Anche nel fundraising c'è bisogno di credentialism?

FOTO POST 245Nella mia lunga estate da mamma, mi sono dedicata poco al lavoro e molto a paletta e secchiello. Ma, pur non partecipandovi direttamente, non ho perso di vista i confronti che hanno animato i mesi caldi. Tra questi, di particolare interesse il tema dominante del n. 69 del magazine Relazioni Pubbliche di Ferpi, associazione a cui appartengo ormai da qualche anno e che raccoglie i professionisti della comunicazione in Italia: il credentialism.

Credentialism è il termine utilizzato per attribuire lo stato professionale. Deriva da credential che, spiega Wikipedia, è l’attestazione di qualità e competenza rilasciata da un organismo legittimato a farlo. Un certificatore, per intenderci. O, ancora, un albo professionale.

La Federazione, in particolare, si chiede:

come viene definito lo status professionale di un comunicatore? quali sono i parametri e gli indicatori adottati? è più importante un titolo professionale o l’esperienza maturata sul campo?

E io mi chiedo:

quanto queste domande distano da quelle che tra colleghi del Terzo settore ci siamo più volte posti?

La mia è una posizione nota e non ho dubbi in merito: affinché il nonprofit cresca in modo ordinato e costante, c’è bisogno di professionisti del fundraising capaci e dedicati. Di persone formate adeguatamente che sappiano muoversi agevolmente e con un linguaggio definito. E questo è possibile solo con l’investimento e la formazione continui. E, da qui, altri termini non impropri quali: legittimazione, accreditamento, credibilità, reputazione… e via di questo passo.

Da dove partire? Il Ferpi parte dall’inserimento negli elenchi del MISE, il Ministero dello Sviluppo Economico, riservati alle associazioni professionali in risposta alla legge 4/2013 sulle professioni non regolamentate (trovi il testo di legge qui e gli elenchi qui).

Giancarlo Panico (@dottorg), firma nel settore delle relazioni pubbliche con delega alla Comunicazione ed Editoria in Ferpi, scrive nel suo editoriale:

Come si stabilisce chi è un comunicatore e quali sono le sue reali competenze? (…) Ancora oggi, come in altri Paesi, la differenza la fanno l’esperienza e il mercato. (…) Questo riconoscimento racchiude diversi e importanti aspetti. Innanzitutto, le relazioni pubbliche vengono riconosciute come professione che ha un impatto economico. In secondo luogo, è stato avviato un sistema virtuoso di rendicontazione di cui la Federazione sarà garante. (…).

Torniamo, ancora una volta, a concetti di legittimazione, accreditamento, credibilità, reputazione.

In Assif stessa c’è stato un periodo in cui se ne è parlato ma non ho memoria (colpa mia) di quali siano stati poi gli sviluppi e se ve ne siano. Confido che il nuovo direttivo riprenda il tema perché, anche – e in modo particolare – in tempi di Riforma (del Terzo settore, ndr), è quanto mai necessario essere forma e sostanza.

Sono molti gli spunti su questo tema che vorrei cercare di esplodere nel corso dei prossimi post, ma mi piace particolarmente l’ordine che i colleghi relatori hanno dato alle cose: passo dopo passo. Organizzati e determinati.

—————

Articoli correlati:

Elena Zanella

There are 0 Comments

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *