Il professionista del fundraising tra procedure e mansionari

All’interno di un organigramma aziendale, come e dove colloco il fundraiser?

La prima volta che mi sono posta questa domanda è stato davanti al direttore amministrativo della fondazione presso cui ho lavorato per 7 anni. Eravamo in pieno restyling del sito istituzionale e, nello stesso periodo, stavamo cercando di organizzare graficamente ruoli e mansioni aziendali. Il lavoro fatto dal mio collega era coerente e perfetto nella sua pulizia ma nel confronto con lui, mi è risultato subito evidente che qualcosa non andava. Non mi ci ritrovavo. Non riuscivo proprio a collocarmi in quelle caselline. Mi stavano strette, per così dire. Non rappresentavano quel che facevo giorno dopo giorno. Le relazioni che instauravo erano più complesse di così. Le procedure avevano confini labili perché l’opportunità prevaleva rispetto ai contorni definiti di un mansionario.

Nel corso di questi anni non ho cambiato idea. Potrebbe essere questo uno dei motivi per cui sfugge il dare una definizione vera sempre e a prescindere alla professione del fundraiser: non ci è chiaro dove esattamente questa figura vada collocata all’interno di un quadro aziendale che, tutto sommato, è ben definito e si regge perfettamente.

Proviamo a fare un piccolo esercizio. Rispondiamo a queste tre semplici domande:

  1. A chi risponde il fundraiser?
  2. Chi risponde al fundraiser?
  3. Di cosa deve occuparsi il fundraiser e come deve farlo esattamente?

Quello che tratto in queste righe è un tema che mi sta molto a cuore perché un fundraiser può capire chi è e cosa può fare solo se riesce a inquadrare il proprio ruolo in modo definito, per quanto sia possibile.

5865493_sNella mia esperienza sono giunta alla conclusione molto semplice che quella del fundraiser è una figura che, all’interno di un organigramma aziendale, è difficilmente collocabile. A seconda della complessità strutturale, il fundraiser risponderà al presidente, al direttore generale o al direttore di dipartimento. Ancora, può coincidere con la figura del direttore del dipartimento, del direttore generale o del presidente.

In Italia, in particolare all’interno del panorama delle grandi organizzazioni, sono diversi gli esempi noti di fundraiser che ricoprono funzioni apicali all’interno della loro struttura. Airc, Lega del Filo d’Oro, Cesvi, Aism per citarne alcuni. Come a dire: la responsabilità della sostenibilità è legata a doppio filo con il professionista deputato a garantire il perseguimento della sostenibilità dell’ente.

Per sua natura, il fundraiser si posiziona quindi in modo trasversale perché il suo lavoro non può prescindere dal confronto con le altre funzioni interne all’organizzazione:

  • con il responsabile delle risorse umane, rispetto al coinvolgimento di volontari o alla valutazione dei costi del personale per l’inserimento in un progetto specifico;
  • con l’ufficio comunicazione e marketing, in caso di una campagna;
  • con l’ufficio acquisti, per gli approvvigionamenti;
  • con l’ufficio stampa, in fase di lancio o comunicazione di un progetto;
  • con la tesoreria o il responsabile amministrativo, per i processi di rendicontazione;
  • con il presidente o il board di direzione, in fase strategica o d’indirizzo.

Nella maggior parte dei casi, però, un’unica figura assolverà più compiti e vestirà più ruoli contemporaneamente, ferma restando la responsabilità nei confronti della governance, dei donatori e dei beneficiari dei servizi erogati.

Allo stesso modo, rispetto agli stakeholder esterni, in particolar modo enti, istituzioni, imprese, un fundraiser si rivolgerà:

  • al responsabile delle risorse umane, per attività di volontariato aziendale, per azioni di payroll giving, per iniziative rivolte ai dipendenti, per attingere competenze;
  • all’ufficio comunicazione e marketing, in caso di un’azione condivisa;
  • all’ufficio acquisti e/o vendite, per gli approvvigionamenti;
  • all’ufficio stampa, per il lancio o comunicazione di un progetto condivisa;
  • all’amministrazione, per la richiesta di erogazione di contributi;
  • al presidente, all’amministratore delegato o al direttore di dipartimento, in fase strategica o di acquisizione.

Sarebbe quindi più facile e più logico tracciare una linea obliqua che attraversi l’organigramma nella sua interezza. Per quanto mi riguarda, solo così sarei in grado di riconoscere la mia identità di fundraiser e solo così sarei in grado di spiegare ciò che faccio e qual è il mio ruolo all’interno di un contesto organizzato.

Ma c’è di più: questa varietà “strutturale” porta con sé la necessità di una preparazione multisfaccettata del professionista che richiede tempi dedicati e formazione continua.

professione fundraiser ez cover(Questo post prende spunto dal paragrafo “Una collocazione trasversale” in Professione fundraiser. Ruolo, competenze, strumenti e tecniche, edito da Franco Angeli, giugno 2015, ora in ristampa e nuovamente disponibile nelle librerie e a questo link a partire dal prossimo 22 giugno).

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Elena Zanella

There are 2 Comments

  • Mariangela Leonetti says:

    Concordo con questo bellissimo articolo Elena, purtroppo ancora tante organizzazioni non profit nella mia seppur umile esperienza, vedono ancora il fundraiser come “l’uomo dalla valigetta di soldi”, poco importa dove lo si colloca e a chi risponde quotidianamente…sono comunque fiduciosa che nel tempo, e grazie ad interventi come questo, le cose possano cambiare.
    Mariangela Leonetti

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