Il processo creativo nel fundraising

creativity word cloud on blackboard

L’aspetto creativo del processo di elaborazione di una strategia è un argomento che mi affascina molto. Io, per mia natura, vivo il mio modo di approcciarmi alle cose come una sorta di miscellanea composta da creatività e razionalità. Questo succede quasi sempre, in particolare nell’esercitare la mia professione. Mi riconosco nella teoria del pensiero laterale di Edward De Bono, in cui l’approccio indiretto alla risoluzione dei problemi viene preferito al diretto e sequenziale. Da donna di marketing, pianifico e penso ai modi diversi in cui affrontare una situazione.

Di processo creativo applicato al fundraising, abbiamo cominciato a parlarne due anni fa in Genesi di un piano di raccolta fondi. Ai pensieri di Wallas e Osborn risponde, nel 1993, un più recente Hubert Jaoui nel suo Creatività per tutti. Strumenti e metodi da impiegare nel quotidiano, edito da Franco Angeli. Jaoui approfondisce i quattro stadi di Wallas distinguendoli in cinque momenti tra loro distinti e conseguenti:

1. Nascita di un’intenzione che, scrive l’autore, può essere focalizzata, fino al punto di incarnarsi in un progetto preciso o vago, indeterminato come un pizzicorio, un bisogno senza finalità annunciata.

2. Preparazione. Questo stadio si svolge attraverso due modalità:

  • attivo: ricerca di documenti, consultazione di testi, compilazione di schede, stesura ed elaborazione di schizzi e bozzetti;
  • passivo. Ecco come lo spiega Jaoui: il creatore stura i suoi filtri e si lascia penetrare da dati di ogni genere finché sente che l’impregnazione è totale, che non può assorbire più nulla.

3. Incubazione. E’ la fase in cui le idee vengono covate e lasciate maturare. Di durata variabile, spesso lunga, è il momento dedicato all’elaborazione inconscia dell’idea, nella quale i meccanismi di assemblaggio operano a insaputa dell’elaboratore.

4. Illuminazione. La fase dell’Insight. E’ il passaggio dall’oscurità all’improvvisa apparizione della soluzione. L’autore, che la considera favorita nelle “menti preparate”, ne distingue due:

  • endogena: che nasce da dentro.
  • esogena: provocata da un avvenimento esterno, come la mela di Newton.

5. Verifica. Chiude il processo. Da un’iniziale verifica personale si passa a una più allargata con il coinvolgimento di terze persone (pubblico, esperiti, media, etc.).

Dalle diverse scomposizioni del processo creativo, emerge un’unica metodologia operativa della creatività: un percorso nel quale le fasi di analisi (preparazione e verifica) si intrecciano alla sintesi (incubazione e illuminazione). Un processo non meccanico e distintivo che si plasma intorno alle caratteristiche del singlo e alle sue abilità creative distintive. Da qui, il perché ciascuno è fundraiser a modo suo: se la partenza è la medesima, in termini di opportunità intendo, i risultati saranno differenti perché fortemente dipendenti dagli ingredienti personali investiti.

La strategia è il risultato di un processo creativo più ampio. Michael Porter insegna:

The essence of strategy is that you must set limits on what you’re trying to accomplish.

In conclusione: come fare a capire se un’idea funziona davvero? Ognuno ha le proprie sensazioni. La mia fortuna è quella di sentire quel pizzicorio di cui Jaoui parla più sopra. In quel momento, so di essere sulla strada giusta. Tutte le volte. Diversamente, se quella sensazione manca, significa che ho ancora da lavorare. E tanto.

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