Il nome è la punta dell’iceberg. Il nome rende unici, riconoscibili, memorabili. A parlarcene in questo bel post, Eleonora Terrile che fa della parola il suo mestiere. Buona lettura.


Qual è la prima informazione che diamo a chi non ci conosce? Il nome.

I genitori impiegano del tempo a decidere come chiamare i figli. Fra i motivi di riflessione ci sono la volontà di ricordare qualche parente, persona o personaggio che hanno a cuore, il beneaugurante significato, il buon accostamento con il cognome, la musicalità.

Il nome ci accompagna per tutta la vita, quindi è importante sceglierlo con cura.

Spostandoci dal nome nostro a quello di un’azienda, un prodotto, un progetto, un Ente del Terzo settore, il compito diventa più complesso.

Il naming, così si chiama l’attività, richiede attenzione ed esperienza, tanto che fino a qualche anno fa c’erano agenzie specializzate in questo servizio. Focalizzandoci sugli Enti del Terzo settore facciamo ora un esercizio.

Cerchiamo su Google immagini il logo di Medici senza Frontiere (per fare un esempio su tutti).

Guardiamolo bene e poi rispondiamo a qualche domanda.

  1. Il nome esprime la mission dell’Ente? Sì. L’espressione “Medici Senza Frontiere” sintetizza quello che l’Ente fa.
  2. Il lettering (il font scelto) rinforza quanto espresso dal nome? Sì. Il font usato maiuscolo e inclinato verso destra, la direzione del futuro, trasmette velocità
    e il pronto intervento dei medici.
  3. I colori sono coerenti? Sì. Ci sono il bianco dei camici e il rosso del sangue e della vita.
  4. L’immagine aiuta? Sì. L’omino stilizzato con linee rosse inclinate verso destra e le gambe bianche è un medico in corsa. Le linee libere, fuori dai margini, indicano la velocità e l’assenza di confini, frontiere.
  5. Il logo è originale? Sì.
  6. È registrabile anche come dominio? Sì.

Adesso facciamo un altro esercizio.

Pensiamo a quanti Enti usano acronimi impronunciabili e dal significato oscuro. E a quanti si affidano a volonterosi volontari per la realizzazione di un logo, complici siti pieni di esempi. Siamo sicuri che sia una soluzione utile, lungimirante?

Il naming non è un insieme di cinque o sei lettere dell’alfabeto buttate lì, a caso, scritte con un font alla moda. È il risultato di strategia, studio e conoscenza dei concorrenti, posizionamento. Un naming efficace fa risparmiare verbose spiegazioni. È il primo e migliore alleato di un Ente del Terzo settore.

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Eleonora è docente del modulo di comunicazione al corso intensivo
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CHE TORNA IN AUTUNNO. ISCRIZIONI APERTE.