> da un lato, e dello <em>scandalismo della malaficenza</em>, dall&#8217;altro.</p>
<blockquote><p>Che fare, allora, per dare voce in modo corretto ed efficace alla realtà più autentica del Terzo settore?</p></blockquote>
<p>Innanzitutto, va fatta chiarezza, disaggregando l&#8217;universo monolitico costruito dalla narrazione pubblica del non profit. <strong>300mila organizzazioni, 5 milioni di volontari, 1 milione di occupati, 67 miliardi di euro di fatturato, pari al 4,3% del Pil nazionale:</strong> cifre da guinnes che fotografano l&#8217;unico settore che nell&#8217;ultimo decennio ha registrato in Italia una sostenuta crescita, sia in termini di volontari e addetti, sia in termini di fatturato.</p>
<blockquote><p>Ma siamo sicuri che sia proprio così? Siamo sicuri che questa rappresentazione del non profit corrisponda alla realtà, ben più frammentaria e diversificata e non risponda invece a una nostra aspettativa o a una nostra proiezione? Cosa hanno in comune una università della terza età con una federazione sportiva? (&#8230;) o un circolo di golf con un&#8217;associazione sportiva per persone con disabilità?</p></blockquote>
<p>La risposta è ovvia: nulla (&#8230;) e non si capisce perché dovrebbero essere considerate parte del medesimo fenomeno, (&#8230;) godere degli stessi vantaggi ed essere chiamate alle medesime responsabilità. Il libro di <strong>Giovanni Moro</strong>, <strong><em>Contro il nonprofit</em> </strong>(Laterza, 2014) dimostra con tutta evidenza quello che forse tutti sapevano ma non osavano dire e lo fa, scientificamente, mostrando la genesi di un grande equivoco ed individuando storicamente il processo di &#8220;invenzione del nonprofit&#8221;. A pariter da ciò, e proprio in nome dei valori più autentici insiti in qusto magma indistinto costituito dal non profit, Giovanni Moro esorta al superamento di tale ambigua astrazione, che vive sull&#8217;<em>effetto alone</em> proiettato dal volontariato sull&#8217;intero comparto delle attività senza scopo di lucro. Solo così si può evitare quel rovinoso <em>effetto boomerang</em> che amplifica a dismisura scandali e illegalità, gettando così discredito, per contrappasso, sull&#8217;intero settore.</p>
<p>In tale nuovo settore, che privilegia il concetto di cittadinanza attiva rispetto a quello stereotipato del volontario-eroe, si inserisce il problema cruciale della comunicazione sociale che, come sostiene <strong>Gaia Peruzzi</strong> in <strong><em>Fondamenti di Comunicazione Sociale</em></strong> (Carocci, 2012), a prescindere dai tecnicismi e dai media impiegati, è uno straordinario <em>motore del cambiamento</em> in quanto lavora per creare legami e condivisione attorno a valori poisitivi per la solidarietà, l&#8217;inclusione e il benessere della collettività, con una forte vocazione all&#8217;innovazione.</p>
<p>Dunque, (la comunicazione sociale, <em>ndr</em>) non è semplicemente la comunicazione delle organizzazioni nonprofit o quella relativa ai temi socialmente sensibili, ma soprattutto si caratterizza in funzione della formazione delle coscienze e dei comportamenti e come produzione e diffusione di relazioni e legami sociali.</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;</p>
<p>Qui finisce l&#8217;intervento di <strong>Riccardo Grozio.</strong> Da qui, poi, vale la pena approfondire e capire i limiti entro cui muoversi per agire, anche nella sollecitazione del dono. Ne parlerò prossimamente perché il tema merita è estremamente articolato e merita trattazione a parte.</p>
<p>Più sopra, una serie di foto dell&#8217;evento in università e il mio intervento dal titolo <em>Il ruolo del fundraiser nella comunicazione sociale.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>[slideshare id=55207388&amp;doc=interventouniversitasavonaelenazanella131115-151117140653-lva1-app6891]</em></p>
<p><em> Il mio grazie per l&#8217;invito va a Riccardo Grozio e al portale Ligurianonprofit.it, al professor Franco Manti, docente di etica della comunicazione, DISFOR, dell&#8217;Università di Genova. Le foto sono di Riccardo Grozio, Claudio Basso del Forum Ligure del Terzo settore, mie.</em></p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;</p>
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<p>L'articolo <a href="https://elenazanella.it/fra-angeli-e-diavoli-nel-limbo-della-comunicazione-sociale/">Fra angeli e diavoli, nel limbo della comunicazione sociale</a> proviene da <a href="https://elenazanella.it">Elena Zanella</a>.</p>
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